…e Fabio ride

6 Gen

e fabio ride

Sono lì che mi arrabatto contro rantoli a pioggia e parametri da schifo, cercando di farmi venire in mente qualche idea che non sia troppo devastante e lui dal letto mi guarda e ride. 

 È una risata senza voce ma inequivocabile: sta ridendo di me, non c’è dubbio. Forse è la mia faccia da vecchio gufo (saggio? rincitrullito?), forse il mio affanno attorno a strumenti e tubi, a divertirlo. Gli allarmi strepitano ma lui agita nella mano destra, l’unica abile, una spada fatta con i palloncini, e tenta di darmela in testa. Non so che fare, sfodero anch’io una risata, però è amara, in linea con la situazione poco allegra.

Fabio è qui da una settimana, l’ennesimo ricovero, questa volta per una brutta polmonite che l’ha sfiancato, lui già così debilitato. Potrei snocciolare come un rosario tutte le sfighe di questa sua corsa ad handicap per restare in vita, più lui resiste e più gli arriva una mazzata, un nuovo grano di rosario che si aggiunge alla sua corona di spine.

Per una settimana non ha guardato nessuno in faccia, se n’è rimasto lì tutto rattrappito e cupo a farsi sforacchiare, rigirare, nutrire, massaggiare, aspettando forse il peggio. E adesso che il peggio sembra essere arrivato, eccolo di umore splendido come per magia. Già questa mattina era più partecipe, aveva accennato dei sorrisi, e in effetti le cose sembravano mettersi al meglio. Ma stanotte che tutto sta di nuovo precipitando perché ride?

Non c’è niente da ridere mi viene voglia di dirgli. Ma non è lui che si è ammattito, sono io che sto sbagliando approccio. Dimentico sempre di che pasta sono fatti, lui e la sua famiglia, gente tosta, che sa ridere e combattere. La mamma quando un’ora fa mi ha visto tornare in reparto per suo figlio, mi ha accolto con una battuta allegra, come fossi lì in visita di cortesia, salvo poi opporsi, con tatto e fermezza, alla terapia d’urgenza che volevo intraprendere; mi spiega come nella cardiomiopatia ipertrofica i diuretici siano un azzardo. Già, perché ha pure l’ipertrofia del cuore, non me ne ricordavo, aggiungo mentalmente quest’altro grano al suo rosario. Dovrei chiamare il rianimatore e affidarlo alle sue cure, ma qualcosa mi frena, temo che una volta attaccato al respiratore non lo si svezzerà più. E poi intubazione significa trasferimento, relegarlo in luoghi anonimi, a chi potrà più dare in testa la sua spada?

Smetto di guardare radiografie e monitor, torno alla sua faccia come a un punto di partenza: non ha cambiato espressione e se Fabio ride significa che possiede ancora risorse da cui attingere. E allora aiutiamole queste risorse, mi dico, ma usando il minimo di intervento possibile. Così decido per l’aerosol di adrenalina e per la vecchia maschera di Venturi al posto dell’apparecchio d’ossigeno a pressione positiva che in teoria doveva essere più efficace.

Nel giro di poco il respiro si fa più regolare, gli allarmi finalmente tacciono. La crisi è superata, di qualunque crisi si trattasse, che ancora non ho capito se erano i polmoni, il cuore o il circolo a non fare il proprio dovere.

Ora che dovrebbe ridere, Fabio si è acquietato. Riposa tranquillo, ancora sveglio, un vago sorriso sulle labbra e un’aria soddisfatta da “missione compiuta”. D’altronde glie n’è costata di fatica farmi capire come dovevo comportarmi.

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11 Risposte to “…e Fabio ride”

  1. alegbr 6 gennaio 2013 a 12:51 #

    Contento di questo bel testo, testimoniare è un dovere della scrittura. Quello che sto cercando di fare è dare forma e dignità di racconto al diario, metterci dentro l’osservatore con tutta l’anima. un saluto

    • massimolegnani 8 gennaio 2013 a 11:35 #

      non so ancora se la testimonianza per avere dignità di racconto debba essere assolutamente sincera fidandosi chetraspaia l’anima del testimone, o se al contrario, sia necessario partire dal reale e reinterpretarlo. In ogni caso, io e te ci proviamo. 🙂 ml

  2. Jihan 6 gennaio 2013 a 21:51 #

    sei riuscito anche a non farmi commuovere.

    • massimolegnani 8 gennaio 2013 a 11:29 #

      non sono certo che sia un complimento piuttosto che una critica.
      nel dubbio accetto entrambi, ml 🙂

      • Jihan 8 gennaio 2013 a 19:48 #

        🙂 eppure mi conosci, dovresti sapere che le mie critiche sono oggettive, equilibrate, circostanziate, equidistanti, argomentate (ahah!)
        mi ero commossa all’anteprima, ti assicuro che per me è assolutamente un pregio riuscire a raccontare una storia così senza far leva sulla commozione del lettore. Il sorriso di Fabio sarà stato frutto di indole, incoscienza, autodifesa, il tuo, nascosto, è grazia lieve lieve nel porgere le battaglie di ogni notte. Quelle vinte e quelle perse.

  3. massimolegnani 9 gennaio 2013 a 12:17 #

    avrei dovuto pensarci, è vero le tue critiche sono tutti quegli aggettivi lì e, soprattutto, più severe che non una “mancata commozione” 🙂 🙂

  4. monika santi 10 gennaio 2013 a 19:13 #

    un frammento lucido nella sua durezza, nella mancanza di fronzoli, nei suoi spunti di riflessione. ne esce il ritratto di un osservatore sensibile che approccia col cuore gli interrogativi difficili che nascono nelle corsie.

    • massimolegnani 12 gennaio 2013 a 16:45 #

      che poi è spesso il modo migliore per trovare delle soluzioni. 🙂 ml

  5. tempodiverso 11 gennaio 2013 a 23:31 #

    sempre una bella lettura che sia testimonianza reale o reinterpretazione,
    ma credo che si debba tendere alla seconda, perché la realtà si dipana in un certo tempo e mediante una successione di eventi, di numerosi effetti emotivi su chi la osserva, ma chi racconta fa un ritaglio, seleziona alcune parti di tutto ciò e porta il lettore a vedere quelle che ha scelto di mostrare, è come il bravo fotografo che sa far risaltare un particolare di una scena affollata.

  6. massimolegnani 12 gennaio 2013 a 16:43 #

    valide entrambe le ipotesi, Grazia, testimonianza reale e reinterpretazione dei fatti. Perchè, se vi è una sostanziale fedeltà agli avvenimenti, c’è in effetti un rimodellamento dei dettagli, un ricompattamento dei tempi e soprattutto una revisione di emozioni magari meno espresse nella realtà. ml

  7. gelsobianco 7 marzo 2013 a 01:47 #

    “E poi intubazione significa trasferimento, relegarlo in luoghi anonimi, a chi potrà più dare in testa la sua spada?”

    Buonsenso ed amore…

    Fabio è un bambino!
    Non è solo un malato!

    Un sorriso per Fabio e per ml.
    gb

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