non capisco se sei pirandelliano o scemo

22 Apr
photo by c.calati

photo by c.calati

Stasera, mentre sono alla ringhiera con il bicchiere in mano, guardando quella che con una vanità in eccesso chiamiamo “la sequoia”, l’albero imponente che nasconde la casa dei vicini e accoglie sui suoi rami corvi, gazze e tortore, sagome precise nel controluce del crepuscolo, mi ha preso un contorto desiderio di comunione e di distanza, un vorrei e non vorrei… avervi qui tra casa e prato, avervi qui, non starvi accanto. Semmai guardarvi comprensivo dal terrazzo.

Ma “avervi qui” chi? Mi chiede lei con i gomiti appoggiati accanto ai miei, come se stesse districando i miei pensieri col machete, o forse qualcosa ho bofonchiato senz’accorgermi.

Alzo una mano in un gesto vago, come quell’altro che mi somiglia tanto. Mica facile spiegare quel che mi passa per la testa.

Lo sai chi. Loro!, quelli che scrivono, volti mai visti e facce che vanno scolorando nell’assenza, ma anche quelli che sono stati scritti e per norma non esistono, i personaggi, o meglio i figuranti, per rubare un’espressione a Rosso, e quelli che leggono tacendo e forse nemmeno loro esistono, poi quelli che ne inviti cinque e se ne presenta uno che però scopri che è anche gli altri quattro nick, e pure quelli che non verrebbero a prescindere, gli scontrosi, e ancora gli scomparsi, i travolti dall’oblio di un silenzio troppo lungo, sai la vena che si secca, la voce scritta che improvvisamente inaridisce e tace, la malattia mortale che ognuno di noi teme e non lo dice. Insomma tutti li vorrei qui nel giardino, tutti e nessuno, che la presenza è una cosa impegnativa, la mia davanti a loro.

“Non capisco se sei pirandelliano o scemo.” Lo dice fissando la sequoia come a cercare in quella una risposta. E, in ogni caso, lo dice quieta, stemperando in aria l’asprezza dell’assunto, tanto che accetto di buon grado le due possibilità, soprattutto la seconda. Ma sì, non è poi male essere scemo, se ti permette di sentire e di essere compreso da chi ti è pari e qualche volta dispari.

Vorrei che potessero vedere le mie piante, capire i peri, amare le betulle moribonde, il tasso, la magnolia, sostare al ceppo funerario della tulipifera.

E se non sono appassionati di botanica?

Ma perché, io so di botanica? È la vita di questi singoli alberi che m’interessa, il senso della linfa, storia da leggere al di là della corteccia.

Ma loro saprebbero leggere la storia delle piante?

Per questo me ne starei in disparte, che non li vorrei forzare, pensa, lasciarli pascolare come pecore e vedere dove vanno a brucare, dimmi cosa bruchi e ti dirò chi sei. Osservarli da lontano e benedirli se mai vedessi uno sguardo consapevole alla fatica silenziosa del ciliegio che replica ogni anno il cibo per i merli, o scorgessi una fugace commozione al contorsionismo inutile della roverella verso il sole, che poco può nei confronti dell’ontano più maestoso. Sbaglierebbero forse i nomi, confondendo frassini, faggi e liquidambre, direbbero gimko credendo che abbia a che fare con diabolik, ma sai la soddisfazione se cogliessi in qualcuno un breve incanto per l’ultimo fiorire del glicine, lo stupore alle foglie bilobate o una nota di dolore per gli aghi rinsecchiti del pino mugo che forse muore.

Ma il mugo mica muore, non è Tristano, sta solo rinnovando il suo fogliame.

Appunto, è questo prender cantonate che mi piace, questo vederli muoversi a spanne e sentimenti che mi coinvolge. Sarebbe condivisione di piccole emozioni e comunione d’ignoranza, che anch’io al di là di qualche parola ricercata che riecheggio da quello che ti ho sentito dire, di mio so poco o nulla.

Allora perché non trasformare quel “vorrei avervi qui” in un invito vero?

