il posto delle fragole

4 Dic
c.calati

c.calati

 

 

Ho smesso da tempo di barrare i giorni al muro. A che serve contare se il termine di paragone è l’infinito? E poi non è che io sono qua dentro per sbaglio, non sono di quelli che invocano l’errore giudiziario, di quelli che a furia di gridare sono innocente finiscono col crederci e si disperano. Mi fanno pena, quelli e ce n’è tanti. Io al processo sono stato un muro di silenzio, che almeno facessero lo sforzo di trovare le prove. E di prove ce n’erano fin troppe. Una vita come la mia, fatta di stupri e spari, lascia una scia più nitida dei sassolini di Pollicino nel bosco. Vedete come sono istruito? So citare fiabe, e anche poeti se volete. Qui ho tutto il tempo per leggere e studiare. E ho tutto quello che mi serve, la turca per cagare e Belculo dai fianchi sottili per scopare. Certo ho nostalgia del gabinetto con la seduta in plastica, e del bel buco delle donne, ma non è malaccio la vita al gabbio. Il giusto prezzo per aver vissuto. Sono stato un gran bastardo e non mi pento. Mio padre mi ha insegnato a prendere ciò che si desidera, senza chiedere permesso nè badare al danno.
Adoravo mio padre quando mi diceva “Mino, andiamo a veder le fragole.” Mi strizzava l’occhio e si avviava per le scale con una nazionale che gli pendeva dalle labbra. Io mettevo la sciarpa sul maglione e gli gridavo “aspettami, papà.” Ero innocente in quella eccitazione.
Il posto delle fragole era in fondo all’orto del nostro caseggiato, una striscia sottile di terra lavorata da un vicino, all’ombra di una siepe di ligustro. Oltre la siepe un giardinetto con le altalene e il bilico. Io mi accucciavo sulle piantine, papà restava in piedi e mi parlava guardando avanti. “Sono belle, eh Mino?” “Sì papà, ma sono ancora indietro.” “No, vanno bene così. In boccio, rosse di freddo e piene di lentiggini.” Io guardavo le fragole, ancora bianche e striminzite e non capivo. Lentiggini? Forse quei pallini gialli che punteggiavano i frutti. Allora ne staccavo una e la mangiavo. Un gusto acido, tremendo. “è vero, papà, sono già buone.” Ma lui a quel punto s’era infilato nella siepe per pisciare e fischiare alle bambine. Avevamo il cesso in casa eppure a lui piaceva pisciare nella siepe. E pisciava con gusto, sospirando.
Non è stata una rivelazione improvvisa, ma un comprendere lento, un pezzetto in più ogni volta che si scendeva per andare a fragole. Ma anche quando mi è stato chiaro per intero quali fragole piacessero a papà, non ho rinunciato al rito. Adoravo quel legame intenso e quel segreto che mai avrei tradito.
Io rubavo qualche fragola e papà pure. È lì che è cominciata e qui è finita. E va bene così, che in mezzo ho speso la mia vita.

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28 Risposte to “il posto delle fragole”

  1. Lisa Miller 4 dicembre 2014 a 09:50 #

    è angosciante…

    • massimolegnani 4 dicembre 2014 a 09:56 #

      c’è anche un risvolto positivo: l’attaccamento di un figlio al padre prescinde dalla sua morale, ha radici più profonde.
      ml

      • Lisa Miller 4 dicembre 2014 a 11:56 #

        Probabilmente hai ragione, ma in questo contesto non riesco a vedere positivo neppure quello. Un mio limite, non lo nego.

      • massimolegnani 4 dicembre 2014 a 14:10 #

        ti capisco, è un contesto aspro…ma i bambini nei loro affetti prescindono dal contesto, fiutano il legame

        Date: Thu, 4 Dec 2014 09:56:19 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • Minu 4 dicembre 2014 a 12:02 #

        vero….

      • massimolegnani 4 dicembre 2014 a 14:16 #

        ciao Minu. un sorriso. ml

        Date: Thu, 4 Dec 2014 10:02:15 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  2. Prishilla 4 dicembre 2014 a 10:09 #

    è complicato, e tu lo rendi benissimo. l’attaccamento, la morale, l’ineluttabilità di certi destini, la capacità di accettarlo e incapacità di opporsi. l’amore e il veleno. la medaglia e il suo rovescio. in poche nette parole c’è tutto, l’unica cosa che non c’è è il giudizio facile e sciocco… ed io te ne sono tanto grata.
    prish

    • massimolegnani 4 dicembre 2014 a 14:12 #

      ecco prish, è questo che confusamente volevo trasmettere.
      grazie davvero a te
      ml

  3. Nadine 4 dicembre 2014 a 12:50 #

    Un tripudio non indifferente di sentimenti ed emozioni che lasciano l’amaro in bocca senza precludere la possibilità di un spiraglio di luce…

    • massimolegnani 4 dicembre 2014 a 14:14 #

      sì, lo spiraglio di luce è quel legame solido tra padre e figlio, due persone per il resto non certo da prendere ad esempio.
      ciao Nadine,
      ml

  4. rossodipersia 4 dicembre 2014 a 14:22 #

    È troppo, non ce la faccio. La figura del padre è orrenda e quella del figlio succube; ho immaginato le violenze private che quel padre avrà inflitto al figlio e a tutta la famiglia: forse il ragazzo mangiava le fragole aspre solo perché aveva paura a non farlo. A volte il legame tra le persone può essere anche e solo di terrore.

