un mese dopo

16 Giu

automat (Hopper)

 

 

Si era portato una sigaretta alle labbra, come ancora gli capitava di fare nei momenti di tensione. Ma che tensione poteva esserci nel ricordarsi di un non-avvenimento? Lei gli era tornata in mente senza motivo, a un mese di distanza, con una prepotenza che non riusciva ad arginare.

La sigaretta continuava a penzolargli spenta dal lato destro della bocca, mentre ripensava a quell’incontro fortuito. La rivide proiettata nello specchio mentre lui, con un gomito appoggiato al bancone del bar, rigirava il cucchiaino nella cioccolata come in una ferita aperta. Non ricordava più quale fosse la ferita, Camillo le rinnovava di continuo con un autolesionismo involontario che lo sconcertava.  Continua a leggere

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il lago sbagliato

13 Giu

c.calati

 

 

Mi sarei dovuto fermare qui, a questo lago piccolo e ombroso. Avevo già fatto la mia parte, una salita assai dura ad arrivarci, castagni e ginestre a stemperare le impossibili pendenze. Era la conca perfetta, idilliaca, l’acqua a specchio, la corona di conifere, il cielo promettente, la quiete. Continua a leggere

ho incontrato uno svizzero felice

9 Giu

 

 

 

 

Per prima cosa, appena alzato, spalanca vetri e ante della finestra che dà sul lago. A quell’ora l’aria è pungente anche in primavera ma per nulla al mondo rinuncerebbe a quel primo sguardo di tacita benevolenza sulla piazzetta, ai pochi passanti che ha imparato a riconoscere ad uno ad uno, ai platani frondosi che fanno vagamente Francia, al lambire del lago i gradoni di ciottoli, ai cigni presuntuosi come guardie giurate nel pattugliare la riva, allo scuolabus che raccoglie i cinque o sei bambini del paese come una chioccia i suoi pulcini. Konrad abbraccia con gli occhi i dettagli della scena che si replica identica ogni mattino e la guarda come fosse un’eterna novità. È la conferma quotidiana di aver fatto, due anni prima, la scelta giusta: abbandonare Basilea troppo opprimente, smettere i panni dello svizzero modello, tutto lavoro, perbenismo e soldi, chiudere conti e conoscenze e andare verso sud per essere se stesso. Continua a leggere

un vecchio fresco di giornata

7 Giu

c.calati

 

 

Ogni tanto mi sbattono in missione in questo posto sperso, sapete quando, come unica indicazione, vi dicono “in fondo a destra” e voi camminate per un corridoio stretto, poco illuminato, e poi girando a destra e trovate una stanzetta squallida, giusto poco più che nulla. Ecco, lì mi tocca andare una o due volte al mese a combattere la noia più che le malattie, che sono sempre meno quelli che si rivolgono ad un ospedale così piccolo. E la noia è una brutta bestia di cui non ti puoi fidare, ti tradisce non appena ti sei adattato al suo ritmo sonnacchioso. Ti tradisce e ti sbatte in prima linea quando meno te l’aspetti, come un’amaca che prima ti culla e poi ti ribalta a terra. E tu ti senti come un riservista tenuto in naftalina fino ad un momento prima dell’attacco.  Continua a leggere

ritorno ai fiordalisi

4 Giu

c.calati

 

 

Un tempo la riva destra della Dora erano papaveri a perdita d’occhio, la sinistra fiordalisi. Me l’aveva detto tanti anni fa il Batista, una conoscenza casuale, lui un carrettiere ormai in disarmo, io un cittadino sprovveduto appena trapiantato in campagna. Continua a leggere

il legno e l’arancia

31 Mag

c.calati

 

 

La foto risale a quest’inverno, epoca d’agrumi, ed elemento fondamentale che pure non compare è il camino acceso, sai il calore resinoso che modifica il tuo stare in una stanza, ti astrae dal contingente e t’invita al sentimento per le cose. Continua a leggere

non svegliare il can che dorme

29 Mag

by c.calati

 

 

 

 

Un tempo mi spedivano una volta ogni decina di giorni a fare un turno di 24 ore in un ospedaletto periferico. Non ero un mercenario ma truppa regolare, carne da macello o da riposo a seconda di come giravano le cose, sonnacchiose come un deserto dei tartari o vorticose come una grande guerra. È a quel periodo che risale questa pagina di diario romanzato. Continua a leggere