Già! E se scopro che hanno scarpe di vernice che si sciupano nell’erba?, se li vedo camminare circospetti come in un museo? se mi accorgo che non sanno ritrovare la grazia triste della tulipifera dov’è rimasto solo un ceppo?, se per loro l’offerta di una ciotola di ribes è solo un po’ di ribes da piluccare in una ciotola sbeccata? No, sarebbe un rischio troppo grosso. Preferisco masticare un “vorrei avervi qui” a mezza bocca, senza far nulla di concreto. E poi a pensarci bene, la miglior virtù degli esseri virtuali sta proprio nell’assenza. Assenza di confini e di confronto, lo spazio illimitato dell’inconscio sconosciuto, guardare una parola e intuire il sottostante che ribolle. E non dover mai dire “sei splendida davvero” o “ti credevo bionda” o “dai, mi sei simpatico”, storcendo un po’ la bocca in una smorfia di bugia trattenuta a stento.

 

Il crepuscolo s’è fatto buio e la sequoia è un’ombra nera. Finiamo la bottiglia d’Erbaluce, alziamo in sincronia i gomiti dalla ringhiera e torniamo in casa per la cena.

 

 

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47 Risposte to “non capisco se sei pirandelliano o scemo”

  1. ammennicolidipensiero 22 aprile 2014 a 12:05 #

    posso semplicemente in questo commento provare un poca di sana (sana, eh) invidia per ll tuo giardino?
    (e comunque voto per calviniano, più che pirandelliano)

    • massimolegnani 22 aprile 2014 a 17:41 #

      Ammen, ti confesso che il mio giardino io mi limito a contemplarlo. Tutto e’ sulle spalle di mia moglie.
      Ciao
      ml

  2. ogginientedinuovo 22 aprile 2014 a 12:49 #

    Io non so risolvere l’enigma, ma so che se chiudi gli occhi mi vedi davanti all’ultimo fiorire del glicine, con in mano un bicchiere di Erbaluce, a ripetere, non so se da pirandelliana o da scema, quanto adoro il glicine 🙂

    • massimolegnani 22 aprile 2014 a 17:45 #

      Da “scema”…perche’ un po’ di scemitudine migliora la vita 🙂
      ml

      • ogginientedinuovo 22 aprile 2014 a 18:44 #

        Eh! Quanto sono d’accordo… In genere io non devo neanche sforzarmi per migliorarmi la vita, mi viene naturale 😉

      • massimolegnani 22 aprile 2014 a 21:31 #

        🙂

        Date: Tue, 22 Apr 2014 16:44:55 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  3. deborahdonato 22 aprile 2014 a 13:27 #

    L’autore dovrebbe morire e lasciare parlare il libro, il lettore da lettore dovrebbe esistere solo nel libro e i personaggi sono fantasmi che si dissolvono, quando li si chiama a comparire. Sono loro che decidono quando presentarsi, anche con impertinenza. Non sono loro in cerca di autore ma siamo noi autori in cerca di loro. Quindi, forse è meglio il silenzio del glicine.

    • massimolegnani 22 aprile 2014 a 17:51 #

      Tutto giusto quello che dici, ma ogni tanto mi prende il desiderio di scompaginare i ruoli, valicare i confini in cui ogni interprete ( autore, lettore, personaggi) della nostra commedia e’ costretto, rompere gli argini che separano reale, virtuale e fantastico.
      Ciao deborah
      ml

  4. aliota 22 aprile 2014 a 13:33 #

    Buono l’Erbaluce di Caluso 🙂
    io ero quella sotto al glicine…
    meraviglia pura, doc, sei un poeta!

    • massimolegnani 22 aprile 2014 a 17:53 #

      Sappi che tengo sempre una bottiglia in fresco!
      Ciao A.
      🙂
      ml

      • aliota 22 aprile 2014 a 17:54 #

        se non ci vediamo da te, ci troviamo alla festa del vino a settembre 😉

      • massimolegnani 22 aprile 2014 a 17:57 #

        A caluso a settembre! Andata! 🙂

        Date: Tue, 22 Apr 2014 15:54:11 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • aliota 22 aprile 2014 a 17:57 #

        🙂

  5. poetella 22 aprile 2014 a 15:43 #

    beh…sì.
    Direi di sì.
    Un poeta.

