oh, le tue parole

3 Gen
photo by margherita calati

photo by margherita calati

 

 

Pensare che l’avevo sposata per la sua bellezza candida.

Il solito equivoco, confondere il bello con il buono. Sin da bambino i tratti delicati di un volto per me erano segno di sicure doti spirituali. Osservavo sul Corriere le foto degli ultimi arrestati e se, tra tanti ceffi e donne volgari, compariva un viso d’angelo, ecco che provavo un piccolo sgomento e subito pensavo all’errore giudiziario, che non sapevo bene cosa fosse, ma lo concretizzavo con uno sconfortato “non è giusto, però” piagnucolato a mezza bocca.

Crescendo sono cambiato poco, così ho sposato Domitila, dal passato incerto ma dallo sguardo tanto dolce. In effetti i primi tempi sono stati di zucchero e miele, lei la voce come un flauto, io la penna un brivido d’ardore. Avevo preso l’abitudine di lasciarle bigliettini ovunque, nella tazza della colazione, sopra la saponetta in bagno, nella tasca dell’accappatoio, volevo che lei mi scoprisse in quelle piccole sorprese e si sentisse meno sola mentre ero fuori per lavoro. Quando tornavo a sera, già prima di entrare in casa la vedevo: mi aspettava incollata ai vetri di cucina, incorniciata tra i riquadri della finestra, i begli occhi a scrutare il buio, i capelli color del grano sciolti a coprire la pelle diafana. Entravo e la mia bella croata mi si stringeva addosso bisbigliando “oh le tue parole”. Mi esaltava quell’accoglienza condita di baci caldi e pelle nuda. Pero’ non riuscivo mai a estorcerle qualche apprezzamento in più su quelle mie brevi frasi scritte tra il romantico e l’azzardo erotico o sui due versi spesso in rima che a me sembravano incantevoli.

Col passare dei mesi lei continuò ad accogliermi con la medesima esclamazione, ma la bisbigliava con scarso entusiasmo, la pelle nuda ormai sempre più rara, i capelli ora raccolti in una crocchia volitiva. Avrei dovuto capirlo allora che qualcosa non andava, anche perchè il suo volto angelico andava assumendo dei tratti duri, come fossero stati rimarcati da una matita nera. E invece più lei si faceva tiepida più io mi incaponivo a scriverle. E raddoppiavo parole e impegno, una specie di delirio dove a poco a poco alla passione per Domitila stavo sostituendo quella per la scrittura.

Ben presto il suo sussurro si fece sbuffo esasperato e più tardi rimprovero stizzito. Cambiava il tono usato, sempre più acido, non le parole, incredibilmente identiche a quelle del nostro breve periodo felice. Ormai i bigliettini, che lei un tempo conservava in un cofanetto, mi capitava di ritrovarli accartocciati nel cestino, talvolta direttamente sminuzzati nella pattumiera quando vuotavo gli avanzi dai piatti. Appallottolati o stracciati in pezzetti minuti, impiegavo ore a stirarli e ricomporli. Già, perché mi ero messo a recuperarli sistematicamente, mi sembrava di salvare da una fine misera il nostro amore o forse era l’amor proprio mio che in quel modo mettevo in salvo. Logica avrebbe voluto che smettessi con quella mania o quantomeno che li scrivessi pure ‘sti benedetti bigliettini e li archiviassi anche, ma senza la farsa di farglieli avere, che ormai sapevo la strada che prendevano, forse prima ancora che li avesse letti. Eppure era più forte di me, amavo troppo scrivere, ma ci riuscivo solo se mi rivolgevo a lei, sinceramente determinato a consegnarglieli. Diversamente non mi usciva neanche un rigo. Quasi una maledizione.

Nel corso degli anni avevo raccolto qualche migliaio di foglietti, incominciava a porsi il problema di come e dove conservarli. Forse per disfarmene o forse per tentare la fortuna, mi misi a selezionare i migliori, li sistemai con cura in un album segnando sotto ciascuno la data e qualche nota. Presi coraggio e spedii il tutto a un editore, con poche righe di accompagnamento che spiegassero la genesi dell’opera.

Ebbi un successo inatteso, l’editore fu entusiasta e mi propose subito un contratto per tirarne mille copie.

Una sera feci trovare a Domitila il libro sul cuscino. Era ancora odoroso di piombo. Lei lo prese, lo rigirò tra le mani verificando rapidamente il contenuto. Poi lo lasciò cadere sul letto,  dandomi la schiena. Mentre era impegnata a preparare una valigia, quasi mi gridò esasperata..oh, le tue parole!

Un’ora dopo era già lontana.

 

**il brano ha partecipato al torneo “mimettoingioco” (mimettoingioco.wordpress.com)

 

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33 Risposte to “oh, le tue parole”

  1. ester 3 gennaio 2014 a 12:06 #

    Ma allora è vero che… sempre caviale alla fine stanca! Complimenti 🙂 e auguri per un nuovo anno di ottime pagine che fanno bene a noi. Ciao.

    • massimolegnani 3 gennaio 2014 a 15:43 #

      Grazie Ester,
      il dubbio e’ se e’ mai piaciuto davvero il caviale 🙂
      Auguroni a te
      ml

  2. ire 3 gennaio 2014 a 14:07 #

    É bellissimo e ho ritrovato una cosa mia. Sai che penso spesso a Bartleboom, quello di Baricco? Non mi piace Baricco ma questa cosa mi è rimasta impressa: scrive lettere su lettere raccontando la sua vita in modo che quando incontrerà la donna che amerà, gliela potrà donare dicendo “ti aspettavo”. Quando la incontrà però dimentica la scatola chissà dove e amen. Non è che sia la scrittura il nostro modo di allontanarci? La cosa “mia” è che anch’io scrivevo lettere su lettere, non mi era rimasto altro da fare, ma ad un certo punto mi sono accorta che non venivano più lette nello stesso modo, allora ho smesso. Il ricevente non aveva fatto la valigia materialmente, ma se n’era andato lo stesso.

    • massimolegnani 3 gennaio 2014 a 15:46 #

      In effetti sotto il raccontino c’e’ dell’ironia, se non una riflessione, su noi che ci dilettiamo a scrivere, convinti che questa ci avvicini e invece magari ci allontana da chi ci sta vicino.
      Ciao Irene
      ml

  3. ili6 3 gennaio 2014 a 20:33 #

    eppure le parole sanno essere così importanti…. Certo, ci vogliono anche i fatti, i sentimenti e le idee chiare. A confondere il bello col buono ci caschiamo un po’ tutti. Non mi riferisco solo ai rapporti umani, ma anche a tutte quelle cose patinate e luccicanti che ci attraggono e alla fine non hanno nessun sapore.
    Complimenti, hai scritto un racconto che si legge tutto d’un fiato.
    Ciao,
    MR

    • massimolegnani 4 gennaio 2014 a 11:35 #

      ti ringrazio Marirò,
      ho voluto descrivere con ironia una vicenda fatta di passione e incomprensione che un po’ ci riguarda a noi che amiamo scrivere.
      ciao,
      ml

  4. tempodiverso 3 gennaio 2014 a 20:36 #

    ehhh questa mania di scrivere!!! Magari Domitilla si sarà stancata di dover mettere gli occhiali per leggere i bigliettini.
    io non mi stanco,piaciuto di nuovo 🙂

    • massimolegnani 4 gennaio 2014 a 11:39 #

      grazie!
      l’ho un po’ modificato rispetto al gioco e ho reso più esplicito l’epilogo.
      chissà se qualcuno che passa di qui sarà incuriosito da “mimettoingioco.wordpress.com” e magari anche invogliato a partecipare.
      un abbraccio
      ml

  5. aliota 3 gennaio 2014 a 22:06 #

    brava, la fotografa 🙂 adesso ti leggo…

    • massimolegnani 4 gennaio 2014 a 11:40 #

      …e leggendo potrai notare una certa corrispondenza tra la fotografia e il testo!
      ciao
      ml

      • aliota 4 gennaio 2014 a 16:23 #

        ho letto, ho letto… ma non ho trovato “le parole” per dire il tanto che avrei da dire 🙂

      • massimolegnani 4 gennaio 2014 a 17:34 #

        🙂

        > Date: Sat, 4 Jan 2014 14:23:05 +0000 > To: agilulfo_@hotmail.it >

  6. rossodipersia 3 gennaio 2014 a 23:46 #

    Questa cosa che hai scritto: “su noi che ci dilettiamo a scrivere, convinti che questa ci avvicini e invece magari ci allontana da chi ci sta vicino”.
    È dura da accettare per chi si innamora solo di parole..

    • massimolegnani 4 gennaio 2014 a 11:47 #

      Ciao Rosso, in quella frase mi ero mangiato una parola: “…ci avvicini AL MONDO…” Forse così è più comprensibile e meno duro quello che volevo dire: noi tutti amiamo le parole e ci piacciono tanto che le vogliamo comunicarle agli altri. Si parla per essere ascoltati, non trovi? Che cosa c’è di “insopportabile” in questo?
      un abbraccio
      ml

  7. graziaballe 5 gennaio 2014 a 02:32 #

    forse anche domitila avrebbe dovuto usare altre parole anziché sempre quelle!
    scriversi è una cosa molto bella e iitima…io l ho sempre aprezzata .

