viaggi

31 Dic
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Ciao Riccardo, io sono Batman, dico al bambino in barella mostrando la maglietta figa con la sua effige inconfondibile mentre salgo finto-allegro in ambulanza. Lui che sonnecchiava pallido alza una palpebra, mi squadra e la richiude. Bè, non è stato un gran successo ma almeno so che il ragazzino è facilmente risvegliabile. E poi la mamma, che s’è appollaiata sullo strapuntino come una tortora impaurita, forse si è sentita confortata dalla mia battuta. O forse sta pensando che le toccherà viaggiare con un medico cretino. È che non so interpretare il suo commento, oh, se c’è Batman con noi siamo tranquilli. Lo scopriremo solo andando.

Trent’anni di trasporti mi sono tornati tutti in mente quando l’altro giorno dopo tanto tempo ne ho compiuto ancora uno. Sono cambiati i tempi,  da qualche anno i neonati bisognosi ce li viene a prendere il team specializzato da Torino e ai bambini più grandi di solito provvedono i miei colleghi più giovani, che io ho accumulato anni, stanchezza e qualche diritto a esserne esentato. Però stavolta per necessità è toccato a me partire.

Chissà, forse è l’ultimo mio viaggio, speriamo vada tutto bene, penso, mentre faccio gli ultimi controlli e do l’ok all’autista per la partenza. Presto andrò in pensione, spiego alla mamma che certo non aveva sentito i miei pensieri muti. La notizia non pare rincuorarla, anche se per educazione accenna un sorriso tirato, magari avrebbe voluto davvero Batman al suo fianco e non un decrepito pediatra.

Mi scuoto e riprendo un minimo di professionalità, controllo che la trasfusione continui a scendere regolare, ascolto il battito, fisso il bracciale della pressione al braccino esile, ispeziono il cavo orale del bambino. Tranquillizzo la mamma dicendole che la situazione è stabile, Riccardo non sembra più sanguinare, ha un colorito ancora cereo ma piano piano la trasfusione farà il suo effetto. Lei lo accarezza e mi dice che è fiduciosa.

Il viaggio in autostrada procede senza scossoni, Riccardo dorme, la mamma gli tiene una mano, io ripenso ad altri trasporti pieni di patemi, le mani dentro un’incubatrice a ventilare neonati dal respiro precario o frenetiche attorno a bambini in convulsioni o premurose a proteggere dalle vibrazioni una testolina in cocci. Quanti gesti le mie mani, quanti volti in apprensione, quanti contrattempi a cui far fronte, quanta speranza e quanta paura, quanta adrenalina nelle fiale e nelle vene, quanti invecchiamenti in poche ore dentro questa specie di camera iperbarica a rovescio. Ma anche quanta pena condivisa, quanti sollievi, quanti abbracci, quante carezze ad alleviare, quanti legami durati il tempo di un trasporto eppure ancora vivi (io a lei la porto nel cuore, mi ha detto a distanza di anni una donna incontrata per strada e non ricordo chi fosse il figlio ma ho in mente gli occhi silenziosi della mamma mentre accudivo il suo bambino). E ricordo le tragedie, sfiorate o prese in pieno, che non sempre esiste il lieto fine. E soprattutto ricordo le persone, le madri dignitose, quella signora scalza in un incongruo abito da sera strappato e sporco di sangue, i padri scalmanati, quell’uomo che scuoteva l’ambulanza urlando, ricordo le sue mani picchiare minacciose contro i vetri mentre l’autista si era fermato smarrito dopo aver sbagliato uscita ad Alessandria), i nonni silenziosi (sul piazzale dell’ospedale, le porte della lettiga ancora spalancate, un ometto mi guarda trafficare con le connessioni dell’incubatrice, sembra un pensionato davanti ai lavori in corso, faccio per cacciarlo in malo modo e lui con timidezza mi prometta che mia nipote ce la farà).

Vorrei raccontare qualche episodio a questa mamma, distrarla, stabilire un contatto che renda più lieve il viaggio, ma inaspettatamente è lei a narrarmi di una sua altra esperienza in ambulanza (ero caduta in bicicletta dentro una galleria, il dolore, il panico del buio, mio marito che si fa in quattro a fermare le auto, a dare l’allarme, a soccorrermi, a parlarmi di continuo, a viaggiare con me in ambulanza, le gambe fratturate eppure ricordo la gioia di averlo al mio fianco).

