scendendo su Cortina

22 Ago
c.calati

c.calati

 

 

Alle otto del mattino il piazzale del lago era deserto. Michele nell’attesa controllò  con gesti meticolosi che nello zaino non mancasse nulla. Intanto pensava alla telefonata di due giorni prima, gli riecheggiava in testa la voce irata di Giulia.

“Come puoi solo pensare che io accetti il tuo invito?”

“È la camminata che hai sempre desiderato fare.”

“Cazzo, Michele, tu non sei normale. Siamo separati da cinque anni, non ti vedo da tre. Dopo tanto silenzio mi cerchi per un trekking fuori stagione. E praticamente senza preavviso!”

“Ho deciso solo ieri e ho subito pensato a te.”

Dall’altra parte un silenzio furioso. Lui aveva insistito:

“Scenderemo su Cortina. Ci terrei ci fossi anche tu, la tua presenza è fondamentale.”

Nonostante il vaffanculo con cui lei aveva chiuso la comunicazione, Michele era fiducioso. Si appoggiò alla macchina e si accese una sigaretta. Non avrebbe dovuto, ma poi che importanza aveva? Gli doleva il collo, ma era sicuro che una volta in cammino non ci avrebbe più badato.

Giulia arrivò dopo una mezz’ora, senza motivare nè la presenza né il ritardo. Frasi impacciate e goffi baci sulle guance, poi si dedicarono agli ultimi preparativi in un silenzio come pattuito.

Si avviarono sotto un nevischio ghiacciato. Era la prima neve di Novembre.

Il primo tratto era pietrame lungo il letto di un fiumiciattolo asciutto, un tracciato sconnesso e snervante. A Carbonin Michele aveva già un discreto affanno che cercò di mascherare modulando il respiro e fingendosi interessato al paesaggio. In realtà non c’era nulla di attraente, nuvole sporche coprivano le cime, il resto era grigiore.

  • Dal pianoro inizia il vero percorso, forse saremmo dovuti partire da lì.

Giulia fece un cenno d’assenso che lui non vide. Ogni tanto c’era una frase buttata lì, notizie meteo,  l’imprevedibilità di novembre, ma il più era un procedere muto. La donna osservò da dietro il passo appesantito dell’ex-marito chiedendosi il perché della loro fatica. Già, se quella di lui era una stravaganza, anche il proprio esserci era illogico. Tante domande premevano, ma non era ancora tempo di chiedere.

Entrarono in una zona boscosa, larici dorati e tanti stagni formati dalla scarsa pendenza del torrente, scenario che li avrebbe accompagnati per il resto del viaggio. Uno scoiattolo biondo attraversò il sentiero e si arrampicò a scatti agili su un tronco. Condivisero un sorriso, interrotto bruscamente dal trillo di un cellulare. Michele ebbe un breve sussulto, quindi si allontanò dal sentiero per non ascoltare la telefonata.

  • Vorrei, le disse poi, che spegnessi il telefonino, almeno quando ci sono io.
  • Questa poi! Non ti sembra di esagerare? Chi sei per impedirmi di usare il cellulare?
  • Ovvio che le tue telefonate non mi riguardano e nemmeno mi interessano, credimi. È che vorrei dimenticarmi del mondo esterno. Puoi riaccenderlo a sera quando sarai sola. Per favore.

Giulia non provò a ribattere e spense l’apparecchio con un gesto plateale.

Ora il viottolo era largo e ben battuto, potevano camminare appaiati. Restarono però in silenzio, quel minimo di affiatamento raggiunto a fatica sembrava essersi già rotto con la telefonata.

Solo a sera, nel piccolo rifugio di Cimabanche davanti a una minestra fumante lei osò la domanda.

  • Perché io?

Michele guardò il buio oltre la finestra. Aveva un vistoso cerotto sul lato sinistro del collo.

  • Là fuori gli animali sanno quando è il momento di nascondersi e quando riapparire
  • E tu stai riapparendo?
  • Sei tu che ti stai nascondendo, insieme a me.

Giulia lo guardò stupita, ma rinunciò a capire. Michele era troppo diverso, diverso da chiunque altro e diverso anche dall’uomo che lei conosceva un tempo.

 

Il mattino seguente le nuvole si erano alzate e un pallido sole illuminava la Croda Rossa. Buon auspicio, disse lui indicandogliela mentre iniziavano la marcia. Ora il sentiero si snodava a mezza costa in una gola sempre più stretta e scoscesa. Un centinaio di metri più sotto il torrente si era fatto impetuoso. Si sporsero su una cengia per osservare il paesaggio sottostante. “Sono contenta di essere qui, a prescindere.” Il frastuono forse coprì le sue parole perché Michele tacque e non distolse lo sguardo dall’acqua vorticosa.

Raggiunsero un punto riparato dal vento e su un fornelletto si scaldarono un tè. Era ancora silenzio, ma quantomeno ora si guardavano senza imbarazzo.

Il freddo andava consumando le loro energie più della fatica. Arrivarono all’Ospitale stremati. Erano gli unici turisti. A cena Giulia gli chiese cosa avesse al collo, Michele rispose con un cenno della mano, come dire “fesserie” e parlò della bellezza dei luoghi e di quell’edificio antico, da secoli riparo dei viandanti.

