..e mai una freccia.

23 Nov
photo by margherita calati

photo by margherita calati

 

 

Tu che controlli il tempo e non lo usi, tu che ti lasci scorrere come fossi eterno, tu, prova a misurare l’intervallo che intercorre tra la comparsa di una peluria scura sopra il labbro e la mutazione candida dei baffi. Almeno quarant’anni, te lo dico io, che ho misurato mille volte l’arco inutilmente teso tra i due estremi. Quell’arco è stato il nostro tempo. E mai una freccia. 

Non ti perdono, sai, lo sperpero che hai fatto delle occasioni che ti ho offerto. E sempre maledico l’antica recita d’Agosto tra gente di famiglia, io la ragazzina con la biacca e una parrucca riccia, tu già così uomo con quei baffetti neri.
E dire che quel giorno avevamo iniziato bene, con il tuo ingresso sbadato nella stanza dove mi stavo vestendo e truccando per la scena. Il futuro lì, a un passo.
Ricordo il tuo stupore e la mia mano tra pudore e orgoglio a nascondere quel poco che finalmente avevo da nascondere. Avevo indosso solo una calzamaglia nera, i tuoi occhi ballavano impazziti tra il corpo inaspettato e la faccia a metà trucco. Pochi passi incerti fino a sfiorarmi con le dita le guance bianche e in un bisbiglio “non cancellare le lentiggini sul naso”. 
Quando è entrata mamma, svagata come sempre, avevi le labbra sporche di rossetto. “Hai visto, Marco, la mia bambina che magnifico pagliaccio?” Tu, come un automa, mormorasti la prima cosa che ti venne in mente, “Sì, sembra Scaramacai.”
Quanto vi ho odiato, te e la mamma, lei per aver spento il breve incanto come un fiore schiacciato distrattamente sotto il tacco, tu perché da allora è come ti fossi scottato. Mi hai affibbiato quel nomignolo e non mi hai più tolto dal personaggio che fa ridere.
E non mi è servito crescere. Tu giovane medico, io che approfittavo dei malanni. Le guance rosse per la febbre (non certo per pudore, che ormai avevo deciso di tentarti sempre), sgusciavo in fretta dal pigiama, sicura che bastasse la mia pelle per riportarti nell’incanto. Ma, con il fonendo nelle orecchie mi visitavi ad occhi chiusi, come fossi concentrato nell’ascolto dei polmoni. La tua paura di scottarti. “Scaramacai, sei quasi sana”, ridevi forzandomi al ruolo di giullare a cui mi adeguavo per non perderti.
Hai trovato sempre un buon motivo per non osare, l’età sbagliata (ma io t’ho amato che avevo tredici anni), l’etica (sì, mi sarei fatta scopare nel mio letto da malata), il matrimonio (eppure ero disposta alle tue briciole). E quando non hai avuto più motivi forse è stata la mia vita tumultuosa a spaventarti (ma ad un tuo cenno avrei buttato come cicche gli amori lunghi e quelli di una notte).
Così ho dovuto sottostare al patto scellerato d’allegria, un fossato largo che mi ha impedito di raggiungerti.
Ancora adesso che hai i baffi bianchi e io vado appassendo, da me ti aspetti la battuta o il gesto che strappi una risata e seppellisca le emozioni.
Sappi che è finito il tempo delle risa e dell’attesa, Scaramacai è stanca d’inseguirti e ti augura un rammarico infinito che t’accompagni il resto dei tuoi anni.

 

(ed è rammarico che corre 
e m’accompagna e pesa,
ora che è sera,
per il troppo e il poco
seminati un tempo

il troppo è stato un solo istante
lo strappo osato a te
quando eri fiore dell’aprile

il poco è stato il resto,
lasciarti lì sul bordo della vita
vestita da pagliaccio,
ho rinunciato a coglierti
e forse eri un tulipano
scambiato per papavero)

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45 Risposte to “..e mai una freccia.”

  1. Alessandro Mazzi 23 novembre 2014 a 10:41 #

    Molto nitido, odora di verità.

    • massimolegnani 23 novembre 2014 a 11:52 #

      la credibilità è una meta non facile da raggiungere
      quindi grazie!
      benvenuto qui.
      ml

  2. menteminima 23 novembre 2014 a 11:18 #

    È difficile trovare aggettivi. Quando leggo mi inceppo sempre in un … bello. Tu per me scrivi benissimo, leggo e corro tra le parole, racconti storie che non mi aspetto ma che non so perché spesso riconosco.
    Ecco. .. bello!

