ciglia finte

5 Feb

ciglia finte

E poi non mi ricordo che cosa avrei voluto dire, che cosa sentivo spingere appena sotto pelle come fosse terra smossa da una talpa, che cosa mi pulsava come un livido recente che ti duole e non sai più dove hai battuto.

È che oggi non è più ieri e noi viviamo di farfalle, le ali silenziose che ti passano davanti e se ne vanno, ma il loro peso per un istante ti ha fatto barcollare. A volte te le ritrovi nello stomaco, altre mantengono colori vaghi impressi sulla retina, se sai chiudere le palpebre un momento prima che sia tardi. E ti resta come un gusto sulla lingua, insegui quel sapore che non riesci a definire e nel frattempo sfuma. No, non saprei tradurre ora i pensieri che si affacciavano e sparivano, bolle d’ossigeno che dal buio dei fondali svaniscono appena salgono fino in superficie.

So che pompavo aria in due polmoncini ignari che non sapevano che farsene e comprimevo un cuore che si manteneva immobile e testardo. Attimi febbrili, attimi di panico. Avevo voci intorno, quell’attesa corale del primo pianto che irrompe con la vita nella sala a trasformare l’ansia in risa. Ma ancora non si ride. Passano i minuti, non avviene la magia di tante volte, e presto arriva il punto in cui la vita diventa più rischiosa della morte. Insisto, ossigeno e massaggio, massaggio e ossigeno, dai, forza, ancora, ci ripetiamo uno all’altro con sempre minor fiducia e il primo battito interviene in quel momento, un istante prima della resa. Allora sei costretto ad andare avanti a testa bassa, riprendi questa vita con le unghie e la consegni al bilico terribile del caso.

Questi i fatti, nudi come quel neonato che non sapeva come fare a vivere. Ma non saprei dire che cosa mi passasse per la testa in quei momenti, ho il ricordo d’impressioni, sensazioni contrastanti, pensieri nobili e ignobili, farfalle e pipistrelli che svolazzavano e sparivano.

E forse è un bene questo silenzio della memoria breve, quest’amnesia indulgente, perché già troppi hanno  le certezze in bocca, spaccano il bene e il male con l’accetta e naturalmente stanno sempre dalla parte giusta, immacolati, loro. Io no, io sto sempre a metà strada trai i due estremi, viandante della vita eternamente a un bivio, così anche quando credo di avere lavorato bene c’è sempre un dubbio a rodere o un gesto ambiguo che intorbida le acque.

A me resta la sensazione di un errore a non essermi fermato un momento prima della vita, che adesso quella vita sarà un calvario lungo che impiegherà degli anni a ritornare morte.  E poi, al polo opposto, ho in mente il senso d’euforia balorda che mi prende dopo e che prescinde dal bene e il male. Non è solo sollievo di cose andate per un certo verso bene, è un assurdo desiderio di compensazione al consumo d’emozione, il diritto ad un rimborso, qualunque sia purchè sincero, non tollero le ciglia da strafiga sventagliate in una finzione di stupore solidale, vorrei ritrovare le labbra in apprensione di un’infermiera senza nome che incontravo quando alzavo lo sguardo dal lettino, vorrei schiuderle in un bacio che ci consoli e che ci assolva, vorrei ancora il sorriso rubato ad occhi sconosciuti nei momenti più difficili, e ho nostalgia del mio sguardo indecoroso che cadeva su un dettaglio di qualcuna che, come una compassione, lasciava che guardassi.

Così per qualche ora mi muovo sballottato tra due eccessi, poi tutto svapora in un metabolismo accelerato. Oggi mi rimane l’impressione che davanti agli occhi mi siano passate le farfalle ma non ne ricordo più il colore.

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17 Risposte to “ciglia finte”

  1. noruleswords 5 febbraio 2013 a 10:37 #

    Sublime! Farsi giudici di tali eventi e’ impresa ben ardua. Nel dubbio, e’ il cuore che comanda, la testa diviene un valido sostegno al muscolo pensante, anche se spesso pare il contrario. L’intelligenza e’ il braccio destro di un re, lo scagnozzo che fa il lavoro sporco; il suo destino e’ essere l’eterno secondo, e soprattutto non pensare, a quello ci pensa il cuore.

