all’osteria di Tornavento (aspettando massimo)

15 Set
photo by c.calati

photo by c.calati

Il luogo è un’ipotesi impraticabile, un sesto grado per un alpinista poco esperto, che Tornavento, il balcone naturale sul Ticino, anni or sono è stato spazzato via dall’aeroporto della Malpensa, a cui è rimasto solo il nome in sintonia con l’ambiente, il resto è grandiosità stonata. E l’osteria che era il ritrovo spontaneo sopra il fiume quando si voleva bere e meditare in solitaria compagnia, siamo in pochi a ricordarla.

Ma loro, i miei amici, non si pongono di questi problemi, se io dico ci troviamo a Tornavento, loro alla spicciolata o a frotte raggiungono il locale.

Camillo onnipresente, Ottavio il torbido ramarro, Iris che accompagna Ernesto, GianGaleazzo sempre stralunato, Caterina, Enzo con la bimba che cresce e subito appassisce, hai una figlia?, gli chiedono e lui scuote la testa e troppo difficile spiegarvi chi è Irene. E poi altri che si tengono in disparte, chi per timidezza, come appunto la timida prescelta, chi per osservare il gruppo così mal assortito. Già, perché questo non è un gruppo omogeneo, è una piccola folla dallo scarso affiatamento e dalle piccole rivalità meschine. In teoria dovrebbe essere Camillo il leader, quello che tiene in pugno gli altri, quello che propone e poi decide, dalla scelta del cibo al taglio da dare alla conversazione, ma si sa lui non ama primeggiare, semmai gioca di rimessa. Ottavio, al contrario, tronfio come sempre, dispensa occhiate sfrontate alle donne, a soppesarle, e battute pesanti agli uomini, a denigrarli.

  • Ernesto non potresti portare degli occhiali scuri come tutti i ciechi?
  • Pensi che ci vedrei qualcosa di più?
  • No, ma mi faresti meno impressione che con quegli occhi aperti e spiritati.
  • E perché mai dovrei fare un favore a un bastardo come te?
  • Ahah, macchè bastardo, sono schietto: ti vedessi, hai uno sguardo da zombie.

Iris appoggia una mano su quella di Ernesto che serra rabbiosa il bastone. Lei sa di che furia è capace quell’uomo che adora e tenta di ammansirlo, lascialo perdere, gli bisbiglia.

Solo in quel momento interviene Camillo.

  • Piantatela! – dice, più infastidito che Sembra voler aggiungere altro ma poi tace.

Non cambierà mai Camillo, si porterà sempre dietro quell’aria di cose inconcluse che lui a volte spera sembrino misteri. E nemmeno gli altri, a dire il vero, cambieranno mai, costretti nei loro caratteri come in vestiti stretti che nessun sarto potrà più modificare. C’è di buono che loro non se ne rendono conto, sono convinti di essere originali e quanto mai eclettici. E invece guardali, sempre identici a se stessi, prevedibili nei gesti e negli slanci, se mai ne hanno. Iris, per esempio, ha trascinato Ernesto a un altro tavolo per sottrarlo alla lite col ramarro. Sono seduti da poco e lei, pensando di fare una cosa estrosa, tira fuori un libro dalla borsa, ti leggo qualcosa, vuoi? E prima ancora che lui dia il suo assenso, apre una pagina a caso e legge con una voce sommessa che possa udire solo lui. Non sa far altro nella vita Iris che usare la sua voce per addolcire l’uomo.

Una ragazzetta gira tra i tavoli lasciando su ciascuno bottiglie marchiate da un litro di rosso sfuso. Quando è il suo turno Ottavio la apostrofa:

  • Niente vinaccio per me, portami una vodka.
  • Non ne abbiamo.- risponde lei, decisa.
  • Allora un whisky d’isola, puro malto, non blended!
  • Ascolti, questo non è un piano bar, è un’osteria. Chiaro?- e c’è orgoglio nella voce.
  • Come ti chiami, ragazza?- Ottavio fa gli occhi sottili, convinto di essere seducente.
  • Non la riguarda.- sibila lei girando sui tacchi.

