il passinbruno

27 Feb
photo by margherita calati

photo by margherita calati

                                        

 

Dimmi, conosci il passinbruno? Mai sentito nominare? Lo temevo. Nemmeno io, a essere sincero. Ma non è un difetto nostro non conoscerlo, è una mancanza grave del reale. Sono convinto che noi, seppellita da qualche parte nella mente, conserviamo questa parola, pronti a riesumarla quando la realtà si adeguerà alla fantasia.

Non ti vergognare a parlare da solo e ascoltati piuttosto mentre scandisci a mezza voce   p a s s i n b r u n o. Rimbomba così bene nel finale, dopo aver forse sibilato un po’ troppo nell’inizio, riempie la bocca di un suono così italiano e quieto che non posso credere che sia solo un’accozzaglia di lettere a casaccio, una parola inesistente.

Pensaci, il Passinbruno…

 

Appena spiove Rodolfo fischia al cane e si avvia alle pendici del Passinbruno, verso l’estremo limite del mondo che lui stesso si è scelto, castagni e faggi a perdita d’occhio. Sono passi faticosi i suoi, sebbene salga la costa di traverso in un andare tondo e lento attorno al monte che non lo porterà mai alla cima. E ogni giorno si arresta un poco prima, centellinando il minor fiato che gli resta. Sembra una resa quella rinuncia a proseguire, la sosta anticipata rispetto al giorno prima. Eppure Rodolfo seduto a un tronco cavo si sorride accarezzando il cane. Sente la sua conquista quotidiana dello spazio, qui ogni luogo è buono per fermarsi, il Passinbruno è un buon compagno. Il mesotelioma non perdona, gli aveva detto il medico funereo, fanculo sono io che non perdono, aveva risposto lui senza sapere bene che cosa intendesse dire, ma deciso. Nel giro di pochi giorni si era riorganizzato la vita. Una fuga inutile avevano commentato gli amici, un ritorno necessario si era detto lui, mettendo piede, per la prima volta in vita sua, nella casa del nonno, in quel tratto sperso di Appennini che non è più Toscana e non ancora Emilia. E il Passinbruno lì che sembrava lo aspettasse da una vita.

 

Pensaci, il passinbruno…

–          Ma cos’è questo rito che dobbiamo rispettare?

–          Vieni, usciamo, ti piacerà

–          Aspetta, fammi dare almeno una sistemata.

–          Non serve, Giulia. Stai bene così.

–          Come hai detto che si chiama ‘sta cosa?

–          Il passinbruno. E più che un rito è una tradizione di questo tratto di Maremma.

–          Ah, mi porti a vedere i butteri, la marchiatura del bestiame…

–          No, niente del genere. Sarà più affascinante.

Fecero un breve tratto in macchina, poi presero un viottolo a piedi. Una stretta lingua di terra, da una parte un ampio stagno, dall’altra un folto canneto che nascondeva il mare di cui si sentiva la risacca. Matteo e Giulia procedevano affiancati, silenziosi, o meglio lei parlava, chiedeva e lui lasciava cadere le parole, pur sorridendole e tenendole la mano. Sembrava, il suo, un invito a che anche lei tacesse.

–          È un’ora che camminiamo, quando arriviamo, Matteo?

–          Non dobbiamo arrivare, già siamo.

–          Ma scusa, qui non c’è nessuno. E quella festa che dicevi?

–          Quale festa?

–          Sì, il passiruno o come si chiama.

–          Passimbruno. Non è una festa, è un modo di passeggiare.

–          Non ti capisco.

–          Un po’ come la passeggiata dell’amore alle Cinqueterre. Solo che qui è fondamentale l’ora del crepuscolo. Si cammina, si pensa, si ascoltano le canne mosse dal vento e il mare che risponde. È una riconciliazione.

–          Bè, io non mi devo riconciliare con nessuno. Sono partita da Roma convinta che avremmo assistito a una sagra popolare, fiaccole, cavalli e gente in costume.

–          Sei delusa? Non è più bello così? Guarda, quelle luci lontane sono l’Argentario.

–          Scordati che io arrivi fino a lì. Dai, Matteo, torniamo indietro. Andiamocene a casa tua, mangiamo qualcosa, il caminetto acceso, un film e poi, magari… Eh, amore?

Matteo le fece un sorriso un po’ mesto, ma non insistette. Tornarono indietro ancora per mano, ma il passinbruno li aveva ormai divisi.

