il mestiere della memoria

9 Feb
photo by margherita calati

photo by margherita calati

 

Qui è tutta gente che ha studiato e che ricorda ogni cosa con prontezza. Io mi destreggio d’esperienza, mi barcameno tra ignoranza e istinto, ma i nomi, i numeri, le dosi li sto perdendo per la strada, se mai li ho posseduti. È che più divento vecchio e più mi sembra assurdo conservare a mente malattie di cui non ci si ammala, formulare ipotesi irreali per sfoggio di cultura, ricordare schemi e procedure d’interventi che mai si applicheranno, uno stare pronti a un lupo che si è estinto da decenni e non saper badare ai nuovi cuccioli feriti, una carezza, il latte, una maglietta allegra e poi le medicine, quattro cose da sapere e saper fare. Il resto è un ingombro inutile, un lavorare a vuoto del cervello che non so più dove ficcare i dati vecchi e quelli nuovi. E spesso ho l’impressione di uno spreco, allora mi prende il desiderio di salire in quella specie di solaio dove conservo le cose memorizzate come notizie polverose in pile di giornali. Salgo deciso a spalancare le finestre e buttar fuori l’inutile ciarpame che ammuffisce e non mi serve. Vorrei creare nuovo spazio e usarlo in altro modo, che ancora avrebbe un compito la testa prima di andare al fuoriuso.

Vorrei cambiar mestiere alla memoria, renderla utile e duttile a quel che è stato, farla lavorare a pieno ritmo, che non sia passato senza senso tutto questo tempo. Una rievocazione che non sia un archivio storico, ma un catalogo di scampoli e di tinte da scorrere talvolta con piacere, altre con disagio, ma pari sempre l’emozione. Insomma una memoria che sappia scolorare nomi e luoghi ma recuperi intatte le impressioni che da qualche parte dormono di certo. Guardare un prato e ricordare il piede scalzo sopra l’erba colma di fiori, che non m’importa se fosse Angera o Gravellona, a me interessa lo stupore dei narcisi prima che ne sapessi il nome e l’allusione, il solletichìo provato sotto la pianta e il senso di mistero all’umido dei passi.

Così per l’acqua, che mi ricordi quella terrifica del mare e quella a goccia a goccia della pioggia, sfuggire come allora alla costrizione dell’ombrello per assaggiarla in meraviglia con la lingua e sulla pelle. E il buio così diverso dalla luce, che solo il suono delle voci oltre la porta rendeva sopportabile e quella sensazione di attraversare la notte sveglio, che sveglio ero quando arrivava il sonno e sveglio mi sorprendevo quando al mattino se ne andava. Le macchinine sul bordo largo del tappeto, il senso di esattezza delle manovre come su una strada vera, i movimenti calibrati e la gioia del parcheggio tra un mobile e una scatola di scarpe. E lo scompiglio provocato dalla sirena che interrompe il gioco, il precipitarsi ai vetri per vedere l’ambulanza che corre all’ospedale, immaginarmi l’attesa di mio padre, saperlo pronto al suo lavoro febbrile di ripristino. Non mi è cambiato il brivido al sibilo del suono, sia che l’attenda in DEA, sia che ci sia sopra per un trasporto di speranza, è un ponte l’ambulanza tra ieri e oggi, tra mio padre e me.

È che ci si forma e ci si ferma a 7 anni, poi è solo un ribadire e ritrovare la medesima emozione, fabbri a battere e ribattere lo stesso ferro già da subito rovente. Così la prima mela a morsi dalla buccia al torsolo e la scoperta del fuggevole equilibrio sulle ruote, non ho provato altro di diverso nell’amore.

E allora vorrei la mia memoria indirizzata solo a questo, dimenticare il nome e il volto che per forza ti accompagnano e ricordarti come mela presa a morsi, tremebondi e intrepidi, e rivivere l’instabile equilibrio con cui ho attraversato tante volte la pelle dei tuoi luoghi.

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33 Risposte to “il mestiere della memoria”

  1. gelsobianco 9 febbraio 2014 a 13:20 #

    Quando entro in una musica che amo, ascolto, ascolto semplicemente. Mi fermo e mi lascio invadere, mi faccio avvolgere.
    Così, voglio farmi penetrare dalle note di questo scritto. Solo sentire. Solo sentire.

    “Così la prima mela a morsi dalla buccia al torsolo e la scoperta del fuggevole equilibrio sulle ruote, non ho provato altro di diverso nell’amore.”
    “a me interessa lo stupore dei narcisi prima che ne sapessi il nome e l’allusione, il solletichìo provato sotto la pianta e il senso di mistero all’umido dei passi.”
    “è un ponte l’ambulanza tra ieri e oggi, tra mio padre e me.”

    In silenzio capto, capto in me.
    Con emozione profonda, viva.

    Grazie, ml!
    Grazie.
    gb
    A caldissimo.

