e non c’è niente da capire

22 Ott
foto by t.legger

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Giorni fa un’amica di blog (RossodiPersia.wordpress.com, “Precisazione”) ha dovuto rassicurare ufficialmente i suoi lettori di non essere un’alcoolista persa, fatto che alcuni di loro avevano desunto da una lettura troppo alla lettera di un suo brano. Anche a me è capitato di dover smentire di essere, di volta in volta, pedofilo, genitore sfortunato, omosessuale, in fin di vita e altre amene piccole tragedie.

Questo credo sia dovuto al fatto che il mondo dei blog è quanto mai eterogeneo, c’è chi lo usa come palestra di scrittura inventando o rielaborando spunti ricavati dalla vita propria o altrui e chi ne fa un diario a cui confidare emozioni personali ed episodi autentici. Ecco allora che può succedere che il lettore sbagli modalità di lettura, equivocando su ciò che sta leggendo.

Per quel che mi riguarda trovo che vero e falso siano due categorie fasulle o quanto meno fuorvianti, che quasi mai scrivo un resoconto veritiero ma sempre c’è del vero in quel che scrivo. Più conveniente sarebbe, per chi avesse il desiderio di “scoprirmi”, esercizio che ritengo sproporzionato al caso, utilizzare un altro metro: il detto e il non detto. Non badare tanto alla vicenda narrata quanto a quello che di emotivo trapela tra le righe. Un po’ come facciamo spesso noi uomini con le donne che ci parlano. Non ci interessa tanto come sono vestite e forse nemmeno le parole che fingiamo di ascoltare, quanto ci piace notare i piccoli dettagli, l’occhio lucido, la tensione della voce, quella ruga accattivante che si forma sulla fronte, il seno che preme sotto la stoffa, tutto quanto ci possa rivelare l’essenza femminile del momento.

Le ore scorrono lente come un’attesa tendente all’infinito. Eppure tutto è già successo. Afa e cicale unici elementi di continuità tra il prima e il dopo. Guardando l’aria abbacinata oltre la finestra, mi dico che d’inverno una cosa così non sarebbe potuta succedere, il freddo stipa gli eventi, atomi agitati tanto per scaldarsi. Provo a ripetere la frase a voce alta e mi ascolto con attenzione studiando che effetto fa. Che intende dire, mi chiederebbe il maresciallo sollevando la visiera del berretto, ed io gli spiegherei che d’inverno è troppo freddo per fermarsi a riflettere, non si lasciano pause morte tra un fare e l’altro, siamo atomi agitati, d’inverno, non c’è la temperatura adatta a farsi domande esistenziali, tipo che ci faccio ancora qui o cosa abbiamo noi due da condividere adesso. A gennaio non puoi soppesare un tradimento, misurare uno sgarbo, nemmeno immaginare una reazione. Ma in estate, con tutte quelle ore lente, quegli atomi immobili, in estate ti fai le domande e sei tutto un ribollire di risposte rancorose. Ecco come mi giustificherei.

Come non detto. Le parole stanno prendendo una piega diversa dalle mie intenzioni.

Il non detto non è una trama sibillina, poco più che un gioco scemo col lettore appassionato di enigmistica, completate le caselle in bianco, risulterà una frase celebre. No, io ho in mente un vero contrabbando, il non detto per me è sotterfugio di emozioni, io stesso il primo doganiere da far fesso mentre spulcia le valigie, nulla da dichiarare, guardi, guardi pure, solo cravatte e giacche, il rasoio elettrico, un ombrello pieghevole, un orologio d’acciaio e oro e altri oggetti-altre parole che non mi appartengono, appartengono a una storia, pura invenzione, che se vuole le racconto, nessun affetto personale.

Ma nel doppiofondo celo ciò che non potrebbe uscire dai confini pattugliati del mio io, un’inconfessata nostalgia, un desiderio impuro, il rammarico per un antico errore, la paura, sì soprattutto la paura di non essere abbastanza, l’orrore per lo spreco, il rimpianto di non essermi sprecato e tutto quanto mi mulina dentro e non compare. È come mostrarsi nudi, ma al buio o in una nebbia fitta, solo la voce quasi allegra che sembra parli d’altro e un gesto vago con la mano.

Ecco allora che nel momento cruciale faccio quel gesto con la mano, la alzo fino a mezz’aria e poi la lascio ricadere stancamente, lasci perdere, farnetico, dico guardando il maresciallo che fissa inorridito il cadavere dalla cui orbita destra spunta una matita che avevo appena temperato. Sì l’ho ammazzato io e non so il perché. Forse per gli scacchi, quella diagonale maligna del suo alfiere non l’ho mandata giù. Ma avessimo giocato d’inverno, beh, non sarebbe morto.

E non c’è niente da capire, no.

