il cuore femminile delle piante

16 Mar

 

 

Nei giorni obliqui in cui la mente facilmente scivola senza mai cadere, nelle mattine incerte tra nebbia e sole, la luna a spicchio che resiste alta in una congiunzione astrale che mi aiuta, intabarrato nel piumino sto sfaccendato alla terrazza, i gomiti appoggiati alla ringhiera, gli occhi evanescenti, il fumo tra le labbra. Fisso il giardino e la collina intorno, guardo con riguardo acuto le mie piante, le abbraccio tutte. Sento la linfa pulsare nelle vene, sfioro il loro cuore.

Esili fanciulle le betulle, corteccia e guance pallide, desiderose d’avventura, a Pietroburgo presto sarà rivoluzione, il brivido del sangue sulla neve chissà cosa accadrà e intanto si fanno docili e tenaci al vento nuovo marzolino.

Rozze ragazzotte di campagna, le acacie su in collina han grosse spine e pelle ruvida, ma s’infiorano di bianco a primavera e san bruciare da scaldarti il cuore quando la fiamma le divampa.

Guardo la camelia e, accanto, la magnolia, vedo le due guance dello stesso viso, rossa la passione, candido fiore il suo pudore. E quel tremore delle foglie all’unisono è un ondeggiare irrisolto tra due estremi, sottrarsi agli occhi, darsi allo sguardo nudo dell’inverno.

Certe signore antiche, solide querce, belle ora più di sempre, frusciano di fronde e di vestiti, le gonne a balze demodè, le ghiande a inghirlandarle, perle per i porci che non sanno andare oltre l’età.

Querce, magnolie, betulle, acacie. E in mezzo tu, tu la tuia impertinente, tutta sorrisi nudi, tu la liquidambra, bellezza breve quando la neve ti cinge i fianchi, tu la tulipifera di allora, i tulipani bianchi tra i capelli, e quell’aria quasi felice quando ancora non sapevi lo stupro che ti può fare il fulmine.

 

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30 Risposte to “il cuore femminile delle piante”

  1. stileminimo 16 marzo 2013 a 11:15 #

    E’ una passione, la tua. 🙂

    • massimolegnani 16 marzo 2013 a 11:54 #

      sì, indubbiamente, una sorta di religiosità pagana, da cui mi sembra che nemmeno tu sia immune 🙂
      grazie
      ml (una volta sola)

      • stileminimo 16 marzo 2013 a 12:25 #

        La mia non è una religione pagana, perchè le religioni hanno delle regole inventate dall’uomo. MI limito a “sentire” il Mondo, prestandogli l’attenzione che richiede e standolo ad ascoltare, senza imporgli dogmi, senza volergli attribuire significati che non ha. L’uomo per capire ha bisogno di schemi, di nomi, di parole; in realtà il Mondo si muove benissimo anche senza il nostro pensare, però noi ci siamo e poco o tanto influiamo sul Mondo con la nostra presenza. Peccato che lo facciamo spesso nei modi peggiori. Avere una passione per la bellezza potrebbe fare in modo che il nostro modo di influire sul Mondo risulti meno dannoso, perchè l’uomo tende a non infierire su ciò che riconosce come oggetto del suo amore. Per innamorarsi del Mondo però, l’uomo deve reimparare ad ascoltarlo, a vederlo, perchè non ci si può innamorare di qualcosa che non si sa vedere. Tu, mi pare, lo sai vedere. E’ una passione salvifica, la tua.

      • massimolegnani 16 marzo 2013 a 13:13 #

        Ti ringrazio. Al di la’ dei differenti termini usati (religiosita’ pagana, sentire il mondo) mi pare che il nostro dire al riguardo sia molto simile. In ogni caso condivido le tue affermazioni. Ciao, ml

        > Date: Sat, 16 Mar 2013 10:25:05 +0000 > To: agilulfo_@hotmail.it >

  2. tramedipensieri 16 marzo 2013 a 11:38 #

    Tremo.
    Il finale è…un fulmine a ciel sereno. appunto.

    buona giornata
    .marta

    • massimolegnani 16 marzo 2013 a 11:56 #

      che bello quel “tremo” in esordio al tuo commento.
      la tulipifera in effetti ha avuto una storia triste che forse ti racconterò

      ciao
      ml

  3. bakanek0 16 marzo 2013 a 11:46 #

    Quando descrivi la natura che ami, la tua parola si fa ancora più sfaccettata eppur volatile. Non passeggera, ma come materia evanescente: pulviscolo nel sole, lento, continuo, indissolvibile, da sorprendere con occhi attenti.

    • massimolegnani 16 marzo 2013 a 11:58 #

      poco sopra parlavo di religiosità pagana, credo che dipenda dalla fortuna di vivere in campagna.
      grazie bak
      ml

  4. Nerina 16 marzo 2013 a 12:14 #

    ritratti di signor(e) perfetti, come sempre tratteggiati al maschile, in senso pieno. E la chiusa è l’origine di una cultura della donna al tempo offerta… bel testo come sempre, caro Medico

  5. germogliare 16 marzo 2013 a 19:26 #

    non ho letto tutto di te ma posso dire che fino ad ora qui che ti preferisco? mi ritrovo, è forse per questo. e sorrido per le immagini che regali (c’è un vento di sensualità che avvolge questo paesaggio). un saluto
    a

    • massimolegnani 17 marzo 2013 a 11:00 #

      quando c’è una coincidenza di visione di partenza allora tutto diventa più facile, anche l’apprezzamento.
      ti ringrazio
      ml

