la cravatta

22 Gen

c.calati

 

 

Stava attraversando il grande parcheggio antistante all’edificio dell’università per andare a lezione. No, un momento, Camillo non era né uno studente fuoricorso né tantomeno un professore emerito, no, lui, meno pomposamente, si sarebbe dovuto infilare in una porticina laterale per accedere a uno stanzone poco riscaldato per seguire un corso sul teatro tenuto dall’università della terza età. Era quella la sua età ed era pure in ritardo, non sull’età, quella la portava abbastanza bene, ma sull’inizio dei lavori. Stava attraversando il parcheggio, dicevo, quando si sentì chiamare, ingegnere, ehi, ingegnere!

A dir la verità lui non era ingegnere Continua a leggere

il venerdì 17 colpisce anche di sabato

18 Gen

c.calati

 

 

Sono appena rientrato a casa, sfinito. Dovrei farmi una doccia, cambiarmi, riposare, ma voglio mettere subito nero su bianco quello che mi è successo perché, se ci dormo sopra, domani penserò che sia stato un incubo notturno da cena pesante. Continua a leggere

atlanti(de)

16 Gen

c.calati

 

 

Sono pagine di un libro che m’avvince, diario di piccole imprese già compiute, romanzo del possibile futuro. Continua a leggere

se solo gli allocchi sapessero sorridere

11 Gen

c.calati

 

 

A vederlo così, con quel sorriso un poco ebete dipinto in faccia e una borsa ambigua in mano, sembra un citrullo, ma Camillo è nel mezzo di una roba strana che gli è appena capitata. Continua a leggere

puzzle

8 Gen

by c.calati

 

 

Pezzo dopo pezzo ricompongo il puzzle, ogni tassello al posto giusto senza fretta. Ed ecco che in una sera d’inverno senza neve riaffiora dal tavolo una foto che non ricordavo. Continua a leggere

noi non siamo buoni, siamo bravi*

3 Gen

c.calati

 

 

In seconda elementare lo avevano bocciato e trasferito d’ufficio alle Differenziali, una istituzione comunale che raccoglieva i bambini differenti, cioè non in grado di seguire il normale corso di studi. Camillo che viveva in un costante annebbiamento mentale, una nuvoletta di confusione che lo accompagnava ovunque, non comprese la portata del cambiamento e non si accorse dell’etichetta umiliante che con quel gesto gli avevano appiccicato addosso. Continua a leggere

i movimenti di un neonato

30 Dic

dal web

 

 

Lo so, quand’anche trovaste il coraggio, lo prendereste in braccio con troppa cautela, quella circospezione diffidente, come fosse un bambolotto fragile e prezioso, che se lo rompete sono cazzi, e come un bambolotto lo guardereste, quasi con disgusto, che ci fate voi alla vostra età con questo fantoccino in braccio? In ogni caso lo trattereste come un giocattolo, sì, un qualcosa di divertente e inanimato, con cui non è possibile interloquire. Qualche parola di entusiasmo, dal suono falso come una terracotta incrinata e poi lo rendereste sollevati.
Che peccato.
Chissà quando vi capiterà un’altra occasione per capire.
Ma capire cosa? Che cosa c’è da capire in un vermetto che sa solo piangere e ciucciare? Dai, massimo, dacci un taglio con ‘sta poetica del neonato.

E invece insisto. Continua a leggere