 

Pensaci, il passinbruno…

Il passinbruno è questo e molto altro, è quell’uccello variopinto che assomiglia alla ghiandaia, è il vino raro che conservi giù in cantina, la bottiglia religiosa che sarà felice aceto quando ti deciderai, è quell’aggeggio strano che tua nonna girava come un vortice al caldo della stufa, è il vento aspro che t’investe a marzo portandoti l’odore della neve, è l’uomo torvo che ti spaventava da bambino e che poi hai scoperto essere il più buono, è il colle ostico che mai ci sei riuscito e ancora sogni, è il tuo vicino di un tempo contadino che chissà chi gliel’ha dato il soprannome, è il promontorio che spartisce il mare, è il fiore tenace di montagna che hai rubato con la zolla, e’ quel cappello a tesa larga che le copriva meta’ del viso lasciandoti sognare, il passinbruno è un labile ricordo, un’immaginazione che resiste.

Pensaci.

 

 

 

Annunci

24 Risposte to “il passinbruno”

  1. tramedipensieri 27 febbraio 2013 a 10:04 #

    Passinbruno.
    E lì c’era tutto quel ci sarebbe dovuto essere.
    Compreso il passo all’imbrunire.

    • massimolegnani 27 febbraio 2013 a 11:28 #

      ognuno dovrebbe conservare dentro di sè un passinbruno, che sia futuro o ieri od ora.
      grazie trame,
      ml

  2. alegbr 27 febbraio 2013 a 12:36 #

    magari il Passinbruno è anche “far l’amore nelle vigne”, come cantava Battisti in Anima Latina, piuttosto che un grigio missionario dopocena. Lei non brilla di simpatia, 🙂
    il tuo pezzo brilla come al solito, invece.

    • massimolegnani 27 febbraio 2013 a 14:29 #

      Lei e’ moolto antipatica, ma personaggio necessario per vedere la tiepidezza. 🙂
      Ciao

  3. penna bianca 27 febbraio 2013 a 22:46 #

    Oh, sì! Io ci penso! Da quando l’ho ritrovato me lo tengo stretto. Perché purtroppo può accadere di perderlo e sono dolori. Io lo chiamo in un altro modo ma la pasta mi sa che è la stessa. Che bella cosa hai scritto. ciao 🙂

  4. gelsobianco 28 febbraio 2013 a 01:52 #

    Il passinbruno è il passinbruno.
    Da conservare strettamente in noi.

    Che meraviglia hai scritto!
    Quanto mi hai fatto sentire!

    Grazie.
    Un sorriso
    gb

  5. gelsobianco 28 febbraio 2013 a 01:59 #

    Rodolfo ha trovato il suo passinbruno.

    Il passinbruno ha diviso Matteo e Giulia.

    Quanto è importante il passinbruno!
    Deve resistere in noi.
    Talvolta deve essere condiviso anche.

    gb

    • massimolegnani 28 febbraio 2013 a 11:29 #

      Il passinbruno divide o condivide 🙂
      Ciao
      ml

      • gelsobianco 1 marzo 2013 a 03:38 #

        😉
        gb

  6. gelsobianco 28 febbraio 2013 a 03:23 #

    Giusta e bella la fotografia di Margherita Calati.
    Sono andata a vedere il suo lavoro.
    Complimenti.
    gb

    • massimolegnani 28 febbraio 2013 a 12:08 #

      lo riferirò all’interessata, ne sarà contenta, grazie

      • gelsobianco 1 marzo 2013 a 03:37 #

        Ho visto fotografie veramente notevoli.
        🙂
        gb

  7. bakanek0 28 febbraio 2013 a 11:30 #

    Mi ritrovo nella riconciliazione pagana eppur intima, attraverso il momento del passaggio dal giorno alla notte, mentre voci di vento sussurrano verità tra le canne maremmane, e il mare unisce onde di note alla sinfonia perfetta dell’Universo.

