occhi nudi

26 Mag
m.calati

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Camillo era arrivato alla Pensione Mirabella nel primo pomeriggio, dopo una camminata risultata superiore alle sue forze. Maggio imprevedibile gli aveva regalato una giornata di sole cocente, lui neanche un cappellino a proteggere il cranio lucido che ora gli scottava. E la borraccia era finita troppo presto, si sarebbe bevuto il mare, lo guardava con cupidigia dall’alto del sentiero a mezza costa.

Era entrato nella pensione un po’ barcollante e aveva scaricato lo zaino sbuffando appena superato l’ingresso. Davanti a quella che immaginò essere la padrona si lasciò cadere su un divanetto e quasi la implorò “mi dica che ha una camera libera.” La donna finse di consultare il registro ma sapeva bene che in un martedì di bassa stagione quello rischiava di essere l’unico, provvidenziale, cliente della giornata. Al suo invito a visitare la camera prima di decidere, l’uomo rispose con un cenno quasi infastidito della mano, la prendo di sicuro, affermò fiacco, basta che abbia un letto e una doccia. La padrona accennò un sorriso contenuto, prese il documento che Camillo gli aveva allungato senza alzarsi dal divano e gli porse la chiave. Secondo piano, gli disse indicando la scala. Lui salì con fatica. Non fece in tempo a farsi la doccia perché appena toccato il letto si addormentò.

Il risveglio fu lento e piacevole, dominato dal pensiero della donna appena conosciuta, prima non ci aveva fatto caso per la stanchezza, ma ora, rivedendo nel dormiveglia gli istanti dell’arrivo, si disse che lei possedeva qualcosa di affascinante, forse la malinconia. E quella malinconia, vera o presunta, lo mise di buon umore. Sotto l’acqua scrosciante sentì tornargli le forze e un dimenticato desiderio di conoscenza. Bighellonò per la stanza senza far nulla in un ozio salutare. Quando scese da basso la hall, se così possiamo chiamare il largo corridoio disadorno che faceva da ingresso alla pensione, era deserto, non c’era traccia di altri clienti e nemmeno della padrona che costituiva il vero motivo della sua discesa anticipata. La donna comparve più tardi e con  modi asciutti lo avvisò che era il giorno di riposo della cuoca per cui quella sera la cucina era chiusa. Camillo notò che gli aveva parlato senza fissarlo negli occhi, come se stesse dicendo un bugia, forse non esisteva una cuoca in quella pensione, forse non valeva la pena di aprire la cucina per un solo cliente, forse non lo voleva per troppe ore intorno. Si sentì respinto, prima ancora di aver fatto un gesto o detto una parola che mostrassero il suo interesse per lei. E allora anziché incassare in silenzio provò a rilanciare. La guardò negli occhi, per quanto lei tentasse di evitare il suo sguardo, e sorridendo le disse che gli sarebbe bastato un panino imbottito e qualche cosa avanzata nel frigo pur di non dover uscire stanco com’era, tra l’altro minaccia temporale, aggiunse indicando fuori. Gli venne in soccorso un tuono che sembrò cadere fragoroso lì nella piazzetta, proprio mentre la donna con ogni probabilità stava per ribadire il suo no. E invece, dopo qualche indecisione, disse va bene, le preparo qualcosa, ma senza particolare entusiasmo nella voce.

Camillo si sedette alla tavola non ancora apparecchiata e si mise ad osservare la donna che stendeva la tovaglia  e approntava le stoviglie. Fu lei a rompere il silenzio per chiedergli da dove arrivasse e che percorso avesse fatto a piedi. La voce non aveva curiosità e lo sguardo era impegnato in altro, quasi che la conversazione fosse un obbligo, non certo un piacere. L’uomo fu tentato di rispondere secco. Poi si trattenne e raccontò in breve il suo itinerario; lei non fece commenti, anzi si allontanò quasi subito, scusandosi di dover correre in cucina. Rimasto solo, Camillo ripensò ai suoi occhi ombrosi e, cavata una biro dal taschino, provò a descriverli scarabocchiando le parole sul tovagliolo di  carta..

