cose di casa (inutili e irrinunciabili)

16 Ago
photo by c.calati

photo by c.calati

 

Plumbago  L’ultimo arrivato è lui, entrato un anno fa in casa dentro un vaso. Che bisogno c’era di questo fiore sconosciuto, che già avevamo il glicine, le ortensie e tante rose? Inutile plumbago mi ero detto sistemandolo in terrazzo in un luogo poco nobile a far da quinta ai bidoni della differenziata. Inutile plumbago, ho ripetuto alla prima fioritura intimidita, che io mi affascinavo al glicine esplosivo di cui lui aveva un’imitazione un po’ sbiadita del colore. Poi l’ho ritrovato in Provenza, più rigoglioso, quasi effervescente, grandi cespugli nei campi, nei giardini, sui bordi delle strade. Aveva assimilato il carattere guascone e un poco presuntuoso dei francesi che si credono i migliori, e si contendeva, senza sfigurare, la bellezza con le piante più titolate, gli hibiscus, gli oleandri, l’unico a rispecchiare d’esattezza il cielo terso. È stata una rivelazione confermata dal ritorno a casa, il glicine sfiorito, lui tenace in grande spolvero. Ma è soprattutto in quest’estate così avara che l’ho scoperto irrinunciabile: esco in terrazzo sotto un cielo grigio piombo e m’incupisco, poi guardo i suoi petali ed è come guardare un cielo estivo come lo avevamo un tempo. E non a caso plumbago significa cura contro l’intossicazione da piombo.

Pendola  La pendola, al contrario, è qui da tanto e già era vecchia prima che entrasse in casa, residuo della casa di una zia. Io che non amo gli orologi, che crediamo di controllare il tempo ma è lui che ci comanda, ho impiegato anni ad apprezzarla. Prima la tonalità dei suoi rintocchi, grevi e mai imperiosi, è diventata un accompagnamento tra il masochistico e il simpatico al mio dormiveglia post-prandiale sul divano, che ogni quarto d’ora mi richiama a riprendere la lettura sonnolenta di un libro o del giornale, ma quando il sonno vince registro il suo rintocco senza  risvegliarmi. Poi, da quando la pendola si è fatta anarchica, batte ore un poco anticipate o con qualche ritardo secondo l’estro di giornata, dalla simpatia sono passato alla stima che si può avere per un saggio. E ora è affetto vero per il vezzo che le ha preso da poco di aggiungere un rintocco supplementare, tutto suo, ai quarti canonici, come si divertisse a confondermi le carte e a ricordarmi, assieme a Toni, che il tempo invero non esiste.

Quadro   Non è un dipinto ma una semplice riproduzione di un quadro di Klimt seppure ben incorniciato. Un giorno l’abbiamo tolto dalla parete e appoggiato a terra contro un calorifero, in attesa di una nuova collocazione. Non s’è più mosso di lì. Dalla poltrona ce l’ho proprio di fronte, mi piace osservarlo nell’insieme, una distesa d’alberi in autunno, e cogliere i minimi dettagli delle foglie che a terra formano un tappeto d’oro. Se abbasso appena un poco lo sguardo riesco a leggere la didascalia: Il faggeto. Faggi? le avevo sempre credute betulle, mi avevano sedotto i loro tronchi sinuosi e chiari, ci avevo pure scritto qualche parola da farneticaio, le betulle fanciulle di SanPietroburgo sognano di essere sedotte e non sanno che domani sarà rivoluzione. E adesso sono faggi, maschi nemmeno belli, dovrei cancellare le parole. Resto in poltrona e fissando il quadro penso alla soggettività delle emozioni e dei piccoli affetti. Ho deciso: betulle le credevo, betulle restano, non me ne voglia Klimt. E qui resteranno in questa posizione poco decorosa ma che tanta pace mi regalano.

