interno notte *

9 Mag
photo by t.legger

photo by t.legger

 

Mi ricordo che faceva dondolare una pantofola, in bilico su un piede, lo sguardo concentrato in quel virtuosismo sciocco, sul viso un’espressione quasi beata. Forse neanche mi ascoltava e c’era da aspettarsi che sul più bello se ne uscisse con un “guarda, cara, che abilità”. Abile, era abile davvero nel farmi sentire una merdina senza bisogno nemmeno di aprire bocca. Era proprio da lui quel fregarsene di partire da una posizione di obbiettiva inferiorità, un uomo in pigiama e ciabatte è di per sé svantaggiato, soprattutto se davanti ha un avversario vestito di tutto punto. Ed ero io l’avversario, ancora vestita così com’ero rientrata a casa. Eppure era riuscito a ribaltare i rapporti di forza con pochi gesti ben dosati, il sorrisetto sardonico, l’inarcarsi del sopracciglio destro, l’attenzione al proprio piede funambolico, la calma sfacciata di fronte alla mia furia. Io sbraitavo, tornare a casa a sera tardi dopo tante ore di lavoro e non trovare niente di pronto da mangiare mi manda in bestia. E come una bestia lo assalivo a male parole. Lui seduto sulla poltroncina ai piedi del letto manteneva un atteggiamento  che ora definirei regale, un re annoiato dal suo giullare. Gli insulti, le minacce, le urla scivolavano via sul pigiama stropicciato come gocce di pioggia sulla tela cerata. Ogni tanto sollevava una palpebra con lentezza studiata e mi fissava, uno sguardo svuotato da ogni sentimento, nemmeno odio o fastidio, incredibile come quell’occhio bovino, tondo e acquoso, avesse il potere di annichilirmi. Avete mai tirato pugni nell’acqua? La stessa sensazione quando affondai le mani nella sua pancia, i colpi si spegnevano sordi nel grasso e lui che ridacchiava. Mi lasciò fare per un po’, poi mi scostò con una manata, il gesto infastidito che si dedica a una mosca molesta. Subito riprese a dondolare il piede stronzo. E intanto mi stava sfinendo senza fare la fatica di combattere, ancora non mi aveva offerto l’appiglio di una parola contro cui tentare il colpo da k.o. Mi resi conto che non ero nemmeno riuscita a trascinarlo sul ring, altro che combattimento, piuttosto era lui ad avermi attirato sul suo terreno preferito, il teatro. E sul palcoscenico non avevo alcuna possibilità di prevalere, io guitto scomposto, lui attore consumato, di quelli che il pubblico ama per la straordinaria misura dei gesti, entra in scena, non parla, solleva impercettibilmente la mano destra, accenna il movimento di una spalla e si scatena l’ovazione.

Mi guardò di nuovo, questa volta scuotendo un po’ la testa in un biasimo muto e arricciando le labbra in un sorriso di disgusto. Poi ricominciò a giocherellare con la pantofola, ignorandomi platealmente. Mi appoggiai alla parete e mi lasciai scivolare a terra, affranta. Solo vedendo le mie lacrime nere si decise a parlarmi, sporgendosi verso di me per non dover alzare la voce. La voce un soffio gelido: “Piccola mia, come puoi pensare che io ti prepari la cena mentre tu tardi perché, magari, ti stai facendo sbattere dal tuo capo?”

Non attese la mia reazione che del resto non ci fu.

La questione era chiusa, lo sapevamo entrambi.

Si alzò con un sospiro e si avviò verso il letto. “Non fare troppo rumore quando vieni a dormire” mi disse ancora, prima di spegnere la luce.

Si addormentò di botto.

Accartocciata come una foglia secca tra parete e pavimento, lo ascoltai russare per l’ultima volta, anche in quello aveva qualcosa di arrogante, me ne ricordo ancora. Non ricordo invece quanto rimasi lì a masticare le sue parole prima di decidermi a raccattare quattro cose e andarmene.

 

*il racconto ha partecipato al gioco di scrittura su mimettoingioco.wordpress.com

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31 Risposte to “interno notte *”

  1. aliota 10 maggio 2014 a 00:55 #

    questo racconto è un pugno dritto nella bocca dello stomaco, talmente bello e talmente vero da dar le vertigini.
    buonanotte a te e a t., doc 🙂

    • massimolegnani 10 maggio 2014 a 09:25 #

      personaggio cattivo, lui, a cui non mi dispiacerebbe assomigliare 🙂
      ciao a.
      ml

      • aliota 10 maggio 2014 a 13:45 #

        lei mi assomiglia. tanto, troppo. sento questo racconto molto mio, doc.

      • massimolegnani 10 maggio 2014 a 14:21 #

        ..ma nemmeno lei è una personcina a modo, se vogliamo fare i moralisti (ma noi non vogliamo):-) Date: Sat, 10 May 2014 11:45:31 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • aliota 10 maggio 2014 a 14:22 #

        infatti io non la sono 🙂

  2. poetella 10 maggio 2014 a 07:37 #

    e sì. Ben scritto.
    Farei qualche modifichina qua e là…
    ma può anche restare così, in fondo.
    😉
    (soprattutto perché non ho tempo da dedicare alle modifichine né all’indicazione del campo in cui interverrei… Ché, come ho detto, va anche bene così)
    ari 😉

    • massimolegnani 10 maggio 2014 a 09:28 #

      bè, mi sarebbe piaciuto sapere quale modifichina, ma va bene anche così 🙂
      (ho comprato Lobo Antunes)
      ciao
      ml

      • poetella 10 maggio 2014 a 09:47 #

        Ohhhhhhhhhhh!
        Ciao.
        Magari se avrò tempo….
        Le modifichine….

