l’uomo che guardava scorrere il tempo

15 Dic
photo by m.pescarmona

photo by m.pescarmona

 

 

C’è un nocciòlo sotto casa mia che fa ombra e ombrello a una panchina dove a sera la gente prende il fresco, il fresco e qualche fronda per via delle nocciole troppo buone e delle zanzare da scacciare. Prende il fresco e se la conta, che se stessi un po’ più attento sarei aggiornato sul mondo e sul paese, ma mi confondo facilmente, non so la differenza tra la “Pina biunda” e la “Cina russa”. Allora mi accontento del cicaleccio sincopato che s’arrampica sui rami e sale alla finestra.

A sera la gente prende il fresco, e mi sta bene, ma di giorno quella panchina è mia. Spesso quando mi sveglio ho una strana irrequietezza, come di belva in gabbia. Forse è il pensiero che la panchina sia occupata da qualcuno che magari si riposa sulla strada del mercato. Mi metto in ascolto, rumori e voci mi sanno dire le presenze. Ma se sento un silenzio promettente dalla finestra guardo giù a conferma e, se giù non c’è nessuno, mi azzardo sulla strada. Pochi metri svelti in campo aperto e mi ritrovo lì, sotto al nocciòlo, ad occupare la mia panca. E lì io resto, il canale a pochi passi, il campanile sullo sfondo.

E subito sto meglio.

La gente crede che io stia lì a far niente, come fossi inebetito. Passa e mi saluta, ciao “Pedala”, il sorrisetto saputo sulle labbra. Io lascio lo sguardo lì dov’era e non rispondo. Quel nomignolo mi manda in bestia. Risale a quando consumavo il tempo su una bicicletta sgangherata e i bambini del paese inseguivano la mia fatica con un coro di “pedala, pedala” e sassi e sputi d’incoraggiamento mentre arrancavo sullo stradone per la chiesa.

Bastardissimi bambini.

Consumavo il tempo su una bicicletta sgangherata, lo sminuzzavo avanti e indietro senza meta e senza gioia, come fosse una missione.

Finchè un giorno la vocazione se n’è andata, così, di punto in bianco. Uno smarrimento, giusto a metà del ponte in pietra, la sensazione di un errore madornale. Un’azione senza senso questo masticare il tempo come una bistecca dura. Così ho sollevato la bici sopra la testa e con un urlo l’ho scaraventata nel canale. Poi mi sono seduto sulla panca, esausto. E lì, sotto il nocciòlo, m’invase lenta una quiete, come una comprensione universale.

Di fronte avevo il campanile a scandir le ore, una dietro l’altra, il tempo circolare e falso delle lancette che sempre tornano a se stesse.

Ma vicino a me avevo il canale, il silenzioso scorrere dell’acqua, le particelle limpide che sempre uguali non sono mai le stesse. È quello il tempo che ti passa sotto il naso e mai ritorna indietro.

Il tempo vero da guardare.

Da quel giorno torno ogni giorno all’ombra del nocciòlo. Sto lì tranquillo, lo sguardo fisso all’acqua, che da sinistra a destra passa. Sembro inebetito, ma comprendo, lo spazio e il tempo, come dire tutto quanto c’è da sapere.

Ogni tanto si ferma un’auto e mi chiedono un indirizzo.

Io mi alzo in piedi, che magro e sgraziato come sono assomiglio al campanile, e lentamente sollevo il braccio destro ad indicare la direzione che ha preso l’acqua, l’unica cosa da sapere.

E quando il braccio è alto e teso modulo un “uuhuhuuu” sempre più potente, come salmodiassi un inno sacro.

Ma loro non capiscono il messaggio e per sapere l’ora continuano ad alzare gli occhi al campanile anziché abbassarli all’acqua.

 

 

Annunci

10 Risposte to “l’uomo che guardava scorrere il tempo”

  1. Jihan 15 dicembre 2012 a 23:59 #

    è sempre straordinario sto pezzo!
    mi fa piangere e ridere e non so mai se scegliere ridere o piangere.

  2. massimolegnani 16 dicembre 2012 a 11:04 #

    non sono poi così diverse le lacrime dalle risa, due emozioni contigue. 🙂 ml

    • massimolegnani 16 dicembre 2012 a 11:44 #

      ho scoperto che si può ingrandire la foto, cliccandoci sopra, e allora si può vedere il “pedala, pedala”. ml

  3. tempodiverso 21 dicembre 2012 a 18:06 #

    carino questo omino, il vero salto l’ha fatto quando ha deciso di seguire un tempo tutto suo e di pedalare solo perché gli fa piacere senza l’ossessione di dimostrare qualcosa a quei bambini dispettosi

    • massimolegnani 23 dicembre 2012 a 00:52 #

      ciao grazia, questo omino saggio e stralunato un po’ appartiene a noi che a volte sappiamo guardare il tempo che non siano lancette. ml

  4. malosmannaja 22 dicembre 2012 a 19:05 #

    lasciarsi scorrere sulla panchina in riva al canale invece di girare i pedali della bicicletta scimmiottanto il moto circolare delle lancette dell’orologio del campanile.
    mi piace proprio la saggezza salmodiante, nonché incomunicabile dell’uomo-camapanile.

  5. noruleswords 23 gennaio 2013 a 00:25 #

    L’orologio compie un giro e poi riparte per un altro. L’acqua scorre e non torna, non tornerà’ mai indietro. E poi se ascolti bene il paese, puoi conoscere il mondo.

  6. germogliare 19 febbraio 2013 a 01:39 #

    Ero passata in silenzio perché tale è l’atmosfera che il tuo racconto suscita. Mentre la figura del nocciolo guida al raccoglimento, c’è il tempo che segue lo scorrere del fiume. Una panchina è lì ad accogliere colui che sa diventare padrone del proprio tempo.
    Buonecose

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: