la contadina*

5 Giu
photo by c.calati

photo by c.calati

Il mio errore è stato quello comune a tanti uomini, averla plasmata per anni  perché mi assomigliasse. L’avrei voluta aristocratica, raffinata fino allo snobismo, così le avevo proposto colori tenui e un poco eccentrici, una cipria rosa sul suo pallore smunto. E poi le avevo imposto la cultura, quadri e libri tanti da annullare la sua origine contadina. È stato come tentare di piegare una barra di ferro con la forza delle braccia o con quella della volontà. Voi ci siete mai riusciti? Devo dire che io più di una volta mi sono illuso di farcela, di avere il sopravvento su di lei. Ma poi immancabilmente riaffiorava il suo spirito rustico, un rifiuto ottuso a modificare la propria personalità.

La mia casa di campagna, ogni volta che tornavo, erano chiazze di umido sulle pareti appena tinteggiate, un riaffiorare ragnatele dove avevo passato panno e insetticida, una patina di polvere, polline in aprile e cenere minutissima in inverno, a stendersi sui mobili e sui pavimenti che inceravo di continuo, muffa subdola tra i libri, quelli più amati. Sembrava lo facesse apposta.

È stato mentre mi arrampicavo sulla scala intenzionato a distruggere l’ennesima ragnatela che mi sono bloccato tra un piolo e l’altro, come folgorato. Guardando con occhio nuovo il mirabile disegno della tela, mi chiesi “e perché non il ragno?” Sì, perché non eleggere proprio il mio nemico a nume tutelare della casa, perché non farne simbolo del luogo? Fissai la trama, incantato dalla sua perfezione, impossibile ormai pensare di distruggerla. È iniziata lì la mia conversione, non meno sentita di quella di Saulo andando a Damasco. Non è stata una resa ma un’accettazione, come quando di una donna ti accorgi col tempo di amare anche i difetti. E in effetti scoprii il piacere di pescare dagli scaffali un libro acquistato pochi giorni addietro, aprirlo alla poltrona e cogliere quell’odore di stantio, che me lo faceva sembrare antico e più prezioso. Mi accorsi che i libri con la muffa assimilavano la casa ed io con loro. Anche la polvere, alimentata dalla stufa, dapprima fu uno scambio, la sopportavo in cambio del calore, poi una vera accettazione del suo valore, compresi la sua pietà nello scendere uniforme sulle cose.

Ora sono io che guardo e ascolto la mia casa e a poco a poco la imparo e le assomiglio. Ho preso a fumare la pipa forse per imitare la mia stufa, che un fil di fumo anche lei lo spande per la stanza. I borbottii e gli sfiati delle tubature dentro i muri a volte assomigliano ai miei rumori intestinali dopo un pasto troppo abbondante, altre al rantolo del respiro quando crollo addormentato sul divano. Ascolto il cigolio delle porte e lo scricchiolio dei pavimenti e non li distinguo dai gemiti delle mie ossa malandate. E quella finestrella che vedete, circondata, quasi soffocata, dalla vite vergine e dai rami del nocciòlo, non è diversa la mia faccia da quando ho smesso di radermi, la bocca quasi nascosta dallo spiovere dei baffi, gli occhi due fessure sotto l’intrico delle sopracciglia.

Finalmente conviviamo, la mia dimora ed io, in una reciproca imitazione, che come tante coppie consolidate è ormai difficile dire quali erano in origine i tratti di uno quali quelli dell’altra. Ma ci sono momenti in cui questa casa prepotente sembra schiacciarmi. Allora cerco con gli occhi tra soffitto e muro un ragno certosino, contemplo il suo lavoro e intanto ascolto il tarlo scavare nicchie sacre dentro il legno e con loro mi confondo.

* il brano ha partecipato a un gioco di scrittura su “mimettoingioco.wordpress.com

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25 Risposte to “la contadina*”

  1. ogginientedinuovo 5 giugno 2014 a 09:58 #

    Che bello amare una casa, fondersi con essa, riconoscersi nelle sue pieghe; una bella dichiarazione d’amore! 🙂

    • massimolegnani 5 giugno 2014 a 17:25 #

      è più di 30 anni che vivo qui, inevitabile la simbiosi (devo provare a tingermi la barba di verde-edera)
      🙂
      ml

  2. rodixidor 5 giugno 2014 a 11:20 #

    Mai cercare di cambiare chi/cosa si ama.

