la seconda lettera

28 Set
photo by web

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Beatrice,
non so se chiamarla cara, come vorrei che fosse, o gentile signora, come sarebbe più corretto. Odio le frasi formali, le parole in punta di forchetta, e se dipendesse da me getterei alle ortiche questo “lei” così asettico e direi semplicemente “Tu. Tu, che senza saperlo sei entrata nella mia vita”. Ma non mi è possibile, rischierei di offenderla, dopo averla già scandalizzata con la mia prima lettera. 
Sapevo che non mi avrebbe risposto, troppo grande deve essere stata la sua sorpresa, (irritazione?), per l’invadenza di uno sconosciuto. Mi rendo conto della stranezza del mio comportamento, ma, mi creda, non potevo e non posso, agire diversamente.
Nella precedente lettera ho solo accennato di averla notata una sera ad una manifestazione pubblica e di essere rimasto colpito da un suo gesto inaspettato. È stato un messaggio vago, degno di un seduttore di quart’ordine. No, quella sera è successo molto di più e, se me lo permette, ora glielo racconto e lei si potrà rivedere come in uno specchio.
Ricorda il mese scorso l’esibizione del Quartetto di Praga nel parco del Castello di Masino? Lei era seduta in terza fila e, da dove ero io, la vedevo bene, quasi per intero.
Forse non avrei fatto caso a lei, se non ci fosse stato quel riflettore difettoso, che mandava un fascio di luce secondaria giusto su di lei.
Nel buio della platea lei era unica, eletta dalla luce.
Come potevo non notarla? E sa che cosa mi colpì di lei? La sua ordinarietà, che detto così sembra quasi una critica, ma nel mio particolare vocabolario italiano questa parola ha un’accezione quanto mai lusinghiera, mi creda. Elegante senza essere vistosa, i capelli raccolti alla nuca, il maglioncino di cotone color panna, la collana e gli orecchini di corallo, lei bella ma non appariscente, il collo slanciato, il profilo del volto regolare, una lieve abbronzatura, poco trucco. Era perfetta, di una perfezione sobria e rilassante, intonata alla musica ariosa di Haydn. Mi guardai intorno: la facciata imponente del castello a far da sfondo, la cornice di alberi secolari che la notte rendeva neri come la pece. E la musica che si perdeva nell’aria fresca della sera. Sì, tutto era perfetto quello sera, non solo lei. Ma lei era il tocco in più di un regista occulto, lei era la mia platea. Io, un po’ ingoffato, come i miei tre compagni, negli abiti settecenteschi che ci avevano imposto per contratto, la parrucca che mi infastidiva la testa, quando la vidi mi sentii proiettato da un’altra epoca alla sua, apposta per recarle in dono il settecento. O era lei che dimentica della contemporaneità si lasciava rapire dal mio secolo.
Ricordo che faticavo a concentrarmi sulla musica, ogni volta che alzavo gli occhi incrociavo il suo sguardo attento, fisso sul palco, come se ascoltasse la musica con gli occhi per rubare il segreto del gesto che diventa suono.
Io che quella sera ero svagato, distratto dal luogo e infastidito dalle zanzare, mi sentii quasi imbarazzato dalla sua attenzione composta e meticolosa.

Poi, accadde.
Era il secondo movimento dell’ ”Imperatore”, con l’attacco struggente per violoncello solo.
Un attimo prima che io dessi voce al mio strumento, la vidi piegarsi un poco in avanti, portare la mano sinistra vicino alla guancia e allungare il braccio destro con la mano chiusa, come se le dita stringessero un archetto.
E con una grazia squisita lei iniziò a suonare le prime note dolentissime, il movimento armonioso del polso a dare la carezza giusta alle corde di uno strumento invisibile.
Lei iniziò a suonare, io mi limitai a venirlei dietro.
Rimanemmo solo noi due in quella serata brulicante di persone, lei che mi suggeriva il modo, io che eseguivo.
Guardare il suo volto che soffriva la musica era meglio che leggere lo spartito. Non badai più ai miei compagni, non lessi più le note, seguii i guizzi dei suoi occhi, la fronte che le s’imperlava di sudore, lo sfinimento per pochi istanti di musica, come fosse amore. Era quello il modo di suonare l’Imperatore e così mi provai a fare. Suonai con lei, per lei.
Io, che fino a quel momento ero stato tecnica perfetta e cuore assente, non avevo mai suonato così bene. Me lo disse il luccichio nei suoi occhi, mentre mi applaudiva. Avrei voluto scendere dal palco, raggiungere la sua fila e chinarmi a baciare quelle dita che avevano suonato così bene. Dovetti rimanere al mio posto, completare il concerto, seguire il protocollo che anche dopo la conclusione impedisce la commistione dei solisti con il pubblico. Ci ritirammo in una sala del castello dove, ripresi gli abiti civili, fummo sequestrati dalle autorità per un buffet improvvisato. Quando finalmente tornai all’aperto, lei non c’era più.
Cara Beatrice, non è stato facile rintracciarla, ho dovuto smuovere amicizie, inventare giustificazioni, mentire. Ma non potevo fare altrimenti, lei doveva sapere.
Ora che ha capito chi sono, Beatrice, confido nella sua indulgenza e nel suo ricordo.  Mi dica che anche per lei quella sera è stata una magia e sarò felice.
Con riconoscenza
Alexandr Janaceck

P.S. Tra pochi giorni termina la nostra tournèe in Italia e con questa la sua possibilità di rispondermi al fermo posta che le ho lasciato. In ogni caso sappia che da quella sera lei suona sempre con me.