Trave   Corre un travone orizzontale da una parete all’altra della stanza a quasi tre metri d’altezza, in parallelo al tavolo da refettorio sottratto ai Cappuccini. Finge una funzione statica, ma in realtà non regge né scarica alcuna forza, un po’ come quegli uomini che mostrano i muscoli ma dentro sono deboli. Eppure a me piace il trave nella sua mascolinità inutile che poi del tutto inutile non è perché, nei momenti miei di rabbia o di sconforto, fantastico di appendervi nemici e amici infidi. I loro piedi a sfiorarmi il piatto mentre più sereno ceno.

 

 

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12 Risposte to “cose di casa (inutili e irrinunciabili)”

  1. remigio 16 agosto 2014 a 15:34 #

    A volte sono proprio le cose apparentemente inutili che ci fanno stare bene: in altre parole è il superfluo che ci rende felici. Nell’accezione consumistica, con i fiori non si pranza; eppure se noi abbiamo da mangiare e da dormire, abbiamo cioè le cose che in una società civile ognuno dovrebbe avere, non per questo però siamo felici. Che cosa, allora, ci rende felici o ci illude di esserlo? Potrebbe essere un regalo… come un bel libro che ci procura quella felicità immateriale fatta di stimoli, di idee, di intelligenza che ci porta magari a comprendere qualcosa prima non compresa. Potrebbe essere un quadro, un vaso di plumbago sistemato sul terrazzo di casa. E perché no: un vecchio trave in quella sua “mascolinità inutile” che ci permette di fantasticare vendette inconfessabili.
    ciao

    • massimolegnani 16 agosto 2014 a 20:54 #

      Esattamente cosi’, remigio, ad elementi superflui possiamo col tempo attribuire una funzione di sostegno o accompagnamento.
      Ciao,
      ml

  2. thesorrow29 16 agosto 2014 a 18:07 #

    Sono cose vive che hanno e danno sapore alla vita
    Ciao, a presto
    Rodrigo

  3. rossodipersia 17 agosto 2014 a 00:34 #

    Sai cos’è che mi colpisce sempre, questa tua capacità di dare vita agli oggetti come se esistessero a prescindere da te, la capacità di osservare il mondo come un regalo che si scarta da solo e ti lascia sempre sorpreso. Eppure quel mondo l’hai cercato, l’hai voluto e custodito. Penso a te come una pianta d’ulivo centenario, custode di un patrimonio prezioso nella sua semplicità.
    La pendola “l’ho vista” e mi sono sentita come Alice nel Paese delle Meraviglie.
    Ciao ml..

  4. massimolegnani 17 agosto 2014 a 10:57 #

    che bello, rosso, quello che dici. E’ vero guardo con occhio esterno, meravigliato, le cose che ho contribuito a creare.
    e la pianta di ulivo mi lusinga anche se…centenaria 🙂
    ti abbraccio
    ml

  5. tempodiverso 23 agosto 2014 a 17:25 #

    concordo sul carattere guascone della plumbago, che a coltivarla in ombra non si direbbe, ma alla luce giusta diventa tutt’altra cosa 🙂

    • massimolegnani 23 agosto 2014 a 17:53 #

      eheh, plumbago al maschile o al femminile ha lo stesso caratterino 🙂
      ciao 🙂
      ml

  6. Lisa Miller 27 agosto 2014 a 19:54 #

    Per farti sapere che sono passata. Vi è molto da leggere e temo dovrò ratealizzarlo : ) La prima impressione è che questo spazio contenga Molto. Ed il Molto va letto con cura, attenzione e rispetto.
    (mi piace utilizzare le maiuscole per sottolinerare certe sfumature e certe differenze. Ad esempio: per molti esistono le parole. Per me esistono le parole e le Parole. Due cose differenti. ) : )

    • massimolegnani 27 agosto 2014 a 22:23 #

      felice del passaggio. ho apprezzato “certe sfumature”
      🙂
      a presto
      ml

  7. giuliagunda 6 settembre 2014 a 14:42 #

    Bello come dai vita agli oggetti. Le piante e i fiori sono già vivi, in realtà, ma tu li hai ravvivati. Anche le betulle/faggi di Klimt.

    G.

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