una vita fa

21 Mag
fronte libico, 1943

fronte libico, 1943

 

Attilio è sdraiato su una duna. Offre la schiena a un sole ancora sopportabile, Africa d’inverno. Legge un libro e sembra felice mentre accenna un sorriso verso il compagno che lo sta fotografando.
In realtà è solo un attimo di pausa, il tempo sospeso tra un cannoneggiamento e la cura dei feriti. Però non penso che il sorriso sia ad esclusivo uso della mamma, che si tranquillizzi nel vederlo placido e assorto. Lui ha imparato in fretta a cogliere gl’istanti di quiete, quei fili d’erba che nascono imprevisti al mattino presto tra la sabbia, il tempo di vederli verdi lucenti e già avvizziscono assetati. Così succede a loro; partono allegri i suoi commilitoni, giovani incoscienti, a combattere gli Inglesi e a sera tornano malconci, qualcuno arriva morto al campo, altri in barella con ancora la speranza e i denti stretti che non sfugga. La sua battaglia Attilio l’inizia adesso, quando gli altri hanno finito, ore a lottare per togliere amici e sconosciuti dal computo dei morti. Un lavoro triste di rattoppo, non è il momento dei rammendi fini, le suture ad arte imparate in ospedale, ora è un tagliare dove occorre e poi un cucire frettoloso, fuori è una fila in agonia, che pensi di non farcela ad evaderla, come un impiegato l’alta pila di scartoffie.
L’alba lo sorprende con la sigaretta in bocca e una stanchezza tanto grande che non ha più voglia di dormire. Così si prende un libro e carta e penna e si distende su una duna, il sole appena nato sulla schiena. “Cara mamma, cara sorella, come potete vedere dalla fotografia, qui tutto è tranquillo. Siamo lontani dalla guerra ed è quasi una vacanza. Abbiamo sabbia ovunque, ci manca solo il mare per completare l’ozio!” E un sorrisetto soddisfatto, da figlio scaltro che le bugie gli riescono credibili, gli dipinge il labbro, deformandogli i baffetti alla Clark Gable.
Io lo guardo, disteso a pancia sotto su una duna attento a non schiacciare i fili d’erba, il corpo magro, la testa stretta così simile alla mia. Ha giusto la metà degli anni miei e la stessa professione, lo sento quasi figlio all’inizio della strada, io già verso il fondo che lo aspetto. E in questo ribaltamento di età e tempi provo affetto pieno per mio padre.

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20 Risposte to “una vita fa”

  1. Idi_Kappa 21 maggio 2014 a 11:34 #

    Ci sono delle volte in cui cliccare ‘mi piace’ è di tale automatica miseria da risultare un insulto al talento, al lavoro nella scrittura, alla memoria. Questo tuo pezzo è uno di quei casi. Ma se commentare significa sovrapporre ‘altre parole’ o addirittura pensare di aggiungerne, è decisamente peggio. Ti chiedo scusa per aver fatto entrambe le cose. Non sono riuscito a trattenermi.

    • massimolegnani 21 maggio 2014 a 12:53 #

      Sembra che tu mi abbia letto nel pensiero: in effetto non amo i mipiace muti.
      Quindi doppiamente gradite le tue parole.
      Benvenuto
      ml

  2. fango 21 maggio 2014 a 13:49 #

    visto che non ti piacciono i mipiace muti allora ne lascio uno scritto: mi piace.
    e non credo di essere in grado di dire altro.

