resurrezione e sassi

24 Giu
photo by margherita calati

photo by margherita calati

 

 

L’anziana signora con cui ho spartito parole poco impegnative durante il viaggio, al momento del commiato,  mentre si sistema in testa un cappellino rosa e raccatta pacchetti e borse, si piega verso di me e me lo confida ad un orecchio: “vedrà, risorgeremo”. Mi guarda brevemente con un’espressione furba, tipica dei vecchi che hanno trovato una provvisoria consolazione ai propri acciacchi. Poi abbandona quasi di fretta lo scompartimento. La cerco con lo sguardo tra i passeggeri che vanno riempiendo il marciapiede alla fermata, ma non la vedo più. Persa alla vista diventa l’ombra di una poiana passata tra me e il sole. Di lei mi restano le due parole inaspettate. Più che testamento mi sembra un augurio che mi accompagni per il resto del viaggio. Qualche stazione dovrei averla ancora prima dell’arrivo.

Forse risorgeremo, esiste quest’ipotesi. La mastico come cibo che mi nutre mentre guardo dal finestrino paesaggi che scorrono distratti. Forse risorgeremo, mi ripeto a bassa voce sempre più convinto.

Ritorneremo, sì, del tutto simili a noi stessi o assai diversi.

Sassi magari.

Levigati dall’acqua di un torrente o scolpiti dal vento nel deserto, saremo ancora. Roccia di monte, appiglio al bel salire o ciottolo di mare, rotondo sotto il piede, avremo ancora vita.

Ma per essere noi stessi non basta essere sassi, occorre che quel sasso abbia il sentire  nostro e che ricalchi ciò che in essenza siamo stati. Ma come può, mi chiedi, assomigliarci un sasso? Ti rispondo che per essere me basta che si scaldi  emozionato al sole, che abbia nella notte un brivido, di luna più che di freddo, che apprezzi la carezza ruvida dell’acqua, che frema al fiume che lo pressa e lo rotola sul fondo, come fosse solo questo il pocotanto che si può avere dalla vita. Bisogna insomma che contenga il nostro cuore fossile, vissuto per millenni e in qualche modo ancora vivo. Che tremi, il sasso, ad ogni passo d’uomo, la scarpa sciatta che schiaccia e scalcia, pulsi ad ogni zoccolo animale che su di esso cerca lo slancio al salto, e soprattutto si commuova alla bambina che ci raccatta incuriosita, i polpastrelli a seguire forma e contorni, l’istinto a dirle l’unicità del nostro nuovo essere. Un privilegio se ci porterà nello zainetto  convinta che sia buonafortuna.

E gli scienziati del futuro un giorno, quando l’escursione termica o il martello giocoso di un bambino ci avrà spaccato in due, scopriranno il nostro cuore nascosto nella pietra. Ci studieranno come hanno fatto con le chiocciole di mare racchiuse nelle rocce in Althmuntal. Esulteranno alla scoperta, “qui dentro c’era l’uomo, quest’impronta lo dimostra”, e ci daranno nomi fantasiosi con i quali, forse, passeremo alla storia.

Ma intanto noi saremo un’altra volta morti.

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16 Risposte to “resurrezione e sassi”

  1. edp 24 giugno 2013 a 11:12 #

    morti e rimorti è nulla in confronto alla gioia dell’esser stati. Umani, poi sassi, o forse nulla di tutto questo, chissà. ma queste parole così belle, queste ci sono, queste ci fanno essere, adesso.

  2. ammennicolidipensiero 24 giugno 2013 a 12:06 #

    questi sono i pensieri che normalmente faccio di fronte ai sassi. non sempre, solo in un particolare, rilassantissimo, momento: quando mi trovo in un luogo, generalmente ambiente marino o fluviale, con sassi di ogni forma e dimensione, cerco i più allungati, i più instabili, quelli che hanno qualcosa da raccontare, e che terminano “a punta”. passo lunghi minuti a cercare quell’unico equilibrio per cui il sasso riesce a rimanere esattamente in equilibrio sulla punta, quella frazione di millimetri che non è solo questione di geometria, è trovare il medesimo respiro del sasso – e in fondo sono convinto che ci sia, pur senza volerlo “antropomorfizzare” nè “animizzare”. ti capitasse, prova. secondo me ha un suo perché.

