la via dell’odio

29 Ago
photo by c.calati

photo by c.calati

 

 

Sul tavolo, nella penombra del tardo pomeriggio due candele miracolosamente sopravvissute ma contorte e sofferenti come San Sebastiano trafitto, fanno ancora bella mostra di sé.* Le fisso da quando mi sono ripreso dal torpore che mi assale a ondate, non so se mi assopisco o se rifletto, tanto sono simili incubi e pensieri. Le guardo, stanno lì, non lontane dal mio letto infermo, assieme ai resti del pasto e a quattro mosche che banchettano indisturbate. Quanto assomigliamo, io e lei, a quelle due candele, una stentata, quasi al lumicino, l’altra che ancora cola cera incandescente e fiammeggia alta, ma pure lei contorta e in qualche modo sofferente. E quante frecce ci siamo scagliati, ferite feroci, inferte per anni a tenerci ancora accesi. Vorrei gridarlo a Gabriela, farle vedere come ci siamo ridotti, ma non ho fiato e lei chissà dov’è. Scompare per ore forse per giorni, non so quanto sta via, da questo letto mi è difficile dividere il tempo in fette tutte uguali, per me il tempo è una torta ormai immangiabile.

Poi lei torna come se niente fosse, con la faccia di chi è appena stata con un uomo. Mi guarda e sogghigna con il solito disprezzo a cui se riesco rispondo con un ringhio e un insulto, troia come tua madre, il mio preferito. Ecco, a volte la confondo con sua madre, c’è una continuità di bastardaggine tra loro che le fa identiche, o forse mi confondo a monte, quando credo di avere una figlia. Probabilmente Gabriela non esiste, è sempre lei, Violeta, misteriosamente ringiovanita, ad avvelenarmi la vita. O è sua madre che non ho mai conosciuto? Gabriela magari mi è stata affidata da una sconosciuta mentre salivo sulla corriera per l’aeroporto di Managua e stupidamente l’ho portata con me in Italia, ingombrante souvenir dal CentroAmerica.

Quando cerco di mettere ordine nella memoria mi prende una spossatezza che mi paralizza. Perché nessuno ha scritto la mia biografia? Sarebbe così semplice ora sfogliare il libro fino alla pagina giusta e, tac, “nel 1981il nostro (poco) eroe ebbe una figlia durante il suo soggiorno in Nicaragua”, ecco risolto il buco della memoria. Ma per una falla che si tappa subito si formano altri buchi in questa testa piena di amnesie, altre domande a cui rispondo a caso. Che ci facevo in Nicaragua? Trafficavo in armi? O forse ero capitato lì per caso, testimone neutrale della rivoluzione? Ero io stesso un rivoluzionario? No, è più probabile che facessi il doppiogioco. Ogni volta ricordo un passato differente, lo scelgo secondo l’umore del momento come un impiegato la cravatta del mattino e mi ci aggrappo con una fede provvisoria. Di certo so che sono rimasto a lungo in quella terra stretta tra buonumore e morte, il tempo quanto meno di fare un figlio con Violeta. Chissà come l’avevo conosciuta, un altro buco nero nel mio personale colabrodo.

A proposito di buchi li sentite anche voi i tarli?

Lavorano giorno e notte a scavare gallerie come fosse legno vecchio la mia gamba. Li sento risalire dalle dita del piede destro su fino alla coscia, ostinati, metodici, terribili, ma forse sono vermi, tossine, spore velenose, non lo so, non ho il coraggio di guardare lo scempio che c’è sotto il lenzuolo. Li lascio lavorare e rifiuto di ascoltare le due parole che i medici scandiscono con tanta facilità, cancrena e amputazione. L’amputazione è diventata pure il cavallo di battaglia di mia figlia e c’è del cinismo sopraffino nel suo spingermi verso l’intervento. Lo vedo il risolino di beffa quando finge di usare parole d’affetto, in realtà la inebria l’idea che io vada un pezzo per volta al cimitero. L’odio è il motore del mondo. Senz’odio Violeta e i suoi Sandini non avrebbero mai vinto, armati solo di machete e mani nude. Le mani nude lei me le mostrava nell’amore, “ti ucciderò con queste mani se mi lasci”, occhi di brace, dita ad artiglio, denti assassini. Poi rideva a dimenticare la minaccia e mi assaliva di furia e di allegria. Ero quasi rassegnato a una morte violenta, ma si è stancata prima lei. Se n’è tornata alla sua terra, “troppa ricchezza qui”, mi rinfacciò una volta con rabbia come se io, una vita squattrinata, avessi mai potuto incarnare il prototipo del capitalista. Forse mi tradiva con qualcuno che maneggiava tanti soldi e di sicuro avrà scambiato un bancario per banchiere, povera scema. Che mi tradisse l’ho sempre sospettato, troppo fuoco in quelle vene per me solo, ma non me ne importava più che tanto, un poco già la odiavo, a prescindere dagli altri. In ogni caso se n’è andata lasciandomi Gabriela come ultimo dispetto.

