i conigli dell’Avemaria

13 Gen

conigli_1

 

 

Il cadavere fu scoperto dal bracco del Pinin. L’uomo aveva accampato in famiglia la scusa di far sgambare il cane pur di sottrarsi alla processione della prima domenica di maggio. Superata la ferrovia che separa il paese dalla campagna si era fermato ad annusare l’aria, imitato dal suo cane, identici i due per qualche istante, il naso alto come un’antenna e l’espressione attenta a ciò che non si vede. Ma mentre l’uomo si incantava al profumo dei primi pollini, Tobia, il bracco, percepito un odore preciso, era schizzato via latrando, senza più ubbidire ai richiami del padrone. Pinin lo aveva cercato per un’ora sgolandosi e battendo un’area sempre più ampia. Alla fine lo aveva scovato in una radura nascosta da una siepe, tra il cimitero e il Santuario del Poggio.

Il cane stringeva in bocca una pelle di coniglio. Il resto della bestiola, infilzato in un rudimentale spiedo, era mezzo carbonizzato sopra un fuoco ormai spento. Vicino al falò giaceva un uomo accartocciato su se stesso e riverso in avanti, quasi inginocchiato alla musulmana, come fosse stato sorpreso da un sonno invincibile o da una crisi mistica mentre si preparava la cena. Ma il cranio sfondato non lasciava dubbi sul suo reale stato di salute. Pinin si avvicinò e gli toccò una mano per fugare gli ultimi dubbi: era ghiacciata. Gli girò intorno per guardarlo in faccia e subito lo riconobbe.

I carabinieri della stazione di Borgo d’Aglio sopraggiunsero in pochi minuti. Erano anni che non capitava un omicidio da quelle parti e loro, un brigadiere e un appuntato, quasi l’intera forza in servizio, si precipitarono sul luogo con l’eccitazione di ragazzetti alla prima partita ufficiale. Si muovevano impacciati e con una fretta strana, come volessero risolvere il caso prima dell’arrivo della squadra speciale dal capoluogo. Di fatto s’intralciavano uno con l’altro, andavano e venivano dall’auto di pattuglia calpestando eventuali tracce sull’erba. L’appuntato picchettò l’area sistemando un nastro biancorosso che rinchiudeva in una specie di recinto stretto il brigadiere, il testimone, il cane e il morto.

–         Zampieri, ma che fai?

–         La scena del crimine, brigadiere.

–         La piantassi di guardare la televisione. Togli ‘sto nastro che ogni volta che mi muovo c’inciampo. Piuttosto vedi di scoprire l’identità del deceduto.

L’appuntato riavvolse avvilito il nastro e si mise a frugare nelle tasche del morto. Nell’operazione il cadavere gli era scivolato di lato ed ora lui cercava di ricomporlo nella posizione originale prima che il suo superiore se ne accorgesse. Pinin in un angolo rideva sotto un paio di baffoni ingialliti dalla troppa nicotina. Accanto a lui anche il cane seguiva con un certo disgusto le mosse maldestre dei due uomini in divisa.

–         Negativo. Il morto non ha documenti.

–         Brutto affare.- commentò l’altro grattandosi la nuca.

Pinin si accostò ai due, schiarendosi la voce.

–         Forse posso esservi d’aiuto.

–         Che ci fa ancora qui lei? Ha già dato le generalità all’appuntato, vada vada, che questo non è posto per curiosi.

–         Ma io so chi è il morto!

Il brigadiere sgranò gli occhi come vedesse un marziano:

–         E perché non ce l’ha detto subito?

–         Non me l’avete chiesto. E poi non volevo intralciare l’attività frenetica della Legge.

–         Signor Pinì, mica mi starà prendendo per il culo? Stia attento a come parla. Avanti, mi dica quello che sa e poi ci lasci lavorare.

–         Si tratta di Tommasino, un mezzo vagabondo che bazzicava spesso in paese. Alla domenica faceva la questua fuori dalla chiesa e nei giorni di mercato gironzolava tra le bancarelle sperando di raccattare qualcosa.

–         E il cognome?

–         Ah, quello non lo so proprio, in paese tutti lo conoscevano come Tomasin el barbùn. Ma non era un vero barbone, aveva una casa un po’ cadente poco lontano da qui, anche se ci andava raramente, sa, preferiva vivere all’aria aperta, appena il tempo lo permetteva. Era un tipo strano, ma innocuo. Pensi che…

–         Basta così. Il caso è già praticamente risolto.

Il brigadiere sembrava un pavone della regina d’Olanda, magnifica la ruota, regale la superbia.

–         È stata la notte brava di un gruppo di balordi a cui dobbiamo solo dare un nome. Verso le tre di questa mattina siamo stati allertati perché dei giovinastri lanciavano sassi dal cavalcavia dell’autostrada a non più di due chilometri da qui.

–         E li avete presi?

–         No, quando siamo arrivati sul posto, si erano già dileguati. Ma sono loro i colpevoli, è evidente. Zampieri, dirama un fono a tutte le stazioni della zona chiedendo l’elenco dei soggetti noti come facinorosi tra i 15 e i 25 anni.

Pinin si chinò ad osservare il cadavere.

–         Strano. Di solito, almeno per quel che si sente al telegiornale, questi delinquenti improvvisati infieriscono sulle loro vittime, le seviziano o gli danno fuoco. Insomma, le uccidono poco alla volta a bastonate o a getti di benzina. Non è la morte il loro obbiettivo ma la sofferenza della vittima.

