altra fatica, altra stanchezza

19 Feb

fatica2

E poi esiste l’altra stanchezza, quella tutta speciale che mi tocca in sorte circa una volta alla settimana. Il mattino che segue la fatica del turno di notte ha qualcosa di sublime, estate o inverno mi sembra sempre primavera, aria frizzante anche se piove, pure la nebbia è limpida mentre attraverso a piedi la città che ricomincia. Bambini e ragazzi a frotte verso scuola, i negozianti a spazzare il selciato davanti alle vetrine in attesa dei clienti, uomini e donne, di malavoglia o con qualche minimo entusiasmo, si avviano ai posti di  lavoro, io assaporo il fermento altrui rallentando volutamente il passo.

Dal panettiere mi sfugge un buonasera di cui rido assieme alla commessa, lei sa da dove arrivo, chiede com’è andata e mi aggiunge una zoccoletta morbida da sgranocchiare subito, avrà fame mi dice, in una complicità sorniona che di solito riserva ai bambini per farli stare buoni. E forse lo sono un po,’ un bambino che gioca a fare il grande. Compro il giornale, guardo i titoli e mi considero in anticipo sul mondo, ho scavalcato la notte io, gli altri ancora fermi. In realtà sono indietro di almeno dodici ore, che quel buonasera che mi scappa ad ogni piè sospinto è indicativo. Ma avanti o indietro poco m’importa, è che amo questo mio stare frastornato nel bilico del mattino/sera, sono immerso nelle ore a rovescio, ci sguazzo. 

Mentre raggiungo la macchina parcheggiata in piazza dalla sera precedente sento il torpore che avanza al gran galoppo, un’ubriacatura senza alcool, un’euforia che mi dilata i sensi. Pochi chilometri, guidati con lentezza perchè mi accorgo di non essere lucido e poi ho voglia d’incantarmi   a quanto mi circonda per quanto questo paesaggio per me non abbia più segreti.

A casa silenzio e palpebre pesanti, ma ancora non voglio cedere al sonno, c’è da vivere sospesi. Un caffè, una sigaretta, la stufa che riparte ed io con lei. Ho ancora due cose da fare prima che per me sia notte, mangiare un boccone preparato alla veloce, e qualunque cosa sia mi sembrerà una pietanza prelibata. E accendere il pc. Questo è l’ultimo atto, ma forse il più importante perché mi sento addosso una disponibilità ecumenica alla voce degli altri. Leggo e mi sento in sintonia con quel che leggo, assaporo le parole, ne percepisco il ritmo intimo e il significato arcano se di poesia si tratta, comprendo, condivido, assimilo se sono frasi in prosa. Ogni parola mi coinvolge, ogni virgola. È un momento impareggiabile di apertura al mondo, una meraviglia istintiva per il lavoro altrui che ogni volta si ripete. Dura una mezz’ora come l’effetto di una tirata d’oppio ben dosata. A volte faccio in tempo a lasciare qualche parola di partecipazione emotiva, altre crollo prima del commento. E mi addormento con il sole prima di toccare il letto.

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27 Risposte to “altra fatica, altra stanchezza”

  1. stileminimo 19 febbraio 2013 a 23:41 #

    E’ molto bello questo tuo vivere di notte per poi raccontarti così. E’ molto, molto bello perchè sai fare in modo che mentre ti si legge il tuo scrivere assorba la mente regalando sensazioni, come quando si vivono davvero! Io non so che lavoro fai, ma per me se non lo sei, dovresti fare lo scrittore.

    • massimolegnani 20 febbraio 2013 a 00:13 #

      per uno che scrive per hobby la condivisione della lettura è la massima ambizione, quindi grazie davvero. (a volte mi viene la voglia di ribaltare i ruoi tra lavoro e hobby :-))
      ml

      • stileminimo 20 febbraio 2013 a 07:32 #

        penso che avresti comunque grandi soddisfazioni, se tu lo facessi, perchè sei bravo davvero. (viene anche a me questa voglia, ogni tanto… 😦 … spesso)

  2. penna bianca 19 febbraio 2013 a 23:51 #

    Bello questo tuo saper percepire le cose. Il tuo saper cogliere gli umori della vita attraverso un tempo al contrario. Come se in fondo ci fosse sempre un’altra vita parallela al di là della nostra.

    • massimolegnani 20 febbraio 2013 a 00:09 #

      sai, a volte mi sembra di esserci in una vita parallela.
      grazie,
      ml

  3. gelsobianco 20 febbraio 2013 a 02:07 #

    Che bello il tuo descrivere quella tua sensazione di assaporare “il fermento altrui rallentando volutamente il passo.”!
    Sei veramente bravo nel far cogliere tutto il tuo desiderio di non far finire questo tuo tempo a rovescio, il tuo stare in equilibrio fra mattino/sera.
    Sai… ho condiviso il tuo andare dal panettiere, il tuo ritorno a casa, la tua ubriacatura da stanchezza, la tua euforia, il tuo stare sospeso.
    Ho partecipato al tuo rito di aprire il pc.
    Ti ho visto cadere addormentato mentre la luce si fa sempre più chiara!
    Mi è piaciuto molto il tuo scritto!:-)
    gb

    • massimolegnani 20 febbraio 2013 a 10:59 #

      grazie, la tua lettura partecipe, emozionata, per me è un premio 🙂
      ml

      • gelsobianco 20 febbraio 2013 a 23:03 #

        “Premio” ben meritato!
        E’ ciò che hai scritto che mi preso per mano e condotto nelle tue emozioni.
        Ancora grazie.
        gb