  6. penna bianca 16 marzo 2013 a 21:59 #

    Non faccio troppo caso ai dettagli, semmai all’armonia dell’insieme, ma quando leggo cose come: “guardo con riguardo acuto le mie piante” so già che ne rimarrò colpita. Bel post dove il sentimento varca i confini del conosciuto e dell’ordinario. Dove c’è poesia.
    (Io mi sono sempre sentita una betulla. A volte però anche un ciliegio)

    • massimolegnani 17 marzo 2013 a 11:04 #

      una betulla! oh, mi vien voglia di andare a cercare la mia lettera alle betulle e fartela leggere 🙂
      sai, un tempo scrivevo in poesia, poi ho smesso perchè non ero mai soddisfatto del risultato. ma forse qualcosa mi è rimasto.
      grazie delle belle parole

      ml

  7. Jihan 16 marzo 2013 a 22:36 #

    O Tulipano! Mio Tulipano!
    Non poteva essere il fragile narciso, né il giacinto supponente, né l’anemone, o il ciclamino timido, l’elanto, il geranio, perfino il giglio non poteva, né l’ibisco sfacciato, né l’iris o il tenace gelsomino, nessuno tranne il tulipano.
    (grazie) 🙂

    • massimolegnani 17 marzo 2013 a 11:07 #

      d-j tulip quando promette mantiene. e come vedi non mi sono limitato a metterti su un vecchio vinile ma ne ho fatto una cover (si dice così?) nuova nuova.
      ciao v.
      ml

      • Jihan 17 marzo 2013 a 11:50 #

        vuoi che non me ne sia accorta, Carlo? e in prosa è davvero splendente

  8. Lia 17 marzo 2013 a 01:23 #

    Ho trovato questo post sensuale. Sono strana e dovrei farmi curare! 😉

    • Jihan 17 marzo 2013 a 09:17 #

      altro che sensuale, è erotismo puro che schianta.

      • Lia 17 marzo 2013 a 09:30 #

        mi sento meglio 😉

    • massimolegnani 17 marzo 2013 a 11:17 #

      se leggi sensualità nelle parole allora sei sana come un pesce! 🙂
      Mi hai fatto un bel complimento,
      grazie
      ml

  9. Narcoticum Chaconne 17 marzo 2013 a 18:32 #

    Sensibilità. Quanto mi piacerebbe che esistesse solo ciò come tu lo sai leggere.

    • massimolegnani 17 marzo 2013 a 18:40 #

      Ma esiste davvero, e non occorrono occhiali speciali per vederlo.

      Benvenuta
      A presto
      ml

  10. gelsobianco 20 marzo 2013 a 21:10 #

    Sono stata pervasa, con un brivido,un fremito, dalla forza sensuale ed,insieme, erotica che emana da questo tuo scritto, scritto che, in me, viene colto ed accolto immediato dalla mia pelle.
    Ho rilevato il tuo essere uomo vero che ammira la diversa femminilità
    (di ogni pianta) con la tua profonda sensualità che ha poesia in sè oltre eros, sensualità che tu emani da ogni tuo poro, sensualità inarrestabile.
    Tu percepisci le diverse sensazioni che la natura ti offre anche come “provocazioni” erotiche (sì, erotiche!)
    Descrivi diversi tipi di donne-piante con la tua scrittura sottilmente intensa.
    E sfilano queste donne con le loro caratteristiche davanti agli occhi del lettore penetrando dalla sua pelle in profondità.
    Tu cogli la natura per quello che è e per quello che tu riesci a vedere oltre… con il tuo specialissimo modo di essere e di scrivere che rende la percezione del reale come effetto tangibile, vero.
    Parlare di panismo e panteismo in te sarebbe possibile, secondo me, ma ogni definizione è riduttiva, sempre a mio parere.
    “vedo le due guance dello stesso viso, rossa la passione, candido fiore il suo pudore. E quel tremore delle foglie all’unisono è un ondeggiare irrisolto tra due estremi”
    Ecco che la Signora Camelia e la Signora Magnolia vengono colte, all’unisono, da te in tutto il loro splendore e le loro contraddizioni per giungere, poi, alla Signora Tulipifera che è la femminilità offerta e… carpita.
    …e come non parlare della giovane Signora Betulla… nella fredda Pietroburgo, ignara ancora che tutto il suo mondo sarebbe stato ribaltato dalla rivoluzione.

    Uno scritto decisamente bello, audace ed, insieme, molto puro.
    Molto tuo, ml, molto, molto, molto tuo.
    Hai saputo tendere al massimo la mia sensualità di lettrice.
    Grazie e… complimenti vivi.
    gb

    • massimolegnani 20 marzo 2013 a 21:39 #

      Ti confesso che per ignoranza botanica fatico a distinguere la magnolia dalla camelia, cosi’ e’ nata l’idea di considerarle espressioni contrapposte di uno stesso carattere.
      Grazie,
      ml

      • gelsobianco 20 marzo 2013 a 22:04 #

        Ce importanza ha l’ignoranza botanica qui?
        Ti sorrido
        gb

      • gelsobianco 20 marzo 2013 a 22:05 #

        Che… 🙂

  11. tempodiverso 20 marzo 2013 a 23:38 #

    bella questa overture, la considero una presentazione di quelle che descriverai
    le conosco tutte, ma verrò ad ammirare pianta dopo pianta a gustare la poesia che c’è in ognuna 🙂

    • massimolegnani 21 marzo 2013 a 18:16 #

      per ora è un abbraccio corale alle piante e a quanto il loro modo di stare mi suggerisce. Poi, ogni tanto metterò qualche singola pianta 🙂
      ml
      ml

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