      • massimolegnani 10 maggio 2014 a 14:18 #

        ok :-)Lobo lo leggerò tra un po’

        Date: Sat, 10 May 2014 07:47:59 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  3. ili6 10 maggio 2014 a 07:37 #

    …e l’incomprensibile è che vite e soggetti laidi così esistono davvero!
    Complimenti per le abilità narrative: hai dato espressività ad ogni virgola superbamente-

  4. Berenice 10 maggio 2014 a 16:56 #

    A tanto si può arrivare, sì… E quella ciabatta, ahimé, con così tante forme e così tanti colori e stoffe e sfumature. A volte sono felice che una vita inquieta non mi abbia dato tempo e modo di indossarla (o di verderla dondolare).

  5. Personale Femminile 10 maggio 2014 a 17:47 #

    Bel racconto……ha partecipato al gioco spero sia stato premiato perche merita davvero
    un 😉

    • massimolegnani 10 maggio 2014 a 19:08 #

      Grazie!
      E’ un gioco in cui non si vince! Dagli un’occhiata
      ml

  6. Personale Femminile 10 maggio 2014 a 20:38 #

    Ora che ci penso capita anche a me di dondolare la ciabatta
    ehm dopo aver letto questo racconto penso che non sia una bella cosa
    non sia mai che certi gesti appartengano a personalita’ ehm…complesse

  7. penna bianca 11 maggio 2014 a 17:58 #

    Ma che bravo. che bello. Sei stato capace di caratterizzare con immagini precise stati d’animo e sensazioni. Lo sguardo bovino e i pugni sull’acqua sono una chicca ma soprattutto una realtà niente affatto rara. un abbraccio caro

    • massimolegnani 12 maggio 2014 a 08:47 #

      pennetta, il tuo apprezzamento mi dà entusiasmo.
      🙂
      ti abbraccio
      ml

      • Minu 12 maggio 2014 a 09:07 #

        bello tutto, soprattutto raccattare quattro cose e andarmene…..

  8. massimolegnani 12 maggio 2014 a 09:16 #

    Pensa, Minu, che quella frase l’ho aggiunta solo in questa stesura. Prima il racconto finiva in modo troppo vago. In ogni caso non ho voluto specificare nemmeno ora se lei lo avesse davvero tradito (è lei che racconta, difficile che ammetta esplicitamente una colpa)
    ciao, contento che tu sia passata,
    ml

    • Minu 12 maggio 2014 a 11:17 #

      perdonami ma tradire un compagno così non è una colpa

      • massimolegnani 12 maggio 2014 a 11:24 #

        magari il sarcasmo del compagno è provocato proprio dal tradimento.:-)

        Date: Mon, 12 May 2014 09:17:51 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  9. bakanek0 12 maggio 2014 a 09:59 #

    Ma lei si fa sbattere dal capo? Perché allora il personaggio maschile avrebbe una sfumatura umana, una motivazione ad un comportamento portato volutamente all’eccesso.

    • massimolegnani 12 maggio 2014 a 10:03 #

      non lo sappiamo, bak, la protagonista non lo ammette apertamente :-)ma ognuno si può fare una sua ideaciaoml

      Date: Mon, 12 May 2014 07:59:49 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  10. tempodiverso 14 maggio 2014 a 09:34 #

    come già ti ho detto di la, mi è molto piaciuta la caratterizzazione che hai fatto dell’uomo. straordinario il fatto che da una banalissima pantofola si sia arrivati a tante oscillazioni differenti 🙂

    • massimolegnani 14 maggio 2014 a 10:55 #

      vero, non ci sono stati due brani simili, pur partendo dallo stesso spunto!
      ciao e grazie
      ml

  11. giuliagunda 4 settembre 2014 a 22:30 #

    Triste, tristissimo.
    Mi hai fatto quasi piangere stasera (e con un racconto di quasi tre mesi fa, pescato a caso).
    Ancora una volta dai forma con le parole a un fin troppo onesto specchio del reale, quasi crudele nella sua franchezza.
    Il risultato è sempre bello.

    Triste, ma bello.

    G.

    • massimolegnani 4 settembre 2014 a 22:57 #

      temo che prima o poi troverai brani che ti faranno piangere davvero 🙂
      (e questo un po’ mi spiace)
      un sorriso
      ml

      • giuliagunda 4 settembre 2014 a 23:17 #

        Lo temo anch’io, e se mai accadrà vorrà dire che avrai superato te stesso. Una bella impresa (superare te stesso, intendo, non il farmi piangere). 🙂

        Un sorriso a te,

        G.

      • massimolegnani 4 settembre 2014 a 23:23 #

        chissà! 🙂

        Date: Thu, 4 Sep 2014 21:17:16 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

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