  3. Minu 5 giugno 2014 a 11:38 #

    Di tutto, quello che mi è piaciuto di più è “ascolto il tarlo scavare nicchie sacre dentro il legno e con loro mi confondo.” Bellissimo veramente. Grazie

    • massimolegnani 5 giugno 2014 a 17:28 #

      grazie Minu, hai scelto una frase che piace anche a me 🙂

      ciao,
      ml

  4. remigio 5 giugno 2014 a 16:42 #

    Molto interessante questa tematica.
    Mi piace molto questo tuo modo di ascoltare e di vedere la tua casa di campagna, specchiandoti ed immedesimandoti in essa. Sappiamo bene che Il tempo corrode le cose e le persone, lascia su di esse le sue cicatrici, ma nel contempo ne esalta la bellezza. Il trascorrere del tempo le modifica, deposita sulla facciata di una casa, così come sul volto di una persona, il peso degli anni e dona loro un’aura di vissuto e di antico. E’ vero quello che dici: la nostra casa, con gli anni, ci somiglia sempre di più; le sue pareti sono piene di ragnatele quanto la nostra faccia è venata di rughe e increspature. E perciò ci piace.
    un saluto

    • massimolegnani 5 giugno 2014 a 17:30 #

      condivido quello che dici.
      questa casa col tempo è diventata luogo dell’anima e specchio di vita.

      ciao,
      ml

  5. rossodipersia 5 giugno 2014 a 19:57 #

    Che cosa meravigliosa hai scritto. In ogni casa che ho lasciato, vuoi per costruzione o per distruzione, ho deposto in un angolo una parte di me stessa. Pensi sempre di dominarla ma poi, a un certo punto, di accorgi di esserle andato incontro, di aver trovato il giusto compromesso tra le tue manie e la sua resistenza. La sua personalità. Come nei rapporti di coppia. Odio quelli che non si concedono, che non cambiano mai, sempre arroccati sulle proprie certezze. La trovo una grossa forma di stupidità.
    Ciao ml… è stato un piacere trovarti tra le tue stanze.

  6. the pellons' 5 giugno 2014 a 21:51 #

    Come mi piacerebbe una casa in campagna… sono sempre più insofferente alla città. O forse a tutto, per dirla tutta.

    • massimolegnani 5 giugno 2014 a 23:03 #

      io non rimpiango la città. Ci vado spesso e con piacere, ma è un mordi e fuggi. poi torno qui.
      ciao bella pella
      ml

  7. tramedipensieri 5 giugno 2014 a 23:53 #

    Straordinario….parte di noi stessi la casa, il giardino…tutto. il polmone vero dello nostro io.

    ciao
    .marta

  8. aliota 6 giugno 2014 a 00:35 #

    ad un certo punto, mi sembravi tanto il professor Higgins 😉
    baci sacri come le nicchie del tarlo.
    A

    • massimolegnani 6 giugno 2014 a 10:40 #

      è vero! (prima sono andato a controllare chi caspita fosse ‘sto prof. higgins!) All’inizio con le case (e con le persone) facciamo i pigmalioni, abbellendole e snaturandole, solo più avanti le accettiamo per quello che sono.
      ciao A., mi metti sempre in difficoltà con le tue citazioni
      🙂
      ml

      • aliota 6 giugno 2014 a 22:58 #

        non è mia intenzione, però un po’ mi diverte 🙂
        ho imparato tanto dalle citazioni altrui…
        buon fine settimana, doc!

      • massimolegnani 6 giugno 2014 a 23:02 #

        🙂

        Date: Fri, 6 Jun 2014 20:58:15 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  9. Laura 6 giugno 2014 a 01:21 #

    Mi lasci sempre senza parole…stupendo anche questo scritto…con quel che si ama , nel tempo nasce un rapporto simbiotico, si è quasi una cosa sola…fra persone ma anche con certe cose…è una forma di appartenenza e di compromesso reciproco.

    • massimolegnani 6 giugno 2014 a 10:44 #

      …e quando si arriva alla simbiosi vuol dire che l’intesa è perfetta!

      ti ringrazio Laura,
      ml

  10. pennyblues 6 giugno 2014 a 09:45 #

    Bellissimo. Amo la mia casa come fosse una persona di famiglia, la mia migliore amica, anzi di più. Le case vivono, respirano e parlano quando sono così amate.

  11. bakanek0 6 giugno 2014 a 12:40 #

    Si amano i difetti. Sono i difetti che rendono unici, che delineano la personalità. Si ama l’intierezza, o non si ama per nulla.

    • massimolegnani 21 giugno 2014 a 17:33 #

      E’ una bella notizia. Adoro le langhe (piu del monferrato), panorami i pareggiabili.
      C’e’ speranza anche per il canavese?
      Ciao cara A.
      🙂
      ml

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