p a s s o

18 Nov
photo by c.calati

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Capita a volte che una parola mi si incisti in testa e resti lì caparbia, in attesa che la svisceri. Non sono mai parole roboanti, quelle che senti da gente che sa tutto, o finge, e tu vorresti avere un vocabolario a portata di mano per controllarne il significato che conosci a spanne. No, queste che si arenano, sono parole semplici, banali come pezzi di salame da trattenere in bocca e quasi sciogliere tra palato e lingua.

Oggi è “passo” che, contrariamente al senso suo di movimento, sta fermo lì, non so se in testa o in bocca, che me lo vado ripetendo a mezza voce. Lo ripeto, passo!, e ogni volta evoca un pensiero differente, un aggancio di memoria, un desiderio, un conforto, una nostalgia.

Passo!, gridava la maestra Aimetti in cima alla scala della scuola controllando che i suoi allievi, prima elementare!, salissero a ritmo di marcia. Un sollievo non averla avuta come insegnante, quella figlia di Mussolini, che già sentire la sua voce da caserma quando entravo mi dava brivido e sgomento. Noi avevamo un maestro comunista, ci raccontava la resistenza e predicava l’uguaglianza. Peccato che poi picchiasse solo gli ultimi, gli indefesi dalla vita. Quante botte a quelli dell’orfanotrofio e a noi, piccoli e borghesi, solo sorrisi e fascino d’imprese.

Passo, ripeto a bocca chiusa e penso all’andatura pacata di montagna, mio suocero che un piede lento dopo l’altro mi dava la cadenza e il modo di salire ovunque, io che non schiodavo dal sedile della macchina e avevo fiato velleitario e corto se m’avventuravo da solo per i bricchi. Mi manca la sua guida silenziosa, quella che non pretende di spandere saggezza, ma in silenzio propone il modo esatto per andare avanti.

Passo è Dolomite e Alpi, che ovunque ho un sogno da realizzare o un ricordo di conquista, lo scollinare felice e sfatto, da che ho scoperto la meraviglia di muoversi senza l’aiuto del motore. Solo muscoli e pedali, su per i San Bernardo, il Grande, interminabile, il Piccolo ma ostico, e poi i bei nomi noti, Sella, Maloja, Stelvio, Pordoi, Falzarego, e quelli sconosciuti a chi non c’è passato, Melogno, Lombarda, Agnello l’irraggiungibile, eppure pari l’emozione a esserci salito o solo a immaginarli.

Passo, per me, era la parola più difficile giocando a poker. Ero restio alla rinuncia, non sopportavo quel rinvio a un’ipotesi futura di fortuna, volevo sfidarla subito e la sfidavo sempre la fortuna, così ho perso piccole fortune. Ora ho smesso, o forse adesso gioco a carte con la vita. E anche qui rinuncio raramente, sempre vedo, guardo e gioco. E la mano la passo solo sulla pelle.

Il passo più recente è la scrittura, che quando scrivo non mi basta esprimere concetti, raccontare avvenimenti, manifestare le emozioni. Ho bisogno di trovare una particolare cadenza nelle frasi, le parole devono, dovrebbero, sistemarsi sul foglio con un loro ritmo, essere selciato, sentiero su cui porre il nostro passo, io e chi mi legge, insieme. È un modo, un’ambizione, che raramente riesce, a volte corro troppo, altre incespico. Anche qui mi rendo conto che le parole sono sassi sul sentiero, fanno da inciampo più che da invito al passo. Ci vorrebbe ancora lui, mio suocero, a camminarmi avanti, lento e costante. Allora, seguendolo, forse troverei il passo giusto a dire.

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28 Risposte to “p a s s o”

  1. menteminima 18 novembre 2013 a 18:44 #

    Bella è bella! Abbiamo bevuto lo stesso aperitivo! Io da giorni mi sono bloccata su “impronta”. Cosa c’è di più sintetico e statico per rappresentare il movimento? Penso ad un’impronta fossile, il movimento immobile per l’eternità …

    Tu scrivi bene, ma tanto!