La ragazza serve questi strani clienti, gli unici suoi clienti, con occhi seri e gesti attenti, mai servili. Ogni volta che esce sul terrazzo sembra avere un’età diversa, pur restando indubbiamente se stessa. Forse è che ci si abitua a vederla com’è in realtà, una giovane donna più che una ragazzetta, o forse sta subendo lo stesso fenomeno misterioso della bambina al tavolo con Enzo, Irene la chiama lui ma è un nome fittizio, che sta diventando donna sotto i nostri occhi imperturbabili.

  • Potessi fermarti ai quarant’anni- le mormora Enzo con una nota desolata nella voce.

Lei lo guarda, sorride e non capisce.

Caterina ha fatto volar via gli zoccoli e balla da sola canticchiando una musica di altri tempi, un walzer forse, o una mazurka. Rotea la gonna contadina fino a scoprire le cosce, forti di gioventù e lavoro. Ride Caterina e grida qualcuno vuole ballare con me?, ma gli altri non rispondono e la guardano con un lieve fastidio.

GianGaleazzo propone di recitare uno stralcio dell’orario ferroviario da lui modificato per renderlo poetico, magari il mio cavallo di battaglia, il irapido delle 13 e 15. Nessuno gli dà corda.

Insomma, la serata si trascina stancamente senza decollare. Manca qualcosa, anzi qualcuno.

  • Ma Massimo quando arriva?- chiede una voce, subito seguita da altre.

Camillo sa che deve parlare. Assume un’espressione mesta, cosa che gli riesce naturale, e si muove con passo incerto verso la balaustra. Guarda oltre il buio, lo indica:

  • Massimo immaginatelo laggiù, appena al di là del Ticino. Non è lontano ma non c’è ponte o barca al mondo che gli permetta di raggiungerci. Resteremo sempre su due sponde opposte, non può essere altrimenti, dobbiamo convincercene.

Sulla piccola folla cala un silenzio smarrito al quale Camillo cerca di rimediare:

  • In fondo non abbiamo bisogno che lui sia qui, perché un poco di Massimo è presente in ciascuno di noi.

Ottavio ride in modo grossolano:

  • Se così fosse, io e te, per la proprietà transitiva, dovremmo assomigliarci. E, per mia fortuna, non è così.
  • Ma non è una questione matematica. Pensa piuttosto a un mosaico. Noi siamo le singole tessere. Cromosomi forse. Basterebbe che ci guardassimo con occhi meno diffidenti per capirlo.- Camillo si lascia cadere spossato su una seggiola, non ha mai parlato così a lungo.
  • Fesserie. – taglia corto il ramarro con un gesto di stizza.
  • Camillo ha ragione.- sentenzia una voce nitida e tutti si voltano a guardare chi abbia parlato.

È la ragazza dell’osteria che, posati i bicchieri che stava raccogliendo, aggiunge, scostandosi i capelli dagli occhi:

  • Ho un lavoro umile, un carattere forte e sono donna, insomma tutto il suo opposto. Eppure so per certo che un pezzetto di me, non so bene quale, in realtà è Massimo. Non che questo mi faccia piacere, ma è così. Come è così per ognuno di voi.

Per la terrazza si diffonde un brusio confuso che presto monta a un vociare elettrico. Ognuno interroga chi gli è vicino per tentare di individuare in  lui un tassello del mosaico, e intanto cerca il proprio. All’inizio, tra i miei amici, serpeggia l’euforia di poter ricomporre la figura di Massimo attraverso la carne e le emozioni di tutti quanti loro. Ma ben presto subentra uno scoramento quando si accorgono di non riuscire nell’impresa, troppi i pezzi mancanti, persi tra pagine ingiallite e troppo difficili da interpretare quelli esistenti.

E all’improvviso, anziché cromosomi o tessere, si sentono tutti inutili cocci.

Abbandonano l’osteria a piccoli gruppi mentre io li guardo da lontano e un poco soffro a vederli andarsene così, silenziosi e spersi.

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44 Risposte to “all’osteria di Tornavento (aspettando massimo)”

  1. the pellons' 15 settembre 2014 a 18:01 #

    Egocentrico ma assai bello. 🙂

    • massimolegnani 15 settembre 2014 a 18:30 #

      Ho un ombelico ampio come una miniera di rame a cielo aperto.
      🙂

  2. enricogarrou 15 settembre 2014 a 18:26 #

    Ma sai che mi ha preso? Bella

  3. Lisa Miller 15 settembre 2014 a 18:42 #

    In Aspettando Godot c’erano soltanto due disgraziati, Vladimiro ed Estragone, ad attendere. Massimo, invece, ha una combricola bene assortita : ) Se poi il Massimo in questione sei tu, si aggiungano anche carne ed ossa. : )

    • massimolegnani 15 settembre 2014 a 18:51 #

      🙂
      ma quelli che contano qui sono loro, la mia variegata figliolanza di carta.
      ml

  4. menteminima 15 settembre 2014 a 19:14 #

    Mai che inviti a bere!
    Paolo.

  5. arielisolabella 15 settembre 2014 a 19:15 #

    Quanto mi piacciono le osterie ed il buon vino e si …quell’ atmosfera che ormai e’ solo un fantasma fuggevole che la tua malinconica memoria insegue senza fine.

    • massimolegnani 15 settembre 2014 a 22:17 #

      e in effetti credo proprio che quell’osteria non esista più.
      un sorriso
      ml

  6. Donatella Calati 15 settembre 2014 a 19:52 #

    ma dai, siamo stati a Tornavento l’altroieri ma non sapevo che tra i frequentatori dell’osteria ci fossero anche questi scombinati sette personaggi in cerca d’autore. Mi sarebbe piaciuto ritrovarli, alcuni sono proprio vecchie conoscenze

    • massimolegnani 15 settembre 2014 a 22:21 #

      !! io ero sull’altra sponda del ticino, come massimo 🙂
      L’osteria risale ai tempi in cui ero legnanese e non ancora legnani!
      ciao dona
      un abbraccio
      c.

  7. giuliagunda 15 settembre 2014 a 20:26 #

    Che bel quadretto, e che bella la fantasia mescolata alla realtà. Far incontrare pezzi di sé, nuove vite, in un luogo conservato intatto dal ricordo.
    E poi non si può non provar simpatia per queste piccole creature che si sentono “cocci”.
    Davvero molto tenero questo scritto.

    Buona serata ml,

    G.

    • massimolegnani 15 settembre 2014 a 22:24 #

      i “pezzi di sè”, i propri personaggi, non si possono far incontrare che in un luogo che non esiste più. E sono cocci per come finiscono trascurati.
      Grazie Giulia,
      ciao,
      ml

      • giuliagunda 15 settembre 2014 a 22:30 #

        E tutto questo è poetico, ma non è una novità da queste parti! 🙂

        G.

      • massimolegnani 15 settembre 2014 a 23:06 #

        !!

        Date: Mon, 15 Sep 2014 20:30:23 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  8. stephymafy 15 settembre 2014 a 21:10 #

    Un’atmosfera meravigliosa.
    Bravissimo!

  9. ammennicolidipensiero 16 settembre 2014 a 00:01 #

    ml, mannaggia, prossima volta che capiti così a tiro di schioppo da dove sono io, avvisa! che magari era pure questa domenica e guarda combinazione ero pure io da quelle parti… 😉

    • massimolegnani 16 settembre 2014 a 10:18 #

      ..però, tu in carne e ossa, questi altri, massimo compreso, poco più che fantasmi. sarebbe stato un incontro impegnativo 🙂
      ciao ammen
      ml

      • ammennicolidipensiero 16 settembre 2014 a 11:52 #

        ah ecco, m’era venuto il sospetto che, in bilico tra realtà e fantasia, quella rientrasse nella parte di fantasia (più che altro per la questione della scalata che, suvvia, non è poi così drammatica per uno che come ml sale al pordoi 😛 )

      • massimolegnani 16 settembre 2014 a 12:13 #

        🙂

        Date: Tue, 16 Sep 2014 09:52:08 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  10. marlatremaine 16 settembre 2014 a 10:40 #

    Personaggi che diventano persone, a volte anche indisciplinate e autonome.
    Guardarle da osservatore esterno li rende ancora più complessi.
    Per me vino rosso, grazie 🙂

    • massimolegnani 16 settembre 2014 a 11:06 #

      …d’altra parte qui c’è solo vino rosso 🙂

      grazie a te,
      ciao,
      ml

  11. ire 16 settembre 2014 a 14:51 #

    Uhm… dottore? Non vorrei fare dietrologia e probabilmente leggendomi riderai e ti frugherai nelle tasche verso sud (potrei dirlo in altro modo ma tu sei un signore), però… questo racconto mi sembra… è come se… come se fosse il tuo funerale. Il gruppetto che cerca pezzi di te che sei assente e non arrivi, sembra il riunirsi degli amici dopo un funerale. Probabilmente ho cannato, ma prova a rileggerti in quest’ottica.
    [PS sussurrato: lo so che l’Irene lì sopra non sono io, ma se fosse, spero di non fermarmi a quarant’anni, mancherebbe troppo poco e ho ancora cose da fare]

