la prima sigaretta della giornata

20 Apr

 

 

Sua moglie era uscita dopo avergli fatto mille raccomandazioni, che di lui non si fidava.

Pino arrancò fino alla porta e si mise in ascolto: nessun rumore nemmeno dall’appartamento accanto; anche sua figlia doveva essere fuori. Finalmente poteva dedicarsi alla caccia al tesoro.

Ma il tesoro, il tabacco, se n’era andato quasi tutto in fumo, quando davanti al parentado schierato era stato costretto a inscenare il rito osceno della resa dei pacchetti, una ventina, nascosti per la casa, per dimostrare la propria buona volontà a guarire.

La guarigione, una finzione feroce.

Nessuno a nominare la parola tabù che gli stava mangiando i polmoni e tutti insieme a fingere un miglioramento, lì a portata di mano, se solo lui si fosse impegnato un po’. Erano venuti perfino i parenti dalla Sicilia a rincuorarlo e fargli il predicozzo e proprio suo cugino Calogero aveva preso in consegna le sigarette, “è un peccato buttarle, te le renderò appena starai meglio”.

Ma lui senza sigarette stava peggio.

E poi, con o senza fumo, mai più sarebbe stato bene, inutile contarsela. Che lo lasciassero fumare in pace, allora, invece di mettere su una crociata solenne, che quel pomeriggio s’era commosso pure lui, “dai Pino, ce ne devono essere ancora in giro. Da bravo caccia ‘ste sigarette”, e lui come un bimbetto che si prepara alla prima comunione e non vuole far peccato, aveva tirato fuori i suoi ultimi conigli dal cilindro, cavandoli dai posti più impensati. E per un attimo aveva creduto veramente che consegnando i pacchetti sarebbe guarito.

Ma tre giorni senza fumo lo avevano distrutto.

E intanto di sicuro suo cugino, spaparanzato all’ombra degli aranci, stava fumando gratis alla sua salute ormai fottuta, il bastardo, che venisse a lui quella cosa lì.

Pino passò la casa al setaccio, ma dei tre pacchetti che non aveva confessato, la riserva della riserva, nessuna traccia! Qualcuno non si era fidato del suo pentimento ed aveva fatto il contropelo.

L’uomo si lasciò cadere sulla poltrona, fradicio di sudore e in grande affanno, nonostante l’ossigeno a manetta che gli bruciava le narici. Ripensò con nostalgia al pacchetto avvolto nel cellophane e immerso nella vaschetta del cesso e a quell’altro nascosto nel vaso finto cinese, che da anni stava lì inutilizzato in cima alla libreria. Ci aveva impiegato un’ora a tirarlo giù, con il rischio di precipitare dalla scala. E tutto per niente. Ma come avevano fatto a scovare quei nascondigli e anche il pacchetto infilato nel motore del frigo? Fottutissimi parenti, peggio della squadra anticrimine e dei cani antidroga, crispaa!

Rifiatò una decina di minuti, poi si decise.

Occorreva fare la grande impresa.

E ce l’avrebbe fatta, com’era vero che si chiamava Giuseppe Passavento, ce l’avrebbe fatta.

Le chiavi, il borsellino, il carrello per la bombola, gli occhialini per l’ossigeno, il bastone no, sarebbe stato un impiccio.

Uscì, lento lento, come di corsa.

Due piani a scendere, sbatacchiando su ogni gradino bombola e carrello, un casino infernale, che se sua figlia per caso era già tornata sarebbe stata la fine.

Arrivato in fondo alle scale si afferrò alla ringhiera. Era già esausto. Come avrebbe fatto a ripetere lo stesso percorso in salita, non ci volle nemmeno pensare.

L’Ape era lì in cortile, fermo da un anno, ma fedele come un vecchio ronzino. Sistemò il carrello sul cassone e l’ossigeno dentro, sul sedile, che ora ne aveva proprio bisogno. Il ronzino partì al primo colpo.

La sagoma di suo figlio si materializzò all’improvviso davanti al furgoncino, le braccia spalancate come volesse placcarlo e un grido “ma dove vai, papà?” che sembrava un’imprecazione. Pino scartò di lato e poi con un’altra sterzata infilò il cancello. “Vado a fare la spesa, cazzo”, disse con un filo di voce che non raggiunse nemmeno il finestrino. Ma era importante dirlo.

“ Un pacchetto di MS, no, di più, sì, cinque…no, senta, me ne dia una stecca da dieci, che chissà quando potrò…” Pino aveva la smania addosso. Avesse avuto soldi abbastanza, avrebbe comprato l’intera tabaccheria, tanto per garantirsi un futuro tranquillo.

Trascinandosi dietro il carrello come un cagnolino, tornò lentamente all’Ape.

Tre giorni senza fumo, gli tremavano le mani.

Stette seduto a lungo, senza accendere il motore.

Attaccò l’ossigeno per riflettere meglio: aveva da studiare la strategia del rientro, che sicuramente Salvatore lo stava aspettando sul piede di guerra. Disfece la stecca e si imbottì di pacchetti come un viaggiatore di coca colombiano. Ne mise nelle tasche, nella maglia, nelle mutande, qualche cosa forse sarebbe riuscito a farla passare, sempre che suo figlio non avesse chiamato rinforzi.

Il pensiero che gli venisse sequestrato l’intero carico lo fece sudare freddo. Aprì l’ultimo pacchetto e distribuì le sigarette, alcune nei calzini, altre nelle scarpe, “voglio vedere se mi faranno spogliare lì in cortile”. L’ultima rimasta se la volle fumare subito.

