una faccia da notaio

10 Ott

 

 

Già in terza elementare PierDomenico Cantarelli aveva aspetto e modi da notaio. Lieve sovrappeso da benessere ormai consolidato, guance lisce e rubizze dove potevi esser certo che nemmeno nel successivo mezzo secolo avresti mai trovato l’ombra di un pelo sfuggito al rasoio, atteggiamento distaccato dalle beghe di classe per un’innata superiorità, gesti ponderati, vagamente ecumenici, un sedere di pietra costretto in pantaloni all’inglese e un modo di stare seduto al banco come fosse una scrivania di mogano. Il suo banco al terzo posto della fila centrale era il crocevia di traffici e commerci della classe. Non che partecipasse allo scambio di figurine e biglie, ma era lui a stabilire il cambio ufficiale (Corso e Rivera, inflazionati, non avevano mercato, Brighenti, raro, valeva tre Burgnich o due Beccalossi, Domenghini lo dava alla pari) e a convalidare gli scambi registrandoli con cura su un quaderno che conservava gelosamente in cartella.

Mai fatto a botte PierDomenico, mai fatto da paciere, lui semmai certificava che pugni e calci avessero rispettato un codice etico non scritto che naturalmente conosceva in ogni sfumatura. Non lo impressionava il sangue altrui ma badava bene a non sporcarsi con schizzi rossi e sputi dei due contendenti. E a proposito di sporco, le nostre dita perennemente chiazzate d’inchiostro, le sue sempre pulite come appena lavate, questa la differenza sostanziale tra noi e il notaio.

Ma la cosa che più ci sbalordiva era la maniera meticolosa con cui usava la carta assorbente, un vero rito. Finito di scrivere alitava sul documento, pardon sul compito, poi prendeva la carta assorbente, ne aveva sempre una immacolata, e l’appoggiava con cautela sul foglio per assestare poi su questa un pugno secco, che aveva il rimbombo di una timbratura ufficiale, in modo che venisse subito assorbito il sovrappiù d’inchiostro senza provocare sbavature allo scritto.

Sono stato suo compagno di classe fino alla quarta liceo. PierDomenico continuava a mantenere fede al clichè che si era scelto o che gli era naturale dai primi anni di scuola. Così,  lui non chiacchierava, dissertava, non esprimeva giudizi, forniva pareri, del resto mai gratuiti, se interrogato non ripeteva la lezione, citava autori e casistiche come pezze d’appoggio al suo dire.

Sembrava che viaggiasse sicuro come un treno su un binario la cui ultima stazione sarebbe stata lo studio notarile, ma all’inizio della quinta scoprimmo che Cantarelli non faceva più parte della classe. Sparito nel nulla. Ci accorgemmo che nessuno di noi in quegli anni era diventato suo amico, nessuno lo frequentava fuori dall’aula, a dir la verità nemmeno in classe. Lui era sempre stato estraneo e superiore. Perciò, non sapendo nulla di preciso, le voci sul suo destino furono le più disparate, che si era trasferito altrove con la famiglia, che era ancora in città e si sarebbe presentato alla maturità da privatista, che alla prima delusione d’amore si era imbarcato su una nave mercantile, che alla prima cotta ricambiata aveva seguito la sua bella in capo al mondo. Probabilmente nessuna di queste ipotesi corrispondeva al vero, ma ognuno di noi ne aveva scelta una per buona, io gli esami da privatista che mi sembravano più in linea con il personaggio, troppa folla variegata in classe e non sempre alla sua altezza.

Immagino che vorreste sapere che fine ha fatto PierDomenico, soprattutto se ha realizzato la sua predestinazione notarile.

È che vorrei saperlo anch’io, ma dai tempi del liceo l’ho visto una sola volta. Ero ai mercati generali, cercavo del pesce fresco e dietro un banco l’ho scorto tra anguille e capitoni. Non sono certo fosse lui, troppo distante dall’immagine che ne avevo. Eppure i modi signorili con cui afferrava aragoste e astici per mostrarli alla cliente, l’eleganza con cui indossava la giacchetta di servizio, il distacco, direi l’aplomb, che aveva nel trattare clienti e compari degli altri banchi, sembravano proprio i suoi. Non ho indagato, ho rinunciato al pesce e mi sono allontanato prima che, nel caso si fosse trattato davvero di lui, fossimo costretti a un’imbarazzante rimpatriata.

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5 Risposte to “una faccia da notaio”

  1. Jihan 10 ottobre 2012 a 21:44 #

    bello, ‘sto finale!! 🙂

  2. massimolegnani 10 ottobre 2012 a 22:34 #

    diversamente da me, sei una lettrice a cui non sfugge nulla 🙂 ml

  3. aliceoltrelospecchio 11 ottobre 2012 a 17:38 #

    Anche a me è piaciuto il lieto fine, crudele con un personaggio che hai ben saputo rendere antipatico. Nota a margine: trovo le tue incidentali troppo lunghe e numerose, penso che finiscano col rendere meno fluida la lettura. Ciao

    • massimolegnani 12 ottobre 2012 a 11:15 #

      è vero, alice. bisogna leggermi con lenta fatica :-). ciao, ml

  4. tempodiverso 13 ottobre 2012 a 17:22 #

    piaciuto anche a me il finale, credibile la fuga.

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