Matilde forse muore

12 Giu
photo by m.calati

photo by m.calati

 

 Un paese imprecisato dell’hinterland milanese, 23 aprile 1968, ore 2.10 a.m.

 

Si svegliò nel cuore della notte perché il telefono squillava. Il suono riecheggiava dall’atrio con una potenza amplificata dalle scale. L’orologio luminoso sul comodino segnava le due passate.
Il suo primo gesto fu verso l’altra metà del letto. Un gesto della mano che si perse tra le coperte vuote. Solo a quel punto Domenico balzò a sedere. Guardò alla sua sinistra la parte di letto intatta e, svegliandosi del tutto, ebbe la sensazione di infilarsi in un incubo. Matilde in viaggio, senza di lui per la prima volta, e il telefono che suonava in piena notte; difficile tenere separati questi due elementi. E unirli significava presagire il peggio.
Domenico se ne stette immobile, attanagliato dalla paura.
L’insistenza degli squilli era terrificante.
Lottò per contrastare la voglia vigliacca di non sapere. Attimi interminabili prima di trovare il coraggio di andare incontro a quella minaccia oscura. Poi fu un precipitarsi tremebondo per il corridoio e giù per le scale. “Matilde” mormorava tra sè ad ogni gradino. Arrivò nell’atrio e rimase a guardare l’apparecchio di un nero funesto, fissato alla parete. Pregò che smettesse di squillare, ma il suono aspro gli tolse l’ultima speranza. Staccò la cornetta senza trovare il fiato per dire pronto.
– Devi venire subito. È successa una cosa terribile.
Parole concitate, urlate nel trambusto. Una voce febbrile, irriconoscibile.
– Ma…
– Sbrigati! Non perdere tempo! Vieni.
– Ma chi…
– Sta morendo, lo capisci?
Domenico appoggiò la fronte al muro e vomitò la cena senza il minimo sforzo. Avesse potuto rigettare allo stesso modo le parole che gli erano appena penetrate nell’orecchio.
La voce lo incalzò:
– Non hai un minuto da perdere, Antonio. La situazione sta precipitando.
– Come…Non capisco.- riuscì a balbettare con fatica.
– Cristo, tua moglie sta morendo. Lo sai che…- poi, improvvisamente, più nulla.
– Pronto, pronto, pronto! Non lasciatemi così.
La linea doveva essere caduta. Domenico fissava la cornetta muta come potesse rianimarla con la propria disperazione.
Lentamente si lasciò scivolare a terra. Matilde stava morendo e lui non sapeva nemmeno dove.
Poche ore prima lei l’aveva chiamato da Punta Raisi per dirgli che il volo era andato bene. Ma da lì aveva ancora un centinaio di chilometri in auto, prima di raggiungere Enna. Poteva essere successo di tutto in quel tragitto, o in Enna stessa. Cretino lui che aveva temuto solo il viaggio in aereo e le aveva detto che non era il caso che lo richiamasse quando fosse arrivata in città. Aveva detto così solo per non mostrarsi insistente. E adesso dove poteva cercarla?
“Matilde. Gesù ti prego, fa’ che sia viva.”
Domenico fu preso da un improvviso bisogno di agire. Si rimise in piedi e si guardò intorno nell’atrio silenzioso. Ogni istante era prezioso, doveva fare. Ma cosa? Corse di sopra, si sciacquò la faccia, si vestì e raccattò tutti i soldi che trovò in giro per casa. Volare a Palermo, ecco, quello era il punto fermo da cui iniziare le ricerche.
Era già sulla porta di casa quando si bloccò con la mano serrata sulla maniglia. Gli era tornato in mente uno scampolo della telefonata: “Non hai un minuto da perdere, Antonio.” La voce sconosciuta l’aveva chiamato Antonio, come aveva fatto a non accorgersene subito? E poi, gli parlava come lo conoscesse bene, mentre per lui quella era, per l’appunto, una voce sconosciuta. Che nella concitazione avessero sbagliato numero? Allora significava che Matilde non stava correndo pericoli.
Domenico provò un breve sollievo.
Già, e se, invece, la persona, che lui al telefono non aveva riconosciuto, era un amico che proprio per la concitazione aveva una voce stranita, irriconoscibile, e che per lo stesso motivo aveva pure confuso il suo nome?
Fu preso da una nuova ondata di angoscia.
Crollò in ginocchio per una breve preghiera: “Signore mio, Gesù, qualunque sacrificio ma rendimi Matilde sana e salva.”
Dopo qualche minuto di raccoglimento, si rialzò più rinfrancato. E finalmente fece la cosa più logica, quella che avrebbe dovuto fare da subito. Cercò il bigliettino che gli aveva lasciato sua moglie e chiamò l’Hotel Le Madonie di Enna.
Il portiere di notte impiegò interminabili minuti a rispondere.
– Per cortesia la camera della signora Girgenti.
– Pronto
– Matilde, amore mio, come sono felice di sentirti!
– Mimmo, ma è successo qualcosa?
– No cara, tranquilla. Volevo solo sentirti.
– Ma, a quest’ora di notte?

-Sì, avevo bisogno della tua voce.

-Dio mio, la tua gelosia non ha limiti.
– No, no, cosa vai a pensare, solo sapere che stai bene. Sapessi che sollievo, domani ti racconto. Dormi ora, va tutto bene.
E riattaccò prima che Matilde gli rispondesse.
Domenico salì le scale quasi danzando e, una volta in camera, si lasciò cadere a peso morto sul letto.
Dopo un’ora, però, non aveva ripreso il sonno. Ancora era immerso in una felicità liberatoria, ma un tarlo gli si era insinuato dentro inavvertito, e già era al lavoro: davvero non doveva dare importanza a quel vago borbottio di protesta che gli era sembrato di udire in sottofondo durante la conversazione con sua moglie?

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49 Risposte to “Matilde forse muore”

  1. the pellons' 12 giugno 2014 a 12:18 #

    Questi uomini…

    • massimolegnani 12 giugno 2014 a 17:54 #

      già, sono così limitati che pensano sia la morte e invece sono corna.
      ml

  2. poetella 12 giugno 2014 a 12:39 #

    che chiusa deliziosa!

  3. bakanek0 12 giugno 2014 a 14:22 #

    Matilde forse ha robba per le mani.
    🙂

  4. viaggiandonam 12 giugno 2014 a 16:46 #

    Suspance fino alla fine! E che fine!

  5. ire 12 giugno 2014 a 16:58 #

    Aaaah la fine, la fine! Geniale 🙂

    • massimolegnani 12 giugno 2014 a 18:00 #

      mi sa che qui la fine segna un nuovo inizio. O forse no, domenico si rimangerà i dubbi e tutto tornerà nella quiete di un placido tradimento.

      ciao
      un sorriso
      ml

  6. elinepal 12 giugno 2014 a 19:51 #

    Bellissimo!

  7. giornipersi 12 giugno 2014 a 20:43 #

    Letto tutto d’un fiato !
    A presto,
    Francesco

  8. ogginientedinuovo 12 giugno 2014 a 22:03 #

    Grande! E Antonio? Povero Antonio 😦

    • massimolegnani 13 giugno 2014 a 14:28 #

      chi ha chiamato Antonio era talmente disperato che ha sbagliato telefonata e racconto, e lui poveraccio sarà sperso tra qualche riga non ancora scritta ad aspettare che gli telefonino
      🙂
      ml

  9. menteminima 12 giugno 2014 a 22:54 #

    Bello, bello, bello! Che bravo!

  10. Laura 12 giugno 2014 a 23:07 #

    Molto bello questo racconto…la giusta suspance e la chiusa che apre un secondo sipario un tantino differente…complimenti, sei davvero bravo!
    Un caro saluto…e una serena notte.

    • massimolegnani 13 giugno 2014 a 14:31 #

      ..e il secondo sipario penso sia più reale del primo
      ti ringrazio Laura
      ml

  11. aliota 13 giugno 2014 a 00:18 #

    scusa, doc, ma poi del moribondo s’è saputo più niente?

    • massimolegnani 13 giugno 2014 a 14:34 #

      Antonio, la supposta moribonda e il telefonista concitato costituiscono un’interferenza da un’altra storia che ancora non c’è e che ha fatto prendere un bello spavento a domenico
      🙂
      ciao A.
      ml

      • aliota 13 giugno 2014 a 14:44 #

        ecco, io adesso voglio sapere chi è Antonio, ad esempio…
        sono una lettrice indisciplinata 🙂
        baci a raffica!
        A

      • massimolegnani 13 giugno 2014 a 15:27 #

        e chi lo sa chi è Antonio! un (altro) marito che sta perdendo la moglie? un nome a pretesto in un macabro scherzo telefonico? un personaggio che scalpita per apparire? sì, sei una lettrice indisciplinata (ma simpatica):-)

        Date: Fri, 13 Jun 2014 12:44:32 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • aliota 13 giugno 2014 a 15:49 #

        Mi piacciono i personaggi che scalpitano per apparire e gli scrittori invadenti, mi piace la letteratura postmoderna. Ti toccherà scrivere la storia di Antonio 🙂

      • massimolegnani 13 giugno 2014 a 18:13 #

        dici?mah, chissà! Date: Fri, 13 Jun 2014 13:49:02 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • aliota 13 giugno 2014 a 18:14 #

        Ci conto…! 😉

  12. mia_euridice 13 giugno 2014 a 13:37 #

    Ah!
    E’ qui che sei, dunque.

    Perfetto!