    • massimolegnani 18 novembre 2013 a 19:32 #

      Vino bianco, due olive, salamino piccante, cin 🙂
      L’impronta, si’, una bellezza..scrivi!
      ml

  2. graziaballe 18 novembre 2013 a 22:00 #

    mi hai fatto ricordare un compagno di scuola delle elementari. Era dislessico e recitò il “passo solitario” in una forma tutta sua che suscitò l ilarità della classe. Come eravamo scemi…passo solitario era già poesia.
    fissa anke questa: bravo! bravo! 🙂

    • massimolegnani 19 novembre 2013 a 10:41 #

      grazie!
      “passo solitario” è più leopardiano del “passero” !
      ciao
      ml

  3. the pellons' 18 novembre 2013 a 22:28 #

    Anche la mia maestra delle elementari era comunista, ma direi per davvero. Meno male. A poker invece mi dovresti insegnare, nipote snaturata che non son altro di un nonno pokerista incallito.

    • massimolegnani 19 novembre 2013 a 10:43 #

      t’insegno, è semplice: basta alternare con saggezza tre parole, passo, vedo, piatto, e il gioco è fatto.
      ml

  4. rossodipersia 18 novembre 2013 a 22:48 #

    Anch’io passo. Spesso. Quando passo ad altro, quando rinuncio e non concedo l’onore delle armi, quando passo, non per paura o vigliaccheria, ma, al contrario, come forma di guerra pacifica: quella che ti schiaffeggia in silenzio, nel silenzio di un passo attutito dall’indifferenza.

    • massimolegnani 19 novembre 2013 a 10:49 #

      che bello..hai ripreso il passo, il ritmo delle mie parole. grazie Rosso
      ml

  5. Jihan 18 novembre 2013 a 23:26 #

    tu non passi mai

  6. tramedipensieri 18 novembre 2013 a 23:48 #

    Oh…la mia parola preferita “passo”.
    Le parole come note musicali sulle righe del foglio….

    • massimolegnani 19 novembre 2013 a 10:54 #

      ecco sì, trovare la musica nelle/delle parole!
      ciao .marta
      ml

  7. Nerina 19 novembre 2013 a 08:47 #

    anche ri-passo è una parola bellissima. brano bello, bel passo 🙂 polso? smack

  8. Nerina 19 novembre 2013 a 08:47 #

    opsi, era un “posso?”… non polso 🙂

    • massimolegnani 20 novembre 2013 a 11:49 #

      passo, ri-passo, posso, polso….senza volerlo giochiamo con le assonanze (anche opsi ci sta!)
      🙂

      • Nerina 20 novembre 2013 a 12:13 #

        🙂

  9. bakanek0 20 novembre 2013 a 11:33 #

    Come comprendo! Quando una parola ti si arrotola nella mente, sulla lingua, batte e batte come il dente e ti racconta tutti i suoi significati fino all’osso. Ti sei impossessato del passo, ora bisognerà venire a chiedere in prestito da te, se si vorrà usare!

    • massimolegnani 20 novembre 2013 a 11:51 #

      eh, bak, tu le parole te le rigiri sempre bene in bocca e le ritiri fuori vestite di nuovo come conigli dal cilindro
      🙂

  10. ili6 20 novembre 2013 a 21:49 #

    Ti leggo da poco ma mi pare, anzi ne sono già convinta, che con la scrittura hai un buon passo.
    Bella la figura di tuo suocero: hai trasmesso in poche battute tanta stima e ammirazione.

    Ciao,
    M.R.

  11. penna bianca 20 novembre 2013 a 23:49 #

    A me piace tanto il tuo passo con le parole. E’ sempre piaciuto. (bellissimo questo post!) ciao caro

    • massimolegnani 21 novembre 2013 a 11:12 #

      detto da te che hai il bel passo di montagna vale doppio
      🙂
      ciao Pennetta
      ml

  12. gianluigi 21 novembre 2013 a 01:44 #

    …E se metti un piccolo accento sull’ultima lettera avrai il senso di ciò che non c’è più. Bravissimo come sempre. Un caro abbraccio Gianluigi

    • massimolegnani 21 novembre 2013 a 11:16 #

      già…passò!! ed è tutta un’altra storia!
      ciao Gianluigi
      grazie
      ml

  13. monika santi 1 dicembre 2013 a 13:09 #

    🙂 tu sei una miniera di emozioni

    • massimolegnani 1 dicembre 2013 a 13:24 #

      La vera miniera sono gli occhi di chi legge, ancora capaci di emozione
      🙂
      ml

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