    • massimolegnani 5 febbraio 2013 a 11:02 #

      “L’intelligenza e’ il braccio destro di un re, lo scagnozzo che fa il lavoro sporco”…quanto mi piace questa tua affermazione, fa riflettere e la trovo sostanzialmente vera.
      grazie
      ml

  2. Nerina 5 febbraio 2013 a 11:30 #

    (tu hai questa delicatezza del sapere che si sta sempre senza sapere, di fronte a, e per questo, proprio per questo, sapendo bene, troppo bene. bellissimo quest’oggi, benche così dolente)

  3. alegbr 6 febbraio 2013 a 10:57 #

    Ottimo. Ricordo la precedente mano del diario, qui il soggetto c’è, in pieno, con tutti i vagoni trascinati dell’esperienza che ci sorprende, con l’incertezza che è la guida suprema.

    • massimolegnani 6 febbraio 2013 a 23:11 #

      belli “i vagoni trascinati dell’esperienza”, in linea col tuo viaggiare di materia e spirito. ml

  4. Jihan 7 febbraio 2013 a 00:59 #

    al meglio non c’è mai fine, eh?
    adesso che l’hai lasciato decantare tanto a lungo ed è così corposo, avvolgente, riesco perfino a coglierne dettagli che forse sono nuovi, forse erano potenziali. c’è una libertà, di essere, di dire, in questo testo che ribalta. sembra quasi possa essere facile toccare i nervi scoperti e ammettere, sospendere, accompagnare. è un brano senza inibizioni.

    • massimolegnani 7 febbraio 2013 a 11:21 #

      è proprio così, valeria. Nella rielaborazione ho voluto spostare il peso sulla impudicizia dei “nervi scoperti” e sul candore che li accompagna.
      (e mi sono sentito libero, o meglio liberato, nello scriverne.)
      grazie
      c.

  5. mitedora 7 febbraio 2013 a 18:03 #

    C’è, a mio avviso, in questo bellissimo testo, l’umano barcollare. La confusione dei confini, la necessità del volo e la coscienza della caduta. La presenza e la distanza delle farfalle. Anche battendo i denti. Dalla paura, dalla certezza che così è il vivere. Un saluto. Dora.

    • massimolegnani 7 febbraio 2013 a 21:38 #

      L’umano barcollare, la confusione dei confini, due affermazioni che condivido. Grazie dora, ml

  6. gelsobianco 5 marzo 2013 a 23:22 #

    Devasta questo tuo scritto in tutta la fragilità della vera umanità.
    Colgo perfettamente la tua sensibilità, la tua voglia inconscia (sana secondo me!) che tutto finisca prima dell’inizio della vita del neonato e tutto quello che hai sentito dopo.
    Capto anche il tuo dover continuare.
    Sento la tua angoscia alla quale partecipo.
    Raccolgo la tua euforia particolare.

    E, poi, lasciamelo dire, sai scrivere veramente bene!

    “A me resta la sensazione di un errore a non essermi fermato un momento prima della vita, che adesso quella vita sarà un calvario lungo che impiegherà degli anni a ritornare morte. E poi, al polo opposto, ho in mente il senso d’euforia balorda che mi prende dopo e che prescinde dal bene e il male”

    Neppure io ricordo il colore delle farfalle che mi sono passate davanti agli occhi leggendo le tue parole!

    Grazie!
    Un sorriso
    gb

  7. massimolegnani 6 marzo 2013 a 00:28 #

    gb, ho davvero apprezzato il tuo commento
    c’è comprensione, in ogni sua accezione
    ml

  8. giuliagunda 3 maggio 2015 a 12:31 #

    Vagavo qui, nei sentieri del “tuo luogo”, e incappo per caso in questo brano che, dopo aver letto “sarà che anch’io m’incurvo”, mi sembra perfetto. Sento la stessa nostalgia, solo in una diversa sfumatura.
    Intenso, delicato e pieno. Mi arricchisci.

    G.

    • massimolegnani 3 maggio 2015 a 22:22 #

      come sono contento che sei capitata qui, G
      e rileggendomi, sono d’accordo con te, c’è la stessa atmosfera nei due brani, che poi è quella cosa che ogni tanto vivo senza saperle dare un nome (malinconia?)
      ml
      (quando vaghi nel “mio luogo” sento che dipani un filo rosso forse per non perderti o forse per legare un brano all’altro come in una collana)

  9. T 7 febbraio 2017 a 09:31 #

    il bilico terribile del caso… E’ colmo di preziosi, questo post. Gioia esserci capitata…

    • massimolegnani 7 febbraio 2017 a 10:28 #

      Bello questo tuo piluccare e condividere lontano dai riflettori della prima pagina.
      Grazie T.
      ml

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