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38 Risposte to “e non c’è niente da capire”

  1. ammennicolidipensiero 22 ottobre 2013 a 13:37 #

    noooo, davvero stai dicendo che non sei omosessuale?!? non ti seguo più, gne gne gne. 😀
    (no, dai, c’è a che un commento serio: che bel post, parole sospese tra la complicità con il lettore e uno dei “non-luoghi” più teatrali che io conosca: il luogo di un interrogatorio. bello bello)

  2. tramedipensieri 22 ottobre 2013 a 14:54 #

    a me sembra ci sia tanto da capire….tra le righe, sopra e sotto….

  3. menteminima 22 ottobre 2013 a 15:05 #

    Santo cielo, tu scrivi divinamente. Perdonami se non ho cercato significati, ma mi sono fermata incantata ad osservare la perfetta piega dei tuoi pantaloni.

  4. rossodipersia 22 ottobre 2013 a 21:45 #

    E non c’è niente da capire in giornate che a volte girano strane, quando tutto sembra sospeso e anche gli eventi atmosferici ti sembrano superflui. Gran finale ml, neanche Tarantino avrebbe usato una matita per sfruttare un non detto!

    • massimolegnani 22 ottobre 2013 a 22:45 #

      Sai, ieri pomeriggio con un amico ho perso a scacchi tre partite di fila. Cosi’ a sera mi e’ venuto naturale ucciderlo!
      Ciao rosso,
      ml

  5. graziaballe 23 ottobre 2013 a 00:44 #

    ah. ecco. e quindi sei un assassino (omosessuale)!! 😀
    pensa ke nella risposta al tuo commento sul mio post stavo x scrivere “e non c è niente da capire…” e poi vengo a leggerti e thò! 🙂
    coincidenze.

    bella scrittura, davvero, complimenti!!

    • massimolegnani 23 ottobre 2013 a 09:59 #

      eheh, mi piacciono gli incroci di parole 🙂
      ti ringrazio
      ciao

  6. gelsobianco 23 ottobre 2013 a 03:18 #

    Sei così bravo, ml, tanto bravo da…
    Come riuscire a commentare questo tuo scritto, che mi prende profondamente, mi incanta e mi fa cogliere quanto vi sia in te?
    Ogni mia parola rovinerebbe questo tuo “farneticare”, che io reputo tutto molto singolare, fino al finale “tuo”, proprio “tuo”.
    Taccio.
    Ho captato “quello che di emotivo trapela tra le righe”.
    Ho realizzato, ancora una volta, che tu scrivi particolarmente bene.

    Ti sorrido.
    gb
    Di fronte a qualcosa che mi colpisce, mi emoziona, io resto in silenzio. Ecco.

    • massimolegnani 23 ottobre 2013 a 10:04 #

      mi sono accorto che farneticando si possono dire più cose senza troppi vincoli, un po’ come fare lo scemo per non andare in guerra
      grazie per le belle parole
      ciao
      ml

  7. the pellons' 23 ottobre 2013 a 12:08 #

    Io amo le sue rughe
    ma lei non lo capisce

    • massimolegnani 23 ottobre 2013 a 12:20 #

      Finalmente una citazione musicale che afferro anch’io!

      • the pellons' 23 ottobre 2013 a 12:21 #

        (ti ho voluto interrogare…)
        (d’altronde l’hai fatta tu!)

  8. Cam 24 ottobre 2013 a 00:15 #

    I blogger sono sempre veritieri, soprattutto quando non raccontano di loro stessi – ma con questo non voglio dire che sei un assassino.

    • massimolegnani 24 ottobre 2013 a 12:11 #

      siamo veritieri al di là della verità spicciola come può essere un assassinio 🙂
      ciao
      ml

  9. lilasmile 25 ottobre 2013 a 16:11 #

    Ma immaginare e creare storie è il vero senso di noi blogger, poi magari può succedere di fraintendersi ma per fortuna ci sono le parole per chiarire.
    Gran bel post 🙂

  10. massimolegnani 25 ottobre 2013 a 17:53 #

    le parole dovrebbero chiarire, ma non sempre riescono
    🙂
    ciao
    ml

    • prishilla 26 ottobre 2013 a 23:57 #

      C’è tanta bellezza e tanta verità in questo post. E può darsi che non ci sia correlazione fra queste due cose.
      Prish (che col suo doganiere ha una complicità di lunga data!)
      P.s. Chissà se il doganiere di wordpress mi farà passare..:)

      • massimolegnani 27 ottobre 2013 a 15:53 #

        I nostri doganieri, come quelli di wp e blogspot, ogni tanto vanno aggirati.
        -:)
        ml

  11. gelsobianco 27 ottobre 2013 a 01:45 #

    e non c’è niente da capire.
    c’è tutto, tutto da cogliere.
    un sorriso, ml
    gb

  12. Pablo 27 ottobre 2013 a 12:52 #

    I questo periodo mi sono perso un bel po’ di cose tue qui, ma sono arrivato in tempo per leggere questo testo straordinario. Tu non scrivi, confessa, hai un cilindro magico dal quale tiri fuori frasi già composte con le parole giuste. E ti vedo con lo smoking perfetto dalle cui maniche sporgono i polsi bianchissimi, della camicia inamidata, impreziositi da due gemelli in oro e zaffiro.
    A presto mago Massimo.
    Pablo

    • massimolegnani 27 ottobre 2013 a 15:57 #

      Pablo, tu non sai il piacere che mi fa il tuo intervento, a prescindere dal mago.
      Un abbraccio
      ml

  13. monika santi 28 ottobre 2013 a 12:33 #

    🙂 mi piace ricavarne uno stralcio piacevolissimo della tua poetica.