Siamo in città, gli scossoni sul pavè svegliano Riccardo. Si guarda intorno, vede la mamma, ricorda dov’è. Imbronciato mi chiede, ma non ce l’ha la sirena l’ambulanza di Batman?

Picchio sul vetro all’autista che accende la sirena. Io ho come sempre un brivido a sentirla, ma Riccardo ride e dice evvaii!

E anche questa è andata.

 

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36 Risposte to “viaggi”

  1. ammennicolidipensiero 31 dicembre 2014 a 16:21 #

    davvero presto andrai in pensione? ma presto… duemilaquindici?!?
    (comunque sia, buon anno, ml!)

  2. the pellons' 31 dicembre 2014 a 16:23 #

    Quanti trasporti, sì, quante battute stupide dell’autista, quante madri spaventate, quanti ‘vada in sirema ma pianissimo’ prima che si stubi sul pavè, quanti.

    • massimolegnani 31 dicembre 2014 a 17:21 #

      ti ho pensato sai scrivendo, pellona 🙂
      l’ambulanza è una nostra pena condivisa
      ml

      • the pellons' 31 dicembre 2014 a 18:06 #

        Il mio sogno è creare un sistema come il Cats di Londra, dove i pazienti me li vengo a prendere, ché nel tempo in cui cercano una vena o decidono, sai quanti se ne perdono?

      • massimolegnani 31 dicembre 2014 a 18:11 #

        In piemonte c’e’ e funziona davvero bene, ormai e’ una squadfra ben allenata quella del recupero, efficiente e capace.

        Date: Wed, 31 Dec 2014 16:06:18 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • the pellons' 31 dicembre 2014 a 18:19 #

        Anche qui, ma solo neonatale. Noi lavogliamo fare pediatrica. Non c’è nulla di peggio di quando ti chiamano e vogliono il posto letto, peró prima devono mettere la vena. Gli dici: no, portalo subito senza che è meglio. Loro non vogliono. Si perdono due ore, poi richiamano, ed è morto.

      • massimolegnani 31 dicembre 2014 a 18:17 #

        ma funziona solo per i neonati

        Date: Wed, 31 Dec 2014 16:06:18 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  3. enricogarrou 31 dicembre 2014 a 16:26 #

    Grande questo tuo scritto! comunque auguri di buon Anno e appena puoi goditi la pensione! un abbraccio

  4. Lisa Miller 31 dicembre 2014 a 16:26 #

    E’ un vero peccato che, per sacrosanti diritti legati all’età pensionabile, per carità, si perda un medico quale tu hai dimostrato e dimostri di essere. Non ce ne sono tanti, così. Per fortuna qualcuno sì.
    Buon anno, ml, un grande sorriso.

    • massimolegnani 31 dicembre 2014 a 17:24 #

      sai, io forse so raccontare le cose, ma ne vedo tanti di migliori di me che lavorano in silenzio.
      ti do un caldo abbraccio,
      grazie Lisa.
      ml

  5. giuliagunda 31 dicembre 2014 a 16:41 #

    Tu non hai nulla da invidiare a Batman e il bambino deve averlo capito. 🙂
    Commoventi i tuoi ricordi dall’ambulanza, immagini nitide che scorrono velocemente davanti agli occhi di chi legge, luminose.
    E leggendoti ho provato le stesse ansie, la frenesia, la paura, ho sperimentato sulla pelle quei contatti umani che durano il tempo di un’emergenza ma restano nel cuore, ho vissuto i momenti dolci e quelli più amari, ho visto i visi di bimbi e genitori, di quel nonno preoccupato e mite, ho incrociato il suo sguardo tenero.
    E adesso mi sento invecchiata anch’io in pochi secondi.

    Un abbraccio

    G.

