viaggio al termine degli armadietti

11 Apr
photo by c.calati

photo by c.calati

È questo il posto giusto per osservare il mondo, tu che mi chiedevi come. Siediti qua nella penombra mentre mi cambio e osserva la schiera di questi scheletri metallici. Guardali con l’occhio del generale che prima della battaglia ripassa i volti e i nomi dei soldati e per un breve brivido è sincero, sa che tra poco per la metà saranno morti.

Qui nessuno muore ma qualcuno ci lascia l’anima lo stesso, che se la toglie con la giacca quando entra, pensa che è meglio non sciuparla per lavoro. Altri al contrario l’appendono alla gruccia a fine turno, che fuori è nebbia e solo qui per loro è vita. E sono pochi, sai, quei pochi che l’anima ce l’hanno addosso sempre come una maglia della salute logora per l’uso, che non si leva e non si lava, perchè si corre sempre su quel filo, il filo teso da un punto all’altro che si inizia e si finisce.

Che poi è difficile da dire, anima, io non li conosco quei ventungrammi fatti di niente. Ecco, preferisco i ventungrammi della chiave appesa all’armadietto, quelli li soppeso e già mi sanno dire. Guarda, solo pochi stipetti hanno la chiave, alla maggior parte manca, parete liscia, fredda, inespugnabile, che se la portano via, anche solo per pisciare; entrano si cambiano e mettono tutto sotto chiave, anche quando vanno a casa e lì dentro resta solo una divisa sporca, ma loro chiudono, sigillano, che la proprietà gli è di conforto. Io adoro quelle quattro chiavi che pendono serene, che aiutano ad aprire, mi aiutano a capire, mai a chiudere e precludere, e non li toccherò quegli armadietti ma mi piace che loro stiano lì come donne oneste che non temono lo sguardo e nemmeno la carezza.

E non è un caso che quelli con la chiave siano gli armadietti delle persone con cui lavoro meglio, il gruppo solidale, lo zoccolo d’intesa, uomini e donne di profilo basso e cuore schietto che e’ un piacere starci a fianco. Anche ora che a fine turno ho una stanchezza che mi esce dalle tasche, mi attardo in questo luogo per me sacro  e indugio un po’ a guardarmeli. Non vedo scheletri metallici, ma corpi e voci e nomi che confortano.

 

 

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32 Risposte to “viaggio al termine degli armadietti”

  1. Narcoticum Chaconne 11 aprile 2013 a 09:03 #

    Dopo averti letto non ho più voglia di leggere altro.
    L’anima decomposta rarefatta espropriabile gas volatile contro la compostezza e fermezza di quelle chiavi, che restano sempre addette allo stesso giro per la stessa apertura, eppure congiungono un pensiero frequente, un gesto frequente ad una semplice onesta rara intesa.

    • massimolegnani 11 aprile 2013 a 10:27 #

      che bel commento mi hai fatto! sì, la spiritualità va cercata nei gesti e negli oggetti semplici, le piccole verità della vita.
      grazie, davvero,
      ml

  2. penna bianca 11 aprile 2013 a 09:08 #

    Fiducia, apertura, disponibilità in quelle chiavi, in quelli armadietti lasciati con le chiavi appese. Mi fa piacere che non tu sia solo in questo luogo che, da come è partito, sembra una trincea o comunque, un posto dove bisogna in qualche modo lottare. Secondo me, tu sei fra quelli che l’anima se la porta sempre addosso perché di prima mattina, leggendo questo bel post, mi hai fatto venire gli occhi lucidi…

    • massimolegnani 11 aprile 2013 a 10:30 #

      🙂
      pensa che quello spogliatoio ora non esiste più, sacrificato alla gloria di un primario. Gli armadietti sparpagliati per il reparto, così ogni tanto vado per corridoi e bagni a ritrovare quella serenità, che quelle chiavi ancora pendono.
      un abbraccio
      ml

  3. tramedipensieri 11 aprile 2013 a 09:52 #

    La chiave è lì. Fanne buon uso. Fiducia, rispetto…apertura verso gli altri.

  4. Nerina 11 aprile 2013 a 11:48 #

    (ho condiviso sul mio diario di FB–) il titolo rende pan focaccia a Céline–

  5. bakanek0 11 aprile 2013 a 13:16 #

    Profilo basso e cuore schietto: che bella definizione d’umanità! Anche una chiave appesa può rappresentare l’anima vera di una persona…
    Semplice, sincero, onesto. E’ un bel racconto, il tuo, che si distingue in questo mondo virtuale di scrittori e parolai che fanno a gara per sorprendere con la loro sagacia!
    Un abbraccio 🙂

    • massimolegnani 11 aprile 2013 a 17:22 #

      Az, bak, che onore che mi fai con queste parole!
      Abbraccio bello 🙂
      ml

  6. the pellons' 11 aprile 2013 a 14:17 #

    Mica c’è solo una divisa sporca, nell’armadietto a fine turno. Ci sono cuffiette colorate, calze sporche e pulite, felpe per il freddo della sala. Ci sono libri che ti aiutino quando è molto dura, e il fonendo, che tiro fuori solo raramente, e se lo tiro fuori, è un brutto segno. Ci sono buste di caffè solubile se si rompe la macchinetta,e tutto l’occorrente per rifarsi belle dopo una notte di merda. Ci sono i disegni dei miei bambini appesi, e spesso qualche siringa rimasta in tasca e che per la fretta di fuggire da quei brutti pensieri lascio lì. Come se potessi lasciarci dentro anche i brutti pensieri.

