Gran San Bernardo

2 Set

fatica

 

 

Sapevo che avrei incocciato nella giornata più bella dell’anno, non è solo culo, è anche questione di fiducia, quel dire vado comunque vada. E sono andato speranzoso verso l’alto e il freddo, pigiando lento sui pedali. Ieri un’amica ha definito quest’attesa e quest’andare “inseguire la bellezza”, una sintesi esatta e una previsione azzeccata, anche se lei intendeva altro, non importa, le rubo il concetto che mi piace, di certo non me ne vorrà (ciao Claire).

Piuttosto tu, lo so, amico mio, tu non ami la neve, il freddo, la bici e la montagna. Quindi ti consiglio di fermarti qui, che qui non parlerò d’altro che di questo. E ti prego non m’appioppare un mipiace mentre t’aggiusti la cravatta, chè suonerebbe falso più del solito.

È una giornata, dicevo, ad inseguire la bellezza, un po’ come la carota davanti al muso dell’asino che tira. E io tiro, per una volta sono io a dare il ritmo alla salita e Giò a seguirmi fiducioso. Tiro, ma intanto ne mangio di carote, che qui, a salire da Aosta al colle, di bellezza ne trovi a piene mani e pieni occhi. Spazio con lo sguardo tra vallate, boschi e cascate, il panorama è tanto ampio che mi sembra di osservare la cartina che studiavo ieri sera.

Tra partenza e meta ci sono 1800 metri di dislivello, una fatica forse superiore alle mie forze, ma non mi spaventa perché mi posso fermare quando voglio, non sono in competizione con me stesso nè con altri, ogni metro me lo godo anche fosse l’ultimo prima della resa. E nel frattempo ancora salgo, incombe il Gran Combin davanti agli occhi, una distesa bianca dove mi vorrei tuffare, che mi capita di avere freddo fuori per il vento gelido che scende dalle cime e intanto brucio dentro, sono la caldaia nel cuore della nave.

Sopra i duemila scompare il bosco e con le piante si dirada anche l’ossigeno. Pompo i polmoni a vuoto e il poco che catturo vorrei convogliarlo tutto alle gambe, che il cervello sta bene strafatto d’ipossia, come una canna gratis. Alzo lo sguardo, vedo, appena sopra, il lungo rettilineo che taglia di traverso la montagna, una pendenza da sgomento, non guardare in su, mi dico, e non guardare sotto, troppa vertigine i tornanti fatti, non guardare a fianco le forze fresche che ti superano, non guardare, non guardarmi, sono una maschera (s)offerta al nulla in cambio.

È piacevole però l’arruffarsi dei pensieri, incantarsi alla bellezza, confondere l’asfalto con la pelle, un seno irraggiungibile con il colle. E poi mi viene in mente Titta, figlia mia dalla strada tutta sua. Ieri ha appeso a una parete, nello studio che sta allestendo con Alice, un pannello con un appuntamento, 20 settembre, inaugurazione; è la conferma simbolica che i lavori sono avanti e ce la faranno per quel giorno. Hanno appeso il panello e hanno pianto e io vorrei versare adesso qualche lacrima da confondere con le gocce di sudore, perché anche questa è una bellezza, faticosa e condivisa. Pedalo e penso a Titta così determinata, tanto diversa dalla mia vaghezza eppure tanto vicina a me. Così salgo stordito e ben presente, che in fondo la bellezza è come una lingua universale, anzi ognuno parla la sua lingua eppure ci si intende a meraviglia. M’affianca un francese che a occhio è mio coetaneo, prende il mio passo e mi sorride, ha i denti gialli di una nutria ma è felice, ieri, mi dice, ha fatto il Piccolo salendo dalla Francia e oggi è quasi in cima al Grande. Saltella sui pedali ed è felice, sì, e io lo ammiro senza provare invidia. Mi è d’aiuto nell’ultimo tratto, saliamo adagio ma costanti, in una comunione piena di gioia e di fatica come fossimo compagni da una vita. E invece dura il tempo di arrivare in cima e di scambiarci un abbraccio di sudore e vento.

Al passo imperversa un vento malefico che mi ghiaccia il sudore sulla pelle. Con Giò ci sistemiamo al sole seduti al riparo di un muretto, a fumarci una meritata sigaretta. Sono talmente stanco che non mi accorgo che la sigaretta s’è spenta e che comunque non avrei il fiato per fumarla.