    • massimolegnani 24 giugno 2013 a 12:15 #

      “trovare il medesimo respiro del sasso”…allora mi capisci!
      più che antropormfizzare loro, mi sassoformizzo io
      ml

  3. bakanek0 24 giugno 2013 a 13:40 #

    tu che ti sassoformizzi rende appieno l’idea che ho di te e del tuo rapporto di commistione profonda con la natura. In questo poetico narrare me lo rinnovi, e io lo colgo con delizia.
    Un abbraccio.

  4. penna bianca 24 giugno 2013 a 14:52 #

    Guarda, io al sasso non ci avevo mai pensato. ai gatti, agli uccelli ad un albero sì.Ma ad un sasso mai. Eppure mi piacciono. Li raccolgo in giro. Noto le forme, i colori, i particolari. Ora ci penso se mi garberebbe rinascere sasso, nel frattempo ti dico che il tuo post è proprio bello. ciao 🙂

  5. germogliare 24 giugno 2013 a 15:39 #

    Oh, quante anime colleziono, ecco dove sono quegli aliti che di notte percepisco.
    (te, potevi dirmelo prima!). Buonecose

  6. massimolegnani 24 giugno 2013 a 16:07 #

    Per forza non ci hai mai pensato, tu sei la bambina che li raccoglie pensando che sia buonafortuna
    🙂
    ml

    • massimolegnani 24 giugno 2013 a 16:11 #

      Ecco per magia la risposta per pennetta e’ caduta su di te, una predestinazione alla raccoglitrice di sassi che li percepisce anche di notte.
      🙂
      ml

  7. Claudiappì 28 giugno 2013 a 20:35 #

    So che non si fa e non lo faccio mai, ma mi hai fatto venire in mente una cosa che avevo scritto tempo fa. Avevo scritto in cosa vorrei rinascere io.
    http://claudiappi.it/2012/06/05/metempsicosi/

    (bellissimo post, grazie)

    • massimolegnani 1 luglio 2013 a 09:27 #

      claudia, hai fatto la cosa giusta
      anche tu quasi sasso 🙂
      ciao
      ml

  8. tempodiverso 3 luglio 2013 a 23:16 #

    ‘germoglieremo in lirico turnover
    le nostre mani diventeranno rami
    e posidonie saranno i fili di capelli’
    più che crederci mi illudo che possa essere così, ma ai sassi non avevo mai pensato
    eppure, è così, un fluire continuo senza confini tra organico e inorganico

    • massimolegnani 4 luglio 2013 a 22:50 #

      Non dobbiamo essere presuntuosi, come alberi o sassi saremo perfetti
      🙂
      ml

  9. ilmiosguardo 14 luglio 2013 a 09:13 #

    Anche se bambina non lo sono più da mo’ e mo’ e mo’ … 😦 🙂
    adoro raccogliere sassi: piatti, rotondi, affusolati ma soprattutto lisci lisci
    e poi li metto in un centro tavola dove si tengono compagnia insieme ad una conchiglia di ostrica.
    Ora quindi mi chiedo: quante anime conterranno? 🙂

    Veramente bello il tuo post, ML, complimenti 🙂
    E buona domenica
    ciao
    Ondina

    • massimolegnani 14 luglio 2013 a 10:09 #

      O almeno quanta storia conterranno? Quanta vita? Quante mani, quanta acqua, quanto vento prima di te li avranno toccati?
      Gia’ cosi’ come fai tu, e’ portare loro rispetto, come una bambina 🙂
      Grazie Ondina
      ml

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