appena oltre la follia

20 Apr

                                                                                               

Dicono che non ci sono con la testa e forse hanno ragione, ma per la ragione opposta a quel che dicono. Non è il salire al tetto a sera la mia follia, è questo starmene tranquillo tutto il giorno, come non ci fosse nulla per cui valga la pena. Ed è una pena stare in poltrona, pantofole e giornale, veder scorrere l’acqua e le parole e non tentare di fermarle. Eppure mi trattengo, tengo a bada il lupo ed il pavone, fremo e sorrido al mondo storto e a quello quadro. Hai preso le pastiglie, caro?, domanda di rito bizantino, non per premura ma per timore di stranezze. Uno scrutare gli occhi se sono spenti a sufficienza. Annuisco e mostro l’occhio vacuo, sai come i bassethound, destino da mansueti ma in cuor loro ti azzannerebbero alla gola.

E le pastiglie non le ingoio, le nascondo in una scatola di scarpe per i tempi bui, quando il buio mi scenderà da dentro, una saracinesca chiusa dall’interno, che per ora invece è sempre luce. Luce ed energia, anche quando sono immobile, sapessi l’energia che accumulo a star fermo, mille lampadine accese a intermittenza, una frenesia tenuta in gabbia. Se non ci fossero le notti di luna e vento ci sarebbe da impazzire, sarebbe un’esplosione nucleare.

La sento subito l’aria che si muove al buio, oltre la finestra. Anche se sto dormendo, le fronde che si scuotono mi scuotono in richiamo. La sento l’aria accesa e scivolo fuori dal letto, infilo le ciabatte, salgo in solaio, mi spoglio e spalanco il lucernaio. Emergo come dal boccaporto di un sommergibile. Mi accovaccio nudo sulle tegole, le piume e il pelo a proteggermi dal freddo, e aspetto. Aspetto che il vento monti, come il surfista aspetta l’onda giusta.

E quando il vento fischia e piega i rami, è il mio momento.

Allora urlo.

Uhhuhuu.

La coda ferma, la ruota chiusa, allungo il collo a modulare il suono, a renderlo potente e lungo.

Cavalco l’aria, le vado incontro.

È un pianto, un canto, un gloria in excelsis, divento vento, in un crescendo come una controvoce.

Uhhuhuu.

Poi, come è iniziato, il vento di colpo tace.

E io lo guardo che s’acqueta e resta immobile, lì davanti a me, posato sulle cime nere delle piante assieme alle cornacchie.

Anch’io immobile.

Lo guardo e infine lo saluto con un cenno, come si fa con un avversario amico dopo una bella sfida che non si sa nemmeno chi abbia vinto.

Quindi mi calo dalla botola del tetto e scendo sereno fino al letto.

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14 Risposte to “appena oltre la follia”

  1. pasric 23 aprile 2012 a 14:18 #

    Quella serenità non è patrimonio di chiunque.
    Il tuo blog ci piace molto, è giovine giovine come il nostro, affine a quello che facciamo noi. Passa a trovarci, potremmo “gemellarci” 😉
    un abbraccio

  2. malosmannaja 10 maggio 2012 a 21:10 #

    mi piace l’idea de “l’appena oltre”. a volte ne volte l’appena (di andare oltre): appena oltre la follia della poltrona, dell’immobilità e delle pantofole, c’è tutta la savia saggezza dell’urlo.
    io ti ho visto. tu mi hai visto, l’altra notte, sul tetto?
    : )

    • massimolegnani 10 maggio 2012 a 22:24 #

      e ti ho visto sì, malos, ti eri nascosto nel vento ma ti ho visto!
      ed è un piacere ritrovarti 🙂
      un abbraccio, ml

  3. stileminimo 19 febbraio 2013 a 23:44 #

    però!!

    • massimolegnani 20 febbraio 2013 a 00:06 #

      ho letto il commento completo anche se qui non appare. Ma devo dirti che quel “però!!” isolato è meraviglioso.
      felice che tu abbia apprezzato il mio brano preferito
      ml

      • stileminimo 20 febbraio 2013 a 00:07 #

        è il tuo preferito? Ci ho cliccato per caso, confesso. E mi è piaciuto moltissimo, riconfesso! 🙂

      • massimolegnani 20 febbraio 2013 a 00:20 #

        il caso a volte aiuta (me!)

      • stileminimo 20 febbraio 2013 a 07:33 #

        il caso non sempre è magnanimo, però in questo caso ha aiutato anche me a pescare un bel pezzo fra tanti altri belli comunque, penso… mi ci dedicherò appena ho un po’ di tempo.

  4. Tati 23 marzo 2017 a 15:47 #

    Oh! ma che bellezza! c’è così tanta tranquillità in questo racconto… è fresco, pulito, profuma di erba appena tagliata e notti limpide.
    Mi è piaciuto molto.
    Buona giornata
    Tati

    • massimolegnani 23 marzo 2017 a 16:01 #

      Tati mi fai contento, sei riuscita a scovare questo brano seppur nascosto sotto centinaia di altri (che a mio parere non valgono quanto lui)
      felice che tu lo abbia apprezzato
      un sorriso
      ml

      • Tati 23 marzo 2017 a 18:40 #

        Ogni tanto riprendo i blog che adoro e vado indietro… cerco i post più vecchi… come guardare fotografie di quando eravate bambini … e questo mi è davvero piaciuto tanto
        😉
        ( poi c’è un po’ di follia e… amemicipiaceunbelpo’)

      • massimolegnani 23 marzo 2017 a 19:10 #

        Che bello questo tuo andare a scartabellare indietro.
        Pensa che dopo il tuo commento sono stato tentato di riproporre il brano, poi sono andato a controllare e ho scoperto che lo avevo gia’ ripubblicato due volte!
        🙂

      • Tati 23 marzo 2017 a 19:45 #

        Pensa, a volte io vorrei ripubblicare delle cose “vecchie” solo per il piacere di sapere cosa ne può pensare che mi cammina di fianco ora
        ( l’ho fatto un paio di volte)

      • massimolegnani 23 marzo 2017 a 21:27 #

        🙂

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