la falsariga

30 Ago
photo by margherita calati

photo by margherita calati

 

 
Dicono che più s’invecchia e più frequenti affiorino i ricordi. Dicono così, ma a me che invecchio ogni cosa si scolora. Mi volto spesso indietro, però non trovo tracce, come avessero passato la scopa sui miei passi. 
Mi manca un bel passato, una memoria nitida da poter dire quella volta ero con te, ricordo come fosse ieri. Invece è nebbia. E mi resta una nostalgia che gira a vuoto, un’ape che ronza senza fiori. E allora capita che i fiori me l’invento, fiori di carta, ricordi fatti di penna e fantasia. Li invento e poi ci credo, come una falsariga del reale. Prima però devo scordare ciò che ho scritto. Poi, pescando un foglio sotto gli altri, riesco a stupirmi: davvero mi è successo? sì, ora mi ricordo.

Così son stato a Rugen, sai quell’isola del Baltico che il vento spazza senza sosta. La sabbia uno smeriglio sulle gambe e l’acqua che mi ghiacciava i piedi.
Rugen sul finire dell’estate e lei che non riuscivo a stanare dal suo guscio protettivo di vimini e colori. Credevo fosse il freddo a trattenerla, invece era un amore o quasi. Dove l’avevo conosciuta? Forse mentre ero con te in quel pub chiassoso tra le vecchie case a graticcio di Lubecca, sulla strada dell’andata, o forse nel meridione della Svezia, quando credevamo ormai concluso il nostro giro delle coste baltiche. Dovevamo traversare il poco mare tra Malmoe e Copenaghen e di lì l’aereo per l’Italia. Invece all’ultimo momento ti ho proposto il traghetto per l’isola tedesca, su cui l’avevo vista salire. Non era prevista questa tappa e tu hai preferito rispettare il programma, io inseguire un sogno appena abbozzato. Ci siamo separati senza liti. E sono andato a Rugen, seguendo la sua traccia. Lei, una svedese piccola e mora, quando eravamo saliti fin lassù ad inseguire il mito delle ragazze nordiche, lunghe di gamba, pallide di pelle, calde nel letto. “Stai perdendo tempo con una pseudo-terroncella” mi avevi gridato mentre già ero sulla scaletta. Non ti ho mai raccontato com’è andata a finire.

Sul ponte della nave, i gomiti appoggiati al parapetto, senza guardarci mai negli occhi, io e lei riempimmo un viaggio troppo breve di mie parole rapide e di suoi silenzi attenti, l’inglese a far da tramite tra la mia logorrea e il suo mutismo, entrambi necessari per l’intesa. Sbarcammo in tanti a Sassnitz, il porto nel nord di Rugen, eppure solo noi abbandonammo in fretta l’abitato, senza sapere se era per scelta o caso che camminavamo fianco a fianco. Polpacci grossi, ma caviglie sottili, ne ero certo anche se nascoste negli anfibi, il suo passo, breve e deciso, guidava il mio in un terreno ignoto fatto di dune tutte uguali. Ne costeggiammo tante, poi lei si arrampicò su quella dalla sabbia più malevola. In qualche modo fummo in cima. Il sole e il vento e sotto di noi una spiaggia immensa, punteggiata di grandi cesti, come ombrelloni a Rimini. Lei prima ancora che tentassi di abbracciarla era lontana, sparita in uno di quei gabbiotti che dovrebbero proteggere dall’aria. Io scesi lentamente verso il mare come si scende da una speranza vana. Mi arrotolai i calzoni fino al ginocchio, la sabbia uno smeriglio sulle gambe, e l’acqua che mi ghiacciava i piedi. Qualcuno urlando affrontava di petto il Baltico, per me erano già troppo i piedi. E stavo lì a gelarmi, sperando che lei mi raggiungesse. Dall’acqua la vedevo poco lontana, seduta nel suo guscio, una piccola regina imperturbabile con cui avevo forse equivocato una simpatia impossibile. Aveva lo sguardo fisso verso lo scintillio di un mare inaspettatamente calmo e io con qualche impaccio mi trovavo sulla traiettoria dei suoi occhi. Non sopportai più a lungo la sua vista troppo bella e irraggiungibile. Le diedi le spalle e mi misi a guardare il sole che pallido scendeva sopra il Baltico.
Quando mi voltai sembrò che l’acqua all’improvviso si fosse fatta incandescente. La piccola regina sul suo trono in vimini aveva sgusciato il seno destro dai vestiti, come un’ostrica dalla sua conchiglia, e lo reggeva con il palmo della mano, come porgendolo a qualcuno. Mi guardai intorno, non c’era nessun altro a cui potesse essere rivolta quell’offerta.
“Kamiloo”, il mio nome nella sua voce gutturale portatami dal vento.
Mi mossi verso di lei stranito, e ad ogni passo lenta saliva la sua gonna sulle cosce.

