mastica e bevi

13 Ott
photo by c.calati

photo by c.calati

C’è un lago quieto qui vicino, che non sembra nemmeno Italia o che della terra nostra conserva i pregi arcaici di un tempo prima del motore e del cemento.

È poco più di una pozzanghera, un Trasimeno minimo, un Viverone ancor più piccolo, coi margini slabbrati dai canneti e l’acqua bassa coperta di ninfee. Gli manca la bellezza di altri specchi incastonati tra le rocce e la vivacità di quelli che sembrano luoghi di riviera che vivono alla sera di suoni e luci a riflettersi sull’acqua.

Qui c’è solo la Trattoria della Barcaccia, il prato che digrada fino a riva, le voci rare e pochi tavoli apparecchiati sotto il portico con le bottiglie di Erbaluce, il cosciotto di maiale, una candela.

Mastica e bevi mentre il crepuscolo di mezz’autunno indugia e ti costringe gli occhi a posarsi dove planano le anatre con la grazia degli aironi. Qualche cascina all’altra sponda con il rumore attutito dei trattori, il resto è un silenzio verde dove anche i pioppi si fanno piante dignitose.

Mastica e bevi, e intanto sciogliti in quest’acqua come fosse un acido benevolo che ti spolpa lasciandoti nudo di te. Non sei più tu, tu sei la bruma che cala a sera, sei quel pontile dalle assi marce che penetra nell’acqua come un sesso stanco, sei il coregone che affiora in superficie a cercare insetti succulenti, sei l’armo a quattro che attraversa l’orizzonte e muto scivola lontano come un amore andato che sfuma dalla mente, sei questa calma inalterata che sa di pace e di tragedia, sei il sedimento di ricordi veri e la memoria spuria di ricordi altrui, il ghiaccio così spesso che reggeva i carri da Vische a Candia nei veri inverni d’inizio novecento, sei il ghiaccio troppo sottile che non ha retto il peso di un ragazzo che credeva ancora nelle fate e le cercava tra le canne, sei tu la barca a secco che vogavi un tempo per portare una bambina al centro di quest’acqua, andiamo al suo ombelico le dicevi e lei rideva, sei tu quest’Erbaluce che confonde e aiuta a ritrovarti nel brindisi di un tempo, che tu da queste sponde sei partito per non andar troppo lontano e qui ritorni spesso, che qui ti piace e non c’è niente di eccitante. Solo uno specchio opaco in cui vederti quieto.

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32 Risposte to “mastica e bevi”

  1. giuliagunda 13 ottobre 2014 a 22:44 #

    Che bel ritmo questo tuo scritto, leggendo sembra quasi di sentire cantare nella mente le tue parole. Ho trovato stupendo tutto il pensiero introdotto da quel “non sei più tu”, quell’io che si fa sconfinato, quell’uno che si fa tutto. E mi è piaciuto molto il “sedimento di ricordi veri e la memoria spuria di ricordi altrui” (a volte a me capita di confondere questi due generi di ricordi, è un fenomeno strano!).

    G.

    P.S. Come ti immergi nella natura tu, nessuno! E scrivendone la nobiliti, in ogni sua forma. Bravo. 🙂

    • massimolegnani 13 ottobre 2014 a 23:29 #

      sai, in certi brani uso il “tu” perchè mentre scrivo penso che anche chi legge (tu, per esempio) se fosse qui proverebbe le medesime sensazioni.
      grazie sempre G
      ml

      • giuliagunda 14 ottobre 2014 a 11:02 #

        Le sensazioni che descrivi le si provano indirettamente leggendo, come sempre, ed è (forse) ancora più bello che viverle, perché provarle in prima persona e non riuscire a esprimerle come si vorrebbe è doloroso. Infatti, a volte le emozioni è meglio tacerle, così da non rovinarle per colpa di parole poco adatte.
        Ovviamente non è il tuo caso: tu scrivile sempre! 🙂

        ciao ml,
        G.

      • massimolegnani 14 ottobre 2014 a 11:09 #

        mi piacciono queste sensazioni vissute per interposta scrittura 🙂

        Date: Tue, 14 Oct 2014 09:02:35 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • giuliagunda 14 ottobre 2014 a 14:29 #

        🙂

  2. entomotimica 13 ottobre 2014 a 23:04 #

    Molto bello, grazie per averlo pubblicato! Sono d’accordo con Giuliagnuda, ha un bel ritmo: saranno anche le citazioni? “Mastica e sputa” sembra un suggerimento al ritmo cupo di De Andrè, e anche “prima del motore”. Molto molto bello!

    • giuliagunda 13 ottobre 2014 a 23:25 #

      Giuliagnuda? Ahahah 🙂 Comunque anche a me ha fatto pensare a “mastica e sputa” di De Andrè!

      • entomotimica 14 ottobre 2014 a 08:22 #

        Che ridere ho sempre letto così il tuo nome!! E mi piaceva molto!

    • massimolegnani 13 ottobre 2014 a 23:31 #

      ti ringrazio.
      hai ragione l’assonanza con mastica e sputa forse mi ha spinto a cercare più ritmo.
      per “prima del motore” mi sfugge il riferimento.
      benvenuto/a qui
      ml

      • massimolegnani 13 ottobre 2014 a 23:33 #

        il commento sopra era per entomotimica e non per g nuda 🙂 🙂

      • entomotimica 14 ottobre 2014 a 08:28 #

        “Una storia d’altri tempi di prima del motore quando si correva per rabbia o per amore”. Il bandito e il campione, un altro De!

