il clarinetto femmina

5 Mag
photo by c.calati

photo by c.calati

 

 

 

Sui ciottoli di Mantova rotola e rimbalza fino alle mie ruote una musica imprevista. Non m’aspettavo che nella città della scrittura fossero i suoni ad accogliermi, io stremato come sempre dopo i pedali, e, come sempre nella stanchezza, aperto a brevi incanti. Escono i suoni dai pori di un vecchio muro come gocciolassero per capillarità, è un clarinetto forse, o un oboe, qualcosa in ogni caso di legno prezioso. È musica in diretta, non ha l’anima metallica delle apparecchiature più sofisticate, la sento nascere nota per nota appena al di là di me, dentro un palazzo. Flebile ma pura, acqua sorgiva. Mentre sfioro l’umidità sonora della parete, ecco che la musica straripa all’improvviso, un’orchestra intera travolge gli argini in mattoni e mi raggiunge facendomi vibrare insieme all’aria. Un piacevole sgomento, come una mareggiata in piena estate, queste ondate di echi che si accavallano e rincorrono senza mai perdere ritmo e potenza; si abbattono le onde fragorose sui padiglioni come sugli scogli ma poi, improvvisamente docili, s’incanalano ordinate nel condotto fino a lambirmi delicatamente i timpani.

E io resto in ascolto.

La risacca mi risucchia all’origine dei suoni: “ingresso degli artisti” è scritto sopra un uscio schiuso, lascio la bici al muro e alla fiducia ed entro. Percorro una specie di cunicolo buio guidato dalla melodia, allo sbocco mi ritrovo sul palco di un teatro.

Sono in ombra, defilato, ma accanto a me ho tutta un’orchestra che si esercita. Sul podio il direttore in maniche di camicia dirige a gesti, senza bacchetta né solennità. Come fosse in famiglia dialoga con gli strumentisti, scherza sull’ingresso un poco anticipato di un violino, fa ripetere l’attacco, approva, batte le mani a fermare la musica, spiega, s’infervora e trasmette al gruppo il suo fervore. Pezzo su pezzo, sto assistendo all’assemblaggio della musica, qualcosa di più emozionante che seguire un concerto già ben confezionato. Qui sono brevi passaggi che vengono provati e poi riuniti in un insieme armonioso e anche tu che ascolti partecipi ricomponendo idealmente parti staccate in un tutt’uno che ri-conosci. Sento la passione che serpeggia tra gli orchestrali che in maglioni variopinti e jeans non hanno il distacco dell’ufficialità ma un affiatamento genuino da scolari, fatto di ammicchi e di sorrisi.

Li guardo. Ritrovo il clarinetto.

Lo suona una donna, è interamente concentrata sul suo strumento, forse di lì a poco tocca a lei. E quando attacca riconosco il primo suono che mi aveva raggiunto per la via, già allora avevo percepito qualcosa di inconfondibilmente femminile, la morbidezza forse, ma l’avevo attribuito a una mia particolare stortura mentale, io rabdomante di tutto ciò che è ipotesi di donna. M’incanta il suo modo di corrugare la fronte più che tendere le gote, come se la potenza del fiato fosse una questione di testa. Mi disturba e attrae la sua aria austera, una inaccessibilità che forse aspetta solo di essere infranta. Una sottile ciocca di capelli castani le traversa la fronte, vorrei allungare una mano per spostarle il ciuffo e spianare le rughe dell’impegno che le danno un’età in eccesso che non le appartiene. E poi vorrei seguire con un polpastrello, da tempia a tempia, la curvatura esatta della fronte, ritrovare in lei la linea curva che inseguo in ogni cosa.

Mi ha scorto, mi crede assorto sulla musica, lo sono su di lei. In pochi istanti imparo la sua trepidazione e il contrappeso di soddisfazione per la buona resa, apprendo le volute e le spirali di un carattere contorto, scorgo timore e determinazione, impegno e affanno. Per lei suonare è sempre un salto cieco o così teme. È indubbiamente brava, eppure non si abituerà mai alla bravura sua, ogni volta deve scoprirla come nuova. E poi gioirne.

Sono il suo unico spettatore e questo sembra infonderle allegria, come se la mia presenza, sconosciuta, innocua e un po’ ridicola nelle braghette da ciclista, l’aiutasse a prepararsi al debutto vero di domani. Mi rivolge una specie di sorriso strizzando solo gli occhi, la fronte fattasi morbida, la bocca troppo impegnata a dare allo strumento suoni esatti e melodia. Più che un sorriso è il ponte di un istante tra due sponde.

La guardo ancora, ancora solo lei nel mucchio, e sulle ultime note dell’assolo di Mozart per clarinetto mi allontano come sazio, appena prima dell’applauso che non potevo ma avrei voluto farle.