 

Il gran botto mandò in frantumi i vetri delle case nel raggio di un chilometro.

L’Ape un ammasso di rottami, ma dicono che a Pino fosse rimasta intatta l’espressione beata di chi è colto alla prima boccata della sigaretta con cui inaugura la giornata.

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23 Risposte to “la prima sigaretta della giornata”

  1. penna bianca 20 aprile 2013 a 11:15 #

    Bisognerebbe lasciare vivere ad ognuno i propri desideri anche se sono nocivi. A volte, fanno di tutto per boicottare anche quelli innocui ma ritenuti pericolosi.
    (Sono ancora mezza addormentata, aiutami. Il botto c’è perché salta in aria tutto per via dell’ossigeno, perché l’Ape perdeva benzina o cosa?)

    • massimolegnani 20 aprile 2013 a 15:46 #

      Si’, l’ossigene e’ altamente infiammabile e accendendo la sigaretta pino ha fatto il botto.
      (Non sei poi cosi’ addormentata! :-))
      ml

  2. tramedipensieri 20 aprile 2013 a 11:40 #

    Al “no” scatta un meccanismo perverso…si finisce con il fare tutto il contrario. A quanto pare a qualsiasi età..non sono in periodo di adolescenza…
    Sinceramente m’è venuto da ridere immeginando la scena della distribuzione delle sigarette in ogni dove del proprio corpo….

    Morto si, ma felice!
    buon sabato
    .marta

    • massimolegnani 20 aprile 2013 a 15:50 #

      Che poi certi divieti a disastro fatto sono assurdi.
      Ciao .marta
      ml

  3. edp 20 aprile 2013 a 11:48 #

    viver da malati per morire da sani (e pieni di rimpianti) no, non fa per me. una volta magari ci credevo, ora non funziona più.
    Ed è così curioso che l’Ape da te sia maschile e qui da noi invece è rigorosamente femmina, come la vespa del resto.

    • massimolegnani 20 aprile 2013 a 15:48 #

      ..eheh, forse perche’ io anziche’ la Vespa avevo il Vespino 🙂
      ciao,
      ml

  4. ammennicolidipensiero 20 aprile 2013 a 15:54 #

    mi affaccio al tuo blog con curiosità, e mi ci immergo trovando un racconto “esplosivo”. mi piace.

  5. stileminimo 20 aprile 2013 a 16:14 #

    Son felice del sorriso beato che lo accompagnà alla fine, perché in fin dei conti, gli è andata bene.

  6. massimolegnani 20 aprile 2013 a 16:55 #

    Sono d’accordo con te, ha esaudito l’ultimo desiderio e si e’ evitato guai peggiori
    Ciao,
    ml

  7. the pellons' 20 aprile 2013 a 19:25 #

    Come mia suocera, 80 anni, che si contiene per paura del colesterolo. Signora, mangi serena e se la goda, che se non è stincata fin’ora…
    Bravo, belli codesti racconti.

  8. Narcoticum Chaconne 20 aprile 2013 a 19:49 #

    Guarire consegnando i pacchetti…
    Siamo sempre fermi alla solita questione.

    • massimolegnani 20 aprile 2013 a 21:17 #

      Vero, cambiano i pacchetti, non l’illusione di guarire

      Ciao
      ml

  9. bakanek0 20 aprile 2013 a 20:37 #

    Anche mio padre fuma in maniera sconsiderata, pure a letto, e ha quasi dato fuoco al divano…quand’è che si smette di essere figli e si comincia a essere noi i genitori di mamme e papà? Bah…comunque, Massimo, il sorriso sulle labbra finale pare renda questo incidente mortale meno tragico: un po’ d’ironia e english humour sono di mio gradimento. Buona domenica 🙂

  10. germogliare 21 aprile 2013 a 05:06 #

    Bene! Quando si dice, “morir contenti!” .
    ps. Ma sarà stato parente di una certa Passacantando, di cui vidi io la lapide tanti anni fa, deceduta sotto una caduta di massi? (Giuro! Giurin giurello!)

    • massimolegnani 21 aprile 2013 a 17:06 #

      L’importante che sia passata cantando anche in quella tragica situazione 🙂
      Ciao
      Un sorriso
      ml

  11. gelsobianco 21 aprile 2013 a 16:14 #

    “La guarigione, una finzione feroce.”
    Privare una persona di una sua libertà per cercare di farlo “stare meglio” è terribile secondo me soprattutto, poi, quando “E poi, con o senza fumo, mai più sarebbe stato bene, inutile contarsela.”
    Il destino, talvolta, è meno crudele!
    Pino è morto con l’espressione estasiasta sul volto.
    Che incanto finalmente!
    Apprezzo molto questo tuo racconto, ml, scritto con estrema lievità!:-)
    Bravo!
    Io trovo che vi siano varie chiavi di lettura sovrapposte, poi.
    Grazie.
    gb

    • massimolegnani 21 aprile 2013 a 17:04 #

      E’ vero, gb, molte chiavi sovrapposte qui, l’affetto per il personaggio vizioso, l’ironia su certi comportamenti intrafamiliari, il desiderio di leggerezza nonostante si parli di morte.
      Ciao
      Grazie
      ml

      • gelsobianco 21 aprile 2013 a 22:16 #

        Ci sono chiavi di lettura ancora più vaste, a mio parere, in questo tuo scritto di una lievità sorprendente.
        Un sorriso
        Buona serata
        gb

  12. afasico_cronico 6 aprile 2017 a 10:26 #

    scrivi proprio in modo leggiadro e coinvolgente, bravo!

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