lettera da una notte insonne

6 Set

Queste stanze a una cert’ora si accendono di suoni. Quando alla sera taccio, loro raccolgono i rumori dell’intero caseggiato che scovano con una perseveranza da segugi in mille anfratti e in cento variazioni, trasformandoli in frastuono.

Queste stanze, le mie stanze, di notte mi sono insopportabili. Il borbottio della caldaia cresce nei tubi fino a diventare, al quinto piano dove abito, un respiro moribondo che però non muore mai. La pendola incessante dalla parete del vicino sega il mio tempo in tante briciole inservibili. Musiche esotiche, ballabili italiani, opere liriche, salgono intrecciate lungo i muri dai piani bassi alle mie orecchie, come la vite vergine, l’edera, il glicine che s’arrampicano e e si spandono nelle case diroccate di campagna in un groviglio inestricabile. Ecco il frastuono. Ma più dei suoni sono i rumori umani a raggiungermi ovunque mi nasconda. La pisciata oscena, interminabile, del vecchio dalla prostata malsana che ha il cesso sopra la mia testa, il rodeo di colpi assatanati e gemiti esplosivi degli sposini che non bastano tre piani a non sentire e poi tutto l’assortimento d’incerta provenienza, le risate grasse, i pianti isterici, le grida sgangherate, le scoregge in solitudine, i rutti sparati in compagnia, tutti i rumori assieme mi cingono d’assedio. Così ti scrivo per evadere. Carta e penna, vorrei pensarti bene, ma il mio pensiero incespica, non passa la barriera, è sopraffatto dal frastuono, i rumori invadono anche il foglio, finisco col parlarti delle voci dei vicini, squillanti o bitonali come le trombe nello stadio, ti dico dei lattanti che reclamano col pianto il seno o la bottiglia, e delle madri che gemendo si alzano dai letti cigolanti e in sottofondo ronfano i mariti indifferenti come gatti, ti racconto di anonime parole, dichiarazioni di belligeranza o incaute frasi d’amore, che non voglio sapere a chi appartengano, perché rifiuto di essere coinvolto dai suoni altrui. Ti scrivo per evadere e resto intrappolato, appena poche righe e già mi arrendo. Così abbandono la mia penna, appallottolo la carta, mi lascio sommergere dalla marea immonda dei rumori. Resto in ascolto e riconosco il ragionier Trompetti che sproloquia in disperati soliloqui, i coniugi Malfatti che fanno del litigio un’arte fine da poltrona, e poi il catarro catramoso di Giovanni Pipoli che si spolmona e sputa e non sono certo che sia nel lavandino, i gargarismi lirici della signorina Lea, secca e tignosa, la flatulenza poderosa di Lalla Gentili e il marito che timido protesta. Tutti riconosco e odio. Provo un rancore preciso per ciascuno, sano e sterminato il mio rancore, capace di una strage.

Ma poi sento la tosse stanca di Tommaso e il pianto soffocato di sua mamma. M’irrigidisco come un mulo che fiuta lo strapiombo. Non bastano le mani sulle orecchie e i muscoli contratti nel rifiuto, quei due suoni penetrano dentro assieme all’aria che respiro. La fronte appoggiata al muro, appena dietro la mia nuca, lei sommessamente piange. Ha gli occhi rossi come li vedessi, e le sue lacrime mi scorrono sul collo. Resisto ancora qualche istante, ma la mia resa è lì che aspetta certa. Mi alzo dalla sedia, vado già sfinito verso il mio confine, guardo il muro divisorio come vedessi oltre, vedo la sua desolazione e passo la mano sopra la parete in una carezza faticosa. Bacio l’intonaco dove i suoi occhi che sono sempre rossi. Poi scivolo per terra e resto accoccolato insonne, a vegliare per ore la sua notte. Che i rumori non disturbino la tosse e il pianto.

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12 Risposte to “lettera da una notte insonne”

  1. pasric 7 settembre 2012 a 09:11 #

    Molto bella, molto…. insonne 🙂
    Complimenti.

  2. Jihan 8 settembre 2012 a 13:05 #

    sai cosa manca a questa bella rassegna delle tue cose migliori?
    Marthe.
    ce la regali? 🙂

    • massimolegnani 9 settembre 2012 a 21:49 #

      un po’ per volta, in ordine rigorosamente sparso, arriveranno qui i miei preferiti. Anche marthe, naturalmente 🙂
      ml

  3. malosmannaja 28 settembre 2012 a 22:15 #

    qui l’ultima frase è un vero un rintocco di classe.

  4. Lia 6 aprile 2013 a 13:58 #

    ma scrivi proprio bene, sai?! 😉

    • massimolegnani 6 aprile 2013 a 17:42 #

      Grazie, contento che tu abbia scovato e apprezzato questo vecchio racconto
      Ciao
      ml

  5. gelsobianco 1 aprile 2014 a 01:39 #

    Uno tra i tuoi scritti più belli.
    Questo, come altri tuoi che sento in modo particolare, mi blocca le parole dandomi emozioni profonde.
    E quella tua ultima frase e non solo…
    Musica tutta tua.
    gb

    • massimolegnani 1 aprile 2014 a 09:41 #

      questo in effetti è uno dei miei preferiti. ci sono nella stessa persona misantropia e umanità, perchè siamo un tutt’uno di bello e di brutto.
      contento che tu sia passata di qui e ti sia fermata
      ciao,
      ml

      • gelsobianco 1 aprile 2014 a 15:09 #

        “perchè siamo un tutt’uno di bello e di brutto.”
        sì. siamo questo.
        ciao
        gb

  6. giuliagunda 18 ottobre 2014 a 15:51 #

    Quanta umanità e dolcezza, quante emozioni in una sola notte, in una sola lettera.
    Sei proprio bravo, tu, a vegliare.
    🙂

    ciao ml,
    G.

    • massimolegnani 19 ottobre 2014 a 22:52 #

      🙂
      anni d’ospedale mi hanno insegnato a vegliare
      🙂
      ciao G.
      ml
      (grazie)

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