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22 Risposte to “il clarinetto femmina”

  1. menteminima 6 maggio 2014 a 07:29 #

    Qualche anno fa sono stata a Taranto, il mio albergo confinava con il Conservatorio, ho avuto sensazioni simili alle tue.
    … io rabdomante di tutto ciò che è ipotesi di donna … Questa cosa io non avrei mai potuto scriverla. Primo perché non ne sarei mai stata capace secondo perché sono una donna ed è una grandissima scocciatura.
    Bel post, come sempre.
    … in braghette da ciclista scrivi sempre benissimo 🙂

    • massimolegnani 6 maggio 2014 a 09:54 #

      bè, bè, bè, mica vero, sai. Hai presente quando scrivi indossando i pantaloni? “Io rabdomante..” calza a pennello al personaggio di “egocentrismo”, anzi è come l’avesse pronunciata davvero (si chiama Paolo o sbaglio?)
      🙂
      ml

  2. rodixidor 6 maggio 2014 a 11:06 #

    “rabdomante … di donna” è un estremo eufemismo pensando ad una sua traduzione meno poetica. 😉 Ma in terra bucolica non potevi che essere ben ispirato. Bel racconto.

    • massimolegnani 6 maggio 2014 a 11:28 #

      teniamoci l’estremo eufemismo, dai, che la sua traduzione sarebbe molto poco poetica 🙂
      ciao
      ml

  3. tramedipensieri 6 maggio 2014 a 12:08 #

    …carezzevole coinvolgimento…

  4. pennyblues 6 maggio 2014 a 13:25 #

    Sei un poeta… e questo è uno dei tuoi post più belli e suggestivi.

  5. ire 6 maggio 2014 a 14:17 #

    Porcavacca, hai fatto Torino-Mantova tutto di fila? Qualche anno fa mi sono innamorata di una donna che suonava la viola. Non quando la suonava, ma nel momento in cui l’accordava: ascoltava le note interne, capisci? Le note le aveva dentro. E con una pazienza infinita, prendendosi il suo tempo e il tempo dello strumento, ignorando gli sbuffi degli spettatori frettolosi, le ha rimesse sulla viola rendendola perfetta. E ora dimmi che non ti sei innamorato anche tu! Poi la viola ha le curve di donna. Il clarinetto è maschile. Dottore, mi è mancata la tua scrittura!

    • massimolegnani 6 maggio 2014 a 16:35 #

      Ire, scambiamoci gli strumenti, e’ meglio 🙂
      Ciaooo
      ml

      • ire 6 maggio 2014 a 17:30 #

        ah okay, allora beh, sai com’è, se posso scegliere meglio un bassotuba haha!

      • massimolegnani 6 maggio 2014 a 21:35 #

        🙂

        Date: Tue, 6 May 2014 15:30:35 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  6. 65luna 6 maggio 2014 a 16:50 #

    Bel Blog: Gradevole Scoperta! Ciao,65Luna

  7. Remigio 6 maggio 2014 a 19:43 #

    A volte si scrive per fuggire nel mondo dell’immaginazione, in un lontano “altrove” dove il rischio di essere inseguiti è veramente minimo e dove è facile ritagliarsi un vasto territorio gratificante. E allora, per chi sa giocare veramente con le parole, l’argomento del post diventa solo un pretesto…un alibi. Ciò che conta è la bellezza della scrittura.

    • massimolegnani 6 maggio 2014 a 21:34 #

      Qui la bellezza e’ quasi tutta della musica in…formazione
      Ciao
      ml

  8. rossodipersia 6 maggio 2014 a 23:04 #

    Sono in stand-by ma non posso evitare di sottolineare la raffinatezza di queste emozioni e quello che mi ha più colpito in assoluto: l’amore smisurato per il mondo interiore femminile, l’osservazione attenta dei tremori impercettibili, l’atmosfera solenne e intima che solo un certo tipo di musica regala. Il mondo femminile che ti circonda deve averti donato davvero tanto.
    Impossibile per me evitare di leggerti.
    Ciao ml…

    • massimolegnani 7 maggio 2014 a 08:53 #

      “impossibile per me evitare di leggerti”
      rosso, che bella cosa mi hai detto!
      ti abbraccio,
      ml

  9. bakanek0 7 maggio 2014 a 10:15 #

    La complicità sul filo di note, in una città che abbraccia. Attimi d’amore.

  10. giuliagunda 17 settembre 2014 a 23:33 #

    Wow. Riesci a far poesia di ogni cosa.
    Il fascino della musica (e dei musicisti), poi, è quasi letale! 🙂
    Complimenti, emozionante come sempre.

    G.

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