Aveva uno sguardo impenetrabile, come arroccato a difendere la fragilità delle ossa. Non lo si poteva definire uno sguardo arrogante, non sembrava il tipo, piuttosto erano occhi poco presenti, non timidi ma sicuramente sfuggenti, come se un lieve strabismo binoculare le impedisse di fissare direttamente l’interlocutore. Lo ascoltava e gli parlava, ma gli occhi impercettibilmente deviati dal loro naturale obbiettivo finivano col far apparire meno intenso l’ascolto e più formali le parole.

Già, ma io, si chiese, io che sguardo ho? Cercò di rispondersi allo stesso modo e riprese a scrivere.

Lui, al contrario, aveva occhi nudi che la scrutavano senza tregua, non certo rapaci piuttosto infantili e disarmati, occhi bambini che ancora non sanno il pudore e il ritegno. Le parlava e l’ascoltava, ma quello sguardo di fame e di sete rendeva l’ascolto ambiguo e ogni parola eccessiva.

Quando la padrona tornò portandogli un piatto di spaghetti al burro, lui ripiegò in fretta il tovagliolo e se lo mise in tasca. Non ci avrebbe più pensato fino a casa.

Stava sbucciando una mela, quando lei  si accostò al tavolo e gli parlò di novembre, del tempo di burrasca e di sole insperato. Allora vado per castagne su verso Legnaro o Vignana, lungo quei sentieri che tanto l’hanno fatta penare oggi, gli disse. Fece una pausa, poi con naturalezza si sedette al suo tavolo e prese a raccontargli a voce morbida piccole cose ed emozioni sparse, gli confidò, o almeno a Camillo sembrò un’impagabile confidenza, la bellezza solitaria di quei luoghi fuori dalla stagione del turismo e della calca, vedesse il mare come diventa aspro in certi giorni d’autunno, e il vento, che bello il vento, sa, il libeccio che spazza la costa o la tramontana che viene giù impetuosa dalle colline e mi scuote e mi abbraccia come una madre severa, a tratti dolce, e io mi sento felice. Parlava solo a lui la donna dal nome sconosciuto, e aveva occhi luminosi, dritti nei suoi.

 

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26 Risposte to “occhi nudi”

  1. Laura 26 maggio 2014 a 18:41 #

    Un racconto fluido, scorrevole…che ho divorato senza ne soste ne distrazioni, e poi riletto, disegnando la scenografia coi colori della mia immaginazione. Complimenti per aver saputo monopolizzare la mia attenzione che spesso si lascia distrarre. Solo gli scrittori dei libri che amo leggere mi coinvolgono così…o rarissimi blogger che magari lo hanno un loro libro nel cassetto…ma tu scrivi, vero? diversamente sarebbe un peccato!
    Un caro saluto.

  2. deborahdonato 26 maggio 2014 a 18:45 #

    mi piace molto. Bella la scrittura, misteriosa la figura della donna , che emerge dal vissuto di lui. Continua?

    • massimolegnani 26 maggio 2014 a 21:21 #

      No, Camillo ogni tanto ricomparira’, ma questa vicenda, questa donna misteriosa, no.
      Ciao e grazie
      ml

  3. giornipersi 26 maggio 2014 a 19:13 #

    Mi hai rapito.
    Passa una buona serata, ciao!
    Francesco

  4. menteminima 26 maggio 2014 a 22:20 #

    Bello come sempre, l’ultima parte bellissima.Chi lo sa che sguardo abbiamo veramente?
    ciao! 🙂

    • massimolegnani 27 maggio 2014 a 10:29 #

      grazie m.m., l’ultima parte è un po’ il succo del racconto, imperniato sulla comunicazione non verbale, “visiva”, non sempre di immediata interpretazione.
      ciao,
      un sorriso a te,
      ml

      • Minu 29 maggio 2014 a 09:12 #

        questa comunicazione non verbale mi ha sempre attanagliato!!!

      • massimolegnani 29 maggio 2014 a 09:51 #

        nel senso che la patisci? però è spontanea e ricca di notizie (che talvolta non si vorrebbero dare) :-)ciao minuml

        Date: Thu, 29 May 2014 07:12:05 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  5. LuceOmbrA 27 maggio 2014 a 06:20 #

    Chissà perché questa donna dallo sguardo sfuggente ha poi cambiato atteggiamento. Molto coinvolgente, lascia con una domanda e il profumo del mare a novembre…

    • massimolegnani 27 maggio 2014 a 10:34 #

      questa donna forse aveva bisogno di “carburare” prima di essere comunicativa, al contrario di camillo che era più diretto, impulsivo e facilmente infiammabile, due caratteri opposti, insomma. chissà se alla fine si sono capiti.
      ciao Luce,
      un abbraccio,
      ml

  6. bakanek0 27 maggio 2014 a 18:40 #

    Come sempre, quando evochi la natura con le parole, crei le tue immagini più belle.
    Mio modesto parere.
    …ma gli spaghetti al burro???

    • massimolegnani 27 maggio 2014 a 19:19 #

      grazie bak.
      è una pensioncina di poche pretese, la cucina è ufficialmente chiusa e la padrona non sembrava in vena di improvvisare manicaretti (metterci il pesto sarebbe stato banale. e poi scommetto che a camillo sarà sembrato un piatto prelibato.
      ciao 🙂
      ml

  7. ire 28 maggio 2014 a 15:52 #

    ah come mi piacciono questi rapporti, il freddo che diventa tiepido e poi tutto il fuoco dello sguardo ricambiato, intimo e segreto. Amo luoghi e locali fuori stagione proprio per questo! E i rifugi solitari dove trovi solo il gestore e qualche volta la forestale e mangi con loro e ti senti a casa, ti senti uno di loro. Ecco, però la pasta al burro no, eh? Mi ricorda l’asilo…

    • massimolegnani 28 maggio 2014 a 22:48 #

      eh, no, ire cara, la pasta al burro, questa pasta al burro è necessaria e insostituibile, è il “less is more” che permea il racconto.
      E poi tu dai una bella grattugiata di parmigiano-reggiano a media stagionatura su quegli spaghetti e diventano un piatto da re 🙂
      un abbraccio
      ml

      • aliota 28 maggio 2014 a 23:45 #

        uno dei miei comfort food: spaghetti, burro e parmigiano 🙂

      • massimolegnani 29 maggio 2014 a 09:49 #

        sono con te, al:-) Date: Wed, 28 May 2014 21:45:21 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  8. righe orizzontali 28 maggio 2014 a 16:09 #

    Questa donna ha paura e se dovesse spiegarne il motivo, non ne sarebbe capace. Le preoccupazioni quotidiane sono tante, fatica a mettere in ordine i pensieri, è in un periodo fratturato. Negli occhi diretti di Camillo teme di scoprire che la sua vita razionale, così tanto razionale poi non è. Peccato non farla ricomparire.

    • massimolegnani 28 maggio 2014 a 22:53 #

      ecco, righe, avevo immaginato quella donna esattamente come dici. Camillo è solo uno specchio.
      ciao e grazie,
      ml

  9. aliota 28 maggio 2014 a 23:44 #

    e mi son ritrovata in una locanda Almayer 🙂
    la descrizione degli sguardi, doc, è un piccolo capolavoro.
    sei sempre così coinvolgente 🙂 un bacio
    A

    • massimolegnani 29 maggio 2014 a 09:39 #

      grazie al, ho dovuto chiedere aiuto a zio Gug, non ricordavo la locanda Almayer (oceano mare, baricco). onorato per la citazione!
      ml

  10. prishilla 29 maggio 2014 a 09:16 #

    Già, ma io, si chiese, che sguardo ho? Bellissima questa svolta. Camillo è’ senz’altro uno che sa camminare. E gli spaghetti al burro…. anche io, fossi in lei, a Camillo farei la pasta al burro. Magari le penne, ecco, e senz’altro con abbondante parmigiano!

    • massimolegnani 29 maggio 2014 a 09:43 #

      perfetto prish, sì quella domanda è un po’ una svolta.
      con il tuo intervento riequilibri i rapporti tra sostenitori e avversari della pasta al burro (il mio voto non conta).
      ciao,
      ml

  11. giuliagunda 29 agosto 2014 a 01:53 #

    Ed ecco la prima parte del racconto, l’ho trovata ora e letta tutta d’un fiato.
    Non posso che rinnovare i complimenti.

    Buonanotte,

    G.

    • massimolegnani 29 agosto 2014 a 09:03 #

      Buongiorno Giulia,
      contento che tu abbia letto anche la prima parte
      🙂
      ml

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