Qui ogni rumore è nostro, disse lui accennando allo scricchiolio del pavimento sotto i loro passi mentre lasciavano la sala. Uscirono all’aperto a guardar le stelle che con la temperatura sotto zero brillavano come tanti piccoli fuochi.

  • Domani scenderemo su Cortina, disse lui con un languore nella voce, continuando a fissare il cielo.

Giulia scosse la testa, lentamente. Poi gli chiese di rientrare.

 

Al buio dello stanzone, dove si erano stesi su brandine assai distanti una dall’altra, la voce di Michele risuonò sicura.

  • Mi hanno tolto un linfonodo per esaminarlo. Oggi mi avrebbero detto. Non potevo farmi trovare lì, già sopraffatto dalla notizia. Forse così, viaggiando, mi sottraggo all’appuntamento, modifico il verdetto.

Non giunse alcun commento dall’altra brandina, ma il silenzio fu rotto dallo stridìo puntuale e piuttosto lugubre di una civetta. Michele rise, come rivolto all’animale:

  • Grida pure. Tu non sei di malaugurio, magari hai solo fame.

Quando anche la civetta tacque, sembrò non esistesse più nulla, nemmeno loro.

Era notte fonda quando la voce di Giulia penetrò il buio:

  • Michi, non arriviamo a Cortina. Troppo città. Troppo fine del viaggio. Restiamo qui, facciamo altre camminate in zona. Finchè ci sentiremo pronti per tornare.”

Una pausa di silenzio, poi un fruscio sommesso. “ Ora capisci perché tu?” le bisbigliò lui all’orecchio. E pare le sorridesse.

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22 Risposte to “scendendo su Cortina”

  1. pennyblues 22 agosto 2014 a 08:59 #

    Arriva sempre il momento in cui si comprendono le cose veramente importanti. Di solito quando si fanno i conti con la precarietà della vita… E’ sempre bello leggerti.

    • massimolegnani 22 agosto 2014 a 11:55 #

      sì, volevo proporre una storia di recupero degli affetti solidi che possono avere un senso anche quando l’amore ha separato le strade.
      grazie pennino
      ml

  2. vagoneidiota 22 agosto 2014 a 09:09 #

    In alcuni momenti mi è sembrato di sentire il sapore del 49 racconti di E.H.
    Mi è piaciuto.
    Black crow – jamiroquai

  3. tramedipensieri 22 agosto 2014 a 13:31 #

    Alla fin fine…i legami profondi vengono fuori
    molto bello ciò che hai scritto, e come….

    grazie
    buona giornata
    .marta

  4. righe orizzontali 22 agosto 2014 a 13:45 #

    Due linfonodi, due racconti. Il mio e il tuo, nello stesso giorno. Eh si ml, le coincidenze.

  5. giuliagunda 23 agosto 2014 a 10:06 #

    Stupendo.

    • massimolegnani 23 agosto 2014 a 10:50 #

      grazie giulia
      ml

      • Minu 23 agosto 2014 a 15:24 #

        Non so potrei sbagliarmi ma mi vengono in mente una amica in comune e un suo amico/amore lontano..sarà per la location?o sarà per il legame tra i due?

  6. massimolegnani 23 agosto 2014 a 15:48 #

    la location è quella 🙂 (se guardi tra i commenti al suo post l’avevo preannunciata.
    Quanto ai suoi amici/amori mi piace il pathos con cui ne parla ma me li confondo tutti o forse è sempre lo stesso, non so. Ma questo non dirglielo che lei crede che io sia intelligente 🙂
    ciao minu
    ml

  7. Claire 23 agosto 2014 a 16:46 #

    Toccante.
    Ed esco in punta di piedi, non voglio far rumore …
    Grazie per le emozioni.

  8. tempodiverso 23 agosto 2014 a 17:30 #

    alcune cose hanno bisogno di stagionare, di maturare, anche gli affetti, lasciati sedimentare alcuni dissapori, ritornano.
    ciao, doc

  9. ire 26 agosto 2014 a 15:42 #

    Da Carbonin si arriva a Prato Piazza, è bellissimo, soprattutto d’inverno, anche se la temperatura massima è meno 18. E a Cimabanche si mangiano le grigliatone! E a Cortina, ma non in centro, molto defilata, molto nascosta, c’è la pasticceria più buona del mondo 🙂
    Devo recuperare i commenti, sono malatina, ho la febbre e una laringite epocale uff

    • massimolegnani 26 agosto 2014 a 23:11 #

      ire, bello condividere e amare i luoghi!
      se dici “malatina” allora sei ancora in età che ti posso curare io 🙂
      guarisci presto,
      ml

  10. rossodipersia 30 agosto 2014 a 09:13 #

    Quando, in situazioni così estreme, ti rivolgi all’unica persona che senti possa condividere il tuo passo incerto, allora il cammino della tua vita non è stato inutile perché quell’amore ha avuto un senso. A prescindere.
    Come sempre hai lasciato una polvere magica tra le parole.

    • massimolegnani 30 agosto 2014 a 10:09 #

      “A prescindere”, ecco, rosso, riprendi le due parole cruciali del racconto, quelle che dimostrano che ” il cammino della tua vita non e’ stato inutile”.
      Grazie per la tua lettura esatta.
      Un abbraccio
      ml

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