    • massimolegnani 28 febbraio 2013 a 12:07 #

      ho immaginato una condizione di equilibrio tra elementi esterni, l’imbrunire, il silenzio, il canneto, ed elementi interni, stato d’animo, pensieri, sentire, in una osmosi perfetta che porta a un bisogno di riconciliazione, con se stessi? con gli altri? con la natura? non è importante, c’è sempre qualcosa/qualcuno con cui rimettere le cose a posto, l’importante è percepire la condizione, diversamente dalla protagonista.
      ciao e grazie
      ml

      • gelsobianco 1 marzo 2013 a 03:35 #

        “l’importante è percepire la condizione, diversamente dalla protagonista.”
        Esattamente!
        Da un suo voler condividere con lei un suo momento importante, lui ha realizzato, invece, una frattura con chi voleva partecipe e che, invece,non ha compreso nulla.
        Lei gli si rivolge ancora con “Eh, amore?”
        L’amore è volato via!
        Sentimento così fragile a rompersi l’amore come quello stato di silenzio che lui desiderava, quel suo immergersi nella natura, nel suo flusso.

        Il passinbruno è così importante!
        “Passinbruno” parla e fa sentire a me il crepuscolo…
        Anche Rodolfo lo ha accolto ad un crepuscolo diverso, ma, pur sempre, crepuscolo.

        Un sorriso, ml.
        gb

  8. tempodiverso 2 marzo 2013 a 11:05 #

    talvolta te lo trovi all’improvviso il passimbruno, e diventa un momento da ricordare, un insieme di colore, di luce, di sospiro ampio, di rallentati battiti, è come se si creasse immobilità e silenzio tutto intorno e la mente lo mette a fuoco, nitido, sullo sfondo sfocato.

  9. massimolegnani 2 marzo 2013 a 11:33 #

    è così, il passinbruno non è programmabile al computer o costruibile in officina o progettabile sulla carta millimetrata.
    Esso accade quando noi “accadiamo”

  10. malosmannaja 3 marzo 2013 a 12:07 #

    anche qui, come nell’altro (nell’oltre) racconto, mi piace l’idea della transizione dal piano visivo (sempre dominante) agli altri sensi. ché, come dice la parola, gli altri sensi possiedono altri significati, tutti da riscoprire.
    : )
    e allora in questo crepuscolo dove la penombra sfuma la realtà, riemergono ombre, umori e sapori “a perdita d’occhio”. il trionfo del labile sul nitido-minante.
    : )
    un po’ lezioso l’elenco poetico in chiusa, ma ficcante e riuiscito il richiamo: “pensaci”.
    come nelle tecniche di programmazione neurolinguistica: “un ospedale senza fumo, se ci pensi, si può”…

    • massimolegnani 3 marzo 2013 a 12:17 #

      sì, è un po’ lezioso l’elenco finale, ma ci ho buttato dentro alla rinfusa tutte le immagini che mi passavano per la testa, come a dire “a me dice tutto questo e a te?”
      “un ospedale senza fumo si può”…orpo mi hai beccato a fumare alla finestra?
      ml

  11. iole 26 marzo 2013 a 14:16 #

    …la dimensione che ci ricongiunge a ogni, nelle quali si ritrova tutto il bene possibile.

    la poesia – che sai muovere così bene dentro ai tuoi racconti – sa dare il passo per condurci.

  12. massimolegnani 26 marzo 2013 a 17:11 #

    mi fa piacere che sei andata a leggere proprio il passinbruno.
    e sì è una dimensione differente, che ci ricongiunge.
    benvenuta
    ml

  13. giuliagunda 15 ottobre 2014 a 16:04 #

    Questo testo è una carezza.
    Hai descritto così bene un mistero che non si lascia definire, quella “‘immaginazione che resiste”, una dimensione di nebbiosa meraviglia, un limbo di curiosità infantile, che si mantiene su un equilibrio estremamente delicato e instabile.
    È coraggioso scegliere di restare sospesi su quel filo a godere di quel piacere indefinito anziché scendere in sicurezza e sentire che effetto fa la terra sotto i piedi.
    Mi ricordi Leopardi qui (e io lo adoro), quel lacerante bisogno di vaghezza, il suo infinito così bello proprio perché solamente immaginato, limitato dalla cornice di una finestra o dalla linea dell’orizzonte.

    Che meraviglia, il Passinbruno. (che dici, ci va la maiuscola?). 🙂

    Un abbraccio,

    G.

    • massimolegnani 15 ottobre 2014 a 18:34 #

      Hai descritto con esattezza quella dimensione magica tra realta’ e invenzione in cui mi trovo a volte quando scrivo. Sai, credo che ognuno, tu per prima, dovrebbe inventarsi una parola-rifugio.

      Grazie G. per come hai letto
      (minuscolo, tranne quando e’ monte)
      🙂
      ml

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: