breve storia di una signora astemia

12 Mag

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Luigina Motta aveva quasi settant’anni. Era ancora una donna energica e concreta, di quelle spicce, sempre indaffarate, che camminano in fretta anche per andare a dormire. Mai si era lasciata sopraffare dagli eventi, scegliendo sempre lei il terreno su cui dare battaglia alla vita. “Dove non si può vincere, si evita lo scontro” amava dire, citando a spanne il Generale Giap. Intendeva che c’erano dei campi in cui evitava di addentrarsi per istinto. La scrivania di Francesco era uno di questi. Tutte quelle carte fitte di parole troppo belle non facevano per lei, ne diffidava.

Caratteri diversi, lei e suo marito; Francesco era di passo lento e sguardo vago. Dava l’impressione che fosse sempre altro l’importante nella vita, altro da quello che stava facendo in quel momento, altro dal lavoro, dalle incombenze domestiche e anche dagli amici. Che cosa fosse questo altro Luigina non l’aveva mai capito, o meglio, non se l’era mai domandato. Loro due avevano stipulato un tacito accordo di non interferenza e in questo modo avevano attraversato insieme la vita a due velocità opposte, riuscendo sempre a  procedere fianco a fianco.

La morte di Francesco, inaspettata, non aveva cambiato la vita della donna. Certo, c’era stato dolore e anche ora, dopo dieci anni, lei percepiva nella casa un silenzio diverso da quello che un tempo indicava la presenza del marito. Ma aveva saputo reagire, trovando nella fatica quotidiana una compensazione; la casa, il volontariato, i nipoti erano diventati utili impegni, terreni sicuri su cui muoversi.

La scrivania invece continuava a essere un terreno infido.

Luigina una volta alla settimana entrava nello studio del marito, spolverava, rassettava, ma non apriva mai i cassetti né toccava i fascicoli ormai ingialliti, rimasti orfani sul piano di scrittura.

Capitò per caso.

Il vento dalla finestra aperta aveva mandato all’aria una decina di fogli e lei raccattandoli ne aveva scorso i titoli. Uno l’aveva colpita, Lettera da sotto l’erba*, impedendole di riporre la pagina con le altre. Luigina iniziò a leggere, “dimmi, è quasi autunno, vero?” e alla terza riga si dovette sedere perché le gambe già non la reggevano più. È che sentiva la voce di Francesco

dietro ogni parola, parole velate come se veramente giungessero da sotto terra. La breve lettera, tutta imperniata sulla nostalgia per la natura e per la vita, si concludeva con una richiesta folle. “Ma io nemmeno bevo!” mormorò la donna e sembrava che stesse rispondendo al marito. Poi ripiegò il foglio in quattro e lo ripose nella tasca del grembiule.

Quella notte dormì male, ma dal mattino seguente riprese la sua vita di sempre.

Capitava però che, quando dalla finestra guardava il giardino che tornava alla vita dopo il sonno invernale, la prendesse uno scoramento, un tarlo a rosicchiarla dentro. No, era un’assurdità, non l’avrebbe mai fatto. E subito si scuoteva da quel breve torpore.

Quell’anno attraversò i mesi estivi mantenendosi salda, decisa a non soccombere alla pressione del marito.

Settembre arrivò in un baleno. “dimmi, è quasi autunno, vero?” Luigina strinse i denti, decisa a opporsi a quella piccola follia. Resistette fino ai primi di ottobre. Resistette fino a un giorno dal sole tiepido e dall’aria troppo invitante. Quel giorno capì di non avere scampo, non poteva sfuggire oltre a quel richiamo sussurrato e imperioso. Così si arrese con la medesima determinazione con cui aveva resistito.

Allora si vestì con cura, come fosse un giorno di festa grande. Scese in cantina e scelse la bottiglia più polverosa. Poi si avviò per i campi, verso il bosco di querce, poco lontano da casa. Scelse una radura protetta dall’aria e dagli sguardi e si spogliò, completamente, accatastando i vestiti sull’erba. Si stese tra le foglie e attese che altre la coprissero.

La prima sorsata di vino le provocò una repulsione fisica, ma si costrinse a bere. E bevve ancora e ancora.

Sentiva sulla pelle grinzosa il tepore del sole e la carezza delle foglie.

Le sembrò di ringiovanire.

Il seno gonfio, le forme piene, la pelle liscia, le rughe appianate per magia.

Dio, non sono mai stata così bella!

Portò ancora la bottiglia alla bocca, lasciando che il vino, che non riusciva più a ingollare, formasse dei rivoli rossi attorno alle labbra, le scorresse sulla pelle, le imbrattasse i capelli. Sentì il liquido diffondersi per tutto il corpo, lo sentì dentro e fuori di sé, come una linfa vitale. Si toccò tra le gambe e sorrise alle dita magicamente sporche di rosso.

Dio, non sono mai stata così giovane!

Poi, aspettando che Francesco arrivasse dalla via dei vermi, pianse.

Era felice.

*A fine lettura rimando al racconto “lettera da sotto l’erba” per una maggior comprensione.

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25 Risposte to “breve storia di una signora astemia”

  1. gelsobianco 12 maggio 2013 a 10:44 #

    “Io, da sotto l’erba, arriverò a te per la via dei vermi.”
    “Poi, aspettando che Francesco arrivasse dalla via dei vermi, pianse.
    Era felice.”

    Sono incantata!

    Grazie, ml:-)
    gb
    A caldissimo!

    • massimolegnani 12 maggio 2013 a 10:53 #

      i vermi, così evitati e repellenti, possono essere simbolo d’amore.
      grazie a te di avere colto
      ml

  2. edp 12 maggio 2013 a 18:09 #

    Io tifo Luigina, che ha ragione punto, perché degli astemi c’è sempre poco da fidarsi.

