venticinque aprile (armonica a bocca)

25 Apr

by web

 

 

 

Lo chiamavano Pino il barbone pigro, perché di rado tirava fuori l’armonica per concedere alla gente qualche nota in cambio degli spiccioli. Un barbone, sì, ma prima lui è stato altro e bello. Continua a leggere

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i pini e i peri

20 Apr

c.calati

 

Girovagavo ieri nei dintorni, stanato quasi mio malgrado dall’aria tiepida della primavera. Come spesso, mi ero mosso solo verso sera, dopo ore a dibattere se lasciarmi tentare dal piccolo mondo circostante o se restarmene arricciato in casa come fosse ancora inverno. Passo dopo passo, un po’ distrattamente, sono capitato in una valletta appartata che se non infili quel sentiero proprio non la vedi. Continua a leggere

questa specie d’amore

18 Apr

by d.calati

 

 

 

Non so se esiste ancora nel sughereto dei Mannoi, tra Orune e Bitti, il cumulo di pietre sotto il quale avevano seppellito Cosimo Sanna. A quel tempo gli uomini erano sbrigativi, una fossa, pochi sassi e due rami a far da croce, specie se si trattava di un servo-pastore morto suicida. Di riportarlo in paese per un vero funerale neanche a parlarne.

Aveva appena una ventina d’anni quando morì, ma vent’anni sono tanti se si è cominciato a lavorare da bambini, e lui a cinque spazzava la cucina dei padroni, a sette conduceva gli animali seguendo un servo anziano, dai dieci andava solo; a vent’anni, allora, si ha già tutta una vita alle spalle, orrenda per lo più, e poche prospettive avanti a sè, se non lavoro duro e precoce invecchiamento. Continua a leggere

due o tre cose che so di lei

15 Apr

web

 

 

Ogni vita è un mosaico difficile da ricomporre perché, se alcune tessere sono lì a disposizione di tutti, precise e facili da collocare, altre mancano o sono ricoperte di una patina bianca che le rende incomprensibili.

Mentirei se dicessi che io questa donna la conosco bene, non so il suo nome né dove abiti, né se viva sola. Posseggo, però, qualche pezzo rivelatore del suo mosaico, che se lei fosse un personaggio famoso potrei rivendere al miglior offerente; purtroppo invece è una di quelle persone che scivola via, inapparente come un’ombra. Continua a leggere

il brutto in salsa aurora

12 Apr

by web

 

 

Assomigliava a una clavetta da ginnasta o se preferite a un birillo da bowling, insomma immaginate una testa e un tronco sottili, seguiti da un addome svasato, che si slargava verso il basso come per un peso sopraffatto dalla forza di gravità. Di buono c’era che l’aspetto non era peggiorato negli anni, il grave però era che partiva da una situazione disastrosa dalla quale non s’era più schiodato. Continua a leggere

i ragazzi di Van Gogh

8 Apr

by t. legger

 

 

L’apparenza è una brutta bestia che ci avvelena il sangue e c’impedisce di vedere oltre. Noi gente per bene quando li incontriamo per strada, o fuori dai cancelli dell’Istituto d’arte dove poi magari nemmeno entrano preferendo bighellonare in giro, quando li squadriamo, i jeans laceri, la musica chiassosa nelle orecchie, le capigliature rasta e i capelli fucsia, gli spinelli e gli occhi appannati, scuotiamo la testa e cambiamo marciapiede snocciolando mentalmente il rosario delle ovvietà e delle maldicenze, ah ‘sta gioventù sbracata non c’è speranza. Continua a leggere

mio nonno leggeva molto

5 Apr

by aldo boccazzi

 

 

 

 

 

Tripoli, Africa ltaliana. Epoca imprecisata, a cavallo delle due guerre.

Al mattino prima del lavoro, nel buio ancora silenzioso e già sudato, nei pomeriggi in cui è fuoco la strada di ritorno dall’ufficio e s’arroventa la casa che mi accoglie, nelle sere polverose che non s’arrendono alla notte, e più tardi ancora, quando le lenzuola si fanno bava di ragno che ti avvelena il sonno, ogni momento è quello buono. Continua a leggere