    • massimolegnani 9 febbraio 2014 a 13:39 #

      ti sono riconoscente, perche’ cosi’ amo essere letto!
      ciao gb,
      ml

  2. the pellons' 9 febbraio 2014 a 16:56 #

    Vero, quando ti si legge si entra un po’ in trance (una bellissima trance).

    • ire 9 febbraio 2014 a 18:45 #

      No dottore no, non ci si ferma a 7 anni, non avessimo più emozioni, diverse o più intense, moriremmo. Se tu non le provassi ancora e di nuove, non riusciresti a scrivere così. E non riusciresti nemmeno ad essere un medico. E la persona che ami, non è memoria, è qualcosa di nuovo e bellissimo ogni giorno. E per tutto ciò che ami, lo spazio nella tua testa e nel tuo cuore è immenso.

      • massimolegnani 9 febbraio 2014 a 19:47 #

        Ma non e’ la memoria che si e’ fermata a 7 anni, sono le sensazioni primordiali che sono annidate li’. Dopo, le delusioni, gli entusiasmi, le esperienze e le avventure che viviamo con trepidazione, ripercorrono lo stesso itinerario emotivo che gia’ avevamo sperimentato da bambini. A me sembra lampante, ma forse la spiegazione sta nel fatto che non sono mai cresciuto.
        Ciao ire,
        t’abbraccio
        ml

      • ire 11 febbraio 2014 a 10:39 #

        Sì sì, ho capito. Sai cosa? Non so se ti è capitato, ma con gli anni, con i periodi anche, cambia quella specie di alchimia che mette insieme i sensi e quindi cambiano anche le sensazioni, ciò che senti. Io sono in un momento in cui sento tutto all’ennesima potenza: il bene, il male, il meraviglioso, l’orrore. E questa cosa non è che mi preoccupi, una volta sì, ma ora mi piace da morire e spero che non cambi anche se so che invece arriverà il momento in cui mi renderò conto che tutto è una ripetizione.
        Poi certo, a volte le corazze mi servono 😉

      • massimolegnani 11 febbraio 2014 a 10:52 #

        verissimo…a me capita dopo la notte di lavoro, tutto diventa magico, sei aperto alla percezione, non esiste la banalit.comunque non intendevo la “ripetizione delle emozioni” in senso negativo, al contrario un accorgersi che esiste un filo rosso delle sensazioni che lega tutta la tua vita.

        Date: Tue, 11 Feb 2014 08:39:34 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

    • massimolegnani 9 febbraio 2014 a 20:00 #

      Per la Pellona.
      Davvero ho poteri ipnotici? Proviamo: a me gli occhi, Pellona, ti faccio librare nell’aria!

      Ciao (grazie)

      Date: Sun, 9 Feb 2014 14:56:27 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • the pellons' 10 febbraio 2014 a 17:57 #

        E adesso fammi scendere, peró!!

      • massimolegnani 10 febbraio 2014 a 20:01 #

        la tentazione c’ di lasciarti l a mezz’aria 🙂

        Date: Mon, 10 Feb 2014 15:57:47 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • the pellons' 10 febbraio 2014 a 21:21 #

        Mi viene un paragone irriverente..

  3. tempodiVerso 9 febbraio 2014 a 18:58 #

    ultimamente stai scrivendo di un tema che sento molto, la necessità (ed anche la difficoltà) di abbandonare le zavorre, l’eccesso di ‘presenze’, che siano oggetti o ricordi. necessità di ritrovare e gestire facilmente il minimo essenziale, quello che in fondo conta veramente e che rischia di essere soffocato da mille cose inutili.

    • massimolegnani 9 febbraio 2014 a 19:50 #

      E’ vero, Grazia, ultimamente mi ossessiona la zavorra, che sia l’impiccio di un ombrello o la memoria appesantita, sento il bisogno di viaggiare leggero, come fossi sempre in bicicletta 🙂
      Ciao
      ml

  4. malosmannaja 10 febbraio 2014 a 13:21 #

    “È che ci si forma e ci si ferma a 7 anni”.
    ehi, ma allora sono a posto, visto che ho un’età mentale di poco superiore a sei anni!
    : )))
    e mi piace l’idea di una memoria che “sappia scolorare nomi e luoghi ma recuperi intatte le impressioni che da qualche parte dormono di certo”, intendendo “le impressioni” come modalità sensoriali di interazione prive della rigidità di un codice (ho letto poco fa una poesia di tempodiverso che traduce splendidamente tale bisogno).
    e non so se c’entra, ma anch’io finisco spesso in ambulansia…

    • massimolegnani 10 febbraio 2014 a 19:52 #

      vecchio malos…tu sì che capisci la fermata a 7 anni!
      e poi condividiamo pure l’ambulansia (bellissimo neologismo)
      ciao
      un abbraccio
      ml

  5. rossodipersia 10 febbraio 2014 a 15:39 #

    e ritrovare lo sguardo alla finestra, quel riflesso del vetro che regala mia nonna all’infinito mentre inforna un ciambellone, io malata ma protetta dal profumo di cannella, distesa a letto guardo mio fratello giocare a palla nel cortile e quella mano fredda sulla fronte che odora di scorza di limone mi regala l’unica memoria che valga la pena di ricordare quando, da adulta sana e spigliata, guardo fuori una finestra e li ritrovo tutti intatti.
    Bel pezzo ml, sono d’accordo con te: sgombra il cervello dagli algoritmi e disponiti all’essenziale.