    • massimolegnani 23 novembre 2014 a 11:54 #

      sai perchè ti riconosci, lucia? perchè queste parole la protagonista avrebbe potuto scriverle a paolo e al suo malefico “dono del distacco”!
      un sorriso,
      ml

  3. chand 23 novembre 2014 a 11:32 #

    certe frecce sembrano non arrivare mai, hanno punte lunghe ma da lontano sembrano spilli inoffensivi … bella storia, rimorsi e rimpianti hanno una faccia sola e, forse, anche i tulipani non resistono più di una stagione ..

  4. agane 23 novembre 2014 a 13:21 #

    Molto “dolcemente” forte all’ inizio e molto realisticamente sarcastico alla fine. Ci sono amori che non finiscono mai anche se ci sfiniscono e l’unica soluzione è rinunciare, non all’amore ma alla persona amata.

    • massimolegnani 23 novembre 2014 a 20:01 #

      sfiniscono perchè sono tenuti compressi e invece almeno uno dei due vorrebbe farli scoppiare.
      grazie Agane
      ciao,
      ml

  5. giuliagunda 23 novembre 2014 a 13:56 #

    Wow, ml.
    La freccia è questo testo, e colpisce al cuore.
    Bellissimo.

    G.

  6. Claire 23 novembre 2014 a 14:18 #

    Brividi, tanti, gettati ai bordi di quel fossato …

  7. tachimio 23 novembre 2014 a 15:11 #

    Bè uno scritto toccante che lascia un pò d’amaro in bocca. Uno scritto in cui le parole usate rendono molto bene la situazione. Complimenti. Isabella

    • massimolegnani 23 novembre 2014 a 20:06 #

      sì c’è amarezza da una parte e forse vero rammarico dall’altra
      ciao Isabella 🙂
      ml

  8. giornoalterno 23 novembre 2014 a 15:40 #

    Mi piace moltissimo quello che hai scritto.
    Ci ritrovo rabbia e desiderio spaccati perfettamente a metà.
    Un rammarico infinito l’accompagnerà forse per davvero il resto dei suoi anni, a ricordargli quello che non ha colto…
    Di che colore era quel tulipano?
    Complimenti,

    F.

    • massimolegnani 23 novembre 2014 a 20:08 #

      un tulipano (o un papavero?) rosso fuoco.
      sai che pensavo? tu che che quando scrivi, a volte hai una bella rabbia, saresti stata credibile a scrivere questa lettera 🙂
      ciao F.
      ml
      (e grazie)

      • giornoalterno 23 novembre 2014 a 23:16 #

        Hai ragione… Avrei potuta scriverla io in effetti. Ho ritrovato molta della mia “rabbia”, come la chiami tu…
        Doppi complimenti allora per saperti immedesimare così bene e saper trasmettere…
        Un abbraccio,

        F.

      • massimolegnani 23 novembre 2014 a 23:51 #

        🙂

        Date: Sun, 23 Nov 2014 21:16:59 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • giornoalterno 23 novembre 2014 a 23:25 #

        *potuto

  9. tuttotace 23 novembre 2014 a 16:07 #

    Molto bello. Io leggo tutto come vero, come tuo. Ogni volta. Forse, come spesso accade con gli uomini, sarebbe bastato un gesto, una parola inequivocabile o forse doveva semplicemente andare così. Brava.

    • massimolegnani 23 novembre 2014 a 20:10 #

      sì sarebbe bastato un gesto che non è venuto.
      ho cercato di interpretare un ruolo femminile e il fatto che tu mi dica bravA mi fa pensare di esserci riuscito.
      ciao e benvenuto/a,
      ml

      • tuttotace 23 novembre 2014 a 20:43 #

        Lo so che sei uomo! Il brava era il finale del mio commento iniziale : leggo tutto come vero, come tuo. Va beh, sarò più chiara la prossima volta :). Bravo nell’essere brava. (io sono malata oggi, vado scusata)

      • massimolegnani 23 novembre 2014 a 20:51 #

        bè, in fondo la mia risposta era un’apprezzare quel brava 🙂 ciao e guarisci presto

        Date: Sun, 23 Nov 2014 18:43:09 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • tuttotace 23 novembre 2014 a 20:52 #

        Grazie mille Massimo! Il mio era infatti solo un complimento e anche sentito. Oggi hai scritto una cosa bellissima.