  14. litedinnamoratoconilmondo 31 ottobre 2013 a 18:31 #

    Complimenti sinceri sia per la tecnica che per la materia prima: per stile di scrittura e per intelligenza, quindi.
    Usi alcune espressioni che per me sono autentiche calamite. Tra tutte, per una, il “ribollire di risposte rancorose”.
    Mi permetto di aggiungere una terza tipologia, tra quelle in cui suddividi i bloggers: c’è anche chi scrive per pure divertimento, quando si ritrova ad avere i polpastrelli che sfuggono al suo controllo e cominciano a saltellare sulla tastiera, senza secondi fini, per il puro piacere di raccontare – o raccontarsi – fissando la propria creatura letteraria in un contenitore più tangibile della propria fantasia per sempre.
    Penso che chi etichetti un autore in base ai temi che tratta nelle sue opere, sia semplicemente uno stupido col dono imperscrutabile della superficialità.
    Non mi spenderò certo a giustificarmi con costui, qualora mi capitasse tra i piedi.
    Ancora complimenti, tornerò a sbirciare le tue creature molto volentieri.

    • massimolegnani 31 ottobre 2013 a 21:15 #

      Sono d’accordo con te, le etichette mi servivano nell’economia del racconto, ma di fatto il bello dei blog e’ proprio la mescolanza tra cronaca e fantasia.
      Ti ringrazio per l’apprezzamento,
      benvenuto
      ml

  15. LuceOmbrA 6 novembre 2013 a 16:52 #

    C’è più da sentirti e percepirti che da comprenderti. Non tutti forniscono una chiave di lettura del loro blog-mondo, ti ringrazio per questo regalo. Le parole per te sono come i colori per un pittore ispirato, è sempre un piacere leggerti…

    • massimolegnani 6 novembre 2013 a 23:50 #

      ..e tu da poco hai scritto che “ci vuole colore”!
      grazie
      ml

  16. giuliagunda 4 ottobre 2014 a 00:23 #

    “i confini pattugliati del mio io” è una bellissima espressione, davvero calzante, riferita a quell’io limitato da se stesso, come il Super-io di Freud. Le misteriose dinamiche della costruzione e dissoluzione del “sé” sono affascinanti e spaventose, un’identità vera non sembra esserci mai.

    Io nel buio del non detto, nel doppio fondo della valigia, ci entro giusta giusta, ci sto a mio agio e mi ci rintano volentieri. Spesso però è difficile abbandonare un rifugio tanto accogliente, diventa un po’ una prigione, ma una prigione singolare: che fa sentire liberi.
    “un’inconfessata nostalgia, un desiderio impuro, il rammarico per un antico errore, la paura, sì soprattutto la paura di non essere abbastanza, l’orrore per lo spreco, il rimpianto di non essermi sprecato e tutto quanto mi mulina dentro e non compare”: il tuo “non detto” (che qui viene “detto”) è proprio bello, ed è un non detto che in un modo o nell’altro riesce sempre a fare capolino nei tuoi testi. Sarà che tu sei un mago nel non dire ciò che dici!

    P.S. io però rifletto meglio d’inverno, o almeno così mi pare

    Ciao ml,

    G.

    • massimolegnani 4 ottobre 2014 a 15:11 #

      quindi tu uccideresti anche d’inverno?! 🙂

      ciao soave G.
      (e grazie)
      ml

      • giuliagunda 5 ottobre 2014 a 14:30 #

        Questo non lo so dire!
        Beh, se l’istinto omicida vien fuori quando si sragiona allora penso che ucciderei col caldo. Se invece è il parto di una mente fredda e lucida allora porrebbe accadere d’inverno. Chissà. Comunque spero di non uccidere mai! 🙂
        (E non in quel modo, trafiggendo un occhio… Ahi)

        Prego ml.

        G.

      • massimolegnani 5 ottobre 2014 a 16:37 #

        estate o inverno, bisogna averla la faccia da assassino, e tu con quella faccia manco il tempo puoi ammazzare. 🙂

        Date: Sun, 5 Oct 2014 12:30:19 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • giuliagunda 5 ottobre 2014 a 18:23 #

        Quindi per me sarebbe anche semplice, sono insospettabile! 🙂
        Ma grazie per la fiducia!

        G.

      • massimolegnani 5 ottobre 2014 a 18:27 #

        🙂

        Date: Sun, 5 Oct 2014 16:23:50 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

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