la vita schifa del lavoro

24 Giu
photo by c.calati

photo by c.calati

 

…e poi ti capita che ti fermano per strada, una sola volta nella vita, per dirti poche parole tra sorrisi e imbarazzi. “Io a lei la porto nel cuore”. Tè capì? Mica “volevo ringraziarla, venga le offro un caffè”, no, una faccia imbambolata e quel “Io a lei la porto nel cuore”, uscito quasi involontario. 
Ha gli occhi lucidi questo ragazzotto mentre mi abbraccia forte tra la gente. Lo guardo e sento che potrei chiedergli qualunque cosa, un bacio in bocca o una scopata da conigli, e lui baciandomi mi porterebbe in braccio alla panchina adatta. Gli leggo in faccia quella cosa lì, sì, la gratitudine. Durerà un minuto il nostro incontro, poi ognuno riprende la sua strada. Ma quelle parole saranno per sempre il mio gioiello.
È che puoi essere un mago dei trapianti, un impiegato delle Poste o una donna delle pulizie come me, ma se hai la schiena dritta e c’hai fortuna ti capita l’occasione che ti ripaga di tutte le schifezze del lavoro.
Quella mattina facevo il giro dei bangalo come sempre, spingendo il carrello delle lenzuola e spalancando le porte col passpartu senza bussare, che tanto i clienti del Paloma sono fantasmi che se ne vanno all’alba. E sono rimasta lì come un’allocca sulla porta del 10: la stanza un gran casino, sullo specchio un vaffanculo scritto col rossetto e lui, il ragazzotto, di traverso sul letto, bianco come un lenzuolo e con una schiumetta strana dalla bocca. Questo muore mi son detta e ho preso il telefono. Lui ha bofonchiato un “no il 118, no la polizia, sono sposato” ed è svenuto.
Poteva essere mio figlio. Non so cosa avesse preso nè che volesse fare, non me lo sono chiesta. Era un figlio da aiutare e non ho chiamato aiuto. Te capì la Teresa? Ha fatto tutto da sola la Teresa, che poi sarei io, improvvisando.
L’ho rianimato a schiaffi e secchi d’acqua, l’ho costretto a vomitare lì nelle mie mani, gli ho fatto bere caffè forte che male non gli poteva fare. E lui piano piano s’è ripreso.
Intanto sistemavo in fretta gli altri bangalo, che il padrone non capisse, e di continuo a correre da lui: era uno straccio, e io giù dura: “deficente che sei”, gli gridavo, “perdere la testa per quella troia. Cretino!” Lui uno sguardo ebete. Gli ho mollato due ceffoni, “Reagisci, balabiott! Devi tornare da tua moglie, lei non deve accorgersi di niente.”
Il ragazzotto m’è scoppiato a piangere tra le braccia, povero figlio. Un vitellino che si era creduto toro.
Ma dopo un’altra ora era in auto che malconcio andava verso casa.

L’ho guardato andare e poi ho ripreso il giro delle stanze, a prepararle ad altri brevi amori.

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32 Risposte to “la vita schifa del lavoro”

  1. mia_euridice 25 giugno 2014 a 07:28 #

    E sono quei grazie lì che ti fanno capire che certe volte quello che fai (e lo fai gratis) è la cosa migliore che si possa fare.

    • massimolegnani 25 giugno 2014 a 08:51 #

      “in fondo è solo un grazie”, dicevi/scrivevi l’altro giorno, appunto 🙂
      ciao,
      ml

      • mia_euridice 25 giugno 2014 a 14:09 #

        Ti ho “ispirato” tutto questo?

      • massimolegnani 25 giugno 2014 a 14:43 #

        Lo avevo gia’ scritto, me lo hai fatto riprendere in mano. Mi piacciono i rimbalzi da un post(o) all’altro. 🙂

        Date: Wed, 25 Jun 2014 12:09:47 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  2. Minu 25 giugno 2014 a 08:55 #

    Che bello e che sorriso mi hai fatto nascere in faccia. Un giorno ti racconterò come e cosa capitò a me e agli altri dell’ambulanza in cui secoli fa facevo la volontaria 118…..alla fine chi “salvammo” non tanto in senso medico ma in senso..lato regalò a tutta la Croce Verde parte delle divise( quelle da mettere sotto le tute arancioni da paperino istituzionali) un pezzo su un importante quotidiano e ci definì “angeli”. Ridiamo ancora se ci pensiamo e questo tuoi pezzo è fantastico, soprattutto quel “vitello che si è creduto toro”. Grazie e a presto!