    • massimolegnani 11 aprile 2013 a 17:24 #

      Dimmi che, nonostante tutto questo bendidio che vi riponi, la chiave la lasci li’!
      🙂
      ml

      • the pellons' 11 aprile 2013 a 21:02 #

        Ti devo deludere molto, e mi sento assai inadeguata. Non ci ho mai pensato, a lasciarla. Vale uguale lasciarlo aperto ma senza chiave?

  7. infranotturna 11 aprile 2013 a 19:45 #

    l’armadietto è tuo, ma ciò che contiene è disponibile per tutti. Proprio come certi blog
    baci

    • massimolegnani 11 aprile 2013 a 22:06 #

      Vero, non avevo pensato a questa similitudine, le parole su un blog sono condivisione tra chi le posta e chi le legge 🙂
      Ciao,
      ml

  8. edp 11 aprile 2013 a 20:59 #

    quanta bellezza, solo questo, quanta bellezza in queste immagini che mi fanno pensare a calvino, che per me è il complimento più grande che ci sia, ma chi mi conosce bene lo sa, io penso a calvino quando sto bene, quando leggo qualcosa che mi veste, che mi piace.

  9. massimolegnani 11 aprile 2013 a 22:11 #

    @ the pellons’
    Caspita, aperto e senza chiave e’ ancora meglio
    🙂
    ml

  10. germogliare 12 aprile 2013 a 17:58 #

    Le chiavi appese come donne oneste. Questa è bellissima. Nella mia immaginazione visualizzo la scena, e non solo di quelle chiavi. Percepisco il dondolio causato dalla mani che le hanno appena toccate, con l’anima che si allontana dopo il corpo.

  11. massimolegnani 13 aprile 2013 a 07:57 #

    Che poi le “donne oneste” sono differenti per me da quello che si intende di solito, limpide soprattutto.
    Un saluto,
    ml

  12. gelsobianco 15 aprile 2013 a 22:27 #

    Oh, caro ml!
    Ho letto, riletto e letto ancora il tuo scritto.
    Non so quante volte!
    Ho visto, preso tra le mie mani quelle chiavi che pendono dagli armadietti. Ho respirato profondo ciò che esse fanno sentire, la solidarietà, l’intesa profonda di uomini e donne “di profilo basso e cuore schietto” che lavorano insieme con piacere reciproco, che non usano quelle chiavi per chiudere, anzi…
    Ho viaggiato anche io “verso il termine degli armadietti”.
    Ho fatto scendere in me la atmosfera “bella” che è nel tuo scritto, così diverso dai post di alcuni blogger che vogliono solo “sorprendere” il lettore con astrusità.
    “…ma mi piace che loro stiano lì come donne oneste che non temono lo sguardo e nemmeno la carezza”
    Che meraviglia!
    …donne vere, trasparenti che, nella loro onestà viva, non temono nulla, neppure il loro modo di essere, che non si chiudono davanti allo sguardo ed a un gesto spontaneo, ma si aprono, con il loro coraggio.
    Indovinatissima la fotografia di c. calati!
    Grazie, ml.
    Ho tutto in me ora!
    Ti sorrido.
    gb
    Solo nel titolo la mente vola al celebre romanzo di Cèline!
    Solo nel titolo!

    • massimolegnani 15 aprile 2013 a 22:46 #

      Grazie, si sente che l’hai masticato a lungo e assimilato come un cibo.
      Mi pavoneggio per la foto (mia) che hai apprezzato 🙂
      Ciao,
      ml

      • gelsobianco 15 aprile 2013 a 22:51 #

        Pavoneggiati, ml!
        Perchè no? 🙂
        Ciao
        gb
        Céline e non Cèline!

  13. germanadaloisio 19 aprile 2013 a 01:01 #

    !Meraviglia!

  14. iole 19 aprile 2013 a 09:20 #

    tutti quei ventun grammi posati qui – fra le righe – come un dolore che fa bene.

    scrittura limpida e leggera, densa di sentire.

  15. Claudiappì 23 aprile 2013 a 21:06 #

    Mi hai portato nel mondo degli armadietti, mondo che non ho mai visto. Grazie.

    • massimolegnani 23 aprile 2013 a 21:43 #

      Mi fa piacere che tu abbia scelto questo post per esprimere condivisione. Gli “armadietti” sono nella vita di ciascuno, ma assumono forme diverse, di cassetti in cui si mescolano proprieta’ e identita’, di sedili d’autobus dove ci si incontra da sconosciuti, sai quegli sconosciuti con cui si sente di condividire qualcosa, foss’anche un bel culo di donna, di selciato antico dove per magia ci si senta in comunione con chi e’ passato prima di noi.
      un saluto
      ml

      • Claudiappì 23 aprile 2013 a 22:04 #

        Mi piace perdermi nelle tue storie. Capitano giorni di assoluta assenza dalla lettura, poi mi immergo completamente e il tuo blog è una di quelle piscine in cui mi piace tuffarmi.
        Buona serata, massimo.

  16. Prishilla 16 marzo 2015 a 12:09 #

    Mi hai fatto chiedere dove li lascio io, quei ventun grammi fatti di niente. Se li lascio o non li lascio, se li lavo, qualche volta, oppure mai, se li appendo con la chiave.
    Mi hai fatto chiedere, e questo è un regalo. Grazie 🙂

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