B a r

1 Feb
photo by margherita calati

photo by margherita calati

                                                           

 

Porte aperte, pietra scabra al pavimento dopo tre gradini a scendere, locale quasi buio, solo piccole isole di luce, tinte pastello intorno, tintinnio italiano di tazzine bianche che a volte smuovo solo per il suono, pochi tavoli e tanto legno, massicce mensole d’appoggio su tre lati della stanza e alti sgabelli in paglia di Vienna, un bancone corto stipato di ogni necessità, uno spazio quasi angusto che impone armonia di movimenti, rapidi i miei in brevi perfezioni, rallentati i loro, precisi entrambi in un disegno che fa dei gesti un meccanismo magico, no tickets avvisa il cartello, sopra un divanetto una scansia con qualche libro, altri sparsi come fiori recisi da annusare su tavoli e vassoi, il sassofono di Garberek s’inasprisce poi esala, lasciando il fiato a un violoncello. Territorio di confine il bar, tra affanno quotidiano e appiglio ad un dettaglio che ti porti più lontano, ma ci vuole fede per lasciarsi andare, abbandonarsi alla mano che ti sorregge il capo a pelo d’acqua. Osservo gli avventori impermeabili ai richiami, setaccio i miei clienti dando a ciascuno un’opportunità per uno stare differente, no, non serviamo tramezzini né cibi al microonde, solo patate e poco altro, sì, patate di tre taglie che di notte hanno cotto nella cenere. Convoglio i pochi incuriositi all’altra stanza, il retrobottega ampio per chi voglia andare oltre la fretta. Gli altri, i diffidenti e gli stizziti, li abbandono come barche senza ormeggio. Di là è il vero luogo d’accoglienza, un tavolone enorme, quattro panche, la grande stufa, il cuore caldo e rosso che tira e sbuffa costretto nella ghisa. Qualcuno assaggia un tubero fumante, con gesti accorti di coltello l’arricchisce di speck e brie, altri osano di più in una pacata frenesia di sapori forti, rafano, cren, tartufo, senape, tutto quanto è lì sul tavolo lo si esplora, si sperimenta, una signora lavora all’uncinetto elargendo sorrisi silenziosi, altri ancora attendono o meglio vivono un’attesa che sembra a sé bastante, una ragazza slava, assunta per la malinconia da adriatico orientale annidata nelle guance strette e negli occhi d’acqua, la sua voce impara l’italiano leggendo Svevo, un paragrafo e poi tace, riproverà a sera.

E intanto sulle piastre ribolle lento un minestrone.

 

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14 Risposte to “B a r”

  1. Jihan 1 febbraio 2013 a 18:08 #

    legnani, stai diventando sentimentale? più dei bar, i baristi, in verità, ma qui sono una cosa sola. e poi il tavolo, c’è sempre un tavolo, in mezzo.
    pezzone.

  2. massimolegnani 1 febbraio 2013 a 23:28 #

    che sia di legno, massiccio, consumato, austero.
    c.

  3. penna bianca 3 febbraio 2013 a 10:47 #

    Un brano molto evocativo con punte di assoluta poesia per me come questa:” … ma ci vuole fede per lasciarsi andare, abbandonarsi alla mano che ti sorregge il capo a pelo d’acqua.” Molto bello.

    • massimolegnani 3 febbraio 2013 a 11:35 #

      Grazie, ti offro idealmente un piatto di minestrone da stufa
      🙂 ml

  4. Grazia Bruschi 3 febbraio 2013 a 20:46 #

    ti fa venir voglia di esser lì, in quella magia

    • massimolegnani 5 febbraio 2013 a 00:04 #

      magari, prima o poi lo aprirò un bar così, chissà 🙂
      grazie
      ml

  5. monika santi 4 febbraio 2013 a 20:06 #

    che atmosfera !! nell’apprezzare l’allitterato ‘tintinnio italiano di tazzine’, splendido per l’orecchio, noto che qui soddisfi tutti i sensi. dovrebbe proprio esistere un postarino così. io ci andrei 🙂

  6. infranotturna 14 febbraio 2013 a 12:07 #

    bar della vita – è già aperto, in realtà, e vedo che ne conosci l’indirizzo…
    baci

    • massimolegnani 14 febbraio 2013 a 13:14 #

      Ognuno dovrebbe aprire un bar di vita, a propria immagine e rifugio.
      Bacio, ml

  7. lamelasbacata 14 ottobre 2016 a 18:43 #

    Farei un abbonamento a vita in un bar così. Che dici, al menù aggiungiamo anche gli agnolotti a culo nudo? 😉

    • massimolegnani 14 ottobre 2016 a 20:28 #

      Ahah, giusto, ci starebbero al bacio 🙂
      (ma il tuo bar quanto ad atmosfera non ha nulla da invidiare a questo)
      un abbraccio
      ml

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