    • massimolegnani 4 dicembre 2014 a 15:22 #

      ma qui non è terrore, rosso. è ammirazione per un padre sbagliato, turpe, ma che in famiglia forse sapeva essere dolce.
      ml

  5. giuliagunda 4 dicembre 2014 a 18:41 #

    Ho i brividi, sai, perché ho capito il bambino.

    Tu, sì, sai scrivere, raccontare e interpretare, ma prima di farlo pensi, pensi a fondo, ed è forse questo pensare quello che apprezzo di più dei tuoi racconti.

    Sempre bravo.

    G.

    • massimolegnani 4 dicembre 2014 a 23:47 #

      a questo delinquente immaginario avevo pensato parecchio prima di scriverne. Mi ero chiesto come fosse stata la sua infanzia, dove e quando lo scarto verso la mala vita. e mi sono risposto che non vi era stata alcuna violenza domestica ma una progressiva complicità verso un padre perverso.
      (sempre grazie, G.)
      ml

  6. the pellons' 4 dicembre 2014 a 19:17 #

    Il problema, coi genitori, è che li amiamo anche quando non dovremmo.

    • massimolegnani 4 dicembre 2014 a 23:50 #

      sì, o siamo ipercritici nei loro confronti, o nutriamo un’ammirazione sconfinata, forme d’amore dannose entrambe ma inevitabili.
      ciao Pellona,
      ml

  7. mia_euridice 4 dicembre 2014 a 21:06 #

    Il posto delle fragole.
    Credo di aver visto questo film…

    • massimolegnani 4 dicembre 2014 a 23:52 #

      il titolo l’ho spudoratamente rubato a Bergmann, mentre la trama mi pare fosse diversa 🙂
      ml

  8. Lisa Agosti 4 dicembre 2014 a 22:41 #

    Mamma mia che angoscia! L’ho letto due volte, non avevo capito nulla durante la prima lettura, tutta presa dai post tecnici e le risate che ho appena fatto sugli altri blog. Mi son presa un bello schiaffo in faccia. Sei davvero uno scrittore bravissimo, ml, non so come hai fatto a scrivere una storia così precisa, dettagliata, con lo stile più azzeccato per raccontarla. Riesco a vedermi la scena davanti agli occhi, sento il punto di vista del narratore e ne capisco la prospettiva deviata. Mi schifa sia il suo presente sia il suo passato, sei riuscito a trasmettere emozioni forti, precise. Questo racconto vincerebbe di sicuro un concorso, pensaci.

    • massimolegnani 4 dicembre 2014 a 23:58 #

      schifa il presente e il passato di questo delinquente per nulla pentito (e in questo rivendicare senza pentimento il suo genere di vita ci ho messo un pizzico di ammirazione per lui), ma ha avuto anche innocenza da bambino, presto virata in una complicità sempre più consapevole.
      Ciao Lisa (e grazie per le lodi superiori al merito)
      ml

  9. intempestivoviandante 5 dicembre 2014 a 10:34 #

    Sì, è molto difficile prescindere da un giudizio morale, qui, e dal fatto che lo sfondo è così inquietante, forse i bambini ci riescono, forse si può sperare che a un certo punto, da quell’amore incondizionato, venga fuori il senso critico, l’indipendenza di giusdizio, la libertà di essere “altro”. Ma naturalmente non è sempre così e il racconto è bellissimo davvero, a prescindere 🙂

    • massimolegnani 5 dicembre 2014 a 11:10 #

      ti ringrazio molto per le tue parole.
      ho voluto proporre una situazione un po’ al limite, partendo dall’idea che i bambini assimilano quanto vivono nell’ambiente familiare ed hanno un metro di giudizio per provare affetto che non è morale ma come dire intuitivo, basato sul peso specifico dei gesti e delle parole che ricevono dai genitori. Evidentemente questo padre per quanto abbietto aveva un bel rapporto con il figlio (bel rapporto che ha fatto più danni che se fosse stato pessimo).
      Ciao, un saluto di benvenuta 🙂
      ml

  10. ogginientedinuovo 6 dicembre 2014 a 22:09 #

    Riesci a raccontare la vita, bella e brutta, facendomi aggrovigliare nel dubbio. Riesci a dimostrare in poche righe che nessuno può essere manicheo 🙂

  11. Alfa 14 dicembre 2014 a 00:03 #

    Un racconto da brividi, veramente molto bello nell’orrore che descrive. Complimenti.

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