che voglia di piangere ho

30 Mar

ciao, enzo

 

 

Ahahahahahah..ahahahah..ahahahah.

Dovrei esordire così, con una risata fragorosa, di quelle grasse che il pubblico pretende da uno come me. Ridere e far ridere. Ma non c’è spettacolo stasera, per fortuna sono solo. O forse è proprio questo che disturba, non mi esibisco oggi, né per la gente che ha voglia di applaudire, né per un amico con cui bere. Qualcuno o tanti con cui tirare tardi, cantando e dicendo fesserie, pur di tacere quel che bolle dentro. E mi ritrovo pieno di pensieri. È che più invecchio e più si fanno sotto i dubbi, arrivano strisciando al seguito degli ultimi entusiasmi. Vermi voraci i dubbi.

Ha mai capito il pubblico? Si è mai accorto che quando racconto la storia di un balordo e rido, io, poco sopra i denti sventagliati e appena dietro le lenti spesse, ho il luccichio inarrestabile degli occhi? E se non piango è perché ci sono loro che mi guardano, ridi jannacci, pezzi di merda rido, ma voi, voi cosa capite?

Ma in fondo è quel che chiedo, che nessuno vada a grattare sotto la crosta dello scemo, che nessuno soffi via la cenere allegra da questa brace triste. Così rido per nascondermi, perché mi costerebbe troppo ammettere una malinconia che mi attanaglia e mi vergogna.

Andavo per navigli a sera, facevo notte strimpellando le mie storie davanti a quattro sedie e qualche fiasco presto vuoto; le inventavo sul momento, un po’ per divertirmi, un po’per far passare il tempo senza crescere. Ma poi si cresce, anche se tieni il piede sopra il freno. Essere dottore! mi dava il capogiro più del vino, una paura il troppo impegno, un gran disagio la faccia sempre seria, meglio cantare a squarciagola parole un poco ubriache, strizzando l’occhio a qualche tipa mica bella che si commuove tra le gambe, una ogni tanto capita che te la dà, a essere jannacci. Essere dottore, studiare da cardiologo, aveva un certo fascino, però. Mi attirava il tenero tiranno di tenere un’altra vita in pugno, soffiarci dentro a riscaldare un cuore troppo debole e poi schiudere le dita, torna a volare passerotto e magari si trattava di un omone di centoventi chili.

Ancora un passo e chiudo, mi dicevo di continuo, senza sapere se intendessi l’ospedale o il palcoscenico. Poi andavo avanti un altro po’, dividendomi tra riflettori e flebo, canzoni e dopamina. Rinviavo le mie scelte e confondevo la passione col lavoro. Ma qual era diventata la passione, quale il lavoro?

Così per anni ho fatto l’asino a Milano, incerto tra la paglia e il fieno.

Intanto vado avanti, mi dicevo, e son rimasto fermo al palo o poco oltre, che io non ho sfondato col fonendo e tantomeno col microfono. “Sì, jannacci non è male, ma è tutto lì, vuoi mettere Deandrè, Guccini, Fossati o Degregori?” Quanto al cardiologo, basta guardare il sopracciglio inorridito del primario quando si degna di parlarmi.

E stasera ho pure il dubbio di aver sbagliato tutto, che nella vita riesce chi sa puntare su un unico bersaglio, centrandolo alla grande. Eppure son contento di non aver saputo scegliere, come dovessi ancora crescere. Così mi sembra di poter salire ancora qualche piolo della scala che sta sul letamaio; questo salire non mi ha portato in alto, ma mi ha tenuto fuori dalla merda.

E poi una cosa ancora l’ho da fare, che finalmente unisca il mio lavoro alla passione.

Domani, un giorno o l’altro, andrò con la chitarra in Terapia Intensiva, in mezzo al cerchio dei letti gravi. Taciterò i monitor e arresterò le flebo, per qualche istante almeno. E nel silenzio di quegli occhi moribondi mi metterò scarpe da tennis, imiterò l’armando, farò il buffone insomma, intonando le canzoni, le mie più stupide, quelle più allegre.

Fino a vedere timidi sorrisi levarsi da quei letti e dare un senso al mio ultimo cantare che voglia di piangere ho.

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24 Risposte to “che voglia di piangere ho”

  1. massimolegnani 30 marzo 2013 a 11:29 #

    ciao Enzo, grazie

  2. tramedipensieri 30 marzo 2013 a 14:54 #

    La forza di ridere per altri che hanno gli occhi asciutti.

    • massimolegnani 31 marzo 2013 a 10:58 #

      Si’, e’ un ridere il suo che sembra un abbraccio agli ultimi, che non hanno la possibilita’di ridere

  3. Jihan 30 marzo 2013 a 22:41 #

    che perdita….

    • massimolegnani 31 marzo 2013 a 11:02 #

      Perdita e anche guadagno, acquisizione, che con la sua morte un artista e’ come lo si portasse dentro, custodito da noi.

      • Jihan 31 marzo 2013 a 15:16 #

        opinioni. io preferivo portarmelo dentro da vivo

      • gelsobianco 31 marzo 2013 a 21:59 #

        un artista vero non ha una morte secondo me.
        lo so custodisce in sè sempre, indipendentemente dalle vicende dell’uomo.