Il dubbio che nemmeno fosse mia me l’ha fatta crescere con tutto l’odio di cui ero capace. E Gabriela piano piano ha imparato alla mia scuola. Per anni ha subito in silenzio le mie sfuriate, un parafulmine perfetto, sguardo da cocker sotto la grandine e lacrimoni muti che avevano l’effetto di raddoppiare il mio rancore. Crescendo ha abbozzato piccole ribellioni che a me parevano patetiche, il fumo sbandierato a quindici anni, la scuola abbandonata prima del diploma, la porta della stanza lasciata socchiusa ad arte, che la sentissi bene mentre si faceva sbattere da qualche  amico tirato su per strada. Come se a me potesse fregarmene qualcosa della sua im-moralità!

Poi se n’è andata con un balordo, che si vedeva subito che sarebbe finita male. Ora che il balordo l’ha mollata, Gabriela è di nuovo a casa in pianta stabile. Potevamo iniziare un’epoca di tregua, inventarci una consolazione reciproca per le sconfitte che abbiamo collezionato a piene mani. Invece abbiamo attaccato subito con la vecchia solfa di rancori e di disprezzo. La via dell’odio è un sentiero in discesa, l’unico che sappiamo percorrere senza incertezze. E d’altronde quel percorso gliel’ho insegnato io, inutile il rammarico per non aver tentato qualcosa di diverso.

Devo pisciare, sarà la solita avventura trascinarmi fino al bagno, lei mi nega il pappagallo, e non certo per pudore. È lungo il viaggio che intraprendo e pieno di pericoli, io Ulisse tra due stanze, lei peggio di Calipso mi osserva appoggiata allo stipite della porta e gioisce del mio affanno. Ad uno sbandamento mentre saltello sulla gamba sana mi chiede se ho bisogno d’aiuto, ma è puro sarcasmo, le braccia restano conserte, impassibile lo sguardo, mai che allunghi un braccio per soccorrermi. Così faccio tutto da solo, compresa la circumnavigazione del suo corpo immobile in un passaggio stretto, infida roccia dov’è più facile il naufragio che l’approdo. Fatico, arranco, impreco e alla fine raggiungo la tazza di maiolica ingiallita, mia sudata Itaca. Guardo la parete di un rosa rivoltante, vi appoggio la fronte sfinita e finalmente svuoto la vescica schizzando qua e là con intenzione fuori dal vaso. Piccola soddisfazione immaginare le sue imprecazioni quando dovrà pulire, sempre che lo faccia. Ma il massimo dispetto che le posso fare consiste proprio nel mostrarmi e mantenermi vivo e intero.

Non andrò al cimitero a pezzi, per ora non ci vado neanche intero, mettitelo in testa. E che si fottano anche i tarli.

 

*La frase d’incipit è tratta da “Un amore low cost” di “GianLuigi”

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31 Risposte to “la via dell’odio”

  1. penna bianca 29 agosto 2013 a 15:10 #

    Letto d’un fiato con passione e ammirazione. Ma cosa ci fai tu ml qui dentro? Dico qui dentro tra noi scribacchini.(bellissimo)

  2. bakanek0 29 agosto 2013 a 18:35 #

    Scrittura cruda e atmosfere spietate. Ho molto gradito la similitudine con Ulisse.
    Complimenti, e tanti!

    • massimolegnani 30 agosto 2013 a 02:20 #

      sì, bak, nessun lieto fine, nessuno spiraglio di ravvedimento, solo un odio sterminato che non sappiamo quanto giustificato dalla realtà e quanto dal delirio.
      (contento che hai apprezzato “ulisse”)
      ciao
      ml

  3. Nerina 30 agosto 2013 a 08:05 #

    (un legnani aspro aspro– sempre di tono bello, forte. Che mi arriva come una lettura invernale, da dicembre pieno)

  4. ilsolitomood 30 agosto 2013 a 09:44 #

    Accidenti, bello.. quel tipo lo odio già. bravo sai?