      • massimolegnani 23 novembre 2014 a 22:48 #

        🙂

        Date: Sun, 23 Nov 2014 18:52:45 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  10. rossodipersia 24 novembre 2014 a 17:28 #

    Non lo so, sono perplessa. Al di là dello scritto evocativo che riporta a tremori fanciulleschi, non vedo nel giovane uomo, negli anni a venire, un turbamento soppresso per paura di osare; piuttosto vedo da parte di lui una gentile accondiscendenza per timore di ferire quella donna/amica rimasta fanciulla e imprigionata nel suo stesso personaggio.
    A volte un arco, resta arco, perché non c’è niente da scagliare.

    • massimolegnani 24 novembre 2014 a 20:12 #

      Probabilmente hai ragione, ma qui siamo nella soggettiva di lei, caparbia e illusa per una vita intera.
      ciao rosso cara,
      un sorriso.
      ml

  11. rodixidor 24 novembre 2014 a 20:11 #

    Deontologia medica solo uno dei possibili motivi sulla freccia che Cupido non seppe scoccare. Molto bello 🙂

    • massimolegnani 24 novembre 2014 a 20:14 #

      Deontologia che qui sa di alibi paraveento.
      grazie rodixidor.
      ml

  12. remigio 24 novembre 2014 a 20:28 #

    La studentessa che si innamora del proprio professore o, nel caso specifico, la ragazzina che prova affetto e desiderio per il giovane medico che la visita. Non mi sono mai trovato in una simile situazione, perché non sono mai stato né professore né medico: non saprei dire, quindi, come avrei potuto reagire. Posso solo dirti, caro Massimo, che non sarei stato capace di descrivere queste emozioni, queste sensazioni, questi stati d’animo – calato poi nei panni della studentessa/ragazzina malata – come hai saputo fare tu, con garbo, malinconia e rimpianto

    • massimolegnani 24 novembre 2014 a 23:33 #

      neanch’io in realtà mi sono mai trovato in questa situazione, ho provato a immaginare.
      grazie remigio per l’apprezzamento.
      ml

  13. entomotimica 25 novembre 2014 a 00:10 #

    Sono felice di averti scoperto, ogni volta che leggo

  14. Berenice 25 novembre 2014 a 08:54 #

    Già. Frecce desiderate e mai scoccate. Storia antica. Un velo di amarezza. Che belle cose scrivi…

    • massimolegnani 25 novembre 2014 a 10:28 #

      credo sia una vicenda relativamente frequente, un affetto sentito, magari con diversa intensità dai protagonisti, e mai sfociato in una piena condivisione.
      ciao berenice
      un sorriso.
      ml

  15. Nadine 25 novembre 2014 a 09:53 #

    È davvero una bella emozione leggerti!

    • massimolegnani 25 novembre 2014 a 10:29 #

      suscitare emozione è il mio desiderio.
      contento di esserci riuscito con te
      🙂
      ml

  16. Minu 25 novembre 2014 a 14:51 #

    Leggere questo oggi che si ricorda ( come se ci si dovesse ricordare) la non violenza sulle donne, sa di un qualcosa che non riesco a definire. Qualcosa….comunque. Grazie

    • massimolegnani 25 novembre 2014 a 16:23 #

      qualcosa, sì, però qui di violenza non ce n’è proprio, anzi forse lei ne avrebbe gradito un pizzico, come segno d’interesse (che detto oggi può sembrare scorretto ma non lo è)
      ciao Minu.
      ml

      • minu 25 novembre 2014 a 17:49 #

        La delicatezza ricevuta non apprezzata, una scopata anche fugace e meccanica invece sarebbe stata accolta. Hai colto quello che volevo dire in due righe.

      • massimolegnani 25 novembre 2014 a 18:26 #

        la pensiamo uguale, mi fa piacere. 🙂 ciao

        Date: Tue, 25 Nov 2014 15:49:50 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  17. Stefi 25 novembre 2014 a 15:55 #

    Non credo che lei sia stanca d’inseguirlo, vuole solo provare a fargli del male. La speranza continuerà ad albergare nel suo cuore, così come l’attesa, la frustrazione, la rabbia.
    Delle ossessioni non ci si libera. Mai.

    • massimolegnani 25 novembre 2014 a 16:26 #

      mi piace la tua interpretazione, come dire, assolutistica: l’ossessione è perpetua!
      grazie,
      ml

  18. tempodiverso 30 novembre 2014 a 18:11 #

    scaramacai, la nostalgia per il fiore non colto, per le occasioni sfuggite e rileggerlo mi ha messo anche un pizzico di nostalgia per un periodo particolarmente stimolante e gratificante per la scrittura…e mi fa molto piacere ritrovare ml in versi! 🙂

    • massimolegnani 30 novembre 2014 a 23:10 #

      eheh, sono diventato pudico, ormai la poesia la nascondo tra righe di prosa.
      🙂
      ml

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