    • massimolegnani 21 maggio 2014 a 14:03 #

      Dirai che sono ottuso, ma schiacciare il simboletto o dire mi piace “a voce” per me non e’ la stessa cosa.
      Grazie F.
      🙂
      ml

      • fango 21 maggio 2014 a 15:04 #

        oh no, ottuso proprio no!
        e concordo sul fatto che non sia proprio la stessa cosa, anche se più di qualche volta nel leggere quello che scrivi mi è difficile metterci del mio lasciando due righe, perchè quel tasto lì è un’ottima sintesi.
        se tu scrivessi un pochino peggio sarebbe più facile commentare…

      • massimolegnani 21 maggio 2014 a 16:24 #

        un pochino peggio? bè, non è difficile accontentarti, farò il possibile 🙂

        Date: Wed, 21 May 2014 13:04:56 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  3. LuceOmbrA 21 maggio 2014 a 14:15 #

    Lo clicco, lo scrivo e te lo direi anche a voce: mi piace…

  4. ogginientedinuovo 21 maggio 2014 a 22:06 #

    E’ un pezzo molto bello. E basta. 🙂

  5. aliota 21 maggio 2014 a 23:47 #

    Tenero doc.
    Mio padre è stato prigioniero. Lo hanno liberato un anno dopo la fine della guerra, quando ormai era dato per disperso. A volte racconta le (dis)avventure che gli son capitate, ma lo fa sempre con il sorriso e l’ironia che ci contraddistinguono: neanche la guerra è poi così grave, neanche la vita è poi così seria. Figurarsi la morte…

    Torno presto in Piemonte. Non vedo l’ora, anche se sarà città stavolta e non le mie amate Langhe.

    Lo lascio scritto qui, mi manca gelso bianco.

    un abbraccio.
    A

    • massimolegnani 22 maggio 2014 a 00:28 #

      al contrario mio padre ben raramente raccontava qualcosa di quel periodo, tant’è che questo brano nasce dalla lettura delle lettere che scriveva dal fronte e dal racconto di altri parenti (per questo l’ho messo in “memorie apocrife”)
      ciao A.
      ml
      PS vedrai che gelso tornerà presto a leggerci e commentarci 🙂

  6. Laura 23 maggio 2014 a 19:15 #

    …di solito riesco sempre a commentare…boh…da te amo leggere in silenzio…

  7. prishilla 26 maggio 2014 a 10:29 #

    Non posso commentare, non posso uscire senza lasciare traccia, non posso cliccare mi piace che all’autore non piace. Questo brano mi fa sentire dentro ad un paradosso. Credo sia bellezza. 🙂
    Grazie! Prish

    • massimolegnani 26 maggio 2014 a 11:38 #

      speriamo che sia la bellezza 🙂 e non i soliti intralci che ci creano wp e blogspot (cliccando su di te da qui, wp mi dice che non esisti! ma che gli abbiamo fatto??)
      un abbraccio
      ml

      • prishilla 26 maggio 2014 a 11:54 #

        addirittura non esisto?! glom.
        WP e blogspot, rassegnatevi: io troverò sempre un sistema per recare omaggio alla bellezza, anche come fantasma! 🙂

      • massimolegnani 26 maggio 2014 a 12:10 #

        anche a me rendono la vita difficile da te, ma trovo sempre una via…anonima 🙂

        Date: Mon, 26 May 2014 09:54:01 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  8. giuliagunda 6 dicembre 2014 a 12:25 #

    È sempre magico il tentativo di dare vita alle fotografie, raccontarle e renderle quadridimensionali, ed è commovente ritrovarsi nei tratti di un genitore, vederlo più giovane di noi e percepire uno straniante ribaltamento di ruoli, una vertigine.
    Il contesto, poi, la guerra, e il gesto di un figlio affettuoso che forza un sorriso e una battuta per confortare una madre e una sorella, rendono il tutto ancora più toccante e drammatico.
    Hai donato a tuo padre una nuova vita, disegnando per lui un microcosmo su misura intorno a una fotografia e a una lettera, e così hai rigenerato un antico affetto nel ricordo.
    Molto intenso, ml.

    G.

    • massimolegnani 6 dicembre 2014 a 16:46 #

      (mi) dici cose molto belle e partecipi, te ne sono grato.
      sì, quel ribaltamento di ruoli è pura vertigine 🙂
      ciao G.
      ml

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