    • massimolegnani 25 giugno 2014 a 09:32 #

      mi piacerebbe me lo raccontassi davvero, mi piacciono le “avventure” tragi-comiche dei centodiciottisti.
      ciao Minu
      (grazie)
      ml

  3. Signorasinasce 25 giugno 2014 a 09:22 #

    Che bel post.
    E brava tu.
    S

  4. the pellons' 25 giugno 2014 a 11:39 #

    Anche a me ieri è arrivato un grazie sentito. Quelli che cancellano anni di lavoro non riconosciuto.

    • massimolegnani 25 giugno 2014 a 11:45 #

      anche tu lavori nelle pulizie 🙂
      (confesso che quella donna sono io)

      • the pellons' 25 giugno 2014 a 11:52 #

        Sì, turni massacranti, nessuno che ringrazi!

      • massimolegnani 25 giugno 2014 a 11:55 #

        coraggio. Ti passo secchio e spazzolone, datti da fare!

        Date: Wed, 25 Jun 2014 09:53:00 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • ammennicolidipensiero 25 giugno 2014 a 14:52 #

        ml, tu sei bello tanto, e lo sai che te lo dico sempre, però i birkenstock coi calzini non si fa, eh…

      • massimolegnani 25 giugno 2014 a 14:58 #

        ahah, ammen, quello e’ il polpaccio di mia moglie (io non mi depilo), travestita da teresa donna delle pulizie. Sui birken con calzini possiamo discutere: noi in famiglia sempre questo abbinamento, tutti quanti. Ciao 🙂

        Date: Wed, 25 Jun 2014 12:52:12 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  5. labloggastorie 25 giugno 2014 a 13:26 #

    C’è chi ha bisogno a volte che qualcuno gli lavi anche la coscienza…

  6. Personale Femminile 25 giugno 2014 a 19:37 #

    Il ragazzotto sicuramente ti è riconoscente 😉

  7. aliota 25 giugno 2014 a 19:37 #

    e per un istante ho creduto che fosse successo a te, di essere abbracciato in mezzo alla strada con gratitudine. 🙂
    ciao luminare 😉

    • massimolegnani 25 giugno 2014 a 20:10 #

      Be’, in effetti, se inverti i sessi trovi lo spunto reale al racconto.
      Ciao al,
      (se mi chiami doc sono piu’ contento :-))

      • Jihan 26 giugno 2014 a 12:08 #

        maddai, luminare era nel senso di lampadario! 😀

      • massimolegnani 26 giugno 2014 a 12:44 #

        Appunto, meglio doc che..lampione!

        Ciao ji 🙂

        Date: Thu, 26 Jun 2014 10:08:22 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  8. agane 27 giugno 2014 a 08:55 #

    si legge che è un piacere, peccato che dura poco 🙂

  9. righe orizzontali 28 giugno 2014 a 21:34 #

    Mi piace Teresa, donna pratica e sbrigativa che pensa e subito agisce.
    Fortunato quel ragazzotto.

  10. Amour 29 giugno 2014 a 11:18 #

    Ho letto qualcosa, qualche post sparso qua e là. Accidenti se sei bravo!

  11. prishilla 30 giugno 2014 a 11:24 #

    Tanto è terribile il birkenstock con calzino quanto è bello questo racconto, che corre veloce e denso come certi ‘grazie’ 😉
    Prish

  12. flampur 7 luglio 2014 a 06:29 #

    Un grazie anche da me, che vorrei saper scrivere cose così, anche solo a farle capitare nel cuore e poi rimbalzarle sulla carta.. 😉

    • massimolegnani 7 luglio 2014 a 09:19 #

      trovo che più si riesce a trasformare con la scrittura il proprio vissuto e più c’è la possibilità di raccontare il vero.
      🙂
      ciao,
      ml

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