    • massimolegnani 30 agosto 2013 a 16:48 #

      Grazie
      (quel tipo e’ cosi’ smisuratamente delirante e incancrenito al pari della sua gamba che mi e’ difficile odiarlo)
      ml

  5. the pellons' 30 agosto 2013 a 14:02 #

    Molto che mi piace, molto pellonico se posso dire, amaro, e poi ulisse, ah, rimane una fissa. Bello. Mi piace l’amarezza. In fondo è un mondo proprio così.

  6. ester 30 agosto 2013 a 17:47 #

    Un testo scritto con ogni possibile cura, scenografia perfetta degna delle migliori pellicole, ma di quelle che mi fanno subito afferrare il telecomando e cambiare canale, insomma il problema è mio che non appezzo il genere, però non vi ho ritrovato l’anima di massimolegnani, quasi fosse una forzatura alla tua stessa sensibilità.
    Ho gustato la scena fino alla sesta riga, poi una virata mi ha allontanato dal testo. Sarà che non sono nello spirito di leggere e nemmeno vedere film di questo tono, però le meschinità dell’anima umana hanno origine da situazioni di miseria spirituale che chi è abituato all’introspezione curata e mirata, non avrebbe tralasciato di ricercare e questo è il Legnani che conosco io. Qui trovo forzature nell’esibire l’odio, che non mi piacciono. Come vedi non sono un’adulatrice a tutti i costi;-)
    Sicuramente ti leggerò più volentieri un’altra volta, come sempre. Ciao.

    • massimolegnani 30 agosto 2013 a 18:33 #

      A me un commento cosi’ fa solo piacere: articolato, motivato, e a suo modo affettuoso.
      Accetto la critica, forse ho premuto eccessivamente sull’acceleratore dell’odio. Volevo creare uno scenario dominato da un sentimento negativo che pero’ fosse vissuto in soggettiva. Voglio dire non sappiamo chi sta a fianco al protagonista, la madre, la figlia, un’infermiera? E soprattutto non sappiamo quanto il profluvio di accuse sul comportamento di questa copratogonista-ombra siano giustificate da una scorrettezza reale e quanto invece dovute allo stato di confusione mentale in cui versa il protagonista. A mio parere (ma sono parte in causa) non ho tralasciato di sondare le motivazioni psicologiche che stanno dietro a tanto odio, le ho solo messe un po’ nascoste. -:)
      un abbraccio
      ml

      • ester 30 agosto 2013 a 23:44 #

        Hai ragione, Massimo, sono stata una lettrice superficiale, o forse… forse non ho voluto capire. Malattia, vecchiaia, degrado fisico e mentale: argomenti che mi hanno bloccata. Quello stato confusionale che ho sempre temuto, fin da piccola, quando vedevo il nonno stare male…
        E alcuni punti mi rammentano gli atteggiamenti di mio suocero verso la badante.
        E altro molto più recente, che non ho voluto vedere in questa cornice così cruda, ma vera, che pure non voglio considerare.
        Grazie, mi hai aiutato a capire anche il mio problema. Lo dico sempre che leggere sul Web è diverso e meglio che su un libro stampato, che avrei subito chiuso e scartato. Qui l’autore stesso interagisce e mi mostra la mia cecità: ora posso vedere!
        I bravi dottori sanno sempre centrare il problema-la diagnosi: grazie:-)

  7. massimolegnani 31 agosto 2013 a 16:15 #

    Un sorriso a te

  8. Pablo 31 agosto 2013 a 16:57 #

    Se l’odio ti viene bene come scrivi, odia pure.
    Pablo

    • massimolegnani 31 agosto 2013 a 18:32 #

      Odio per interposti personaggi
      -:)
      Ciao
      ml

      • Pablo 31 agosto 2013 a 20:21 #

        certamente

  9. Cybermax 31 agosto 2013 a 18:23 #

    i miei complimenti e credo che dopo questa lettura ti seguirò spesso

  10. tempodiverso 3 settembre 2013 a 11:32 #

    racconto duro, ma tremendamente verosimile in particolare per quel sottile confine dai contorni poco definiti tra consapevolezza e delirio, che fa diventare possibile ogni spiegazione. saranno reali i motivi dell’odio? non si sa, e non lo sa nemmeno chi lo prova, anche se il sentimento distruttivo si manifesta in tutta la sua potenza. Molto spesso è la mente che è capace di dare vita e forza alle emozioni, di amplificarle nel bene e nel male più degli stessi avvenimenti.

