il taccuino e l’albicocca

24 Lug
photo by c.calati

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Anna guardò ancora una volta la sala attraverso l’oblò della cucina. Era incerta tra il cliente della numero quattro, un volto poco appariscente segnato da sole e fatica, e quel tipo giovane e belloccio che si era seduto al centro della sala come già sapesse di essere il migliore. Gli altri, alcuni camionisti dell’Est, bulgari, lituani e polacchi, in pantaloncini e canottiera e tre avventori abituali, di cui ben conosceva solitudine e tristezza, li aveva scartati alla prima occhiata. L’Hotel Ristorante La Pergola sull’Adige, stretto tra il fiume e la statale, non le offriva altro, oltre a frotte di autisti di TIR, qualche rappresentante di commercio e rari turisti che sui pedali battevano la pista ciclabile che veniva giù dal Brennero, ma a lei bastava per giocare.

Era il suo gioco per vincere la noia del servizio, scegliere ogni sera il tavolo che avrebbe trattato con un riguardo particolare. Nessuno aveva mai saputo che quel sorriso presentato alla fine insieme al conto era al contempo investitura ufficiale e unico premio previsto.

Anna si rassettò il grembiulino e la camicia d’ordinanza, e fece il suo ingresso nella sala ristorante. Il giovane belloccio cercò di attirare la sua attenzione con un sorriso smagliante, ma lei rispose con un contenuto gesto d’intesa e veleggiò verso i tavoli degli avventori abituali. Li salutò con garbo e lasciò loro il menù. Tornando verso il centro della sala non potè evitare il giovane che aveva spalancato un braccio per bloccarla.

– Ciao bellezza, ti ho presa al volo. Da brava dimmi cos’hai di pronto così ti ordino qualcosa prima che tu faccia il giro degli altri tavoli. Sai, vado di fretta.- e sulle ultime parole strizzò l’occhio alla cameriera.

Anna, piuttosto infastidita dall’approccio sfrontato, sorrise con professionalità mentre appoggiava sul tavolo la carta del giorno, ma fu lesta ad allontanarsi prima che lui potesse ordinare. Si diresse al tavolo in fondo alla sala, pensando che dei due contendenti uno si era già eliminato da solo, ora dipendeva dall’altro non perdere la partita. Allungò anche a lui il menù, dicendo:

– Mentre sceglie, gradisce qualche stuzzichino?

Il cliente della numero quattro la guardò perplesso.

– No, niente antipasti e anche per il pasto non ho fretta. Però se lei mi potesse procurare un’albicocca non troppo matura..

– Ma vuole iniziare la cena dalla frutta?- ad Anna sfuggì una risatina divertita.

– Non la voglio mangiare, almeno per ora. Ho solo bisogno di vederla.

La cameriera tornò con tre albicocche.

– Scelgo questa, mi sembra perfetta. Quanto alla cena, sia gentile, scelga lei. Oppure mi porti il primo piatto in elenco di ogni portata.-

Anna passò le prime ordinazioni alla cucina e si occupò degli altri tavoli, badando a mostrarsi indaffarata quando passava vicino al tipo belloccio. Ogni tanto buttava uno sguardo verso il cliente della numero quattro. Questi aveva aperto un taccuino su cui tracciava dei segni a matita. Fissava l’albicocca come non ne avesse mai vista una e poi scarabocchiava qualcosa sul taccuino. Quando gli portò un piatto di tagliatelle, il primo della lista, l’uomo richiuse il libretto prima che la donna potesse vedere.

Anna serviva con rapidità gli altri clienti, mentre assecondava il ritmo lento del suo prescelto. Ne seguiva da lontano i movimenti, incuriosita dal suo continuo lavorare di gomma e di matita, più di gomma che di matita, come se non fosse mai soddisfatto del risultato ottenuto. E sempre aveva gli occhi incollati all’albicocca.

– Come secondo avrei dovuto servirle la sogliola alla mugnaia, ma ho pensato che questa braciola fosse più adatta a lei.

– La ringrazio, la mangerò volentieri.- disse l’uomo richiudendo il taccuino.

– L’ho vista arrivare questo pomeriggio con lo zaino in spalla. Mi è sembrato molto stanco.

– Sì, oggi ho esagerato. Ma sono contento di essere arrivato sino a qua.

– Mangi ora. E poi vorrei che mi mostrasse che cosa ha disegnato.

– Ma io non ho disegnato nulla- e ad Anna sembrò che il volto dell’uomo fosse più infuocato, anche se nella sala non arrivava il sole del tramonto.

Il brusio del ristorante andò lentamente scemando, a mano a mano che i clienti terminavano la loro cena. Alla fine rimase solo lui, ancora ostinatamente alle prese con gomma e matita.

– Le ho portato un creme caramel, ma forse preferiva un gelato?

– Non disegno, sa, metto insieme delle parole.

– Ah! E l’albicocca?

