il tempo fermo va veloce

10 Dic
c.calati

c.calati

 

 

Il tempo fermo va veloce e questo mi disturba. C’è una discordanza inconciliabile tra il mio modo di scandire lo spazio astratto tra due istanti e quello proprio del reale. Non voglio dire che sono un tipo dal ritmo frenetico, sempre indaffarato tra affari, affetti e fesserie, che il tempo gli è per forza corto. Al contrario, ho un passo pigro anche quando sembro andar di fretta, forse per questo il tempo mi sta stretto. 
Avevo qualche ora a mia disposizione, i due metri di catena concessi a volte al cane, qualche ora da impiegare al meglio, ma mi è sparita dalle mani mentre salutavo il ritorno della nebbia che da tanto non vedevo e nel contempo preparavo il fuoco nel camino. Guardavo la compattezza bianca che nasconde il mondo così bene che lo puoi immaginare differente, e intanto sistemavo la piccola catasta di rametti, qualche pigna, due fogli di giornale a far da miccia al fuoco e pronti a lato i ciocchi secchi e grossi da scaldare e mettere poi sopra.
Aspettavo il culmine comune ai due fenomeni, la coincidenza degli eventi dentro e fuori dalla casa, l’istante della fiamma che dilaga quando la legna, stanca di resistere al calore di una fiammella petulante, finalmente cede e s’incendia, divampando in un bagliore come un eretico sul rogo, e contemporaneamente, fuori dai vetri, cede la nebbia al sole svelando il contorno delle cose, come una memoria che insperatamente torna. È un gioco che appassiona, un esercizio di confronti tra i ricordi e le cose come sono, ecco la siepe che non avrei detto così verde, ecco la casa del Martino, che ha grosse pietre nel muro che si sbriciola, io ricordavo un intonaco perfetto. Così i bagliori del camino mi mostrano dettagli inconsueti degli oggetti sulle mensole e una crepa che attraversa silenziosa la parete.
E vorrei fare altrettanto con i contorni del tuo viso, una fiamma amica che mi dica dove impercettibili le rughe e dove i tuoi sorrisi, se negli occhi o tra le labbra, dove le tracce d’allegria, dove la tristezza, ed una nebbia che confonda queste e quelli e spiani e ricomponga e infine luminosa ti riveli come non ti ricordavo.

Ma intanto il tempo fermo se n’è andato e tira al collo la catena che credevo così lunga.

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20 Risposte to “il tempo fermo va veloce”

  1. mia_euridice 10 dicembre 2014 a 08:23 #

    Quella catena credo che per me sia lunga pochi centimetri. E ci si sente rapinati.
    Almeno: io mi sento così.

    • massimolegnani 10 dicembre 2014 a 11:28 #

      ..però è una catena che stabiliamo noi o quanto meno la accettiamo nel momento in cui prendiamo impegni con il resto del mondo.
      ml

  2. giuliagunda 10 dicembre 2014 a 11:07 #

    “Ma intanto il tempo fermo se n’è andato e tira al collo la catena che credevo così lunga.” C’è una malinconia struggente in queste parole e in tutto il brano, come quel muro scrostato che un tempo aveva l’intonaco perfetto.
    La catena io la sento sempre tirare, senza nessun motivo particolare, perché ancora dovrebbe essere lunga (ma chi lo sa quant’è lunga, poi?), e la sento tirare anche per gli altri, vedo i muri incrostarsi, scorgo rughe che non sono più sorrisi, e mi rattristo.
    Toccante, ml.

    (fortuna che c’è quel fuoco che un poco riscalda)

    un abbraccio

    G.

    • massimolegnani 10 dicembre 2014 a 11:33 #

      non posso dire che sia un brano allegro, però sotto la malinconia c’è anche gioco, fantasia, un stare sull’onda della nebbia e della fiamma a immaginare o ricordare 🙂
      ml

  3. remigio 10 dicembre 2014 a 18:07 #

    E’ proprio vero, noi vorremmo ammazzare il tempo ma inesorabilmente è sempre il tempo che ammazza noi. E’ una battaglia persa quella che intraprendiamo, appena nati, con il padrone predestinato della nostra esistenza.
    Nulla è più sfuggente e inafferrabile del tempo che ci accompagna come un’ombra in ogni istante della nostra vita, che scandisce le nostre giornate dalla nascita fino alla morte. Per poterlo percepire abbiamo inventato l’orologio e il calendario; ci affidiamo a questi strumenti per controllarlo, per programmarlo, per piegarlo ai nostri bisogni, ma non possiamo fermarlo, come ci piacerebbe fare in molte occasioni. “Vorrei fermare il tempo in questo dolce istante”, cantava Adamo negli anni ‘70. Ma il tempo, proprio nei momenti più belli, sembra avere una maggiore rapidità, acquista la velocità del suono. E allora per illuderci di poterlo domare, per allontanare questo pensiero ingombrante che ci assilla e, in qualche maniera, per rallentare la sua corsa ci adoperiamo alacremente per riempirlo di cose, di lavoro, di divertimenti, di programmi, di impegni, di doveri, di incontri.