Ecco, son stato a Rugen, ora ricordo.
Saran vent’anni o poco meno.

Annunci

18 Risposte to “la falsariga”

  1. giornoalterno 30 agosto 2014 a 21:44 #

    … è strana la nostalgia che gira a vuoto. Faccio fatica ad immaginarmela io.
    L’esempio dell’ape che gira a vuoto mi aiuta però, mi avvicina a questa sensazione.
    Bella Rugen vista dai tuoi ricordi,

    F.

    • massimolegnani 30 agosto 2014 a 21:58 #

      già, la nostalgia di solito è rivolta a qualcosa di preciso, forse è languore o forse è proprio nostalgia per qualcosa che però non è successo o qualcosa che non si ricorda nei dettagli probabilmente accaduta in un altro contesto. Insomma un gran casino, ma io in queste cose ci sguazzo.
      benvenuta F.
      ml

  2. giuliagunda 30 agosto 2014 a 21:56 #

    Che dire, proprio un bel ricordo. Reale o inventato che sia, che importa?
    Sempre belle le tue parole.

    Buona serata,

    G.

    • massimolegnani 30 agosto 2014 a 22:01 #

      eheh, in quello che che scriviamo, tutti quanti,niente è mai tutto vero, nulla è del tutto inventato.
      grazie G.
      ml

  3. Lisa Miller 30 agosto 2014 a 22:53 #

    Ho terminato la lettura e mi sono accorta di sorridere. Chissà quando ho iniziato a farlo. Sarei tentata a pensare dalle prime righe (poiché la bellezza è pari alla delicatezza con cui l’hai saputo scrivere.. e la sequenza a cui hai saputo dar vita attorno al ” foglio pescato sotto gli altri ” è meravigliosa).

  4. pensierifusi 31 agosto 2014 a 04:39 #

    Wow,bellissimo!

    • massimolegnani 31 agosto 2014 a 09:59 #

      gentilissima!
      accomodati e gira pure tra i banchi di questo mercatino 🙂

      ciao,
      ml

  5. Claire 31 agosto 2014 a 12:07 #

    Certe confabulazioni narrative fanno bene al cuore 🙂 Grazie.

  6. remigio 31 agosto 2014 a 15:12 #

    Il passato è sempre legato al ricordo di un luogo, di un momento vissuto piacevolmente con una persona. E in questo contesto subentra prepotente la nostalgia che ha sempre avuto come proprio punto centrale il “tempo”, che inesorabilmente fugge via. Tu hai saputo raccontare, direi in maniera poetica, con uno spruzzo di dolce malinconia, un briciolo di quel tempo che è stato.
    Tornare indietro con la memoria significa sempre scoprire che quel luogo o quel tempo vissuto in quel luogo, non esiste più. Non c’è più, perché noi siamo cambiati, dice Pessoa in una bella poesia dedicata a Lisbona: “Lisbona torno a rivederti, ma io non mi rivedo. Torno a rivederti, ma io non mi rivedo”.

    Questa nostalgia per le cose del passato, questo desiderio legato al ricordo rappresenta, per me, anche una forma di difesa nei confronti di una strana realtà in cui non sempre riesco ad immedesimarmi, che non mi appartiene, una realtà in cui non riesco più a ritrovare la mia giusta dimensione e collocazione. E allora mi capita di tuffarmi nel tempo che fu e, nella memoria nostalgica, il passato riesco sempre a ingentilirlo, a coprirlo di un’ aura positiva, a nobilitarlo e vederlo, spesso, migliore del presente.
    Ciao

    • massimolegnani 31 agosto 2014 a 15:54 #

      E’ quest’ultima forma di nostalgia che mi interessa, ingentilire il passato fino a manipolarlo. E’ quanto di piu’ simile alla scrittura io conosca.
      Grazie Remigio,
      ciao
      ml

  7. rossodipersia 1 settembre 2014 a 13:15 #

    Tu mi colpisci sempre al cuore.

  8. tachimio 2 settembre 2014 a 08:31 #

    Una penna d’oro la tua caro Massimo. Veramente struggente e malinconico questo ricordo fatto affiorare in superficie con un tocco sapiente di scrittura. Complimenti. isabella

  9. lauraapalmer 8 settembre 2014 a 13:13 #

    “E allora capita che i fiori me l’invento” e incantano i colori del tuo mazzo di fiori di campo 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: