Servizio Pubblico

7 Dic
c.calati

c.calati

Tu mi parlavi di Enrico Berlinguer, del suo rigore sereno che tanto ti ha influenzato, io ti vorrei raccontare di Sergio Nasso, del suo essere diverso e difettoso che un poco mi ha formato.

E chi è, mi chiederai con una punta di curiosità.

È uno di cui non leggi sui libri o sui giornali, eppure è stato grande, timidamente grande. È stato il mio primario per qualche anno, gli anni fondamentali in cui o ci si forma o ci si si ferma a fare il mercante di salute, se non l’usuraio dei malanni altrui.

Era il mio capo, ma del capo non aveva nulla, non la presenza, non l’autorità, non la sicumera. Tra di noi lo chiamavamo Serghiei per il suo sommesso comunismo, che mai sbandierava con belle frasi ma sempre seguiva in comportamenti silenziosi; arrivava in reparto con l’Unità ripiegata sotto braccio e subito la riponeva in un cassetto, non certo per vergogna, piuttosto per rispetto delle opinioni altrui da non prevaricare dall’alto del suo ruolo. Era professore universitario, ma aveva scelto l’ospedale, niente di prestigioso, un ospedale periferico dove avviare il reparto di pediatria. Sul suo timbro aveva fatto stampigliare semplicemente “dott. S. Nasso”,  perché “alla gente non interessano i miei titoli accademici, gli basta sapere che sono medico”.

E della medicina aveva un’idea precisa che applicava con rigore: una medicina “orizzontale”, pubblica, gratuita, diffusa capillarmente in modo da raggiungere chi ne aveva bisogno. “La medicina verticale, le vette del sapere, lasciamole agli Americani che in quello sono davvero bravi (e lui, che sapeva più di tutti noi sommati, era sempre lì a studiare la scienza altrui), peccato che poi le usino solo per chi ha i soldi”.

In reparto non aveva un suo studio, “che me ne faccio?, meglio una stanza di degenza in più”, così stava in mezzo a noi, condividendo il poco spazio e le parole. Io, l’ultimo arrivato, avevo pari diritti e meno doveri, che quando capitava che con altri mi opponessi a un lavoro supplementare che non ci toccava, lui annuiva e andava al nostro posto nei consultori di paese a far manovalanza. E quante volte l’ho chiamato di notte per un aiuto e lui sempre a correre in soccorso, grattarsi la pelata, smarrirsi, accendersi il sigaro per concentrarsi, chiedere con umiltà il parere ad Adriana, la vecchia infermiera, “perché loro sanno tutto”, ascoltare, riflettere e alla fine risolvere.

Era pieno di difetti il professore (lui non voleva ma nessuno istintivamente gli si rivolgeva in modo diverso): timidezza e sciatteria i più evidenti, che ti parlava chiudendo gli occhi, e lo stesso maglione a collo alto era capace di portarlo fino a che si consumasse. E i pregi li teneva nascosti, ma se non eri un cretino li vedevi e li apprezzavi. Non pretendeva di insegnare, ma bastava andargli dietro per apprendere, guardare le sue mani come toccavano una pancia, come l’orecchio si chinasse su una schiena, come parlasse ad un neonato, buono bambino, scandiva fissandolo negli occhi. Ma soprattutto come, di fronte al male, la sua testa elaborasse la matassa di problemi fino a sbrogliarla in una soluzione, la diagnosi non era un coniglio che usciva dal cilindro tra gli applausi, era il risultato di un umile cammino di non sapere e voler capire chiedendo aiuto ai libri e a noi, che da ciascuno tirava fuori un po’ di buono.

E tu cosa hai imparato da lui?, forse mi chiederai a questo punto. Probabilmente troppo poco, che mi mancavano cultura e perseveranza, ma una cosa sì: l’amore per il servizio pubblico, il bisogno di lavorare in gruppo, l’orgoglio di essere la pedina di un sistema. Non so come spiegare, ma sai la soddisfazione alla fine di una visita, quando ti chiedono “dottore lei ha un ambulatorio privato?” poter rispondere “ no, è questo il mio mestiere.” E ancora adesso che il gruppo è perso e sperso (solo Nico e Mauri rimasti del nostro zoccolo duro) e gli anni sono tanti e i tempi cupi, ancora mi capita di ripetere quella frase con convinzione e un tocco di superbia.

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16 Risposte to “Servizio Pubblico”

  1. giuliagunda 7 dicembre 2014 a 10:54 #

    “L’orgoglio di essere la pedina di un sistema” non è affatto un sentimento facile da radicare, tutti attaccati come siamo alla nostra individualità, sempre presi dalla smania di distinguerci e svettare. È chiaro dalle tue parole che quel primario ti è stato d’esempio, il suo nocciolo di umiltà e quell’umanità semplice e ridotta all’osso, i pochi chiari gesti, ti hanno certamente arricchito e influenzato nel tuo modo di affrontare il “mestiere”.
    E fai bene a essere orgoglioso.

    G.

    • massimolegnani 7 dicembre 2014 a 11:54 #

      siamo diventati mosche bianche, io e i pochi rimasti della vecchia guardia, ma sapessi la bellezza di cercarsi uno con l’altro per aiuto, scambiare le opinioni, il conforto del confronto, la non competitività, l’assenza d’interessi in conflitto con l’unico mestiere che sappiamo fare.
      ciao G.
      (grazie G.)

  2. menteminima 7 dicembre 2014 a 11:11 #

    Ti stimo moltissimo per quello che fai, come lo fai (perché l’amore si sente) e per come lo racconti.
    ciao dotor.

  3. ogginientedinuovo 7 dicembre 2014 a 11:56 #

    L’eskimo non l’hai mai smesso. Grazie.
    E grazie a Sergio Nasso che prima che medico e primario e professore era una bella persona.
    E grazie per credere nella sanità pubblica che è un orgoglio italiano e spero continui ad esserlo 🙂

    • massimolegnani 7 dicembre 2014 a 12:02 #

      in contemporanea! che può sembrare voto di scambio (ma voto de che?) e invece è reciproco interesse.
      (e adesso mi rileggo l’eskimo)
      🙂
      ml

  4. roceresale 7 dicembre 2014 a 12:07 #

    Qualche Serghiei cui dobbiamo rendere grazie. Troppo pochi. Nella scuola, nessuno più.

    • massimolegnani 7 dicembre 2014 a 12:10 #

      è che scuola e ospedale, e tutto ciò che è “servizio” e “pubblico”, non sono più di moda.
      ciao rocer
      ml

  5. the pellons' 7 dicembre 2014 a 18:06 #

    È proprio così che vorrei essere. Grazie per questo ritratto così bello.

    • massimolegnani 7 dicembre 2014 a 19:20 #

      sono convinto che almeno un po’ lo sei (ma sicuramente non hai la testa pelata come lui :-))

  6. viaggiandonam 8 dicembre 2014 a 22:42 #

    Tocco di superbia approvato.

  7. arya 9 dicembre 2014 a 01:49 #

    che bello…

    • massimolegnani 9 dicembre 2014 a 09:32 #

      forse il professore ti avrebbe affascinato, era avanti di decenni 🙂
      ml
      (grazie e ben arrivata)

  8. gaddo 14 dicembre 2014 a 15:00 #

    Un perfetto ritratto di come dovremmo essere, noialtri medici, e spesso non siamo. Grazie.

    • massimolegnani 14 dicembre 2014 a 18:32 #

      Detto da un altro medico, questo grazie fa doppiamente piacere.
      ml

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