  11. massimolegnani 3 settembre 2013 a 16:35 #

    Riuscire a essere credibili quando raccontiamo dovrebbe essere la massima ambizione, quindi grazie!
    Ciao

  12. Gianluigi 3 settembre 2013 a 22:37 #

    Ciao massimolegnani. Ho riapprezzato molto questo testo, la cui lettura mi ha riportato ai tempi di “mimettoingioco”. Pensavo, con una punta di malinconia (un tantinello ehh 🙂 che tanti testi belli come questo forse non sarebbero mai stati scritti senza lo stimolo del gioco…o forse sì. Non so.
    In ogni caso mi farebbe piacere se riuscissimo a riorganizzare una nuova tornata contattando i vecchi amici, ma anche (naturalmente) i nuovi. Io ci sono e lancio la proposta! Ciao a presto

  13. massimolegnani 4 settembre 2013 a 09:09 #

    è vero Gianluigi, mimettoingioco è stato un luogo fantastico di incontri e di scambi grazie al quale sono nate tanti racconti avvincenti che altrimenti non avebbero visto la luce.
    Non credo però che ora ci siano le condizioni per replicare il suo successo, e poi ritengo che ogni esperienza per quanto bella abbia un inizio e una fine naturali.
    un abbraccio
    ml
    ml

    • tempodiverso 9 settembre 2013 a 21:17 #

      …eppure la proposta di Gianluigi non mi lascia indifferente, molti dei brani che abbiamo scritto non ci sarebbero, e in qualche caso sarebbe un vero peccato, perché non riprovarci, mimettoingioco potrebbe diventare un bel titolo per un blog

      • massimolegnani 10 settembre 2013 a 02:44 #

        indubbiamente la proposta di GianLuigi risveglia ricordi piacevoli, ma io sono scettico sulla possibilità di rivitalizzare qualcosa che ha avuto la sua fine naturale.
        ciao Grazia

  14. giuliagunda 9 ottobre 2014 a 10:06 #

    Tutto quest’odio è tristemente realistico.
    La “via dell’odio”, come la chiami tu, è realistica, quella che certe volte sembra l’unica che si può percorrere per continuare a frequentare qualcuno, in questo caso una figlia (il che rende tutto più triste e amaro). Un odio risvegliato dal ricordo di un altra specie di odio, un disprezzo alimentato dall’ombra della madre. Situazione molto verosimile, purtroppo.
    Belle le immagini e le metafore, come sempre, scorrevole e coinvolgente il racconto (alla fine ci si trova totalmente sommersi dall’amarezza).
    Mi sento “pesante”, dopo questa lettura.

    ciao ml, buona giornata

    G.

    • massimolegnani 9 ottobre 2014 a 10:35 #

      sì, è un racconto pesante, cupo, che non lascia spiragli di speranza. il tutto è appena attenuato dal fatto che forse il protagonista stia delirando e che quindi non siano realmente accadute (nella finzione) le cose tremende che dice.
      ho una figlia, più o meno tua coetanea, con cui ho un forte e bel legame: forse per questo ho voluto immaginare una vicenda diametralmente opposta.
      ciao G, grazie come sempre
      ml
      (spero ti riprenda presto dalla lettura :-))

      • giuliagunda 9 ottobre 2014 a 10:42 #

        A volte si può mantenere in superficie un “bel” rapporto che, poi, se vai scavare, risulta povero e sterile. Se il vostro è denso, tu e tua figlia siete fortunati.
        Non avevo fatto caso all’ipotesi del delirio, grazie per averla sottolineata, alleggerisce un po’ (ma solo un po’).

        Non so se mi riprendo oggi, ché già sono un po’ di malumore di mio.

        Cattivo! 🙂

        G.

      • massimolegnani 9 ottobre 2014 a 10:50 #

        Ahiii, mi sento in colpa 🙂 Dovrei rimediare con qualcosa di leggero, ma dove lo trovo??

        Date: Thu, 9 Oct 2014 08:42:55 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • giuliagunda 9 ottobre 2014 a 10:51 #

        Tranquillo, mi riprenderò da me! Sono abituata all’altalena. 🙂

        Un abbraccio

        G.

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