      • gelsobianco 20 febbraio 2013 a 23:04 #

        ha preso.
        mio refuso…
        scusami!
        gb

  4. Nerina 20 febbraio 2013 a 08:44 #

    sarà che mi alzo presto, ma quella annotazione di contatto con il mondo quando si entra per primi in un café o in panetteria, e quel tornare in casa, e accendere il pc, e darsi mezz’oretta di parole che si prendono e si ascoltano (in silenzio), mi è risultata familiare come una vista che si prende alla finestra quando si apron le persiane. Bellissima pagina di quotidiano contatto, con sé, con l’abitudine del mondo. Buon riposo, quindi 🙂 son già quasi le 8 🙂

  5. massimolegnani 20 febbraio 2013 a 11:03 #

    grazie Nerina per la familiarità dei gesti 🙂
    c.

  6. bakanek0 20 febbraio 2013 a 17:13 #

    Avevo già notato nei tuoi commenti la piacevole completezza della tua scrittura; incuriosita, la ritrovo qui:)

  7. monika santi 20 febbraio 2013 a 18:09 #

    mi ritrovo. sensazioni che ho provato, il mondo intorno visto con lucidità particolare, la notte che ti rende trascorsa ‘diverso’, almeno per un po’, finchè ti permea la sensazione di vivere, e percepire l’essenza delle cose consapevolmente. sì è poesia.

    • massimolegnani 21 febbraio 2013 a 01:28 #

      ecco, la tua è una condivisione della notte di lavoro e del mattino di leggerezza. bene!
      ciao
      ml

  8. gelsobianco 21 febbraio 2013 a 01:38 #

    La tua scrittura è un piacere da scoprire!

    gb

  9. alegbr 21 febbraio 2013 a 09:52 #

    felice del tuo chiaro quotidiano, e senza “forse”, io credo proprio di non essere mai uscito da quel bambino che sogna grande 🙂

    • massimolegnani 21 febbraio 2013 a 11:20 #

      Rallegrati, siamo in parecchi a non aver abbandonato il nostro bimbo, soprattutto da queste parti 🙂

  10. Jihan 21 febbraio 2013 a 13:29 #

    boh, rischio il linciaggio dopo ‘sto trionfo, ma questa seconda fatica mi piace di meno. c’è qualcosa di compresso che non so, come se volessi eludere una sorveglianza 🙂 concetti ripetuti in salse diverse, a quanto-per quanto (sono sicura che è voluto), e altre piccole superfici che non sono da te. Però può essere che sono priva d’innocenza ché il senso di queste parole lo conoscevo da tanto 🙂

    • massimolegnani 21 febbraio 2013 a 13:54 #

      Sorrido, nessun linciaggio, tranquilla 🙂
      Se c’era un commento che mi sarei aspettato positivo questo era il tuo. Intendiamoci su certi difetti della forma non discuto, probabilmente ci sono, ma quel compresso non e’ cosi’, semmai e’ non detto. E non e’ uno scritto innocente, semmai candido, e tu un certo stralunamento dovresti conoscerlo.
      🙂
      C.

      • Jihan 21 febbraio 2013 a 14:09 #

        ma il mio commento E’ positivo!!!!
        e non lo chiamerei “stralunamento” 😀
        (bacio)

  11. massimolegnani 21 febbraio 2013 a 14:35 #

    🙂

  12. Badev 24 febbraio 2013 a 17:49 #

    Speciale è la mattina, altrettanto speciale è la notte che la precede. Tante volte mi è venuto in mente di voler descrivere “quel tipo di notte”. Può rappresentare un momento di grande raccoglimento. Per chi fa un lavoro come il nostro la notte è anche un “luogo” in cui ci diamo appuntamento con noi stessi. E succede, durante quelle ore (nei momenti di sospensione intendo), che le cose su cui poggiamo lo sguardo, nella loro inconsueta immobilità, le cose e i luoghi finalmente intoccati e non come di giorno presi d’assalto dalla convulsione dei gesti e delle voci, sembra quasi di sentirli respirare. E portano storie con se’. Il giorno dopo è come stare in barca, incerti sul da farsi, desiderosi di sfruttare la vitalità di quelle ore di luce e nuotarci dentro, ma quasi sempre troppo sfiniti per riuscire a farlo.

    • massimolegnani 24 febbraio 2013 a 18:25 #

      La notte di lavoro e’ un “luogo”! Verissimo, quanto mi piace.
      E non solo nei momenti di sospensione, aggiungo, anche nell’attivita, tu, il malato, i familiari, l’ambiente, chi e’ in turno con te, il luogo insomma, tutto e’ differente dal giorno, di solito piu impegnativo ma migliore.
      Buon lavoro 🙂
      ml

  13. edp 31 marzo 2013 a 19:11 #

    il piumino dopo un turno di notte lo ricordo bene, aveva un altro gusto. tutto diverso, tutto a rovescio, proprio come il tuo blog. io odiavo, lavorare la notte, fare le cose al contrario, era una centrifuga, e poi ho smesso.

    • massimolegnani 1 aprile 2013 a 09:32 #

      Sorrido. A me e’ proprio quel tempo al contrario che mi piace, controcorrente, come percorrere l’autostrada nei giorni di “esodo” ma nella direzione opposta rispetto agli altri 🙂
      Ciao
      ml

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