  6. pennyblues 22 aprile 2014 a 18:20 #

    Scompariremmo di fronte a tanta bellezza…

  7. rossodipersia 22 aprile 2014 a 18:21 #

    Anch’io ci penso spesso, per alcuni sento questa comunione irrazionale, questo “sentire” forse illusorio. A volte mi chiedo se non sia altro che la proiezione di me stessa che riverso sugli altri, su te, ad esempio che mi sembra di conoscere benissimo. Mi chiedo se non proietto il mio ideale di umano solo per una frase scritta che interpreto a modo mio. Eppure sento l’energia e questo è inspiegabile.
    Io non sono pratica di piattaforme virtuali, ma una cosa l’ho capita: “la miglior virtù degli esseri virtuali sta proprio nell’assenza”.
    P.S. Io le piante le saprei rispettare.

    • massimolegnani 22 aprile 2014 a 21:25 #

      “eppure sento l’energia”, credo tu abbia centrato il punto.

      un abbraccio, rosso.
      ml

  8. Minu 22 aprile 2014 a 18:45 #

    sono accanto ad A, sotto il glicine probabilmente scalza e mezza ubriaca…

    • massimolegnani 22 aprile 2014 a 21:26 #

      e io il glicine lo scrollo da sopra, una pioggia di petali su di voi!
      ciao
      🙂
      ml

  9. monika santi 22 aprile 2014 a 20:31 #

    il titolo….è troppo bello.
    il cane, laggiù, tenerissimo.
    la curiosità di cui vai parlando, ammissibile, così come
    condivise le considerazioni in merito.
    tu mi stupisci sempre !
    firmato grande amante del verdeggiare.

    • massimolegnani 22 aprile 2014 a 21:28 #

      il cane ogni volta che mi affaccio in terrazzo spera in un tozzo di pane.
      grazie monica,
      “amante verde”
      🙂
      ml

  10. malosmannaja 22 aprile 2014 a 22:38 #

    beh, qualche filosofo diceva che l’assenza è l’essenza dell’essenza (o se non lo diceva, lo dico io qui adesso, anche se pure il qui nonché l’adesso restano assai poco definiti in termini di fisica quantistica quindi non so se in qualche modo se ne viene fuori… dunque ha ragione soprattutto il cane, penso, che fuori già ci sta di suo e dà solo l’impressione di guardare noi dal basso in alto – ha a cuore l’autostima degli umani – mentre in realtà nei sensi ci sovrasta e forse è un passo avanti all’uno ed al nessuno o centomila che crediamo d’essere)
    : ))
    sulle piante da giardino non è escluso che potrei sbagliarmi (il mio forte sono le coltivazioni da ortolano, anzi da ortonano) però il liquidambar lo riconosco, avendone uno davanti a casa. per contro, il glicine nonostante i bei fiori non m’incanta: ogni primavera si mette in mostra e mi guarda con quell’espressione da santarellino, ma so bene che tra un mese dovrò inerpicarmi con lo scalone e lottare coi rami rampicanti che come sempre daranno l’assalto al cedro del libano agonizzante e punteggiato da ciuffi di aghetti rugginosi…
    ohi, se passi dalle parti di Stienta, a un tiro di schioppo dalla sponda sinistra del Po, ricambio l’invito senza il condizionale: fammi due colpi di clacson e aggiungo un posto a tavola
    : )
    ps: io sono molto scemo e poco pirandelliano, ma questo lo sai, no?
    : )))

    • massimolegnani 22 aprile 2014 a 23:11 #

      chissà magari un giorno ti faccio due colpi di campanello (di bici)
      🙂
      ciao malos
      i tuoi sproloqui sono sempre stupendi
      ml