Ho ancora una bellezza da inseguire, la discesa.

Un pile, i guanti invernali, la giacca a vento gialla, il casco, sono pronto ad affrontare il freddo e la paura, che la discesa è adrenalina pura, e più ho paura più mi piego per andar veloce. La discesa è la raffica di vento che ad ogni curva ti sbandiera e ti sbatacchia e tu sei un vessillo lacero e cocciuto che ancora vuole sventolare, è un paesaggio che scorre a una velocità impressionante quando salendo l’avevi visto al rallentatore, sono le rocce che lasciano posto ai prati, e poi i prati cedono ai boschi e poi ai paesi che attraversi in un soffio.

Sono arrivato in fondo e adesso, amico mio, vorrei che in fondo ci fossi arrivato anche tu a queste parole, nonostante il mio anatema. Mi piacerebbe che queste parole che dicono di cose che a te non piacciono, sai la neve, il freddo, la bicicletta, tu con un sorriso le condividessi, senza bisogno di sistemarti la cravatta.

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30 Risposte to “Gran San Bernardo”

  1. arielisolabella 2 settembre 2014 a 21:40 #

    Ricordo una giornata così.dovevo raggiungere un isoletta davanti alla spiaggia .tempo giusto corrente da tener sotto controllo forze sufficienti ( credo:-) … Guardare i gabbiani spalmata sulla roccia con i granchi, unica compagnia .ritorno eterno ma ne è’ valsa la pena.domani tacchi ed armatura ..sarà’ un ‘altro giorno.

    • massimolegnani 2 settembre 2014 a 22:00 #

      Deve essere stata una nuotata memorabile perchè ci sono quelle giornate, molto rare, in cui tutto ti sembra perfetto, il cielo, i muscoli, l’umore, e ti sembra un delitto non approfittarne.
      buon domani 🙂
      ml

  2. Claire 2 settembre 2014 a 21:45 #

    Decisamente … bello!
    Il merito di quelle parole e di quel concetto non è però nemmeno mio! ^_^ Ma se spargiamo bellezza, ciascuno a modo proprio, è tutto perfetto!
    Complimenti!

    • massimolegnani 2 settembre 2014 a 22:02 #

      guardare la bellezza anzichè le tante bruttezze è già un successo. 🙂
      grazie claire
      ml

  3. ogginientedinuovo 2 settembre 2014 a 22:08 #

    Ci hai messo tutta la bellezza della vita in queste righe: la fatica della passione, l’ammirazione per la figlia, il mutuo sostegno con il prossimo, la montagna. Una giornata perfetta. 🙂

  4. giuliagunda 2 settembre 2014 a 22:56 #

    È triste pensare che alcuni non la inseguano la bellezza, perché neanche la vedono, troppo presi dal loro frenetico agire a vuoto. Io per fortuna riesco a vederla a volte, e mk rincuora. La vedo anche nelle tue parole, e la inseguo fino alla fine.

    Mi ha dato i brividi quel “non guardare, non guardarmi, sono una maschera (s)offerta al nulla in cambio.”

    P.S. Sei in forma! Io al posto tuo, altro che bellezza, mi sarei trovata impegnata ad inseguire/controllare il mio battito cardiaco.

    G.

    • massimolegnani 2 settembre 2014 a 23:21 #

      che belli quei brividi, giulia, per una frase a cui tenevo ma che temevo non comunicasse nulla!
      ml
      (non uso cardiofrequenzimetri o altri aggeggi per sapere i battiti, vado…fin dove mi porta il cuore :-))

      • giuliagunda 3 settembre 2014 a 00:01 #

        Comunica tanto. L’ho riletta un paio di volte, per capirla meglio. 🙂

        Per controllare i battiti pensavo più a cercare di rallentarne il ritmo con la mente. Non amo la fatica e non reggerei la salita di cui parli, figurarsi goderne la bellezza. Ma tu fai bene ad andare.

        Buonanotte,

        G.