Il carabiniere fingeva di non ascoltare le osservazioni dell’uomo, ma gli bruciava che venissero messe in dubbio le proprie conclusioni.

–         E chi le dice che non l’abbiano fatto? Magari l’hanno fatto ballare per ore prima di finirlo.

–         Tommasino sembra sia stato ucciso a tradimento, con un colpo secco alla nuca, mentre era intento a cucinare. Guardi la posizione del cadavere. E guardi qui, stringe ancora un rametto nella mano.

–         Ma cosa vuole che significhi quel rametto!

–         Credo lo usasse per girare il coniglio sullo spiedo in modo da farlo rosolare. E poi, scusi, begli incoscienti questi ragazzotti, se prima uccidono un uomo e poi vanno a tirar sassi alle macchine a due chilometri dal cadavere. Non le pare?

–         Come tempistica potrebbe essere successo il contrario-  intervenne l’appuntato a difesa dell’onore intellettivo dell’Arma.

–         Ma scusate, Tomasin si stava cucinando la cena, non potevano essere le tre del mattino!

I due carabinieri guardarono con odio il testimone. Il brigadiere stava per chiedergli un alibi convincente per la sera precedente, tanto per ricordargli chi era l’Autorità, quando fu interrotto dal frastuono di una banda. Sulla collinetta di fronte, un centinaio di metri in linea d’aria, sfilava la processione. Il corteo era aperto dai musicanti in divisa, volenterosi e stridenti. Dietro di loro la piccola statua della Madonna portata a spalle da quattro ragazzi era accompagnata dal parroco con il gruppo dei chierichetti. Una piccola fiumana silenziosa, l’intero paese, costituiva il grosso della processione. Tra il prete e la gente comune una donnetta ancora giovane con il viso secco e il velo in testa procedeva impettita e solitaria.

–         Vi do una dritta.- disse Pinin che si stava divertendo un mondo a cercare di incanalare i sospetti nella giusta direzione.- Questo coniglio non è piovuto dal cielo.

–         Certo che no, ma è irrilevante. L’avrà catturato il morto con una trappola.

–         Naa, non ci sono conigli selvatici da queste parti.

–         E allora? Gliel’avrà regalato qualcuno.- rispose il brigadiere trattenendo a stento il fastidio di essere corretto e imbeccato dal testimone.

–         Tomasin i conigli li rubava.

 

Quando la musica tacque una voce sferzante, amplificata dal microfono, squarciò il cielo. “Ave o Maria, piena di grazia..” Il gruppetto di uomini attorno al morto ammutolì. La voce era aspra, quasi cattiva, le parole scandite come frustate, il volto rapito da un fervore ieratico, duro e disumano.

–         E questa invasata chi è?- chiese l’appuntato mentre un brusio rassegnato rispondeva con la seconda strofa della preghiera.

–         È Agnese, la tuttofare del parroco.

–         La Perpetua?

–         Di più. La chiamano l’Avemaria. Certo spazza la chiesa e accudisce, ehm, il parroco. Ma soprattutto con la sua fede granitica tiranneggia i compaesani, li stana di casa in casa, li costringe alle funzioni e alle preghiere di gruppo dove lei è la voce solista. È il capo incontrastato della parrocchia.

Gli uomini guardarono il corteo: in effetti, più che la Madonna pareva che la gente seguisse l’Agnese, senza alcuna gioia.

–         E a lei non la stana ‘sta specie di Giovanna d’Arco?

–         Oh, io mi defilo. Piuttosto che avere a che fare con lei rinuncio ad andare in chiesa. Pensi che la sua specialità sono i funerali. Ha un modo di intonare le preghiere come un rimprovero, come se fosse certa che nemmeno queste possano salvare l’anima dannata del defunto, chiunque sia. Ai matrimoni invece non si fa vedere, forse lì c’è troppa gioia.

 

La processione era ormai sparita dietro la collinetta, ma ancora echeggiava nell’aria la voce livida dell’Agnese. Pinin aggiunse:

–         Solo con i suoi conigli è amorevole. Li lascia scorrazzare liberi nel prato di casa, non ne uccide mai nessuno. Anzi dicono che pianga quando ne muore o ne sparisce qual….

–         Vabbè, vabbè. Abbiamo divagato fin troppo.- il brigadiere battè le mani guantate- Zampieri sbrighiamoci a finire prima che arrivino quelli di Torino. Hai diramato il fonogramma?

 

Pinin mise il guinzaglio a Tobia, gli tolse di bocca la pelle di coniglio ridotta ormai a un cencio e accennò un saluto ai due uomini in divisa.

Si avviò a passo tranquillo verso casa. Lui di più non poteva fare, si arrangiassero. Forse alla fine ci sarebbero arrivati anche loro alla soluzione. O forse no, e allora avrebbe dovuto sopportare ancora l’Avemaria, chissà per quanti anni. C’era solo da sperare.

 

 

Annunci

4 Risposte to “i conigli dell’Avemaria”

  1. alegbr 17 gennaio 2013 a 10:48 #

    Il pregio maggiore di questa simpatica storia è un abile tenere sul giusto filo del sorriso.

    • massimolegnani 18 gennaio 2013 a 11:38 #

      sì, alex, nonostante ruotasse attorno a un omicidio, ho pensato a un tono scanzonato.
      ciao, ml

  2. monika santi 17 gennaio 2013 a 19:17 #

    bello. un racconto equilibratissimo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: