paradossamante

7 Apr

 

paradossamantePremetto che non sono uomo da mare, con e senza apostrofo.

Odio la calca e il caldo. E per quel che riguarda l’apostrofo, semplicemente non sono affidabile.

Ma, nonostante questi limiti, torno tutte le estati sull’Adriatico, per amore di una donna. E ci vengo per mia scelta, non certo trascinato da Beatrice, che del resto è troppo intelligente per tentare di forzarmi. Beatrice ha il pregio del silenzio e dell’inapparenza.

Lei sa i miei umori del mattino e conosce le mie assenze, non che vada da alcuna parte, proprio non mi muovo, resto rintanato nella camera d’albergo sotto le pale del ventilatore o avvolto nell’aria artificiale per quasi l’intera giornata. Ignoro il caldo in questo modo, in una negazione che non mi disturba, forse dovevo nascere orientale, tanto mi piace l’immobilità meditativa. Ma non sono un bonzo tibetano, medito basso io, pensieri spiccioli, piccole miserie, minimi patemi. Sto lì a spiarmi dentro, seduto sopra il letto, mentre Beatrice come un serpentello saggio scivola via da me, fruscia silenziosa per la stanza e infine se ne va senza un saluto. Adoro questo rito mattutino a cui mi fingo estraneo e che mi segna nel profondo. La vita è fatta di partenze e di ritorni, momenti cruciali che pochi sanno interpretare senza che diventino una recita. A Milano, per lavoro, frequento le stazioni, spesso mi spingo alla Malpensa, ma anche fuori dagli asili o davanti ai portoni dei palazzi, alla ricerca del distacco ideale, denso di un’emozione che si intuisca ma che sia poco palese. Forse avrete visto in giro qualche mia fotografia su questo tema, di solito c’è una figura sfocata quasi di spalle e un’altra, nitida, colta nell’ultimo sguardo a colui che resta o già voltata verso il proprio futuro che non contempla l’altro. Ho avuto ed ho tuttora un certo successo con questa serie, eppure non sono soddisfatto, non ho ancora congelato l’immagine perfetta. Forse dovrei fotografare il silenzio di Beatrice, appena prima che esca dalla stanza, ma è un istante troppo intimo perchè lo possa dare in pasto alla carta patinata, non è come fotografarla nuda.

Così Beatrice esce e va verso la spiaggia a riempire di sole le ore che mancano al mio ritorno, perchè, anche se non mi sono mosso, sono io l’Ulisse che poi ritorna ad Itaca.

A metà del pomeriggio lascio l’albergo e, panama in testa e occhiali neri, risalgo la corrente della folla sfatta che abbandona il mare. Supero le file di ombrelloni e sistemo la sdraio dove la sabbia si fa più scura digradando verso l’acqua. Mi siedo lì, lo sguardo fisso verso il mare, e attendo il rito. La scena inizia alle mie spalle, fuori dalla mia visuale ed io non faccio nulla per cogliere gl’istanti che mi sono preclusi, avete presente a teatro quegli spettacoli moderni dove gli attori iniziano la rappresentazione dalla platea, ecco, io, guardo il palcoscenico vuoto e, ascoltando la recita che nasce alle mie spalle, attendo che la scena si trasferisca sul palco. Così so che Beatrice si sta mettendo in piedi, ma non mi volto, aspetto che mi sfili a lato senza un cenno, il corpo infarinato di sudore e sabbia. Ha passo tranquillo e una falcata chiusa come a custodire il suo segreto o a renderlo più consapevole. Non pensate all’incedere altero di un’indossatrice seminuda, no, immaginate il corpo incappottato di una bella donna in un freddo inverno, lei è protetta e voi la spogliate con lo sguardo, andate al nocciolo spontaneo del suo andare, ecco Beatrice che cammina sulla sabbia. Certe volte quando mi passa accanto mi sfiora con le dita su una spalla. È un gesto tenero di piccola sfiducia, un timido temere che non la stia guardando, un minimo richiamo all’attenzione di cui non ho bisogno, che solo per questo istante vengo al mare.

Entra nell’acqua, la schiena in mille guizzi come un’anguilla allegra. Beatrice non si tuffa nell’acqua bassa, continua a camminare ed io adoro l’Adriatico che regala la lentezza esasperante del distacco.

Quando ha l’acqua alla vita, si ferma, si sfila il reggiseno e in un mezzo avvitamento se lo lega di fianco allo slip, che io possa vedere il suo profilo. In quel momento i nostri sguardi s’incrociano in un momento sospeso di intesa perfetta e subito dopo Beatrice si lascia cadere in avanti ad abbracciare il mare. La sua testa ondeggia sempre più lontana dai miei occhi, come un pensiero piacevole che lentamente ci svanisce. Ed io, in piena pace, lascio che lo sguardo si evapori di lei, finchè sull’orizzonte resti solo il mare, e un’idea appena sfumata.

E poi guardo i corpi alle bambine

i castelli di sabbia sulla spiaggia

gli spalti le mani affusolate ed i pinnacoli

l’attenzione che mettono nei gesti

l’arco dei corpi negli slip

che non sia un costume intero che

ancora non c’è niente da nascondere

ma io vi leggo una promessa uno

stare qui proiettato nel futuro e a sera

quando la rivedo le sussurro

Beatrice raccontami di te bambina

paradossamante

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23 Risposte to “paradossamante”

  1. Lia 7 aprile 2013 a 10:41 #

    Mi piace molto fotografare il silenzio: è quello che faccio da giorni con la mia Nikon, in giro a respirare vento, emozioni e luce.

    • massimolegnani 7 aprile 2013 a 12:46 #

      Silenzi, distacchi, condivisioni inespresse, tre elementi simili, non facili da fotografare.
      Grazie, ciao
      ml

  2. infranotturna 7 aprile 2013 a 11:50 #

    Non so quanto autobiografico, di certo hai detto anche in altri post di non essere uomo da mare bensì da montagna. Anche questo è il racconto di una scalata. Uno dei tuoi più belli, secondo me.
    baci

  3. massimolegnani 7 aprile 2013 a 12:48 #

    Di autobiografico c’e’ solo l’avversione per il mare e poco altro. Ma poi non e’ importante da dove si parta ma dove e come si va.
    Grazie per l’apprezzamento
    ml

  4. bakanek0 7 aprile 2013 a 13:10 #

    Mi è piaciuta tanto l’atmosfera rarefatta e pigra del caldo, quel caldo che vaporizza le immagini, all’orizzonte. Nonostante tu parli di mare e spiaggia e gente, io odo silenzio. Il silenzio interiore, osservatore, del protagonista. Sei davvero bravo, Massimo!
    Buona domenica pomeriggio 🙂

    • massimolegnani 7 aprile 2013 a 16:53 #

      Grazie bak, c’e’ da parte del protagonista ricerca di silenzio in un luogo di per se’ chiassoso, e poi altre tendenze al paradosso, da cui il titolo, un legame intenso percepito nei momenti di distacco, l’uscita dalla stanza, l’ingresso in acqua della compagna, fotografarla nuda ma per rispetto non nei gesti che lui consdera privati come quelli descritti prima, l’avere a fianco una bella donna ma cercarla nei corpi delle bambine. ml

  5. edp 7 aprile 2013 a 14:20 #

    no ma tu ti perdi il caldo che ti resta addosso, l’aperitivo in costume, salire in vespa con ancora la sabbia nei piedi e rientrare a notte che per la doccia è troppo tardi e infilarsi nel letto con ancora quella sabbia che tanto cosa vuoi, domani sarà uguale. e cercar le conchiglie sul bagnasciuga, e ridere di quei tatuaggi imperfetti e delle donne grasse e degli uomini con il perizoma. e leggere, e dormire, e ascoltare i discorsi degli altri sullo sfondo. io voto mare, con cautela ma direi mare.

    • massimolegnani 7 aprile 2013 a 16:57 #

      Ma in fondo il protagonista pure vota mare, ci va tutti gli anni, con il suo bagaglio di misantropia e silenzi, e a suo modo il mare lo vive profondamente, in pochi momenti coltivati con amore. 🙂
      Ciao
      ml

  6. the pellons' 7 aprile 2013 a 21:00 #

    Del resto tutta la vita è la ricerca di quello scatto perfetto, dopo i milioni appena sfuocati.