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26 Risposte to “la seconda lettera”

  1. giuliagunda 28 settembre 2014 a 00:55 #

    Sarebbe una pazza, Beatrice, a non rispondere a una così bella e sentita lettera.
    “Mi dica che anche per lei quella sera è stata una magia e sarò felice”, non si può resistere alla delicatezza delle parole.
    Bravo come sempre!

    Ciao ml,

    G.

  2. enricogarrou 28 settembre 2014 a 01:17 #

    Un pezzo bellissimo! Un affresco raffinato e delicato. Complimenti grandi è stato un grande piacere leggerti. Un abbraccio

  3. righe orizzontali 28 settembre 2014 a 10:38 #

    Molto toccante la seconda lettera. Beatrice non è una sciocca e nemmeno un’insensibile, accorderà indulgenza e ritroverà il ricordo.

    • massimolegnani 28 settembre 2014 a 10:45 #

      per come posso aver immaginato io il seguito, beatrice ricorderà sicuramente la serata, ma terrà per sè le emozioni provare e non risponderà alla lettera.
      buona domenica
      ml
      (grazie)

      • righe orizzontali 28 settembre 2014 a 14:48 #

        Ma Alexandr sa e questo gli basta.
        (prego)

      • massimolegnani 28 settembre 2014 a 15:47 #

        Ma alexandr non sa, immagina, suppone, intuisce e forse travisa. Sai le cantonate, magari beatrice soffriva china per un mal di schiena.

        🙂

        Date: Sun, 28 Sep 2014 12:48:05 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  4. Lisa Miller 28 settembre 2014 a 12:03 #

    Beatrice non risponderà alla lettera, no.
    Ma ne scriverà una, ugualmente.
    : )

  5. tramedipensieri 28 settembre 2014 a 15:47 #

    In un modo o nell’altro risponderà. Lo farà con estrema delicatezza ed eleganza.
    Non potrebbe diversamente, lei… che porta “i capelli legati alla nuca”.

    • massimolegnani 28 settembre 2014 a 16:39 #

      mi piace la tua fiducia nella sensibilità di beatrice.
      ciao .marta
      ml

  6. rossodipersia 28 settembre 2014 a 17:09 #

    Che tu sia per me il coltello.

    • massimolegnani 28 settembre 2014 a 18:09 #

      porca miseria, rosso! A quell’incipit meraviglioso pensavo, mi aveva suggestionato l’incanto del protagonista per un minimo gesto di una donna sconosciuta. l’ho volto ripercorrere a mio modo.
      brava!
      ml

      • rossodipersia 28 settembre 2014 a 18:14 #

        Infatti sei stato grandioso, fin dalle prime battute ho pensato a quel libro che ho amato come pochi, ma che poi hai sviluppato in maniera del tutto diversa e, fammelo dire, egregia.
        P.S. Il tuo post precedente sembra bloccato ai commenti.
        Ciao ml…

      • massimolegnani 28 settembre 2014 a 18:21 #

        Il piu’ bello di Grossman!

        PS l’allegretto? Ma l’hai commentato e ti ho risposto

        Date: Sun, 28 Sep 2014 16:14:15 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  7. marlatremaine 29 settembre 2014 a 10:05 #

    Un riflettore difettoso ha rivelato l’esistenza di lei, la sua quieta bellezza ordinaria (che, quindi, sarebbe passata inosservata senza l’aiuto del caso).
    Il caso incrocia di nuovo i cammini…
    La storia non può finire qui!
    Attendo continuazione. Senza meno.

    • massimolegnani 29 settembre 2014 a 20:50 #

      Temo che resterai delusa, Marla, non prevedo un seguito.
      Ma chissa’ 🙂
      ml

  8. Minu 29 settembre 2014 a 10:09 #

    “In ogni caso sappia che da quella sera lei suona sempre con me.” questa è una cosa meravigliosa. Grazie….

  9. Claire 29 settembre 2014 a 13:06 #

    Meravigliose parole … chissà se ci sono delle “Beatrice” che ricevono davvero lettere così, in quest’era sterile, affrettata e tecnologica …
    Perdonami la punta di … invidia …

  10. asacento 30 settembre 2014 a 20:09 #

    “Come se ascoltasse la musica con gli occhi per rubare il segreto del gesto che diventa suono.”

    Mi piacciono molto le espressioni che mescolano i sensi; un po’ al sapore di sinestesia.
    Bellissimo pensiero.

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