    • massimolegnani 31 dicembre 2014 a 17:28 #

      che tu, così distante per età ed esperienze di vita, abbia condiviso così intensamente mi dà gioia.
      grazie G.
      ml
      (invecchiata ma bella sempre)

  6. tramedipensieri 31 dicembre 2014 a 22:32 #

    Mi ci voleva un racconto di vita vera in questi ultimi scorci d’anno…
    Grazie

    Auguri e auguri per te per la tua vita professionale quasi conclusa, auguri per una meritata e lunga pensione da godertela con salute e serenitá

    Buon anno

    Un abbraccio
    .marta

    • massimolegnani 1 gennaio 2015 a 13:14 #

      sono io che ti ringrazio, .marta, per aver letto con passione.

      felicità per tutto l’anno
      ml

  7. londarmonica 1 gennaio 2015 a 10:20 #

    Immagino e mi auguro che Riccardo stia nel frattempo bene, anzi benissimo. A te, ma anche a lui e a tutti i bambini (anche a quelli che oggi sono adulti) un augurio strepitoso di gioia. Grazie per questa bellissima condivisione

    • massimolegnani 1 gennaio 2015 a 13:15 #

      ti ringrazio di cuore, londa.
      un abbraccio
      ml
      (riccardo sta benissimo :-))

  8. Lisa Agosti 1 gennaio 2015 a 14:34 #

    Che bel finale! Come hai fatto a pensarci? Mi pare di capire dagli altri commenti che questo racconto è autobiografico? Quanto c’è di vero?

    • massimolegnani 1 gennaio 2015 a 15:08 #

      i brani come questo che trovi nella cartella “diario di bordo” contengono episodi di lavoro (sono pediatra ospedaliero) in cui modifico poco la realtà (qui per esempio in realtà non è stato Riccardo a chiedermi di azionare la sirena, ma l’idea mi serviva per trasmettere un clima abbastanza rilassato come in effetti era).
      ciao Lisa,
      buoni giorni
      ml

  9. tuttotace 1 gennaio 2015 a 15:27 #

    Che commozione Massimo. Non riesco a dire altro. Tu, Batman, non smettere di raccontare. Perfavore. Ti faccio tantissimi auguri di cuore per tutto.

  10. Prishilla 3 gennaio 2015 a 18:31 #

    Io li raccoglierei in un testo obbligatorio per tutti gli specializzandi in pediatria, questi tuoi diari di bordo. E quelli che verranno. Lo dico per davvero. Prish

    • massimolegnani 3 gennaio 2015 a 19:25 #

      Accidenti Prish, mi hai commosso, solo che tu l’abbia pensata una cosa cosi’ mi lascia senza parole.
      Grazie,
      ml

  11. monika santi 3 gennaio 2015 a 19:09 #

    supermedico. ti ammiro.

  12. remigio 3 gennaio 2015 a 22:25 #

    Io penso che un medico, per esercitare la sua professione, debba avere innanzitutto un grande coraggio: basti pensare a tutti gli orrori e a tutte le sofferenze che lo aspettano. Per nostra fortuna queste persone ci sono, dotate di coraggio, ma soprattutto di professionalità e disponibilità. E se poi hanno anche un pizzico di umanità nei confronti del paziente, allora la guarigione è assicurata. Grazie Massimo, per quello che fai :-)

    • massimolegnani 3 gennaio 2015 a 23:22 #

      ma, sai, io lo considero soprattutto un lavoro fortunato che ti permette di entrare in contatto con l’umanità più varia, spesso in un momento drammatico della loro vita, e tu talvolta hai la possibilità di rendere più lieve quel dramma.
      ti ringrazio, remigio,
      ciao.
      ml

  13. cristianamarzo 5 gennaio 2015 a 13:29 #

    Ti facevo un uomo di lettere, invece oggi scopro che sei un medico, coi fiocchi.
    Ho letto qualche post di ‘diari di bordo’ e mi sono commossa ricordando alcune situazioni che mi hanno tenuta col fiato sospeso. Fortuna che ci sono persone come te che aiutano, anche psicologicamente, chi si trova improvvisamente in difficoltà.
    BUON 2015!
    Cristiana

    • massimolegnani 6 gennaio 2015 a 18:51 #

      Ti ringranzio Cristiana, non tento per il buon anno, che ricambio, quanto per quello che dici. Cerco di lavorare con un occhio come fossi dall’altra parte della barricata.
      ciao,
      ml

  14. Elena Ruchin 28 dicembre 2015 a 20:45 #

    E quindi ora sei in pensione? 🙂

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