      • gelsobianco 31 marzo 2013 a 22:28 #

        lo si…

      • Jihan 1 aprile 2013 a 00:33 #

        mi fa piacere scambiare con te gelsobianco (anche se siamo a casa di emmelle: non sporcheremo il divano bianco) :-).
        La separazione tra corpo e anima è concezione strumentale di una religione punitiva e vendicativa. Anima e corpo sono inscindibili, quando muore uno, muore anche l’altra. Proiettare l’Animus non salva nessuno. IMHO
        Tra l’altro io trovo che per quanto riguarda Jannacci l’uomo era molto ma molto più cospicuo del cantautore, in cui il primo si riversava senza soluzione di continuità. A me mancherà il suo Genio, che è fulmineo e irreversibile.
        Tutto questo a scapito del testo, che legnani ha scritto in tempi non sospetti, tra l’altro e che è da sempre, palesemente, un bellissimo racconto di sé stesso 🙂

  4. gelsobianco 31 marzo 2013 a 02:57 #

    la tua ultima recita, Enzo, dove farai il buffone, con “i scarp del tennis” e la tua chitarra, sarà speciale davvero. il tuo lavoro e la tua passione si fonderanno. riuscirai a vedere, in terapia intensiva, nel silenzio “di quegli occhi moribondi”, i sorrisi accennati dei letti gravi che daranno un senso vero al tuo ultimo canto “stonato” che voglia di piangere ho.
    il tuo “biascicare” era il disagio esistenziale, comunicava il soffrire, lo sfogarsi degli emarginati. la tua ironia era speciale.
    grazie Enzo,”el duttur”.
    …ed io sento che, in questo Jannacci che ride per nascondere la sua malinconia e la sua dolcezza, suona anche la voce di un altro uomo che, sull’onda dell’emozione, si è lasciato scivolare sui suoi dubbi, si è interrogato, si è svelato.
    gb

    • massimolegnani 31 marzo 2013 a 11:05 #

      (Questo jannacci…un poco mi somiglia, nei difetti almeno)

      • gelsobianco 1 aprile 2013 a 22:32 #

        un po’ tanto… ti somiglia. non solo nei difetti,poi.
        e ti sorrido, ml.
        gb

  5. gelsobianco 1 aprile 2013 a 05:28 #

    @Jihan 1 aprile 2013 a 00:33
    Scrivo qui perchè non so dove inserire questa mia replica.

    No. Non sporcheremo certo il divano bianco di questa casa di ml con il nostro scambio cortese di opinioni.
    Quello che io avevo voluto esprimere era semplicemente la mia convinzione che l’Arte sopravvive a tutto e resta in noi.
    Non ero assolutamente entrata nel merito di quello che tu esponi, che condivido e che non voglio approfondire maggiormente qui perchè non mi sembra il caso in questa sede. Potremo sempre farlo privatamente se a te fa piacere.
    Credo che l’uomo Jannacci, uomo significativo e colmo, sia stato strettamente legato all’Artista poliedrico Jannacci.
    A mio modesto parere.
    Non si può considerare Enzo solo un cantautore.
    E’ molto di più!
    Ho usato, appositamente, il presente, parlando dell’Artista.
    Il suo “Genius”, particolarissimo, mancherà molto anche a me.

    Io ho colto immediatamente e l’ho scritto anche nel mio primo commento che questo scritto di ml è un racconto molto intimo su se stesso ed, aggiungo ora, anche molto bello, apprezzamento che, per me, era sottinteso.
    “in questo Jannacci che ride per nascondere la sua malinconia e la sua dolcezza, suona anche la voce di un altro uomo…”.
    E’ lampante che quest’uomo è proprio massimolegnani.

    E’ stato un piacere anche per me me comunicare con te, Jihan.:-)
    gb
    Ti ringrazio, ml, per aver ospitato questo dialogo.
    …e ti sorrido.

    • massimolegnani 1 aprile 2013 a 09:24 #

      @ Jhian e gelsobianco. Mi era gia’ successo con deandre’, si e’ ripetuto con jannacci: grande dolore e senso di sollievo. Cosa strana, me ne rendo conto, ma e’ come se con la loro morte divenissero piu’ esclusivamente miei, li porto dentro con piu’ facilita’, sciolti dall’attualita’, liberi dal tempo.
      Questo il senso della mia affermazione “perdita ma anche guadagno”, che forse ha innescato i vostri interventi successivi.
      Ciao e grazie che non solo non avete sporcato il divano ma avete pure dato una sprimacciata ai cuscini 🙂
      ml

  6. AlexG 1 aprile 2013 a 13:25 #

    Bell’interpretazione massimo 🙂

    • massimolegnani 2 aprile 2013 a 11:45 #

      grazie alex,
      ho letto la tua segnalazione sul contest wsf, magari partecipo 🙂
      ml

  7. elisabettapendola 1 aprile 2013 a 21:53 #

    scopro adesso il tuo blog, e già mi piace 🙂

  8. luceombra76 3 aprile 2013 a 19:24 #

    Non è un sorriso vero se non nasconde una lacrima, non è una risata vera se non nasce da un dolore, non è un anima viva se non abbraccia la sua fine. Molto toccante questo tuo ringraziamento ad Enzo…

    • massimolegnani 3 aprile 2013 a 22:43 #

      Molto vere le tue parole, e aggiungo non si e’ persone serie se non si sa ridere.
      Grazie
      ml

  9. traslochi 16 maggio 2013 a 02:03 #

    Bell’articolo, ma concordo con chi dice… si spera sempre che alla fine vada tutto per il meglio!

    • massimolegnani 16 maggio 2013 a 14:57 #

      ti ringrazio,
      benvenuto
      trasloca (l’attenzione) dove vuoi 🙂
      ml

  10. germanadaloisio 31 maggio 2013 a 11:00 #

    Il suo amore per tutto ciò che è umano lo percepii subito senza conoscerlo benissimo. Omaggio intenso il tuo, grazie Massimo 🙂

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