    • massimolegnani 5 gennaio 2014 a 11:28 #

      ..ma Domitila a quanto pare non era il tipo che apprezzasse le parole scambiate 🙂
      ciao Grazia
      ml

  8. gelsobianco 5 gennaio 2014 a 12:59 #

    Il rapporto tra due persone è uno scambio profondo, di parole anche. Certo.
    E le parole scritte sono importanti, sono testimonianza.
    Sì. In un rapporto valido.
    Questa è una storia di passione e incomprensione invece.

    “oh le tue parole”.
    Espressione usata da Domitilla, prima bisbigliata anche con la pelle, poi urlata con esasperazione. Sorrido. Mi piace. Tu sai far cogliere, ml.
    Apprezzo anche la sottile vena ironica che scorre in questo tuo scritto e che tocca chi si diletta a scrivere e crede che questo avvicini a tutti, mentre, talvolta, ci allontana da chi ci è accanto.

    In tema la fotografia bella davvero. Quegli occhi parlano.

    Tu, ml, continua a scrivere. Grazie.
    gb
    Mi hai fatto venire in mente un qualcosa. Cercherò di contattare un editore. 😉

    • massimolegnani 5 gennaio 2014 a 17:25 #

      Si’, e’ l’ironia di una deriva, anzi vorrei dire che l’umore del brano non e’ drammatico ma ironico.
      Quanto agli editori, attenta, solo nei racconti sono brava gente che ancora si fa prendere dall’entusiasmo 🙂
      Grazie,
      ciao
      ml

      • gelsobianco 6 gennaio 2014 a 23:36 #

        ormai conosco bene la tua ironia, ml, e non posso non coglierla.
        grazie per il tuo avvertirmi. 😉

        ti sorrido
        gb

      • massimolegnani 7 gennaio 2014 a 10:40 #

        🙂

        > Date: Mon, 6 Jan 2014 21:36:31 +0000 > To: agilulfo_@hotmail.it >

  9. bleachedgirl 5 gennaio 2014 a 23:58 #

    Sarà che scrivere mi ostacola spesso il vivere, ma pare anche a me che scrivere di un amore porti terribilmente sfiga. 😛
    (complimenti)

    • massimolegnani 6 gennaio 2014 a 11:52 #

      Indubbiamente, scrivere cosi’ porta sfiga e deriva sentimentale 🙂
      ml
      (grazie)

  10. harleyquinn86 6 gennaio 2014 a 02:32 #

    “In un simile tempio non può albergare nulla di male! E se lo spirito del male avesse una dimora così bella le creature del bene farebbero a gara per abitare con lui”. Shakespeare ci ha rovinato!
    Comunque, sono dalla parte di Domitila: con tutto quell’amore per le parole, ci credo che fosse gelosa!
    Molto bello.
    Arlecchina

  11. LuceOmbrA 7 gennaio 2014 a 12:28 #

    Secondo me Domitila non sapeva leggere, nemmeno tra le righe.
    Molto bello, sorriso…

    • massimolegnani 7 gennaio 2014 a 14:51 #

      …ma forse lui non sapeva scrivere o almeno cominicare
      🙂
      ml

      • LuceOmbrA 7 gennaio 2014 a 15:25 #

        alla fine parlavano una lingua diversa…

  12. pennyblues 16 gennaio 2014 a 16:27 #

    Molto bello questo racconto, triste ma bello…

  13. massimolegnaniMassimolegnani 16 gennaio 2014 a 17:23 #

    Be’ una tristezza al limite del ridicolo, che la coppia era davvero mal assortita.
    Grazie,
    ml

  14. giuliagunda 28 ottobre 2014 a 22:13 #

    Mai confondere il bello con il buono, detto questo, è un racconto bellissimo che fa sorridere con amarezza (quei bigliettini accartocciati nel cestino, forse nemmeno letti, mi rattristano).
    Lui fa tenerezza, ma dà anche un po’ sui nervi quella sua cieca ostinazione. Lei, poi, insopportabile.

    (oh, le tue parole) 🙂

    G.

    • massimolegnani 29 ottobre 2014 a 01:01 #

      sono due personaggi antipatici che se lei è piatta come una sogliola lui è ottuso come un angolo..(e qui mi fermo, che non mi ricordo se deve avere più o meno di 90 gradi)
      (oh, le mie parole..spero suonino diverse) 🙂
      ml

      • giuliagunda 29 ottobre 2014 a 12:09 #

        (Oh mamma, non ne sono per niente sicura nemmeno io, e per me è molto più grave visto che non sono passati poi tanti anni da quando ho finito il liceo, ma credo sia maggiore di 90°, quello che ne ha di meno è acuto, credo… Mi hai messo in crisi!)

        (le tue parole suonano come una sinfonia di Beethoven) 🙂

        G.

      • massimolegnani 30 ottobre 2014 a 12:56 #

        azz! mi ero perso la sinfonia! troppo buona G. 🙂

        Date: Wed, 29 Oct 2014 10:09:06 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

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