      • massimolegnani 3 settembre 2014 a 08:12 #

        …e buongiorno a te

        Date: Tue, 2 Sep 2014 22:01:06 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  5. ammennicolidipensiero 3 settembre 2014 a 00:20 #

    ml, anatema inopportuno: se uno ti legge, sa che da te un post su cinque è così. 😀
    (e, come me, ne gode e prova anche un pochina di sana, sanissima invidia)

    • massimolegnani 3 settembre 2014 a 08:08 #

      l’anatema è sempre inopportuno, me ne sono reso conto dopo. Ma io sono uno dalle tante insofferenze.
      ciao ammen,
      un abbraccio sudato
      ml

  6. mia_euridice 3 settembre 2014 a 07:28 #

    Pensare sui pedali, scrivevo un po’ di tempo fa.
    Lo fai anche tu, leggo.
    E’ bellezza anche questa no?

    • massimolegnani 3 settembre 2014 a 08:11 #

      mi ricordo quel brano, il primo, forse, che ho letto di te. 🙂
      ed è bellezza anche questa, hai ragione.
      ml

  7. Donatella Calati 3 settembre 2014 a 09:46 #

    condivido anche se … non ho la cravatta

  8. Lisa Miller 3 settembre 2014 a 10:21 #

    Credo di aver perso fiato anch’io, ad arrivare quaggiù. Quando lo riprendo, poi, scrivo.

  9. righe orizzontali 3 settembre 2014 a 14:27 #

    E’ sempre avvincete il racconto della fatica. Le labbra si increspano e un sorriso compare.

    • massimolegnani 3 settembre 2014 a 16:03 #

      ..e la fatica è più lieve se viene condivisa.
      grazie, sai
      ml

  10. prishilla 3 settembre 2014 a 16:27 #

    ‘non è solo culo, è anche questione di fiducia, quel dire vado comunque vada’. Ohh siiii 🙂

  11. remigio 3 settembre 2014 a 21:17 #

    Caro Massimo, io porto la cravatta. E sono sicuro che la porti anche tu, quando non devi cercare la bellezza con la bici tra le montagne e la neve. La bellezza si può trovare ovunque, basta saperla individuare. E tu sei troppo intelligente per non saperlo. Lo ammetto: non mi piace molto la neve. Da buon meridionale preferisco il sole: somiglio più ad una lucertola che non a un cane di San Bernardo. Non mi arrampico come sai fare tu (e credimi, ti invidio un po’), mi fermo molto prima, sono un campagnolo piuttosto che un montanaro. Però ti assicuro che la bellezza esiste anche alle basse quote. Certo, dall’alto si vede tutto, in alto c’è il Paradiso. Il massimo della bellezza e della felicità. Eppure, senza scalare le vette innevate, qualcuno nel passato (l’elenco sarebbe molto lungo) qui sulla terra al livello del mare, solo grazie al suo ingegno, ha creato tanta bellezza per quelli come me che non amano il freddo, la bici e la montagna. Ed è la stessa bellezza che ammiri anche tu, caro Massimo, quando scendi dalle montagne, ti scrolli di dosso la neve e indossi la cravatta. Buona serata.

    • massimolegnani 3 settembre 2014 a 21:34 #

      non ho dubbi, remigio, sulla bellezza del mare e dei tuoi luoghi di campagna. Non volevo certo affermare la superiorità della montagna, la bellezza è ovunque i nostri occhi sanno coglierla. Ho voluto raccontare una mia giornata di particolare e piena soddisfazione.
      grazie per il tuo simpatico commento,
      ciao,
      ml
      (non porto mai la cravatta, neanche sul lavoro)

  12. viaggiandonam 3 settembre 2014 a 23:48 #

    Che bello! Per dirti tutte le cose che mi sono piaciute dovrei fare un’analisi frase per frase. Lo sapevo sai che la cravatta non te la mettevi?

  13. marlatremaine 4 settembre 2014 a 10:29 #

    Condivido con gioia, soprattutto visto che sei tu che hai fatto la fatica di conquistarti tale bellezza. Qui si fa un gran parlare di cravatte, ma mi par chiaro che esistono nevi e geli che fanno venire brividi non di freddo ma di estatica meraviglia.

    • massimolegnani 4 settembre 2014 a 10:41 #

      ..e riuscire a provare ancora meraviglia alla bellezza è una vera gioia!

      benvenuta,
      ml

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