caffè amaro

16 Gen
photo by margherita calati

photo by margherita calati

 

–  Buongiorno, signore.

–  Un caffè.

–  Corretto?

–  No, liscio.

–  Ecco a lei.

 

Il rito breve si consumava inalterato, da anni, due volte alla settimana. Loro non cambiavano mai battute, non si scambiavano mai un sorriso, attori consumati, condannati da un copione che non si sapeva chi avesse scritto. Eppure la barista con gli altri clienti due parole sul tempo le trovava, o sulla crisi finanziaria, il parrucchiere, il GrandeFratello, gli immigrati. E sorrisi, sorrisi ne distribuiva come bustine dello zucchero, a libero consumo. Aveva quello esotico, di canna, per un istante fatuo, quello amaro, saccarina di circostanza nei discorsi più impegnati, quello mieloso, una goccia lasciata scivolare sugli occhi dell’avventore fascinoso. Solo con lui manteneva labbra impenetrabili.

“Troia” sembrava dire lui con lo sguardo torvo mentre osservava quelle brevi prostituzioni vocali, accompagnate da un vago piegarsi in avanti sul bancone, se il cliente era maschio. Bancario, meccanico, professionista, ambulante, non faceva differenza. Ed era anche geloso di quella figura tozza e pelosa che ogni tanto compariva dal retrobottega e che per scansare la donna immancabilmente le metteva una mano sul culo.

Forse gli piaceva la barista, nonostante il biondo improbabile dei capelli troppo vaporosi. Il lieve ottimismo degli occhi, il naso sottile, come certi ponti in pietra sull’orrido del diavolo, due feritoie medioevali le narici, le labbra a cuore, ma era un cuore piccolo e malconcio, ne era convinto. Se solo l’avesse sorpresa una mattina con un libro in mano, “Lettera al mio giudice” magari, se l’avesse trovata intenta a seguire un documentario di natura sul grande schermo al plasma che pure era sempre acceso, se l’avesse sentita canticchiare non dico un’aria d’opera ma almeno una canzone di Guccini, allora avrebbe trovato parole differenti dal copione e lei un sorriso nuovo che non sapesse di surrogato dello zucchero.

Così, invece, lui beveva in fretta il caffè amaro fissando le bottiglie degli alcoolici, metteva i soldi contati sul bancone, raccattava la cartella e se ne andava serio serio, senza un saluto. E mentre usciva, la barista già passava uno straccio sul bancone a cancellare le poche tracce del suo passaggio.

 

 

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27 Risposte to “caffè amaro”

  1. graziaballe 17 gennaio 2014 a 02:18 #

    solo un acuto osservatore poteva leggere tanti dettagli nella ostinatezza di una scena quotidiana. 🙂

  2. the pellons' 17 gennaio 2014 a 11:36 #

    Vaporosi o stopposi?

    • massimolegnani 17 gennaio 2014 a 11:58 #

      vaporosi nel senso di cotonati, sai come si usava un tempo e come è ancora radicato tra le pettinatrici nella profondissima provincia

      • the pellons' 17 gennaio 2014 a 12:03 #

        Io pensavo proprio rovinati, me la vedevo peggio allora. 🙂

      • massimolegnani 17 gennaio 2014 a 12:10 #

        ma cos forse peggio, sembra un residuato bellico di un’altra era

        > Date: Fri, 17 Jan 2014 10:03:32 +0000 > To: agilulfo_@hotmail.it >

  3. gelsobianco 17 gennaio 2014 a 13:50 #

    C è un clima alla Simenon in questo tuo scritto, davvero valido, ml.
    ” Loro non cambiavano mai battute, non si scambiavano mai un sorriso, attori consumati, condannati da un copione che non si sapeva chi avesse scritto.”
    Antipatia-desiderio-gelosia. La provincia. Il ripetersi degli eventi con un ritmo che non cambia mai. La descrizione impietosa della barista con la quale il protagonista ha un rapporto decisamente simenoniano, rapporto da cui è esclusa ogni parola, persino il saluto, tranne il breve rito dell’inizio, due volte alla settimana. E, non a caso, secondo me, tu citi il famoso romanzo del grandissimo scrittore. Perfetta la tua chiusa. Gesti sempre uguali di lui e di lei.
    E io immagino, vedo che un giorno, improvvisamente, tutto questo porti a…