  3. massimolegnani 12 maggio 2013 a 21:46 #

    La Luigina si e’ convertita all’alcool all’ultimo minuto, solo per non deluderti
    ml

  4. bakanek0 13 maggio 2013 a 11:54 #

    Sempre tanta, genuina poesia nei tuoi scritti, Massimo, complimenti di cuore.
    Un saluto grande 🙂

  5. mitedora 13 maggio 2013 a 11:58 #

    Mi affascina l’idea che tu gradualmente rendi consapevole nel bellissimo post, che da qualche parte c’è sempre un cassetto che prima o poi dobbiamo aprire. Un fondale misterioso e fertile, anche se la paura di scandagliare, lo fa intuire spaventoso, nemico di ciò che in noi stessi abbiamo costruito. Spero di aver reso l’idea. Stamani ho confusione di cassetti_campanellini anche io! Un saluto. Dora.

  6. massimolegnani 13 maggio 2013 a 14:11 #

    Hai reso bene l’idea, dora, e mi trovi concorde. Qui luigina ha resistito a lungo poi ha aperto il cassetto interiore, che non e’ quel darsi al vino ma sapersi finalmente inebriare.
    Grazie,
    Ciao Dora,
    ml

    • doraforino 13 maggio 2013 a 18:36 #

      Salve Massimo, se Luigina ha scoperto l’ebbrezza del vino, con risultati euforizzanti; viva dio per essersi sentita diversa e piena di gioia.
      ciao!
      Dora

      • massimolegnani 14 maggio 2013 a 16:22 #

        Si’, le scoperte tardive e sofferte sono le piu’ gratificanti.
        Ti ringrazio
        Ciao
        ml

  7. penna bianca 13 maggio 2013 a 23:02 #

    Quando osiamo aprire stanze dentro di noi lasciate chiuse da troppo tempo, o mai aperte, accadono queste bellezze. (sia di penna che di anima) Bravo! un abbraccio 🙂

    • massimolegnani 14 maggio 2013 a 16:25 #

      Ti confesso che adoro i gesti d’amore minimi e grandiosi, cosi’ ne ho voluto immaginare uno che fosse al tempo semplice e totalizzante.
      Grazie Penna
      Un sorriso
      ml

  8. Claudiappì 14 maggio 2013 a 20:23 #

    Meraviglia. Non so cos’altro dire e quindi dico solo “meraviglia”.

  9. massimolegnani 14 maggio 2013 a 20:46 #

    Tu non sai che grande coplimento mi hai fatto
    Grazie
    ml

  10. germogliare 15 maggio 2013 a 19:51 #

    resto qui incantata a godere del profumo della terra, impregnata di erotismo e la delicatezza leggera delle foglie e di questo amore.

    • massimolegnani 15 maggio 2013 a 23:24 #

      Trovare se stessi, e luigina a contatto con la terra si ritrovare, permette di trovare gli altri.
      Grazie g.
      Un abbraccio

  11. gelsobianco 15 maggio 2013 a 22:38 #

    Sì. Il profumo della terra, come scrive germogliare.
    La terra è magica! La terra è sacra!

    “Si toccò tra le gambe e sorrise alle dita magicamente sporche di rosso.”
    Come non incantarsi di fronte all’erotismo di queste parole, un erotismo colmo, un erotismo sottile?

    La delicatezza è nel volo delle foglie che si posano sulla nudità di Luigina. Vedo questa loro lieve danza a ricoprirla…
    La delicatezza è in ml e nella sua scrittura:-)

    Attraverso “la via dei vermi” si compie un atto d’amore totale!
    E ml lo descrive in tutta la sua portata!

    Ed io mi incanto ancora!
    gb

    • massimolegnani 15 maggio 2013 a 23:29 #

      Il rosso, del vino, tra le cosce, luigina nel suo inebriarsi, lo vive come un ritorno del mestruo, della propria giovinezza fertile, e forse noi le crediamo 🙂
      Grazie gb per essere rimasta affascinata dalla “via dei vermi”
      ml

      • gelsobianco 16 maggio 2013 a 00:29 #

        Io ho colto profondamente quel vivere di Luigina quel rosso tra le sue cosce come un ritorno alla sua età fertile.
        Io ci ho creduto!
        Ho voluto farlo, forse!
        E mi sono incantata.

        “la via dei vermi” mi ha affascinata.
        Nulla è più vero, nulla è più colmo di armonia così profonda!

        E’ un tuo tocco da maestro “la via dei vermi”.
        E ti sorrido.

        Grazie sempre a te, ml.
        gb

  12. solounoscoglio 16 maggio 2013 a 11:58 #

    doveva essere un ottimo vino. il tuo racconto lo è con certezza.
    bravo.

    • massimolegnani 16 maggio 2013 a 14:51 #

      (quella della foto è la mia cantina…il vino è ottimo!)
      ti ringrazio,
      ciao
      ml

  13. massimolegnani 16 maggio 2013 a 15:36 #

    a GB
    ecco, così desideravo che si leggesse di luigina
    grazie
    🙂
    ml

    • gelsobianco 17 maggio 2013 a 14:31 #

      ti sorrido, ml.
      ti sorrido
      gb

  14. monika santi 31 maggio 2013 a 17:44 #

    un pezzo eno-romantico che mi è arrivato nei suoi sapori
    di vino e di terra. quasi ferroso. che è poi anche il sapore del sangue,
    il che chiude l’originale cerchio della vita che mi pare sia contenuto
    nelle tuo racconto 🙂

    • massimolegnani 1 giugno 2013 a 09:11 #

      Il vino e il sangue, rossi, ferrosi, vitali. Si’ apprezzo molto le tue parole

      Grazie Monika,
      ml

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