U. G. I.*, l’occasione

13 Mar

Pino gonfia i palloncini e ride.

A guardarlo sembra un citrullo che ride alle domande sciocche dei bambini. In effetti lui ride all’allegria che non sapeva di possedere e che ora sparge intorno come chicchi di semenza. E ride anche a quell’uovo di Colombo che è la vita.

Pino non è mai stato un uomo buono, ha viaggiato con un dolore dentro incancrenito e un rimorso continuamente rinnovato che gli serrava le labbra impedendogli il sorriso. “Ti porterò a pescare quando sarai più grande, ci divertiremo.”, diceva al suo bambino, scrollandolo di dosso, mentre usciva la domenica mattina con la canna e il pentolino dei cagnotti. Ma più grande il suo Michele non è diventato mai, non ne ha avuto il tempo.

E non è più andato a pesca, lui, troppa la colpa di non aver giocato.

Per vent’anni è andato avanti a rabbia e odio per ogni cosa che si muovesse sulla terra. Anche il sangue che donava non era una vera offerta al prossimo, ma una restituzione puntigliosa al padreterno per non sentirne più parlare, un tentativo di pareggiare il conto aperto, che tanto ne aveva consumato il figlio in poche notti prima di morire, più delle bottiglie che una combriccola di ubriachi si scola in una settimana di bagordi.

Un giorno Pino è entrato per errore in Pediatria, cercava la Cardiologia che è al piano sottostante. Capito l’errore, l’ho visto annaspare verso l’uscita. Ma prima che arrivasse alla maniglia, un bimbo gli si è aggrappato ai pantaloni: ”Tu sei BabboNatale, vero?”. L’istinto era quello di scrollarselo di dosso e di scappare, ma non è stato in grado di trasmettere l’ordine alle gambe, inchiodate al pavimento. Quello gli ha tirato di nuovo i pantaloni, che lo guardasse negli occhi: “BabboNatale mi fai guarire?”

Pino avrebbe voluto piangere, urlare, disintegrarsi che non restasse traccia del suo passaggio sulla terra, ma è rimasto lì impietrito per una vita intera. Poi si è messo a ridere a bocca spalancata, mentre le ginocchia si piegavano da sole. Da un tavolino ha raccattato un palloncino floscio e ci ha dato dentro a pieni polmoni. “A guarire ci penseremo dopo, ora divertiamoci a giocare.”

Pino gonfia i palloncini e ride.

A guardarlo sembra un citrullo.

* l’UGI è un’associazione di volontari che assistono bambini gravemente malati

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16 Risposte to “U. G. I.*, l’occasione”

  1. massimolegnani 13 marzo 2013 a 12:56 #

    lo so, sto diventando logorroico, ma la storia di Pino volevo raccontarvela. Pino esiste, è un volontario che incontro che quasi tutti i giorni in reparto. Gli ho cucito addosso una storia inventata, glil’ho fatta leggere, lui arrivato al citrullo finale si è messo a ridere, la sua risata piena, vitale, ha ripiegato il foglio e se l’è messo in tasca, senza dirmi se in qualche modo ci avevo pigliato, in fondo la verità non era importante nè per lui nè per me, l’importante era che qualche vicenda di vita l’avesse portato a noi.
    ml

  2. penna bianca 13 marzo 2013 a 21:53 #

    La malattia, il dolore, sofferenza, a volte la morte, quando sono legati ad un bambino sembrano inaccettabili e incomprensibili. Chi come tu, come Pietro, per lavoro o per volontariato state loro accanto avete tutta la mia ammirazione e la mia stima. Io non reggerei.