    • massimolegnani 7 aprile 2013 a 22:59 #

      E magari manco siamo fotografi, eppure lo scatto perfetto, anche solo con lo sguardo, lo cerchiamo sempre.
      Ciao
      ml

  7. penna bianca 8 aprile 2013 a 22:59 #

    Tu sai (e se non lo sai te lo dico adesso :-)) quanto ami la montagna. Nello stesso tempo però adoro anche il mare. No quello fatto di ombrelloni e cabine. Quello un po’ selvaggio. fatto di un bel litorale nel quale puoi camminare ore e trovare solo tronchi portati dalle mareggiate e conchiglie. Un mare con l’acqua dei colori della Sardegna 😉 .Mi piace anche il legame che c’è tra il protagonista e Beatrice. Malgrado i silenzi e i distacchi lo sento ancora vivo. ciao 🙂

    • massimolegnani 9 aprile 2013 a 12:06 #

      Quello che volevo descrivere infatti e’ un legame solidissimo tra i due protagonisti, particolare certo, ma molto intenso.
      Ciao montanara-marina 🙂
      ml

  8. solounoscoglio 9 aprile 2013 a 14:13 #

    aspetta, beatrice non esiste??? sgrunt…mi piaceva che fosse una storia vera!

    • massimolegnani 9 aprile 2013 a 17:21 #

      Beh, non e’ certo una pagina di diario, se e’ questo che intendi. Ma in ogni storia che racconto c’e’ sempre un nucleo vissuto e rielaborato. Magari nella realta’ B. non ha mai visto il mare e lui/io e’ un provetto marinaio 🙂
      Grazie del passaggio, benvenuto/a
      ml

  9. gelsobianco 9 aprile 2013 a 23:53 #

    Sei riuscito a farmi percepire molto forte la ricerca del silenzio da parte del protagonista, in un luogo molto affollato e caldo, questo suo sentire il legame intenso, anche se particolare, che lo unisce alla sua donna proprio nei momenti di distacco, questo suo guardare Beatrice, in un modo totalmente libero e partecipe, e cercarla anche nei corpi delle bambine, con la loro istintiva sensualità. “quando la rivedo le sussurro/ Beatrice raccontami di te bambina”.
    Lascio che a “commentare” sia l’emozione che mi è giunta profonda da questo tuo scritto, uno dei tuoi “scatti migliori”, secondo me.
    Qui ti sei superato, ml!
    Grazie.
    E ti sorrido
    gb
    Indovinatissimo il titolo!

    • massimolegnani 10 aprile 2013 a 13:24 #

      mi fa piacere che metti l’accento sul senso della poesia che ho messo a chiusa del brano, e il suo significato è proprio quello che dici, la continuità nella visione della (sua) donna, quel cercarla anche nei corpi acerbi delle bambine, il “già saperla” prima di conoscerla.
      ciao,
      ml

      • gelsobianco 10 aprile 2013 a 19:26 #

        sì. così!
        e ti sorrido ancora, ml!
        gb

  10. tempodiverso 10 aprile 2013 a 20:25 #

    bellissimo gioco di sguardi e di complicità, il mare, la gente fanno da sfondo e con il fondale scompaiono, la scena che regge è tutta in quel saper essere l’uno per l’altro.
    bello sempre!

    • massimolegnani 11 aprile 2013 a 08:57 #

      sì, una complicità intuitiva che non ha bisogno di parole.
      ciao grazia,
      ml

  11. germogliare 12 aprile 2013 a 16:40 #

    Oh! Mi hai portato nostalgia. Riconosco il mio mare.

  12. giuliagunda 27 ottobre 2014 a 18:26 #

    Il mare è affollato solo in piena estate (e solo in determinate fasce orarie), nei mesi più freschi o nelle ore più estreme anche lui si gode un po’ di solitudine e all’occorrenza può dedicarti qualche attenzione (silenzioso però non lo è mai, qualcosa te la dice sempre).

    Questo racconto è pieno di immagini leggere e sfumate, rilassa.
    🙂

    G.

    • massimolegnani 27 ottobre 2014 a 23:17 #

      io, come il protagonista, ho una certa avversione per il mare, ma riconosco che regala atmosfere indimenticabili, quando la gente è poca e la tranquillità piena.
      grazie G.
      ml

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