ero io la trota grassa

21 Dic

trota3

 

 

Ecco, vedi quel pesce, una trota credo o un coregone, che buca con la bocca l’acqua in cerca d’insetti? Guarda i cerchi che partono da lì e progressivamente si allargano, sempre più lontani, sempre più smorzati, fino a farsi impercettibili. Che ne sanno loro, i cerchi, del guizzo iniziale che li ha generati? Loro sono la periferia estrema, a un passo dal non essere più nulla, come mai esistiti, l’ultimo arrondisment, la debole banlieu dove non c’è più traccia dello sfarzo metropolitano.

La mia deriva è uguale.

Di cerchio in cerchio, una forza centrifuga che non so da dove sia venuta, mi ha fatto scivolare sempre più lontano. Un tempo ero al centro delle cose, ero io la trota grassa, il pesce ben pasciuto, quello che ancora non gli bastano i buchi fatti nell’acqua per mangiare, diventa gioco e sfoggio il suo forare la superficie liscia con la bocca, è uno specchiarsi nel rovescio dello specchio, lo vedi come resta fermo in verticale, una punta di compasso ribaltato, un ginnasta immobile agli anelli, una ballerina immortalata sulle punte. E intanto conta, al centro esatto dello stagno, il numero dei cerchi che ha prodotto, soppesa la potenza del suo gesto atletico osservando l’onda che propaga la sua fama. E poi dicono Marconi, l’inventore! È nata in un laghetto come questo la comunicazione senza fili, la notizia trasmessa sulle onde, chiave primordiale del successo. Non c’è pesce, anfibio o insetto che non abbia saputo in questo modo della trota grassa.

Ero io la trota grassa. Un guizzo, un gesto e via partivano le onde. Il nome di Camillo sulla bocca della gente, ai quattro angoli del mondo. La mia piccola città sembrava il centro della terra, io il suo ombelico soddisfatto. Ma l’acqua ha la memoria labile, solo gli omeopati la credono eterna, presto le onde si affievoliscono e dimenticano il messaggio che dovrebbero diffondere. E altre trote col tempo vanno facendo nuovi cerchi, guardale, giovani e superbe piroettare come saltimbanchi, non solo il muso, tutto il corpo salta fuori in un arco estemporaneo, dio che invidia che mi fanno. Ho perso il centro, ma non saprei dire quando e perchè, è stata una deriva lenta, prima le cose a scivolare inafferrabili, e poi la testa che ogni tanto mi rotolata dal collo, una decapitazione quasi quotidiana. E con me la mia città, come ci fossimo spostati insieme, fatti da parte senza esserci mai mossi, la mia città è tornata a essere un punto malinconico segnato sulla carta, in alto a sinistra, lontana da ogni dove.

Così adesso Ivrea vivacchia e io tiro molliche ai pesci, parlo con loro che forse non capiscono e dico fesserie che subito dimentico. Ma un tempo ero io la trota grassa.

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7 Risposte to “ero io la trota grassa”

  1. tempodiverso 21 dicembre 2012 a 18:16 #

    si spostano di continuo i riflettori a illuminare parti di scena e personaggi diversi, ma poi ci si accorge che qualcuno colleziona le vecchie locandine, le foto in bianco e nero, certi ritratti senza tempo

  2. miresol5 23 dicembre 2012 a 19:28 #

    mi piace il modo insolito con cui affronti l’argomento (la deriva, la perdita del centro di un personaggio e di un’intera città). Mi chiedo ml in tutti i racconti che hai scritto quante volte figura l’acqua, sicuramente nella maggior parte di essi; l’acqua e la scrittura fluida come una specie di firma . Ciao ml, e già che ci siamo Buone Feste

    • massimolegnani 24 dicembre 2012 a 23:27 #

      ho rimescolato i tempi storici immaginando che camillo, il fondatore dell’olivetti potesse assistere in vecchiaia al declino della sua fabbrica e della sua città.
      e sì, l’acqua è importante per me, pur non essendo uomo di mare 🙂
      buone feste a te, miriam. ml

  3. infranotturna 23 dicembre 2012 a 19:47 #

    la memoria dell’acqua e quella della trota son diverse. Ed anche le intenzioni.
    Baci e… Buon Natale!
    Eli

    • massimolegnani 24 dicembre 2012 a 23:29 #

      la memoria è quanto di più soggettivo esista.
      grazie, a te. ml

  4. allorizzonte 28 dicembre 2012 a 10:43 #

    Gli ultimi cerchi del tuo movimento hanno lasciato pulsare le tempie della mia creatività.

    • massimolegnani 28 dicembre 2012 a 23:41 #

      bene, vediamo cosa ne esce quando i cerchi si saranno spenti e le tempie avranno cessato di pulsare. 🙂 ml

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