  3. massimolegnani 14 marzo 2013 a 11:28 #

    oh, io credo che reggeresti benissimo, se non sbaglio lavori anche tu con l’infanzia, quindi ti verrebbe spontaneo dare un aiuto ai tuoi bambini anche nella malattia.
    sai, siamo migliori di quel crediamo
    ml

  4. infranotturna 14 marzo 2013 a 13:25 #

    ad esempio questo post: come si fa a commentarlo? quando l’emozione prevale cosa resta da dire?
    qui comincerebbe la poesia…
    baci

  5. massimolegnani 14 marzo 2013 a 13:56 #

    Ma a me basta anche questa trasmissione emotiva.
    🙂
    ml

  6. tempodiverso 14 marzo 2013 a 18:08 #

    da ammirare tutti quelli che riescono ad essere PIno, perché non è facile inventarsi l’allegria dove il dolore è grande, quando è già difficile mostrarsi apparentemente sereni.

    • massimolegnani 14 marzo 2013 a 19:50 #

      sì, forse non è facile, ma l’occasione può modificare gli atteggiamenti e le paure.
      ciao
      ml

  7. gelsobianco 14 marzo 2013 a 20:26 #

    quando una voce, improvvisa, entra in te e lacera tutto quello che ti sei costruito. lotti, ma non puoi resistere. qualcosa è più forte in te. allora ti fermi. allontani le tue paure. ti riscopri. spargi la tua allegria che non sapevi di avere… ridendo. la tua vita ha un nuovo significato e scopo.
    pino, ora, gonfia i palloncini per i mambini malati e con loro riesce a giocare.
    hai saputo trasmettere questa grande emozione con la massima semplicità, ml.
    grazie.
    gb

    • massimolegnani 14 marzo 2013 a 20:52 #

      Contento che ti siabgiunta l’emozione
      Ciao
      ml

      • gelsobianco 14 marzo 2013 a 20:55 #

        un sorriso
        gb

  8. Jihan 14 marzo 2013 a 22:53 #

    sì, è plausibile, ma la domanda sorge spontanea: perché chi si dedica agli altri, bambini o adulti o animali o cause perse che siano è spesso e volentieri considerato un sopravvissuto, qualcuno che ha un dolore da smaltire e/o un errore da scontare? c’immaginiamo sempre un senso di colpa, una rimozione, un complesso… tanto che non si sa chi fa più pena. non è il tuo caso, ma non è intrisa di morale cattolica questa nostra abitudine? il testo è – come al solito – molto efficace, ma mi ha generato ste riflessioni qui… come se la nostra normalità psichica fosse l’individualismo e non la solidarietà.

  9. massimolegnani 15 marzo 2013 a 19:07 #

    Non credo che sia tanto il senso di colpa di matrice cattolica quanto la necessita di un quid, qualunque esso sia, che faccia virare l’innato nostro egoismo verso un’apertura agli altri.
    Sempre stimolanti i tuoi interventi 🙂

    ml

  10. Claudiappì 17 marzo 2013 a 01:10 #

    Bellissimo.
    L’anno scorso volevo mettermi a leggere le storie ai bambini in ospedale con un’associazione che lo fa, ma poi mi ha abbandonato il coraggio.

    • massimolegnani 17 marzo 2013 a 11:21 #

      ho sempre creduto, contrariamente a quanto sostiene il vangelo, che le buone intenzioni hanno valore, sono salvifiche hanche quando non vanno a buon fine.
      e poi se l’intenzione era autentica vedrai che prima o poi la realizzerai.
      un sorriso
      ml

  11. edp 1 aprile 2013 a 16:59 #

    ecco e poi tu dici a me delle cose dello stile e queste robe qui. insomma c’è chi scrive e chi perde tempo, tu sei dei primi -indovina io dove sto?- che si vede qui c’è dentro qualcosa, un lavoro, una ricerca e un pensiero. bellissimo questo pezzo mai scontato. (anche questo, bastava un attimo ed era il solito pezzo ad alta emotività sulla sofferenza dei bambini e invece no).

    • massimolegnani 2 aprile 2013 a 11:48 #

      tu? tu stai dalla stessa parte mia, tra quelli che un po’ di cura alle proprie parole-pianticelle ce la mettono. e lo sai 🙂
      ml

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