    La percezione del tempo cambia a seconda delle circostanze e delle situazioni che ci troviamo a vivere; diceva Albert Einstein “quando un uomo siede un’ora in compagnia di una bella ragazza, gli sembra che sia passato solo un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di un’ora”. E’ chiaro che nel momento in cui siamo felici le ore diventano minuti e non ci accorgiamo del loro trascorrere; al contrario quando, per esempio, non riusciamo a prendere sonno perché siamo preoccupati, ci sembra che il tempo non passi mai e che si sia fermato. Eppure i tempi tecnici sono gli stessi, solo che noi li viviamo in maniera diversa, con uno spirito psicologico ed emotivo differenti: la gioia riduce tanto il tempo, quanto il dolore lo dilata a dismisura.
    Al suo passaggio il tempo corrode la vita e lascia i suoi segni sulle cose e sugli uomini, sulla facciata di una casa così come sul volto di una persona. 🙂 Buona serata

    • massimolegnani 10 dicembre 2014 a 21:47 #

      Condivido le tue belle riflessioni sul tempo.
      Pero’ il tempo felice che ci sembra cosi’ breve mentre lo viviamo, diventera’ dilatato nel ricordo quando rievocheremo ogni dettaglio
      Ciao
      ml

  4. aliota 10 dicembre 2014 a 20:45 #

    tuo è il ritmo della contemplazione, languido ed indolente: una bolla di sapone attorno alla quale tutto scorre veloce. e invecchia.
    volevo dirti doc, che ti voglio bene.
    ciao 🙂

    • massimolegnani 10 dicembre 2014 a 21:49 #

      Mi piace l’immagine della bolla di sapone.
      Ciao al, anche tu mi sei cara.
      Un abbraccio
      ml

  5. ludmillarte 11 dicembre 2014 a 19:19 #

    condivido. bisognerebbe scatenarsi alle catene del tempo e d’ogni altro tipo, comprese quelle che luccicano ed incantarsi agli istanti di gioia 😉

    • massimolegnani 11 dicembre 2014 a 19:41 #

      quanto mi piace quello “scatenarsi”, insolito e perfetto 🙂
      ciao,
      mi fa piacere che sei qui.
      ml

  6. Enripoppins 11 dicembre 2014 a 20:55 #

    meraviglioso.

  7. intempestivoviandante 12 dicembre 2014 a 00:25 #

    Quanto mi piace questo centellinare i dettagli a raccontare cose solite con “dettagli inconsueti” che ne rendono forse anche la malinconia, ma certo anche l’importanza e la bellezza di tutto, della tristezza come dell’allegria

    • massimolegnani 12 dicembre 2014 a 13:52 #

      ecco, mi fa piacere che hai colto non solo la malinconia ma anche l’aspetto fantasioso quasi sereno se non allegro.
      un sorriso,
      ml

  8. Badev 14 dicembre 2014 a 18:55 #

    Anch’io rifletto tanto sul Tempo, ultimamente. Un’amica ben più grande di me mi ha detto l’altro giorno una semplice illuminante frase: “volano, volano, non so…da un po’ di tempo a questa parte mi sembra di fare sempre il compleanno”. O che è di nuovo Natale, e così via.

    • massimolegnani 14 dicembre 2014 a 23:37 #

      non me ne parlare, Barbara, che per me tra poco sarà di nuovo compleanno! 🙂
      un abbraccio
      ml

  9. Stefi 14 dicembre 2014 a 20:25 #

    Non sento la malinconia e nemmeno percepisco la fantasia. Mi trasmetti un placido disincato ml, forse perché qualcosa di simile cova nascosto sotto la cenere del tuo camino, o forse perché sono così io, ultimamente.

    • massimolegnani 14 dicembre 2014 a 23:49 #

      mi piace la tua definizione, placido disincanto o quanto meno un sereno distacco dagli eventi.
      un sorriso
      ml

  10. monika santi 18 dicembre 2014 a 20:17 #

    descrivi meravigliosamente (e poeticamente) quel che capita quando
    ci scappa la frase ‘che bello, un po’ di tempo per me’. frase troppo audace ?
    ……anche a me disturba, sì.

    • massimolegnani 19 dicembre 2014 a 10:12 #

      eh sì, come la dici, il tempo si volatilizza d’incanto.
      un sorriso
      ml

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