    • massimolegnani 10 febbraio 2014 a 19:54 #

      che bello, rosso, quando entri nelle parole lette con tutta te stessa!
      grazie
      ml

  6. aliota 10 febbraio 2014 a 22:57 #

    se fosse così semplice uscire dal pantano, non ne avremmo persi così tanti nelle sabbie mobili. 🙂
    però gli occhiali neri-neri li voglio accantonare.
    se non so capire cosa voglio, posso imparare a volere quel che ho.
    grazie doc!
    p.s.: adesso ti leggo!

    • massimolegnani 10 febbraio 2014 a 23:57 #

      e questo leggilo senza occhiali che gia’ di suo non e’ il massimo dell’allegria 🙂
      ml

  7. Prishilla 11 febbraio 2014 a 10:34 #

    Sai che soon d’accordo anche io sulla trance? che poi, per me, è terapeutica!

    • massimolegnani 11 febbraio 2014 a 10:46 #

      prish, “hai degli occhi bellissimi”
      adatti all’ipnosi
      🙂
      ml

      • Prishilla 12 febbraio 2014 a 11:31 #

        ah bè…. :-))

  8. graziaballe 11 febbraio 2014 a 13:48 #

    ma quanto è vera questa cosa che si vorrebbe tornare piccoli per quel certo modo di sentire, senza diaframmi e con tutto se stessi. Il “cosa” secondario, il “come” primario.

    • massimolegnani 11 febbraio 2014 a 19:36 #

      il finale del tuo commento mi piace molto, lo condivido.
      ciao grazia,
      ml

  9. agane 11 febbraio 2014 a 14:08 #

    a 7 anni avevo un vestito di velluto marrone cucito su misura, con un colletto bianco di pizzo e aspettavo il giorno della recita perchè ero la narratrice: Ero felice, avrei fatto una delle cose che amavo di più, avrei letto, perchè ero fra le poche a saper già leggere bene e poi di fronte ad un pubblico! Ero felice, lo posso ancora sentire, è qualcosa di ancora vivo ma forse lo è perchè la recita non potè aver luogo, l’aula magna crollò insieme alla scuola la notte del 6 Maggio 1976. Forse è una felicità che è rimasta perchè non è stata consumata negli anni. Ho letto altre volte in pubblico ma non c’è mai stata quell’emozione.
    Perdonami se mi sono persa e diungata ma appena terminato di leggere il tuo post è quel che mi è venuto in mente. 🙂

    • massimolegnani 11 febbraio 2014 a 19:40 #

      bellissimo! quell’emozione per qualcosa che ancora doveva accadere e che purtroppo non è accaduta si è cristallizzata in te come archetipo di felicità, proprio perchè è rimasta incontaminata dalla realtà.
      grazie Agane
      ml

  10. viaggiandonam 11 febbraio 2014 a 21:29 #

    È che ci si forma e ci si ferma a 7 anni, poi è solo un ribadire e ritrovare la medesima emozione. Questa cosa dei sette anni ha colpito non poco. Trovo che sia vero. Che siano sette, otto o nove, ti giochi il futuro nelle sensazioni che provi, nelle cose che desideri, nelle scelte se pur commisurate all’età che hai. Io sono me a nove anni tuttora, con qualche rughetta piccola e tante cose fatte o non fatte, am è vivido il momento del sentire quello che sarei stata. Comunque questo pezzo è brividi lungo la schiena…

    • massimolegnani 12 febbraio 2014 a 11:33 #

      contento per quei brividi 🙂
      dell’infazia ricordiamo poco se non quelle impressioni sotto-pelle. e così vorrei che fosse tutta la memoria, confini vaghi, sensazioni nitide.
      ciao Nam
      ml

      • gelsobianco 13 febbraio 2014 a 04:33 #

        Ah, le impressioni sotto-pelle dell’infanzia!
        Che potere hanno!
        E la vita scorre su quelle impressioni.
        Sorrido
        gb

  11. massimolegnani 13 febbraio 2014 a 09:50 #

    esatto gb, la vaga memoria dell’infanzia è il letto del nostro fiume
    🙂
    ml

    • gelsobianco 13 febbraio 2014 a 13:49 #

      sì, del nostro fiume sempre più liquido. 🙂
      gb

  12. giuliagunda 1 ottobre 2014 a 10:34 #

    Meraviglioso!
    Bello, bello, bello.
    Non so che altro dire, sono emozionata e commossa.
    Bravo, bravo, bravo.

    G.

    • massimolegnani 1 ottobre 2014 a 10:45 #

      pensa che bello quando non ricorderò più il tuo nome ma avrò ancora precisa la tua emozione un poco timida nel leggermi!
      🙂
      ml
      (grazie, sai)

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