    • ester 23 aprile 2014 a 00:18 #

      Che piacere ritrovare anche qui Malos… ciao, un forte abbraccio da Ester-gaia2, ma tornando alle piante, dal tuo balcone tu vedi il paradiso! Bellissimo e condiviso il discorso positivo sulle assenze, ma io preferisco parlare di loro e con loro: le piante!
      Da me iris e rose, menta e viole, acero, glicine, lauro, camelie, ma intorno tanti palazzi…

      • massimolegnani 23 aprile 2014 a 14:51 #

        se intorno hai tanti palazzi, il tuo luogo è un’isola 🙂 continua a curarla e ad abbellirla.
        ciao ester
        ti abbraccio
        ml

  11. roceresale 23 aprile 2014 a 09:57 #

    Sono una da glicine pure io. Ma loro chi? Adesso che col mio pollice nero mi son sentita camminare in tale giardino, non so se mi sento pirandelliana (dubito) o forse meglio eduardiana, dal terrazzino.

    • massimolegnani 23 aprile 2014 a 14:52 #

      Loro! 🙂
      passeggia, sì, e prova qualche piccola emozione
      ciao
      ml

  12. gelsobianco 23 aprile 2014 a 11:28 #

    Anche io avverto, a volte, un intricato desiderio di comunione e di distanza, di un vorrei e non vorrei, di rottura degli argini tra virtuale e reale. Talvolta desidererei divenissero reali proprio quei rapporti virtuali più importanti. Eppure proprio per questi nutro maggior apprensione.
    Oh, come ti comprendo ml!
    Non sempre sto a studiare i tanti profondi e sotteranei fiumi che scorrono sotto i rapporti virtuali. Non uscirei mai dai troppi dubbi che mi sorgerebbero.
    Eppure io sento un’energia. Questa energia è il fulcro di tutto. Questa energia esiste.
    Si possono provare emozioni molto intense con una persona che si “incontra” virtualmente e, forse, si può giungere ad una virtualità che superi quasi la virtualità. Forse.
    Capto forte che “la miglior virtù degli esseri virtuali sta proprio nell’assenza”.
    …e così ti vedo, in questo bel giardino, ml, in un gesto tipico di Camillo, nell’ alzare la mano.
    Sorrido.
    Poi guardo quel cane che guarda dall’alto al basso noi uomini e… ammutolisco.
    “Il crepuscolo s’è fatto buio e la sequoia è un’ombra nera. Finiamo la bottiglia d’Erbaluce, alziamo in sincronia i gomiti dalla ringhiera e torniamo in casa per la cena.”
    La tua chiusa, con la poesia “tua”, chiude questa fase di “farneticaio” e dischiude la “realtà reale” della cena.
    Vorrei chiedere un po’ di Erbaluce.
    Non posso. Io sono solo un essere virtuale e brillo proprio per la mia assenza.
    Io non sono in quel bel giardino ad accarezzare con meraviglia tutte quelle piante, a sentirne il profumo. Posso solo immaginarlo.
    gb

    • massimolegnani 23 aprile 2014 a 14:56 #

      gb, siamo fatti complicati, contorti, forse, come i rami del glicine, magari inconcludenti, ma vuoi mettere quanto così riusciamo a sentire 🙂
      e in ogni caso è un’assenza molto “presente”
      grazie di aver condiviso
      ml

  13. the pellons' 23 aprile 2014 a 13:03 #

    Io guardo con invidia a quello stare vicini sul balcone, con tua moglie. Poi amo la vernice ma metto solo clarks, spesso bucate.

    • massimolegnani 23 aprile 2014 a 14:58 #

      bene le clarks ma che non siano bucate, qui sotto l’apparenza verde c’è il fango e i tuoi piedini non vorrei mai…:-)
      ml

  14. graziaballe 26 aprile 2014 a 01:38 #

    pirandelliano, si! perche vorresti fossimo li ma anche no.. 🙂
    il tuo giardino meriterebbe piedi nudi, occhi socchiusi e un buon olfatto…

    • massimolegnani 27 aprile 2014 a 22:18 #

      sì Grazia, hai detto giusto, un giardino da occhi socchiusi e piedi scalzi

      🙂
      ml

  15. Berenice 29 aprile 2014 a 07:40 #

    Vivo spesso un’emozione simile sulla mia minicasa viaggiante (furgoncino camperizzato), una tazza di caffè seduta sul predellino, davanti all’acqua – lago/mare/fiume/pioggia/ghiaccio – e una folla di anime e pensieri dentro me.

