l’attimo colorato

7 Ago
photo by margherita calati

photo by margherita calati

 

 

Giovanni Prestacane aveva una vita grigia come la sua barba, scandita da eventi e personaggi sempre uguali, ineluttabili come gli scatti di un tassametro, casetta confortevole a pochi chilometri dalla città, moglie che ancora lo accudiva premurosa, lavoro sicuro di una certa responsabilità, amici di vecchia data e sicura fede. Non era una brutta vita insomma, ma da quindici anni erano sempre gli stessi amici, la stessa moglie, lo stesso lavoro.
Per raggiungere il palazzotto dell’INPS in cima alla collinetta del centro storico, Giovanni faceva ogni giorno un percorso diverso, come fosse un personaggio di spicco che non deve offrire riferimenti ai fotografi o peggio a possibili rapitori. E lui non voleva essere rapito dalla monotonia, si sentiva braccato dalla noia, soffocato da un’esistenza che a volte gli sembrava un’agonia. E quelle variazioni di percorso erano la sua unica, ingenua, forma di lotta.
Quel mattino di luglio Giovanni aveva scelto il vicolo stretto che saliva dritto dal fiume fino alla piazza del Comune. Era una salita sfiancante che affrontava malvolentieri camminando a testa bassa per limitare quanto possibile i buongiorno, mi stia bene, mi saluti la signora.
Il fischio di pneumatici sottili sul porfido gli fece sollevare lo sguardo e se la trovò davanti. Una ragazza bionda in canotta gialla, su una bicicletta da corsa. Aveva inchiodato proprio davanti a lui e ora, ferma sui pedali e curva sul manubrio, sembrava un corridore in surplace pronto allo scatto finale.
Giovanni era impietrito, non per lo spavento ma per quello che vedeva. Davanti agli occhi gli danzavano due seni perfetti, liberi, candidi. Furono brevissimi istanti, la ragazza non mise nemmeno il piede a terra, ma l’uomo fu certo della successione dei suoi gesti: la biondina verificò la direzione dello sguardo dell’uomo, se ancora poteva esserci qualche dubbio, rimase china in avanti come a lasciar pascolare quegli occhi, giù fino alle sue punte, aspettò che lo sguardo stupefatto risalisse al suo viso e solo a quel punto sorrise facendo spallucce. Poi un guizzo e sparì.
Giovanni non modificò più il suo percorso mattutino. Non che sperasse di incontrarla di nuovo, gli bastava quello che aveva avuto, ma come un poliziotto o un assassino aveva bisogno di tornare sul luogo del misfatto a cercare tracce di conferma.
E giunto a metà della salita ogni mattina Giovanni osservava i passanti che magari ne erano stati testimoni, annusava l’aria, scrutava i cubetti di porfido, sfiorava i muri. Poi con una mano disegnava una sagoma nel vuoto e sorrideva.

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18 Risposte to “l’attimo colorato”

  1. rodixidor 7 agosto 2014 a 18:19 #

    Sicuramente un nuovo servizio INPS 🙂
    Piacevole la lettura qui.

  2. righe orizzontali 7 agosto 2014 a 18:50 #

    E io che dal titolo pensavo a temporali e arcobaleni….

  3. mia_euridice 7 agosto 2014 a 20:58 #

    In fin dei conti ai maschi basta così poco…

  4. menteminima 8 agosto 2014 a 13:47 #

    Questa cosa non ha niente a che vedere col post che tra un secondo leggerò … mi sa che ci siamo scambiati la testata del blog 🙂

  5. menteminima 8 agosto 2014 a 13:51 #

    Accipicchia non so mai fare un commento intelligente. Dico solo che è sempre un vero piacere leggerti.

  6. prishilla 13 agosto 2014 a 18:40 #

    son d’accordo sul fatto che gli uomini si accontentano di poco 😉 A volte anche le donne, a onor del vero. Ma mi piace comunque tanto il titolo di questo post! Ciao, Prish

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