    Ho apprezzato molto questo racconto. Molto.
    Titolo giusto.
    Ti sorrido, ml.
    gb

    • massimolegnaniMassimolegnani 17 gennaio 2014 a 14:10 #

      Mi fa piacere il tuo commento perche’ mi ci ritrovo nel clima che descrivi. Ed effettivamente la ctazione della “lettera al mio giudice” voleva essere un richiamo a quelle atmosfere di provincia
      Ciaio gb
      e grazie
      ml
      ( onorato dall’accostamento ad un autore che amo molto)

      • gelsobianco 17 gennaio 2014 a 14:58 #

        Simenon è un autore che amo anche io molto.:-)
        A lui, alle sue storie, così sue, che sfociano in un finale drammatico e ineluttabile, ho voluto riallacciarmi, nel mio commento precedente, con il mio scrivere “E io immagino, vedo che un giorno, improvvisamente, tutto questo porti a…”

        Ciao ml
        gb
        E’ sempre bello ed interessante leggerti.

  4. massimolegnaniMassimolegnani 17 gennaio 2014 a 17:29 #

    Grazie
    🙂

  5. aliota 17 gennaio 2014 a 23:20 #

    la celebrazione di un rituale erotico!
    …ma forse, stasera, è la luna piena a parlare.
    notte doc 🙂

    • massimolegnani 18 gennaio 2014 a 02:37 #

      ..un rituale erotico mancato, direi…se solo lei avesse..!!
      🙂
      ciao
      ml
      (la luna ci parla sempre!)

      • aliota 18 gennaio 2014 a 12:27 #

        sono una cultrice del “mancato” 😉 e, a ben vedere, è più erotico non consumare…

      • massimolegnani 18 gennaio 2014 a 13:29 #

        be’, be’, be’, non consumare..sto pensando a un caffe’ ordinato e abbandonato li’ sul bancone, be’, be’, be’

        🙂 -:)

        > Date: Sat, 18 Jan 2014 10:27:41 +0000 > To: agilulfo_@hotmail.it >

      • aliota 18 gennaio 2014 a 15:56 #

        ah be’, sì be’ 😉

  6. arielisolabella 18 gennaio 2014 a 00:03 #

    Sto leggendo simenon e tu è’ veto me lo ricordi.bravo.buona serata

  7. tempodiverso 18 gennaio 2014 a 00:55 #

    trovo interessante la successione di ipotetiche se…se…
    ma talvolta la strada che prendono certi incontri deriva da quello che immaginiamo degli altri e alcune possibilità vengono escluse dal nostro giudizi a priori

    • massimolegnani 18 gennaio 2014 a 02:41 #

      i pre-giudizi o la prima impressione negativa provocano divergenze anzichè incontri!
      ciao Grazia
      ml

  8. menteminima 18 gennaio 2014 a 13:36 #

    Ah, le bariste… ne porto mille nel mio cuore.
    Paolo

    • massimolegnaniMassimolegnani 18 gennaio 2014 a 13:44 #

      Ecco, Paolo, sarebbe uno capace di dire “troia” tra i denti a una barista che non lo fila
      Lucia

      • menteminima 18 gennaio 2014 a 13:56 #

        Anche se se lo filasse. Però glielo sussurrerebbe 🙂

  9. massimolegnaniMassimolegnani 18 gennaio 2014 a 13:57 #

    perfetto!

    Ciao, nee

  10. prishilla 20 gennaio 2014 a 00:35 #

    Eppure, eppure, il rito breve si consumava… 🙂

  11. giuliagunda 28 ottobre 2014 a 22:00 #

    Mi piace molto.
    “se lei… se solo…”, sembra girare tutto intorno alle ipotesi, alla congiunzione “se” che ci permette di sbirciare qualche universo parallelo e di porci domande.
    Bello il “se”, ma (forse) è meglio il “forse”. 🙂

    G.

    • massimolegnani 29 ottobre 2014 a 00:54 #

      sono d’accordo con te, meglio il forse del se, il forse è più insinuante e sognatore, il se è il calcolo geometrico, razionale di un’ipotesi.
      🙂
      ml

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