    • massimolegnani 29 aprile 2014 a 11:00 #

      col “furgoncino” sei perfetta per assaporare il contatto con gli elementi e i pensieri.
      ciao
      ml

  16. righe orizzontali 30 aprile 2014 a 22:20 #

    Sotto il ciliegio in fiore, con quei pochi capelli che formano come una ragnatela davanti all’occhio destro rendendolo ingiustamente serio, ci sono io, avvolta nella nebbia di pianura che rende i miei contorni sfuocati.

    • massimolegnani 30 aprile 2014 a 23:55 #

      intanto mi fa piacere che hai scelto il ciliegio solitario
      quanto alla ragnatela di capelli possiamo provare a soffiarci sopra 🙂
      ciao
      ml

  17. Remigio 4 maggio 2014 a 11:12 #

    Sono convinto che la nostra felicità, così come il nostro buon umore, siano spesso legati all’ambiente in cui si vive, dipendano in maniera rilevante dalle cose belle da cui si è circondati oltre che, naturalmente, dal senso civico e dall’intelligenza delle persone con cui ci si rapporta. Poter guardare un bel panorama dal terrazzo della propria abitazione, passeggiare lungo un viale alberato, rafforza il senso morale, fa desiderare il bene e riempie il cuore di emozione. Al contrario, stare pigiati su un autobus o su un treno di pendolari all’ora di punta, o semplicemente camminare lungo le strade sporche e rumorose di un qualsiasi quartiere cittadino, fatto di brutti palazzi, in mezzo ad un mare di macchine, tra gli escrementi dei cani, la sporcizia ed i graffiti sui muri, irrita la sensibilità, svilisce la dignità, peggiora l’umore di qualsiasi persona dotata di un minimo di sensibilità. La felicità è legata, in primis, alla bellezza visiva. E lei, affacciandosi da quel terrazzo di cui si vede solo la ringhiera, di bellezza davanti a sé ne trova in abbondanza. Quanto basta per poter essere felici.
    Buona giornata
    Remigio
    http://paroletrapagineingiallite.blogspot.it/

    • massimolegnani 4 maggio 2014 a 11:20 #

      Pienamente d’accordo, la bellezza aiuta e spesso e’ immeritata.
      Buona giornata a te,
      ml

  18. giuliagunda 30 settembre 2014 a 19:09 #

    “Ma sì, non è poi male essere scemo, se ti permette di sentire e di essere compreso da chi ti è pari e qualche volta dispari.” vero, non è affatto male. E per fortuna c’è chi comprende e ci fa sentire un po’ più pirandelliani che scemi!
    Mi è piaciuto tanto questo scritto, ho visto persone e personaggi “pascolare” per il tuo bellissimo giardino, seguiti dal tuo sguardo attento e divertito.
    Bello fantasticare, per poi tornare alla realtà con un qualcosa in più! 🙂

    G.

    • massimolegnani 1 ottobre 2014 a 00:03 #

      spero abbia avuto l’impressione leggendo di “pascolare” anche tu nel mio giardino 🙂
      ciao pirandelliana G
      ml

      • giuliagunda 1 ottobre 2014 a 09:49 #

        Sì, ci ho provato e mi sono sentita tanto in imbarazzo da nascondermi subito dietro un albero! 🙂
        (ma non so dirti quale esattamente, non sono in grado di riconoscerne tanti purtroppo, anche se mi piacerebbe)

        Buona giornata ml,

        G.

      • massimolegnani 1 ottobre 2014 a 10:30 #

        sorrido

        Date: Wed, 1 Oct 2014 07:49:39 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

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