    • massimolegnani 16 settembre 2014 a 15:35 #

      più che toccarmi ho sorriso, irene, che c’è qualcosa di dolce nelle tue parole nonostante la tua interpretazione macabra.
      ammetto che la tua visione è plausibile, anche non era quella la mia intenzione.
      quelli che si riuniscono sono tutti personaggi di miei racconti e l’assenza di massimo è dovuta all’impossibilità di incontrare nel reale i parti della propria fantasia.
      Quanto a “irene”, non sei tu, anche se in fondo mi ricorda te: “la vita breve di irene” è stato il primo mio brano che hai commentato (avevi scritto solo “significa pace”, senza bisogno che vada a controllare, e mi avevi riempito di curiosità per la tua laconicità)
      un abbraccione
      ml

      • ire 16 settembre 2014 a 17:07 #

        ah meno male!! (in tutti i sensi!!)
        ora puoi tirare fuori le mani dalle tasche

      • massimolegnani 16 settembre 2014 a 20:12 #

        🙂

        Date: Tue, 16 Sep 2014 15:07:14 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  12. rossodipersia 16 settembre 2014 a 22:26 #

    Allora, ti descrivo cosa ho visto:
    un rifugio in montagna, è una bella giornata di sole sul tardo pomeriggio, l’escursione in montagna è stata faticosa, lì a cercar funghi fingendo di ignorare le solite e antiche dinamiche del gruppo. La sosta è all’aperto sulle panche di legno, mentre una lieve nebbia si addensa sulla cresta delle montagne. Camillo è Giuseppe Battiston e Irene la sua ex amante. Massimo (Silvio Orlando) arrivato il giorno dopo, si porterà via la ragazza dell’osteria… Nel frattempo diventata donna.
    Che viaggio!!

    • massimolegnani 17 settembre 2014 a 10:26 #

      eheh, rosso, ti sei fatta un film tutto tuo che però non mi dispiace affatto, compresa la scelta del cast 🙂
      un abbraccio
      ml

    • Minu 18 settembre 2014 a 08:24 #

      NOOOOO Massimo Silvio Orlando NOOOOO 🙂

      • massimolegnani 18 settembre 2014 a 10:29 #

        ahah…e tu, Minu, a chi avresti pensato?

        🙂

  13. ogginientedinuovo 17 settembre 2014 a 08:52 #

    (…) cose inconcluse che lui a volte spera sembrino misteri (…), a volte sono io, per darmi un tono 🙂 . Di solito il resto del mondo mi squatta (scopre) 😉

    • massimolegnani 17 settembre 2014 a 10:28 #

      è quella la fregatura, nessuno crede più alle arie di mistero
      🙂
      ciao
      ml

  14. prishilla 17 settembre 2014 a 10:02 #

    sibillinamente, e un po’ follemente, io mi chiedo, ma capiterà che si incontrino a Tornavento – o chissà in qualche altra osteria – senza che sia Massimo a dire ‘ci troviamo’? francamente, io sospetto di sì 🙂

    • massimolegnani 17 settembre 2014 a 10:30 #

      bello pensare che sia possibile, ma in realtà senza massimo loro sono nulla.
      ciao prish
      ml

  15. Berenice 22 settembre 2014 a 17:03 #

    Entro in risonanza. Che bella cosa. B.

  16. tempodiverso 27 settembre 2014 a 12:34 #

    fortissimo!
    appena visti i personaggi della comitiva li ho riconosciuti tutti, ognuno con una caratteristica particolare. pezzi di mosaico, sfaccettatute e poi Camillo che forse è l’amico più caro e che fa da tramite tra Massimo che resta dall’altro lato del foglio e la figliolanza con una notevole variabilità genetica, ma che ha un capostipite in comune 🙂

    • massimolegnani 27 settembre 2014 a 13:54 #

      che bella lettura ne hai fatto, Grazia.
      ci voleva una lettrice della prima ora per riconoscere tutti i personaggi.
      Grazie,
      ml

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