la topa bionda

21 Set

 

 

 

 

 

Lo senti questo tramestio di bestie sulla testa? È un andirivieni fitto di zampette che all’improvviso tacciono in un silenzio all’unisono che mi angoscia, per poi riprendere frenetiche e precise secondo un’orchestrazione che non può essere casuale. Cosa succede lì nel sottotetto, una terra che credevo di nessuno, dove avevo ricavato uno spazio mio per stare quieto? E invece non ho requie, guardo il legno biondo del soffitto cercando un senso a quei fruscii cardinalizi, ai passetti trafelati e ai ticchettii da tacco dieci strascicato all’ora dell’aperitivo. Non so se appena sopra la mia testa avvenga un’orgia sconcia, un rituale religioso o un lavorio meticoloso da api a quattro zampe, le unghie a raspare il legno, i denti a rodermi il cervello. Bevo per cancellare i rumori, ma l’anestesia dura pochi attimi, poi il concerto riprende più ossessivo di prima.

Devo sapere cosa succede sopra la mia testa, se non voglio fottermi gli ultimi barlumi d’intelletto. Così salgo sopra il tavolo. Barcollo mentre cerco con le dita una fessura tra le assi allineate al controtetto. Impiego ore a trovare il punto adatto, due perline mezze schiodate che si possono forzare. È uno sforzo sovraumano assottigliarmi per passare dal pertugio ma alla fine, scorticandomi le spalle e un fianco, riesco ad issarmi nel misterioso mondo soprastante.

Cunicoli bui in cui è difficile orientarsi. Ogni tanto incrocio un animale ma sembra andare così di fretta che mi è impossibile fermarlo. Procedo a tentoni per un lungo corridoio su cui si aprono antri mal illuminati dove sento fervere il lavoro. Mi spingo oltre e all’improvviso una sentinella dai denti minacciosi mi blocca la strada. Gli chiedo di farmi passare ma quello resta lì impalato sbarrandomi il passo. A scostarlo di brutto non ci provo nemmeno.

–          Vorrei vedere il tuo capo.

Silenzio.

–          Cerco il responsabile, il boss, il presidente…

La sentinella sempre muta.

–          … o come diavolo chiamate chi comanda qui.

–          Il RE!

Ha abbassato deferente lo sguardo nel pronunciare la parola re. E ora mi fa strada tra i meandri di questo labirinto, veloce come un leprotto. Io stento a stargli dietro, devo camminare chino ed evitare tanti ostacoli mentre il topo davanti a me sguscia con agilità tra travi di traverso, tegole rotte, pezzi di vetro. In qualche modo arriviamo all’ingresso di una grande stanza. La sentinella s’arresta sulla soglia e mi fa cenno di entrare.

L’ambiente è spoglio, illuminato da alcune fiaccole alle pareti. Lui è seduto a un tavolino da bar e sta sorseggiando un intruglio scuro succhiando da una cannuccia. Ha occhi penetranti e baffetti curati. Il manto è folto e lucido.

–          Venga, venga. Si accomodi.

Mi siedo a disagio.

–          Beve qualcosa? Un tarabak? Un clorido?

Solo l’idea di assaggiare quelle schifezze mi dà la nausea. Ho una nostalgia indicibile per il whisky che stavo bevendo prima d’iniziare quest’avventura.

–          Grazie, ma non ho sete.

Ho fretta di sapere, così vengo subito al dunque:

–          È lei il re dei topi?

–          Topiii?- mi ringhia contro offeso proiettandosi in avanti fino a sfiorarmi la faccia.

–          Perché, non siete topi?

–          Giovanotto, noi siamo ghiri.

Capirai la differenza! Ma questo non glielo dico, mi sembra già abbastanza incazzato e pare che per lui tra topi e ghiri ci sia un abisso. Il re mi scruta, s’aspetta che dica qualcosa che riporti la conversazione a un clima più rilassato. Devo essere diplomatico, se voglio raggiungere il mio obbiettivo. Così accetto la bevanda che prima avevo rifiutato.

–          Le consiglio il tarabak, ha un gusto più deciso.

Picchietta sul tavolo e subito compare una bestiolina elegante, con una pelliccia bionda ben rasata fino a ridurla a una striscia sottile sul dorso.

–          Cara, portaci da bere, il solito.

–          Sua moglie, maestà?

–          Non ne imbrocchi una, amico mio! Quella è una topa. Possibile che tu non la riconosca?

Per fortuna la mia gaffe l’ha messo di buon umore.

–          Non capisco, mi aveva detto che siete ghiri.

–          Certo che siamo ghiri, noi che comandiamo.

Il re si allunga verso di me:

–          Noi ghiri siamo menti superiori, una casta eletta. I topi li utilizziamo per le mansioni inferiori, lavoro, esperimenti, esercito. Le tope per servitù e sesso- e intanto mi dà di gomito, come fossimo due amiconi al bar.

–          Ora mi spiego i fruscii felpati e i passi trafelati.

–          Cioè?

Gli racconto l’alternanza di rumori differenti che sento da sotto.

–          Già, noi ci muoviamo poco e con movimenti  aggraziati, mentre loro sono sempre in affanno. Ma bisogna capirli, hanno tante incombenze, poveracci, e sanno che se non le svolgono a dovere rischiano grosso.

Il re ride. Nonostante quel “poveracci”, non sembra preoccuparsi molto del destino dei topi.

Ci hanno servito il tarabak. Ha un gusto atroce, sembra candeggina avariata, ma è forte, una vera schioppettata che brucia lo stomaco e va subito alla testa. Il tarabak mi dà la carica giusta per porre la domanda cruciale:

–          Maestà, non potrebbe fare qualcosa per attutire il continuo ticchettio dei passi? Da sotto è insopportabile.

Il ghiro si liscia il pelo pensieroso. I suoi occhi brillano di una luce sinistra.

–          Giovanotto, ho trovato la soluzione. Non avrà più da lamentarsi, stia tranquillo. Ci tengo a mantenere rapporti di buon vicinato con lei.

Il re convoca un suo ministro e dà ordini precisi in una lingua che non riesco a decifrare. Il ministro viene congedato e noi riprendiamo a chiacchierare con amabilità del tempo e delle donne, le tope, mi ripete ogni tre parole nel caso non avessi ancora capito. Un improvviso sbadiglio mette fine alla nostra conversazione:

–          Mi deve scusare, ma è ora che vada a dormire, sa il letargo. Ma lei torni a trovarmi, magari la prossima primavera. Sarò lieto di riceverla.

Mentre ripercorro a ritroso le regali gallerie, sento degli squittii disperati provenire da uno stanzone laterale. Caccio dentro la testa e assisto a uno spettacolo orripilante: centinaia di topi vengono scuoiati vivi e alcuni inservienti provvedono a stendere le loro pellicce ancora calde per terra lungo tutti i cunicoli.

 

Ho raggiunto non so come la mia scrivania. Alzo lo sguardo verso il soffitto e tendo l’orecchio in ascolto: un silenzio quasi assoluto, solo in sottofondo odo vaghi rumori ovattati.

Però, terribilmente efficiente il re dei ghiri!

 

 

 

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7 Risposte to “la topa bionda”

  1. Jihan 22 settembre 2012 a 12:24 #

    vedi, quel tuo aspettare che il lettore, attraverso la sua partecipazione, “completi” il racconto, trovando “suoi” significati ulteriori, o paralleli, o trasversali, o magari i medesimi tuoi, qui per me non avviene. Riesco a leggere solo ciò che è -agghiacciante,- più che un’emozione, una sensazione desolata e nullificante. Condensati in un’atmosfera onirica, trovo richiami all’eros – o meglio a un certo tipo di eros – allusioni, riferimenti socio-politici, sgomenti. Scritti da (un) dio.
    Ji

    • massimolegnani 22 settembre 2012 a 23:37 #

      vero, qui è un prendere o lasciare quello che ho scritto.
      premesso che i topini o ghiri ce li ho davvero che mi passeggiano sulla testa, ho scritto questa fantasia nel periodo in cui l’ex presidente del consiglio era al suo massimo fulgore sia al governo che a villa certosa e certi suoi atteggiamenti mi hanno condizionato se non direttamente ispirato 🙂
      ml

  2. tempodiverso 24 settembre 2012 a 20:34 #

    e tutta questa storia dei topi, (fra l’altro, come al tuo solito, una storia ben scritta), mi ha fatto ricordare un racconto breve di Buzzati per l’atmosfera tra l’assurdo e il misterioso.

  3. alessandro 26 settembre 2012 a 14:23 #

    nice, forse il Re aveva bisogno di un…topo espiatorio?

    • massimolegnani 27 settembre 2012 a 16:38 #

      eheh, c’è sempre un “topo” espiatorio, in ogni vicenda umana. 🙂
      ml

  4. giuliagunda 5 ottobre 2014 a 18:57 #

    Sorprendente come lavori bene la tua fantasia (macabra o no), merito del whisky?

    Sempre piacevole leggerti, ml.

    …poveri topini.

    G.

    • massimolegnani 5 ottobre 2014 a 22:06 #

      il whisky di sicuro, e anche i topi che davvero mi passeggiavano sulla testa
      🙂
      ciao G.
      ml

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