– È da stamattina che ci penso.

– Cerca di scrivere una poesia sull’albicocca?- il tono di Anna era vagamente canzonatorio, pur stemperato da una nota quasi affettuosa nel finale.

– Non proprio. È la forma che mi colpisce, e il colore e la consistenza.

– Beh, non capisco che cosa abbia di così particolare.- disse lei indicando il frutto.

– Ecco, vede, per me, l’albicocca è tremendamente femminile.

– In che senso, scusi?

– Provi a guardarla intensamente, dimenticando che cos’è.

Anna si tolse il grembiulino bianco e presa una sedia si sedette a fianco del cliente. Dopo aver osservato il frutto in silenzio, dopo averlo sfiorato con i polpastrelli di una curiosità delicata, trasse un lungo sospiro che non era affatto di fastidio.

– Credo di capire che cosa intende.

La cameriera allungò una mano verso il taccuino, ma l’uomo sovrappose una mano alla sua, fermandola.

– Non mi sembra il caso, non potrebbe comprendere.

– Mi lasci fare, non sono una bambina.

L’uomo cedette, ma non era contento che lei leggesse le sue parole.

Anna aprì il taccuino, lesse mentalmente e poi volle ripetere a voce poco più che bisbigliata.

“Di pollici opposti 

premo 

lungo la linea prevista.

Premo 

e si schiude la polpa 

da affondarci le labbra”

Non fece commenti e guardò l’uomo che era visibilmente imbarazzato. Lei no, nessun imbarazzo a inoltrarsi in quella dimensione che fino a pochi istanti prima avrebbe giudicato sconveniente e che ora trovava naturale. Prese l’albicocca e la rigirò tra le mani con una cura particolare. Quindi con un gesto preciso dei pollici l’aprì come fosse la prima albicocca che toccava in vita sua. Ne portò una parte alla bocca assaporandola lentamente. Poi, con altrettanta lentezza, offrì l’altra metà alle labbra stupite del cliente della numero quattro. E gli sorrise.

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20 Risposte to “il taccuino e l’albicocca”

  1. rodixidor 24 luglio 2014 a 20:05 #

    Anna e la sua albicocca, sembra un deja vu

  2. pennyblues 25 luglio 2014 a 10:14 #

    molto seducente 🙂

  3. ire 25 luglio 2014 a 10:15 #

    Sei tornato! Mi chiedevo se fossi ancora in vacanza o ti fossi spatasciato un’altra volta con la bicicletta. Trentino? Ti sei portato a casa un po’ di ispirazione? Si vede che sei riposato, quando non sei stanco sei più sensuale.

    • massimolegnani 25 luglio 2014 a 15:54 #

      ire, ora porto spesso il casco che casco spesso, come sai (ma sono tornato intero!) 🙂
      il racconto è trentino, sì, ma io ero..provenzale.
      ciao,
      un sorriso
      ml

  4. cristiana2011 25 luglio 2014 a 10:50 #

    Complimenti, molto ben scritto e discretamente sensuale.
    Cristiana

  5. aliota 25 luglio 2014 a 13:31 #

    ciao doc, ore a rovescio si legge “ero”. sono certa che te l’abbiano già scritto negli anni…
    adesso ti leggo.
    baci.
    A

    • massimolegnani 25 luglio 2014 a 15:56 #

      ahah, no, sei la prima giocherellona che me lo dice 🙂
      ma adesso non svigolare e leggi 🙂
      ml

      • aliota 26 luglio 2014 a 01:00 #

        ho letto, ho letto. subito. forse perché la prima parola è Anna. e quest’estate mangio albicocche a go-go. anche a me ricordano parti femminili e quell’Anna lì mi ricorda… un’Anna che era dentro di me, anni fa 🙂
        un piccolo capolavoro, ma mi sembra di ripetermi. bacio!

      • massimolegnani 26 luglio 2014 a 09:48 #

        ciò che hai portato dentro può sempre ri-uscire fuori. 🙂 Date: Fri, 25 Jul 2014 23:00:50 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • aliota 26 luglio 2014 a 09:50 #

        …auguri ad Anna: buon onomastico! 🙂

      • massimolegnani 26 luglio 2014 a 09:52 #

        Auguri Anna!!

        Date: Sat, 26 Jul 2014 07:50:40 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  6. Donatella Calati 25 luglio 2014 a 14:34 #

    bentornato! si sentiva la tua mancanza

  7. rossodipersia 27 luglio 2014 a 11:06 #

    Quando tu descrivi gli oggetti, io li posso toccare. È accaduto con i fiori del tuo giardino, con gli arredi dello studio/rifugio e adesso addirittura con la morbidezza felpata di un’albicocca. È questo il potere di uno scrittore: farti sedere al tavolo accanto a guardare Anna che gioca con la seduzione.

  8. giuliagunda 19 settembre 2014 a 00:10 #

    Wow, che bello.

    G.

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