TerraMadre

11 Mar

 

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Quando fu il suo turno, afferrò anche lui una manciata di terra. Umida e fredda, la tenne stretta nel pugno come a scaldarla, e all’ultimo istante, anziché spargerla nella fossa, la fece scivolare in una tasca del cappotto. Sulla bara invece lasciò cadere petali di rosa che presto scomparvero alla vista.

Tornato a casa aspettò paziente che parenti e amici lo lasciassero solo, quindi andò a recuperare il cappotto e rovesciò con estrema cura il contenuto della tasca su un vassoio. Cercò di dare a quei granelli la forma di una minuscola montagnola che poi coprì con una campana di vetro, sistemandola su un ripiano all’altezza dello sguardo.

Era una cosa senza senso, se ne rendeva conto, eppure non passava giorno che non si soffermasse a contemplare quel grumo di terra scura. La fissava con intensità come fosse una reliquia, nell’inutile speranza di trarre da quella vista un sollievo alla propria desolazione.

Un mattino prima di colazione si avvicinò alla campana trasparente e con stupore notò un piccolo lombrico che faceva capolino dal mucchietto scuro. Lo guardò a lungo, ne studiò i movimenti flessuosi e il colore rosato. In un lampo gli tornarono in mente le sue dita che si muovevano armoniose nell’impasto, rivide il colore delle braccia di un pallore appena tinto di rosa, ricordò anche l’aria quieta che il suo fare spandeva per la cucina, lui seduto allo sgabello a guardare, lei sempre indaffarata eppure sorridente.

Senza staccare gli occhi da quella terra magica e da quel minimo segno di vita di solito così repellente, con un sorriso incantato mormorò “buongiorno, mamma”.

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34 Risposte to “TerraMadre”

  1. tramedipensieri 11 marzo 2013 a 11:01 #

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    immenso, struggente.
    E’ tutto “racchiuso” in quel minuscolo pugnetto di terra.

    • massimolegnani 11 marzo 2013 a 11:14 #

      sì, marta, è tutto racchiuso lì,
      e bisogna crederci, accanto e insieme al protagonista.
      grazie
      ml

      • tramedipensieri 11 marzo 2013 a 11:17 #

        E’ ciò che da sempre penso.
        Per me la natura è da adorare. in modo più che religioso.
        E con questo racconto hai reso l’idea dell’origine dell’uomo.
        Grazie a te.

        .marta

  2. Claudiappì 11 marzo 2013 a 12:03 #

    Molto bello. Credo che ci rivedremo da queste parti 🙂

    • massimolegnani 11 marzo 2013 a 12:16 #

      ti confesso una piccola-grande ambizione: che chi legge questo brano e osserva il lombrico ci vedesse davvero, se non la propria madre, un elemento vitale.

      ciao
      ml

  3. noruleswords 11 marzo 2013 a 13:30 #

    Molto, molto bello

  4. gelsobianco 11 marzo 2013 a 15:44 #

    quel lombrico che esce dalla “terra magica”, adorata “religiosamente”, è il simbolo della vita.

    improvviso quindi il ricordo vivo di chi è in noi, nei suoi gesti abituali, nell’odore, nel colore della sua carne, nella sua aura, solo sua.

    anche io, con un sorriso indefinibile, sussurro “buon giorno, mamma” e la rivedo nelle sue particolarità amate.

    questo racconto grande, potente, mi ha fatto credere insieme al protagonista.

    la tua “piccola-grande ambizione” è stata esaudita, ml.

    un grazie molto sentito.
    gb

    • massimolegnani 11 marzo 2013 a 21:51 #

      Credo che di fronte a una perdita importante sia istintivo cercare tracce della persona amata, poterla sentire presente, in un labile confine tra realta’ e suggestione.
      Grazie,
      ml

      • gelsobianco 12 marzo 2013 a 01:37 #

        presente la persona tanto amata in un effimero e vulnerabile confine tra realtà ed illusione.
        sì.
        infatti il mio sorriso è indefinibile nel sussurrare quel particolare saluto alla mia mamma, nel coglierla e nell’accoglierla.

        un grazie profondo a te, ml.
        gb

  5. gelsobianco 11 marzo 2013 a 15:48 #

    titolo perfetto.
    gb

  6. bakanek0 11 marzo 2013 a 16:29 #

    Ciao, Massimo. Parli di una persona e, in questo momento particolare della mia vita, l’argomento mi tocca, perciò apprezzo non soltanto la delicatezza poetica del tuo scrivere.
    Capisco appieno, dolorosamente.

    • massimolegnani 11 marzo 2013 a 21:55 #

      Questa condivisione cosi’ sofferta mi addolora.
      Un sorriso dolce
      ml

      • bakanek0 12 marzo 2013 a 10:46 #

        Un sorriso dolce anche a te.

  7. penna bianca 11 marzo 2013 a 23:21 #

    Che bella cosa hai scritto. Bella davvero. Ho perso mamma da poco più di un anno ma la terra sotto i piedi, a giorni, mi trema ancora. in quel lombrico c’è tutto. Tutto quello che ci può aiutare ad andare avanti. Grazie per queste parole così sentite.

    • massimolegnani 12 marzo 2013 a 10:41 #

      a me non piacciono i confini tra quello che si può pensare, fare, immaginare, e ciò che per tanti motivi da molti è ritenuto illecito, eccessivo o assurdo. E allora anche un lombrico può diventare simbolo e affetto. Bella davvero è la tua condivisione
      ml

  8. Jihan 11 marzo 2013 a 23:32 #

    eccoci qua, mi tocca. E’ passato più di un anno da quando la prima versione di questo brano mi rese insofferente e ingiusta. Il tempo fa il suo lavoro.
    Un lombrico, il generoso. O un Ragno, il mio preferito 🙂
    (grazie)

    • massimolegnani 12 marzo 2013 a 10:45 #

      forse era nato proprio da lì il brano e la tua “insofferenza” era plausibile.
      il tempo aiuta a sedimentare le emozioni e allora anche il lombrico diventa generoso.
      e sì poteva anche essere un ragno 🙂
      ml

  9. tempodiverso 12 marzo 2013 a 01:03 #

    percepire la vitalità in quello che ci circonda è forse un modo per esorcizzare la morte e questa sorta di metempsicosi è l’illusione di poterle dare un senso.
    ps
    mi è capitato di rileggere qualcosa da Piante e rimpianti. lettura che appaga

  10. massimolegnani 12 marzo 2013 a 10:52 #

    risorgere sassi, amare un lombrico, conservare una forma cara impressa sul divano, gesti illusori, sì, folli, eppure così umani. Mi piace dar voce all’anelito di vita, esorcismo della morte.
    ml
    PS eh, grazia, piante e rimpianti…chissà magari riprendo in mano le betulle o la liquidambra e perchè non la tulipifera?

    • Jihan 12 marzo 2013 a 12:32 #

      la tulipifera, prima-di-altri
      e il cuore femminile delle piante.

      • massimolegnani 12 marzo 2013 a 12:35 #

        🙂
        mi sembra di essere un disk-jokey

  11. Lia 12 marzo 2013 a 20:30 #

    sorrido…e penso al mio fazzoletto di terra bagnata! Spero anche io di scovare un piccolo lombrico.

    • massimolegnani 12 marzo 2013 a 22:57 #

      Buona fortuna nella ricerca del lombrico
      e benvenuta, lia
      ml

      • Lia 12 marzo 2013 a 23:57 #

        grazie!

  12. fango 17 maggio 2013 a 14:50 #

    io al funerale di mia nonna ho rubato un melograno dall’albero fuori dalla camera mortuaria. volevo lanciarlo sulla bara, ma poi all’ultimo ho lasciato perdere. così l’ho portato a casa e lui si è seccato. così ce l’ho nella libreria da quattro anni, lo guardo e penso a mia nonna, che si sarebbe fatta quattro risate se avesse saputo che io e mi fratello avremmo fregato un melograno al suo funerale.

    • massimolegnani 18 maggio 2013 a 02:59 #

      ti ringrazio di essere venuta qui.
      ecco il punto di contatto della lettura, il melograno! e tua nonna forse riderà ma certo sarà felice della cosa.
      un sorriso,
      ml

  13. aliota 25 febbraio 2014 a 23:27 #

    meraviglia e commozione, grazie.
    A

  14. gelsobianco 25 febbraio 2014 a 23:57 #

    ho ri_letto le tue parole ed ho ri-sentito emozione molto profonda e viva.

    questo tuo scritto è grande davvero, ml!

    grazie ancora.
    gb

  15. giuliagunda 26 settembre 2014 a 12:53 #

    I piccoli gesti che ai più restano incomprensibili sono pieni di poesia, come in questo caso.
    E chi è poeta si meraviglia ad ogni apparentemente piccola cosa, come te.

    Un abbraccio,

    G.

    • massimolegnani 26 settembre 2014 a 17:39 #

      sei davvero gentile Giulia,
      (come sempre, del resto)

      ciao e grazie
      ml

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