  13. massimolegnani 13 giugno 2014 a 14:36 #

    A Tramedipensiero
    .marta, non so se ho avuto un’allucinazione o qui effettivamente c’era un tuo commento che devo aver inavvertitamente cancellato
    in entrambi i casi mi scuso con te
    ciao
    ml

  14. ili6 13 giugno 2014 a 15:34 #

    Un racconto scritto benissimo e che fa entrare subito in angoscia. Anche il finale apre ad altre angosce e non solo del marito geloso, bensì anche per Matilde che, possibilmente innocente, è nel tunnel buio della gelosia forsennata del marito.
    Ciao
    marirò

    • massimolegnani 13 giugno 2014 a 18:11 #

      marirò, punti di vista al maschile e al femminile: io non credo all’angoscia di matilde e tanto meno a quel possibilmente (innocente).
      🙂
      ciao
      ml

      • ili6 13 giugno 2014 a 19:15 #

        Tu hai creato Matilde, quindi tu sai.
        Io so solo che la gelosia è una brutta bestia, se poi è infondata diviene un suicidio di coppia.

      • massimolegnani 13 giugno 2014 a 19:27 #

        indubbiamente terribile la gelosiama mi colpiva la diversa valutazione dei fatti mia e tua (d’accordo io avvantaggiato perchè posso girare la frittata come voglio) ciao:-) Date: Fri, 13 Jun 2014 17:15:32 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • ili6 13 giugno 2014 a 19:39 #

        Nel racconto non si accenna a nulla di ambiguo, anzi al contrario :primo viaggio da sola per lei, la chiamata puntuale dall’aeroporto, e l’angoscia spropositata di un uomo per un telefono che squilla di notte, tipica di chi vede fantasmi ovunque.
        Poi c’è la chiusa con tanto di dubitativi grandi quanto una casa.
        E poi nei commenti si scopre che il marito è sempre un cornuto!
        No, non ci sto, mi spiace.
        🙂

      • massimolegnani 13 giugno 2014 a 19:47 #

        aspè, marirò.il racconto è imperniato sull’equivoco della telefonata che non era diretta a domenico e che lo getta in ambasce. Nel finale, anche se non lo dico chiaramente, il borbottio di sottofondo c’era, solo che domenico nella contentezza di sapere la moglie sana e salva non lo aveva registrato subito.almeno queste erano le mie intenzioni, che forse non ho tradotto in modo chiaro.

        Date: Fri, 13 Jun 2014 17:39:49 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • ili6 13 giugno 2014 a 19:57 #

        no,
        ciò che emerge nel racconto e che ha il pilastro connotativo non è la telefonata sbagliata, è la reazione angosciante del marito che salta dal letto per lo squillo notturno di un telefono, prima del messaggio, e che poi pensa cose spropositate prima di fare l’unica cosa giusta: chiamare l’albergo. Che poi ritiene di udire un vago borbottio può anche essere la reazione della crisi di panico che ha avuto.
        Povera Matilde,….

  15. righe orizzontali 13 giugno 2014 a 21:15 #

    Com’è candido Mimmo quando risponde a Matilde:
    – Sì, avevo bisogno della tua voce.

    • massimolegnani 13 giugno 2014 a 21:30 #

      e’ vero, proprio candido.
      Ciao
      ml

      • Minu 14 giugno 2014 a 21:58 #

        bello è come sempre bello, ma mi permetti una chiacchera stupidina? sai chi o meglio cosa mi è venuto in mente leggendo il finale? la pubblicità di quel noto supermercato con la coppia che parla di notte..non chiedermi perchè ma lei mi sembra così..va beh perdonami sarà la tonsillite che mi ostino a curare solo con la propoli 😦

  16. massimolegnani 14 giugno 2014 a 23:11 #

    Minu, guarda che dopo la propoli e’ arrivata anche la penicillina 🙂
    Buona guarigione
    ml
    (Matilde mi pare assomigli poco alla moglie del commesso coop, ma chissa’ che anche lei, quando il marito corre al supermercato in piena notte, non approfitti dell’assenza per….)

  17. giuliagunda 4 settembre 2014 a 21:33 #

    Geniale racconto. E anche triste, nella sua verosimiglianza.

    G.

    • massimolegnani 4 settembre 2014 a 23:02 #

      che bello sapere che vai a scovare vecchi racconti 🙂
      ciao, Giulia
      ml

      • giuliagunda 4 settembre 2014 a 23:15 #

        Sì, lo faccio, perché leggere ogni giorno un paio dei tuoi post è come godersi le pagine di un buon libro prima di dormire, non c’è differenza.
        Sono contenta che ne abbia scritti tanti…

        ciao, Carlo!

        G.

      • massimolegnani 4 settembre 2014 a 23:19 #

        che tenera ragazza! quasi mi fai arrossire Date: Thu, 4 Sep 2014 21:15:21 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

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