      • massimolegnani 14 ottobre 2014 a 08:32 #

        grazie della segnalazione, questa canzone non la conoscevo o per lo meno non la ricordavo

        Date: Tue, 14 Oct 2014 06:28:09 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  3. righe orizzontali 14 ottobre 2014 a 07:52 #

    “..l’acido benevolo che ti spolpa lasciandoti nudo in te”: in queste parole mi vedo, l’immagine me le rende vive, i colori giusti, la luce perfetta.
    Tratteggi un bell’affresco che sembra stare in superficie e invece penetra a fondo.

  4. ogginientedinuovo 14 ottobre 2014 a 08:15 #

    I crepuscoli d mezzo autunno e l’acqua quieta ci portano via, a volte, e ci fanno perdere nella poesia, E’ un bene, a volte, ritrovarsi persi. Grazie. 🙂

    • massimolegnani 14 ottobre 2014 a 08:42 #

      sì, è uno sperdimento quello di cui parlo.
      ciao “oggi”,
      grazie a te,
      ml

  5. Claire 14 ottobre 2014 a 12:49 #

    Andare. Ritornare.
    Per ritrovarsi.
    Una fotografia meravigliosa in questo film …

  6. roceresale 14 ottobre 2014 a 14:32 #

    Solo che adesso se canto tutto il giorno “mastica e sputa” è colpa tua.

    • massimolegnani 14 ottobre 2014 a 15:35 #

      Be’, de andre’ non e’ mai tempo perso a cantarlo
      🙂
      ciao,
      ml

  7. rossodipersia 14 ottobre 2014 a 17:38 #

    Ti sei mai chiesto quando il tuo rapporto con la natura che ti circonda è diventato così esclusivo, è una questione di età e quindi di malinconia per i mutamenti che ti circondano e che ti portano inevitabilmente a raffrontarli col tuo corpo oppure diventa la necessità di sfuggire a una realtà ospedaliera sempre troppo cruda. Non lo so, ma quando descrivi ciò che vedi, diventi tu stesso come un fiore che spunta da un’intercapedine del terreno, lì dove meno te l’aspetti: spunti e ti sporgi ad osservare come una pianta che azzarda di sognare.
    Inizio sempre a leggere distratta, poi mi ritrovo a sentire l’odore di quello che vedi, la prima volta che ho vissuto questa sensazione è stato leggendo “L’isola di Arturo” e ne ricordo ancora i profumi.
    Mi raccomando: proteggiti!

    • massimolegnani 14 ottobre 2014 a 18:59 #

      Mi sembra di essere sempre stato cosi’, dall’adolescenza almeno, con lo sguardo incantato 🙂
      quel fiore che spunta e’ un apprezzamento che non scordero’.
      Un abbraccio, rosso.
      ml

  8. monika santi 14 ottobre 2014 a 20:23 #

    mamma mia che bell’angolo questo verde e intimo !
    trasmigra in me la calma.

    • massimolegnani 15 ottobre 2014 a 10:19 #

      che piacere ritrovarti, monica!
      e mi piace il travaso di calma.
      un sorriso
      ml

  9. Nexus - 15 ottobre 2014 a 08:20 #

    La sensazione netta e corporea di essere sulla sponda di quello specchio d’acqua, leggendo i commenti, l’abbiamo avuta tutti. Non è un fatto comune…e non far finta di niente, non è un fatto comune. E’ il tuo spirito e il tuo essere un ottimo scrittore-
    Piccolo chiarimento: Erbaluce è un vino o un liquore?

    • Minu 15 ottobre 2014 a 10:02 #

      Condivido in pieno. Bellissimo veramente….

      • massimolegnani 15 ottobre 2014 a 10:26 #

        grazie Minu, contento tu l’abbia apprezzato.
        ciao
        ml

    • massimolegnani 15 ottobre 2014 a 10:25 #

      l’erbaluce è un ottimo vino bianco, fresco e leggermente fruttato, tipico di questa zona di canavese.
      Riuscire a trasmettere sensazioni corporee credo sia ildesiderio di chiunque scrive, mio di sicuro. Quindi grazie!
      ciao Nexus
      ml

  10. ggianluigigi 15 ottobre 2014 a 18:04 #

    Caro massimolegnani, tu hai una capacità veramente straordinaria di immedesimarti nella natura. Di te ho una conoscenza “storica” e quindi parlo a ragion veduta. Sei capace di far rivivere le cose, che siano alberi, ragni, fiori, pozzanghere, perché tu in un certo senso vivi in loro, ne fai parte. Tutti ne facciamo parte, è vero, ma molti lo hanno dimenticato. Tu non “osservi e descrivi” tu “vivi e racconti te stesso” e per il tramite della scrittura lo sai stimolare in noi (in me certamente) sensazioni dormienti. Leggendoti riscopro una memoria antica, qualcosa che ho da sempre dentro ma che magicamente imparo a leggere o a rileggere solo adesso, grazie a te.

    • massimolegnani 15 ottobre 2014 a 21:33 #

      Caspita ggianluigi grazie davvero per queste parole di apprezzamento.
      Ciao, ci vediamo di la’ 🙂
      ml

  11. prishilla 16 ottobre 2014 a 12:30 #

    Uno specchio opaco in cui vederti quieto. Ciascuno di noi dovrebbe averne uno! Perlomeno, con le tue parole a me hai fatto venire un gran desiderio di averne uno… eppure….forse…ce l’ho e non lo sapevo… grazie! 😉

    • massimolegnani 16 ottobre 2014 a 13:19 #

      sì, è probabile che tu ce l’abbia senza esserne pienamente consapevole.
      ciao prish
      grazie
      ml

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